È COSTITUZIONALE, LEGALE, SCIENTIFICO?
PRIMA LA SALUTE, POI LA MALATTIA
PREVENZIONE E DIALOGO
INTERDISCIPLINARE
«La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti» (art. 32
della Costituzione). Non è rispettato. Impegna in prima battuta a tutelare la
salute, a mantenerne l’equilibrio. Solo in seconda battuta garantisce cure per
recuperarla in caso di squilibrio. E, mentre la salute è un diritto di tutti,
il rimedio, la cura della malattia è gratuita solo per i poveri. Un completo
ribaltamento: il sistema è centrato sul rimedio ed è per tutti, specie per i
ricchi. I poveri hanno difficoltà a curarsi. Così, gli operatori vedono calare
il loro apprezzamento ed è intaccata la motivazione a curare. Errore su errore.
Il sistema sanitario, ripetiamo, per la Costituzione va così ordinato:
1° Prevenire malattie, infortuni (epidemie,
squilibri). Conoscere, misurare, ridurre i rischi per la salute. Il presidente
Mattarella lo ricorda a ogni occasione;
2° Rimediare alle patologie. Guarire,
recuperare l’equilibrio perduto (strutture, medicine, interventi chirurgici,
riabilitazioni, vaccini). Farlo gratis per i poveri.
Il nostro è invece un cieco sistema del
rimedio con molti meriti. E prevenire è necessario anche dai punti di vista
legale e scientifico. Ed è storia: Ippocrate (460 – 377 a.C.) per curare la
salute chiamava in causa elementi dietetici, atmosferici, psicologici, sociali.
E valorizzava così il dialogo medico - paziente: «Rendi medico il tuo paziente
(…), se sei un bravo medico» (Wikipedia).
Quando non si è nel ruolo si sprecano risorse
e non si rispetta la legge 231/01 che impone l’obbligo di gestire bene i rischi
di ogni attività, ente, impresa o associazione che sia. La 231/01 disciplina la
responsabilità della persona fisica e giuridica – "nominalmente
amministrativa, di fatto penale" – "in caso di mancata adozione di
adeguati modelli organizzativi e gestionali atti a prevenire" i danni
(Riferimento: Nota 1).
RIMEDIARE È SEMPRE PIÙ DIFFICILE.
ANTICIPARE
Di più. Gli specialisti del Risk management
più avanzato negano che la gestione dei Rischi possa avvenire a posteriori
rispetto alla gestione delle Possibilità: ci godiamo la vita, facciamo affari
e, quando arriveranno i danni, la malattia, ce ne cureremo. Le due gestioni
(delle Possibilità e dei Rischi) vanno tenute insieme, dicono, fin dal momento
delle valutazioni e decisioni strategiche, e quindi nei processi e nei
comportamenti. Possibilità e Rischi viaggiano insieme, non sono separabili.
Questo separare è il nostro errore chiave. Approfondisco con la Nota 2.
IL NODO: LE RISORSE PER INVESTIRE
E PREMIARE NEL SSN
Nel SSN qualcosa si muove con l’attivarsi
delle Case di Comunità, luogo chiave per abbattere i costi e prevenire
malattie, infortuni ed epidemie comportamentali. Prima che sia tardi. Non
facciamo come con l’ambiente. Qual è il nodo da sciogliere? Lo vediamo se ci
concentriamo sui nostri punti di forza: le grandi strutture di cura e la
cultura medica; ospedali, medici, infermieri. Cosa cercano? Risorse aggiuntive
a quelle fiscali per investire e distinguersi rispetto allo standard. Per
innovare, creare valore, attirare pazienti, eliminare le code indegne del Paese
e premiare chi merita. E le risorse possono solo seguire, non precedere, la
creazione di valore. Riferimento: Nota 3.
Qui mi preme mettere a fuoco un modo in cui
possono arrivare negli ospedali risorse aggiuntive. Chiediamoci cosa vogliono i
cittadini in tema di salute. Quali esigenze esprimono o sono latenti? Dove e
perché sono disponibili a mettere risorse familiari? Io credo che vogliano due
cose: 1° che sia fatto salvo lo standard pubblico di prevenzione e di cura per
tutti in tempi giusti (questione di sicurezza e di civiltà) e 2° che vi sia un
modo prossimo, facile, di integrare lo standard universale con scelte di
personalizzazione pagate a parte (questione di libertà e responsabilità). È una
tendenza di fondo innegabile, conferma Elio Borgonovi.
Premesso che la Sanità privata e la famiglia
fanno scelte libere, il punto è far decollare la personalizzazione anche nel
SSN e regolare a dovere il privato convenzionato, che non può giocare opaco con
il pubblico (come si sente dire): scegliere cosa fare e cosa scaricare sul SSN,
o non dare le disponibilità ai Centri prenotazioni perché interessato alle code
e poi, nel privato – privato, far pagare una seconda volta le prestazioni.
E come si organizza la personalizzazione nel
SSN? È previsto: attraverso il servizio Intramoenia, centrato sulla attività
libero professionale di medici e infermieri (dentro l’ospedale). Bisogna
parlarne a fondo perché il punto è delicato. Se non è l’ospedale a decidere
(rischiare), il sistema è anarchico, non funziona. E la libera professione
medica non può farsi levatrice di conflitti di interesse. Infatti, l’asfittico
Intramoenia è calato, crescono le risorse investite cash dalle famiglie (siamo
a 43 miliardi annui) e non calano le code che costringono a pagare nel privato
un servizio già pagato con le tasse.
MUTUE E ASSICURAZIONI INTEGRATIVE
Solo i ricchi possono curarsi al meglio
integrando lo standard pubblico? No. Ci sono diversi modi: attraverso mutue di
vario genere, cioè gestendo tra pari (di Possibilità / Rischi) situazioni
semplici, piccoli rischi, e attraverso polizze assicurative (promesse, impegni
contrattuali) per le situazioni complesse, la piena libertà, i grandi rischi.
Le mutue per piccoli rischi ripartiscono le
risorse raccolte tra associati. Nel mondo economico anglosassone vanno alla
grande e si chiamano “Captive”. Sono forme di auto assicurazione di imprese e
istituzioni. Costano poco e possono essere messe in sicurezza, cioè assicurate.
Coprono la maggior parte dei problemi (piccoli). Qui si propongono in prima
battuta di saltare le code del SSN: curarsi in tempi giusti. Non è poco. Anche
se rischiano di allungare le code per poveri, precari, esclusi. Inaccettabile.
Qui l’Assicuratore (lo dico per inciso) si è
mosso con intelligenza. Cosa ha fatto? Ha investito per sistemi di welfare
sanitario attraverso le aziende. Ha creato e gestisce con cura circuiti
mutualistici (piccoli rischi) che funzionano e sono aperti ai grandi rischi.
Come ha potuto? Investendo, come dice l’Europa, su infrastrutture (servizi di
cura); entrambi i servizi previsti dalla nostra Costituzione: la prevenzione
delle malattie e il loro rimedio. Perché ha l’ovvio interesse a non pagare
danni, cioè “sinistri”. Ama giocare d’anticipo, per misurare i Rischi.
Indispensabile.
Qui rimane in ombra il grande rischio di
squilibrio della salute e di rimedio nella malattia: curarsi al meglio in
strutture d’avanguardia, con i migliori specialisti in continuità, in tutto il
mondo, subito e senza limiti di spesa.
I nodi da sciogliere: 1° eliminare le code
del SSN (rispettare chi non può pagare e non ha un welfare aziendale: giovani,
anziani, precari) e 2° non far pagare due volte quando si personalizza.
La cura della salute personalizzata è
importante perché può soddisfare il cittadino e può portare risorse aggiuntive
meritate nelle strutture di eccellenza (ospedali e privato convenzionato). Un
circolo virtuoso, responsabile. Ma l’Assicuratore ha un ruolo finanziario, di
investitore istituzionale, tutto da scoprire. Può essere decisivo. Ne parlo
nella Nota 4. Ci sono ampie disponibilità.
IL CAMBIO DI PASSO: DIALOGO VERO,
INTERDISCIPLINARE
Come arrivare al dunque e scatenare una sana
concorrenza tra pubblico e privato per la Salute, creare nuovo valore a partire
dagli ospedali, attirare risorse, investire e premiare chi merita?
Occorre mettere attorno al tavolo i diversi
specialismi (e interessi); dare loro la parola, ma non occasionalmente: in modo
esaustivo, mirato, orientato da chi deve (perché governa). Esporre, ascoltare,
chiarire idee, prospettive, Possibilità (Rischi). Con quale obiettivo? Fare
rete, collaborare, non certo alzare la voce e imporsi. Serve un dialogo, non
parlare noi e zittire gli altri; non scodellare le nostre ragioni, la nostra
logica; né distribuire, soddisfare interessi. La verità è un composto di punti
di vista, ognuno con sue ragioni e utilità. Componiamo il nuovo, “inventiamo la
verità”, dicevano Bruno de Finetti e Giulio Giorello (matematico applicato e
assicuratore il primo, filosofo della scienza milanese il secondo). Così,
ognuno per sé, non funziona.
- Nota 1. Riferimento: Risk Management nelle imprese italiane di Giorgino e Travaglini, Ed. Il Sole 24 Ore, 2008, p. 19).
- Nota
2. Approfondimento: Possibilità & Rischi non sono separabili.
Le Possibilità non sono solo positive e
illimitate, come abbiamo creduto leggendo in termini quantitativi Joseph
Schumpeter e il suo imprenditore creativo. Schumpeter pensava i rischi come
aspetti secondari dell’impresa gestibili con accantonamenti finanziari. Ora
sappiamo: più grandi le Possibilità, ad esempio di conoscere, avere, produrre e
crescere, più grandi le ombre, i Rischi di sprechi e danni, tendenzialmente
senza rimedio. Innanzitutto, per i due equilibri di base: personale (la salute)
e ambientale.
E oggi? Una autorità in materia di Rischi e Assicurazioni (il CEO dei Lloyd’s di Londra Patrick Tiernan) parla di “total innovation” nella gestione e assicurazione dei rischi: uscire dalla trappola dei dati statistici che inchiodano al passato e guardare avanti, in stretta relazione con chi investe e fa impresa. Un approccio che rivaluta l’area assicurativa investing. Approccio già intuito dall’Europa con Solvency II (Nota 4).
- Nota
3. Riferimento: Management per la salute, Franco Angeli, 2021, di Elio
Borgonovi.
- Nota
4. Il ruolo di investitore istituzionale dell’Assicuratore.
Una riforma europea (Solvency II) lo impegna
– per rendere misurati i rischi assunti, possibili le promesse (polizze) e
sicuri i bilanci – a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”,
materiali e sociali. Anticipare, contribuire a formare il trend dei rischi. Un
ruolo che la Politica non ha ancora ben inquadrato. L’Assicuratore, in questa
logica, ha interesse a investire sui fondamentali: la salute, l’ambiente, la
casa. Per innovare, prevenire guai e soddisfare esigenze. Ha in Europa risorse
per 12 mila miliardi (quanto, per inciso, la ricchezza delle famiglie
italiane).
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"Più non è possibile quello
che era possibile nelle epoche passate dove, per una razionale previsione del
futuro bastava guardare il passato.” Umberto Galimberti, Psiche e techne,
Feltrinelli, 2004, p. 52
Perché “le modalità di calcolo del
rischio, come sono state sinora definite dalla scienza e dalle istituzioni
legali, collassano.” Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci, 2000, p. 29
Francesco Bizzotto