RIBALTAMENTO CERTIFICATO
network assicuratori
NETWORK ASSICURATORI
mercoledì 14 ottobre 2026
SANITÀ
martedì 13 ottobre 2026
OLTRE LA TATTICA
IL RISCHIO
lunedì 5 ottobre 2026
SISTEMA SANITA’
Che sia un sindacalista a commentare oggi in televisione le dimissioni di molti medici, fa sorgere la domanda: chi dirige gli ospedali? Chi decide?
Quando non è chiaro chi decide (chi rischia) i cittadini sono in pericolo.
Perché Rischio è probabilità, misura, responsabilità. Mentre Pericolo è incertezza, opacità, colpi bassi e file lunghe.
Ciò che è Pubblico riceve la minima cura, ci ricorda la Nobel per l'economia Elinor Ostrom. É il nostro problema. Senza decisioni trasparenti e responsabili, senza Rischio, non si va da nessuna parte.
Francesco Bizzotto
martedì 15 settembre 2026
SISTEMA SANITARIO
È COSTITUZIONALE, LEGALE, SCIENTIFICO?
PRIMA LA SALUTE, POI LA MALATTIA
PREVENZIONE E DIALOGO
INTERDISCIPLINARE
«La Repubblica tutela la salute
come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti» (art. 32
della Costituzione). Non è rispettato. Impegna in prima battuta a tutelare la
salute, a mantenerne l’equilibrio. Solo in seconda battuta garantisce cure per
recuperarla in caso di squilibrio. E, mentre la salute è un diritto di tutti,
il rimedio, la cura della malattia è gratuita solo per i poveri. Un completo
ribaltamento: il sistema è centrato sul rimedio ed è per tutti, specie per i
ricchi. I poveri hanno difficoltà a curarsi. Così, gli operatori vedono calare
il loro apprezzamento ed è intaccata la motivazione a curare. Errore su errore.
Il sistema sanitario, ripetiamo, per la Costituzione va così ordinato:
1° Prevenire malattie, infortuni (epidemie,
squilibri). Conoscere, misurare, ridurre i rischi per la salute. Il presidente
Mattarella lo ricorda a ogni occasione;
2° Rimediare alle patologie. Guarire,
recuperare l’equilibrio perduto (strutture, medicine, interventi chirurgici,
riabilitazioni, vaccini). Farlo gratis per i poveri.
Il nostro è invece un cieco sistema del
rimedio con molti meriti. E prevenire è necessario anche dai punti di vista
legale e scientifico. Ed è storia: Ippocrate (460 – 377 a.C.) per curare la
salute chiamava in causa elementi dietetici, atmosferici, psicologici, sociali.
E valorizzava così il dialogo medico - paziente: «Rendi medico il tuo paziente
(…), se sei un bravo medico» (Wikipedia).
Quando non si è nel ruolo si sprecano risorse
e non si rispetta la legge 231/01 che impone l’obbligo di gestire bene i rischi
di ogni attività, ente, impresa o associazione che sia. La 231/01 disciplina la
responsabilità della persona fisica e giuridica – "nominalmente
amministrativa, di fatto penale" – "in caso di mancata adozione di
adeguati modelli organizzativi e gestionali atti a prevenire" i danni
(Riferimento: Nota 1).
RIMEDIARE È SEMPRE PIÙ DIFFICILE.
ANTICIPARE
Di più. Gli specialisti del Risk management
più avanzato negano che la gestione dei Rischi possa avvenire a posteriori
rispetto alla gestione delle Possibilità: ci godiamo la vita, facciamo affari
e, quando arriveranno i danni, la malattia, ce ne cureremo. Le due gestioni
(delle Possibilità e dei Rischi) vanno tenute insieme, dicono, fin dal momento
delle valutazioni e decisioni strategiche, e quindi nei processi e nei
comportamenti. Possibilità e Rischi viaggiano insieme, non sono separabili.
Questo separare è il nostro errore chiave. Approfondisco con la Nota 2.
IL NODO: LE RISORSE PER INVESTIRE
E PREMIARE NEL SSN
Nel SSN qualcosa si muove con l’attivarsi
delle Case di Comunità, luogo chiave per abbattere i costi e prevenire
malattie, infortuni ed epidemie comportamentali. Prima che sia tardi. Non
facciamo come con l’ambiente. Qual è il nodo da sciogliere? Lo vediamo se ci
concentriamo sui nostri punti di forza: le grandi strutture di cura e la
cultura medica; ospedali, medici, infermieri. Cosa cercano? Risorse aggiuntive
a quelle fiscali per investire e distinguersi rispetto allo standard. Per
innovare, creare valore, attirare pazienti, eliminare le code indegne del Paese
e premiare chi merita. E le risorse possono solo seguire, non precedere, la
creazione di valore. Riferimento: Nota 3.
Qui mi preme mettere a fuoco un modo in cui
possono arrivare negli ospedali risorse aggiuntive. Chiediamoci cosa vogliono i
cittadini in tema di salute. Quali esigenze esprimono o sono latenti? Dove e
perché sono disponibili a mettere risorse familiari? Io credo che vogliano due
cose: 1° che sia fatto salvo lo standard pubblico di prevenzione e di cura per
tutti in tempi giusti (questione di sicurezza e di civiltà) e 2° che vi sia un
modo prossimo, facile, di integrare lo standard universale con scelte di
personalizzazione pagate a parte (questione di libertà e responsabilità). È una
tendenza di fondo innegabile, conferma Elio Borgonovi.
Premesso che la Sanità privata e la famiglia
fanno scelte libere, il punto è far decollare la personalizzazione anche nel
SSN e regolare a dovere il privato convenzionato, che non può giocare opaco con
il pubblico (come si sente dire): scegliere cosa fare e cosa scaricare sul SSN,
o non dare le disponibilità ai Centri prenotazioni perché interessato alle code
e poi, nel privato – privato, far pagare una seconda volta le prestazioni.
E come si organizza la personalizzazione nel
SSN? È previsto: attraverso il servizio Intramoenia, centrato sulla attività
libero professionale di medici e infermieri (dentro l’ospedale). Bisogna
parlarne a fondo perché il punto è delicato. Se non è l’ospedale a decidere
(rischiare), il sistema è anarchico, non funziona. E la libera professione
medica non può farsi levatrice di conflitti di interesse. Infatti, l’asfittico
Intramoenia è calato, crescono le risorse investite cash dalle famiglie (siamo
a 43 miliardi annui) e non calano le code che costringono a pagare nel privato
un servizio già pagato con le tasse.
MUTUE E ASSICURAZIONI INTEGRATIVE
Solo i ricchi possono curarsi al meglio
integrando lo standard pubblico? No. Ci sono diversi modi: attraverso mutue di
vario genere, cioè gestendo tra pari (di Possibilità / Rischi) situazioni
semplici, piccoli rischi, e attraverso polizze assicurative (promesse, impegni
contrattuali) per le situazioni complesse, la piena libertà, i grandi rischi.
Le mutue per piccoli rischi ripartiscono le
risorse raccolte tra associati. Nel mondo economico anglosassone vanno alla
grande e si chiamano “Captive”. Sono forme di auto assicurazione di imprese e
istituzioni. Costano poco e possono essere messe in sicurezza, cioè assicurate.
Coprono la maggior parte dei problemi (piccoli). Qui si propongono in prima
battuta di saltare le code del SSN: curarsi in tempi giusti. Non è poco. Anche
se rischiano di allungare le code per poveri, precari, esclusi. Inaccettabile.
Qui l’Assicuratore (lo dico per inciso) si è
mosso con intelligenza. Cosa ha fatto? Ha investito per sistemi di welfare
sanitario attraverso le aziende. Ha creato e gestisce con cura circuiti
mutualistici (piccoli rischi) che funzionano e sono aperti ai grandi rischi.
Come ha potuto? Investendo, come dice l’Europa, su infrastrutture (servizi di
cura); entrambi i servizi previsti dalla nostra Costituzione: la prevenzione
delle malattie e il loro rimedio. Perché ha l’ovvio interesse a non pagare
danni, cioè “sinistri”. Ama giocare d’anticipo, per misurare i Rischi.
Indispensabile.
Qui rimane in ombra il grande rischio di
squilibrio della salute e di rimedio nella malattia: curarsi al meglio in
strutture d’avanguardia, con i migliori specialisti in continuità, in tutto il
mondo, subito e senza limiti di spesa.
I nodi da sciogliere: 1° eliminare le code
del SSN (rispettare chi non può pagare e non ha un welfare aziendale: giovani,
anziani, precari) e 2° non far pagare due volte quando si personalizza.
La cura della salute personalizzata è
importante perché può soddisfare il cittadino e può portare risorse aggiuntive
meritate nelle strutture di eccellenza (ospedali e privato convenzionato). Un
circolo virtuoso, responsabile. Ma l’Assicuratore ha un ruolo finanziario, di
investitore istituzionale, tutto da scoprire. Può essere decisivo. Ne parlo
nella Nota 4. Ci sono ampie disponibilità.
IL CAMBIO DI PASSO: DIALOGO VERO,
INTERDISCIPLINARE
Come arrivare al dunque e scatenare una sana
concorrenza tra pubblico e privato per la Salute, creare nuovo valore a partire
dagli ospedali, attirare risorse, investire e premiare chi merita?
Occorre mettere attorno al tavolo i diversi
specialismi (e interessi); dare loro la parola, ma non occasionalmente: in modo
esaustivo, mirato, orientato da chi deve (perché governa). Esporre, ascoltare,
chiarire idee, prospettive, Possibilità (Rischi). Con quale obiettivo? Fare
rete, collaborare, non certo alzare la voce e imporsi. Serve un dialogo, non
parlare noi e zittire gli altri; non scodellare le nostre ragioni, la nostra
logica; né distribuire, soddisfare interessi. La verità è un composto di punti
di vista, ognuno con sue ragioni e utilità. Componiamo il nuovo, “inventiamo la
verità”, dicevano Bruno de Finetti e Giulio Giorello (matematico applicato e
assicuratore il primo, filosofo della scienza milanese il secondo). Così,
ognuno per sé, non funziona.
- Nota 1. Riferimento: Risk Management nelle imprese italiane di Giorgino e Travaglini, Ed. Il Sole 24 Ore, 2008, p. 19).
- Nota
2. Approfondimento: Possibilità & Rischi non sono separabili.
Le Possibilità non sono solo positive e
illimitate, come abbiamo creduto leggendo in termini quantitativi Joseph
Schumpeter e il suo imprenditore creativo. Schumpeter pensava i rischi come
aspetti secondari dell’impresa gestibili con accantonamenti finanziari. Ora
sappiamo: più grandi le Possibilità, ad esempio di conoscere, avere, produrre e
crescere, più grandi le ombre, i Rischi di sprechi e danni, tendenzialmente
senza rimedio. Innanzitutto, per i due equilibri di base: personale (la salute)
e ambientale.
E oggi? Una autorità in materia di Rischi e Assicurazioni (il CEO dei Lloyd’s di Londra Patrick Tiernan) parla di “total innovation” nella gestione e assicurazione dei rischi: uscire dalla trappola dei dati statistici che inchiodano al passato e guardare avanti, in stretta relazione con chi investe e fa impresa. Un approccio che rivaluta l’area assicurativa investing. Approccio già intuito dall’Europa con Solvency II (Nota 4).
- Nota
3. Riferimento: Management per la salute, Franco Angeli, 2021, di Elio
Borgonovi.
- Nota
4. Il ruolo di investitore istituzionale dell’Assicuratore.
Una riforma europea (Solvency II) lo impegna
– per rendere misurati i rischi assunti, possibili le promesse (polizze) e
sicuri i bilanci – a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”,
materiali e sociali. Anticipare, contribuire a formare il trend dei rischi. Un
ruolo che la Politica non ha ancora ben inquadrato. L’Assicuratore, in questa
logica, ha interesse a investire sui fondamentali: la salute, l’ambiente, la
casa. Per innovare, prevenire guai e soddisfare esigenze. Ha in Europa risorse
per 12 mila miliardi (quanto, per inciso, la ricchezza delle famiglie
italiane).
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"Più non è possibile quello
che era possibile nelle epoche passate dove, per una razionale previsione del
futuro bastava guardare il passato.” Umberto Galimberti, Psiche e techne,
Feltrinelli, 2004, p. 52
Perché “le modalità di calcolo del
rischio, come sono state sinora definite dalla scienza e dalle istituzioni
legali, collassano.” Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci, 2000, p. 29
Francesco Bizzotto
mercoledì 9 settembre 2026
LAVORATORI DETERMINANTI.
DARE SPAZIO AL RISCHIO,
ANCHE PER I PENSIONATI!
Avviso per le imprese e la PA:
«Addette e addetti alle vendite (...) sono determinanti per la soddisfazione dei clienti, che si aspettano un servizio estremamente qualificato».
Lo dice Gabriella Lojacono della Bocconi al Corriere della sera di oggi a proposito di Moda e Fashion.
Vale per tutti (curare il capitale umano, poi ridurre i costi, non il contrario!) ed è area di crescita per la Pubblica Amministrazione e per il SSN in particolare
Ciò che è Pubblico, di tutti, ancora riceve la minima cura. É scandaloso!
Cambiare: tutti responsabili, a Rischio!
Ci sono buoni esempi: il Pronto soccorso del Niguarda di Milano e molti altri, sono certo.
Ma, nel Pubblico una parte si sobbarca il peso morto di una gran parte di "furbi".
Che ha una grossa responsabilità per le condizioni di precari ed emarginati.
Chi in primis si deve ripensare? I Sindacati. Sono cotti, incapaci di ottenereche sia premiato il merito.
Sabbia, ormai, negli ingranaggi di PA e grandi imprese.
Attuare la Costituzione: parlare di Partecipazione responsabile alla vita d'impresa e PA.
Vale anche per i Pensionati. Ricevi dallo Stato sociale? Datti da fare e fammi sapere.
L'autosufficienza porta a isolarsi e deprimersi. Basta pretese.
Se sono i Partiti a chiedere di aumentare gli stipendi, qualcosa non va.
Francesco Bizzotto
mercoledì 2 settembre 2026
POLITICA E PARTITI
SOLO IL RISCHIO RENDE LIBERI
sabato 27 giugno 2026
CITTÀ, ARCHITETTI. MARIO CUCINELLA
Dice ai giovani: “alzatevi, ribaltate il tavolo”
La città è
chiave del nostro futuro. Per i giovani che vogliono la ‘casa taxi’ (Censis),
per gli affluenti integrati, per gli anziani che tra un po’ saranno il 30% e
abitano – isolati e soli al 40% – case spesso grandi, amministrate come galere.
Il 70% degli europei vive in aree urbane e gli architetti, con il loro
approccio artistico, sono un punto di riferimento.
Abbiamo incontrato l’architetto Mario Cucinella: radici siciliane e genovesi con uffici a Bologna e Milano, dove ha realizzato la Torre Unipol. Cresciuto a Parigi con Renzo Piano, mira a un rapporto empatico con la natura e ama le periferie. Fa conto sui giovani e vede come prioritario l’indirizzo politico (“non facile; diamogli una mano”). Abitazioni, uffici, servizi vanno ripensati. Esempi: gli ospedali (“la qualità dell’architettura è una prima forma di cura”) e le carceri (“non le facciamo perché al 70% riguardano immigrati, che sono fuori da tutti i radar”). Cucinella interpreta e costruisce da artigiano.
L’occasione è stata la Triennale Milano, un’istituzione che dal 1923 (leggo sul sito) ‘promuove la cultura come luogo d’incontro e affronta le sfide della contemporaneità’. Nata a Monza, nel 1933 si trasferisce a Milano nel Palazzo dell’Arte progettato da Giovanni Muzio, grazie al dono di 5 milioni di lire di tre imprenditori, i fratelli Bernocchi. Il rinnovo di presidenza e cda è cosa di questi giorni (Corriere della sera, 15 giugno. Annachiara Sacchi). Il ministro Giuli, cui compete la nomina, e il sindaco Sala, l’approvazione, si sono accordati. Nuovo presidente è Vincenzo Trione, critico d’arte – riporta Sacchi – con “uno sterminato curriculum”. Ha detto: “Sarò serio e visionario”. Suo vice la leader del Salone del Mobile, Maria Porro. E gli architetti? Turnover: nel cda sono ora in terza fila.
Cosa c’entra Cucinella con la Triennale? C’entra. A febbraio ha scritto una lettera aperta e proposto un “conclave laico” per decidere. Ha chiesto – coraggioso – di parlarne e aprirsi al “lavorio del dialogo, dell’esposizione al confronto, dell’attrito produttivo tra visioni differenti”. Decidere insieme. Per una città “piattaforma capace di attrarre talenti e idee che non appartengono tutti allo stesso ecosistema”; per “generare posizioni d’avanguardia”. Infatti, “le istituzioni culturali sono punte attraverso le quali si disegna lo spazio che abitiamo. Un progetto implica rischio, apertura, responsabilità rispetto al tempo lungo”. Esemplare: non ‘cosa’ ma ‘come’. Sappiamo quanto il ‘come’ pesi nel definire la nostra città, che ha come punti di forza talenti e idee, d’impresa e professionali. Non casuale: negli anni ’60 Milano aveva fino a novantamila studenti nelle sue scuole superiori serali. 90 mila!
L’incontro con Cucinella (e con il suo libro “Città foresta umana – L’empatia ci aiuta a progettare”, Ed. Giulio Einaudi, 2024) scava nei terreni dell’abitare, del lavoro, dei servizi. I vissuti, le relazioni umane e con l’ambiente. Egli mira a non separare gli aspetti, le luci e le ombre. Vedere bene, ascoltare, per capire e agire meglio. Un approccio qualitativo, interiore. Quando glielo dico (il tuo è un approccio spirituale), riflette così: “La spiritualità è fonte di comprensione e ispirazione. L’abbiamo delegata alle tradizioni religiose”.
Cucinella dice senza mezzi termini: poniamo fine alla “follia di voler sfruttare il pianeta senza misura”. La città? Può essere luogo di comunità e di crescita personale, non di isolamento. Di relazioni e progettualità avanzate. Di nuova produttività. Vediamo.
Domanda. Miriamo all’edificio per abitare e lavorare. Pensiamo avanti. Hai detto che il settore edilizio è responsabile del 40% del consumo energetico e del 39% delle emissioni di CO2. E che nei prossimi 15 anni nel mondo si costruiranno un miliardo di alloggi. Qui, o cambiamo o ci incartiamo! Nel frattempo, quanti edifici saranno da abbattere? Hai detto: la loro vita media è 70 anni. Come ricostruire per recuperare suolo, far posto alla domanda di case, ai fiumi e al verde, rispettare le montagne e far fronte alla variabilità del clima?
Risposta. Questioni chiave. Il
costruito va monitorato. Settant’anni è una soglia. Dovremo molto abbattere e
molto costruire in modo diverso. Già ora costruire in 3D e assemblare riduce
costi, tempi e rischi. E l’Intelligenza artificiale spalanca possibilità (e responsabilità)
in termini di energia, emissioni e sicurezza. E in termini di equilibrio
spaziale (casa, lavoro, servizi) e naturale (i fiumi, il clima, i boschi, le
montagne, come dici tu).
D. Per poterlo fare, inviti a entrare in empatia con la natura. Nel libro ‘Città foresta umana’ fai esempi bellissimi. In Iran – nel 1272 – offrirono un gelato al tamarindo a Marco Polo…
R. Studiare i processi
ambientali per carpirne i segreti. L’aspetto di cui siamo carenti è la
consapevolezza delle modalità: il ‘come’, cuore della progettualità. Le ‘Torri
del vento’ svettano ancor oggi dal nord Africa al Pakistan (specie in Iran): di
notte, catturano il vento che di giorno rifluisce e abbassa le temperature
degli edifici di 7, 8 gradi. Una tecnica leggera. Di comprensione, non di
dominio. Empatia con la natura e i luoghi. Molti adattamenti sono geniali.
Meritano attenzione e rispetto.
D. Hai parlato (è l’insegnamento di Edgar Morin) di un futuro di minori separazioni. Sogniamo: gli urbanisti progettano con altri specialisti, e la casa, il lavoro e i servizi privati e pubblici trovano nuovi spazi, nuove prossimità e relazioni?
R. Un mix di attività nello
stesso edificio, secondo esigenze. Gruppi di questi edifici (quartieri) formano
hub di mobilità veloce. Il lavoro (in parte) e i servizi si fanno prossimi alla
casa. La produttività viene esaltata e la mobilità molto semplificata.
D. Possiamo dirlo ai pendolari lombardi (700 mila i milanesi)? L’80% degli anziani investirebbe su questi edifici.
R. È un’idea di futuro. Morin
ci invita a pensare in grande e provare, fare test condivisi da reti di competenti.
Con sostegni di massa, crowdfunding, come dici. Perché no? La complessità diviene
semplicità e ricchezza se affrontata da specialisti con visioni tecniche e
sociali larghe. Da competenti umili e coraggiosi. Da visionari in rete.
Possiamo farcela benissimo.
D. Visione, apertura. Individuo e relazioni, creatività. Parli di Rischi (misurati). Di Europa.
R. È la nostra cultura. C’è
un mondo in difficoltà (l’Africa, lasciami dire) che guarda a noi, culla
dell’umanesimo, al cui cuore c’è la pace come condizione per uno sviluppo
collaborativo. Serve impegno e apertura, a tutti i livelli.
D. Leggo che i vincenti del sud est asiatico (Singapore, Indonesia) guardano all’Europa. Valorizzano i talenti in sistemi sfidanti che intrecciano specialisti e stakeholder. Le idee fioriscono. Hai proposto che Triennale Milano svolga questo ruolo.
R. Possiamo attirare
giovani, talenti e investimenti, indispensabili per innovare, competere, crescere
senza affogare. Triennale Milano è nata per questo. Penso proprio che lo farà.
D. Milano è capitale europea (secondo l’Ocse) delle risorse umane professionali e imprenditoriali. A proposito di investimenti: gli Assicuratori europei – titolari di risorse per 11 mila miliardi – sono impegnati (Solvency II) a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”: influire sul trend dei rischi (ridurre i danni, evitare catastrofi) e mettere così in sicurezza i loro bilanci. Sono disponibili. Quanto sono importanti le infrastrutture – materiali e sociali – di gestione e collegamento, per la sicurezza ambientale?
R. L’architettura dipende
dalle infrastrutture. Possono essere parte dei progetti e progredire insieme.
L’urbanistica e il sistema delle infrastrutture è in un forte ritardo che va
recuperato coltivando empatia, ascoltando e rispettando la natura e la domanda,
i cittadini. Oggi tendiamo a scelte e soluzioni separate, e solo tecniche. Complicano
e portano nuovi rischi, mentre la natura prospetta soluzioni armoniose, meno
costose, a minor rischio.
D. Il gelato al tamarindo, in Iran, nel 1272; le Torri del vento. Immagini bellissime. Isolati, bardati di sole tecniche, facciamo disastri. Vale anche per la Politica?
R. Sì. La politica non va
lasciata sola. Non sia capro espiatorio. Non è vero che meno ce n’è meglio è. Organizziamoci
per starle vicino (con idee, proposte), per contribuire senza pretese. Giovani,
talenti e investimenti servono anche a questo.
D. Hai detto: avessi 20 anni sarei in piazza, per l’ambiente. Gli studenti universitari chiedono da anni alloggi meno cari e non solo. Si devono arrendere?
R. Confermo. Sarei in
piazza. Quella ambientale è emergenza. E noi ‘adulti’ non ascoltiamo i giovani
nel momento formativo chiave (l’università). Milano e la Lombardia sono ricche
e attrattive, anche di risorse umane preziose. Penso a studentati in aree
industriali in sicurezza. O ad aree ibride: piazze o gruppi di negozi (oggi
vuoti, degradanti: una vergogna!). Punti d’incontro tra giovani e anziani che
favoriscano il controllo del territorio. Investiamo su housing dedicati a loro
e a fasce anche medie. E ai giovani dico: non arrendetevi e non illudetevi. Dipende
da voi: alzatevi e ribaltate il tavolo.
D. Penso a Milano: è bella e l’abbiamo caricata di troppi pesi. Hai parlato di “una rete di città in mezzo alla natura” e di rispetto e valorizzazione delle periferie, perché “i desideri le abitano”. Parli di Lombardia! Non credi siano centrali le sue infrastrutture di mobilità e sicurezza (gestione del rischio idrogeologico) e il dialogo tra piccole e grandi città, la governance?
R. Quello sulle città è un
dibattito fallace se non si va verso la naturalizzazione. Sì. La Lombardia è la
città a cui mirare: 10 milioni di abitanti, come Parigi e Londra. Recuperare
suolo (saggio obiettivo europeo). Non riassorbire tutto in un paesaggio urbano isolante.
Rispettare le realtà minori (le comunità), creare aree boschive, aprire e
collegare gli spazi. Progettare e decidere insieme tra istituzioni e con i
giovani. E pensare alle infrastrutture del caso, decisamente relazionali. Non
lasciare soli gli anziani, i fragili, gli ultimi.
D. Senza città non c’è umanesimo. L’Indonesia – una democrazia di 286 milioni di abitanti in 17.500 isole – supererà l’Europa? Il nostro ritardo urbanistico ci penalizzerà?
R. No. Consente di
progettare per bene sistemi di gestione di edifici, relazioni e acque. Al
centro la mobilità: una presidiata e relazionale rete di trasporti, dalle
metropolitane alle piste ciclabili; una rete policentrica, che collega anche i
centri minori tra loro. Per una stagione di crescita e competitività globale per
le imprese e i giovani (le loro imprese). Se l’Indonesia farà meglio di noi,
collaboreremo.
D. Mi piace la tua intrepida fiducia. E il ruolo pubblico, l’amministrazione? Hai detto: è risultata debole. Ce la può fare il pubblico? E come può contribuire il privato?
R. Con il dibattito, l’ascolto,
le sperimentazioni, specie dei giovani. Triennale Milano è un’ottima occasione.
Sono ottimista che lo farà.
D. Grandi Possibilità, grandi Rischi. Qualcosa non va. Emanuele Severino citava spesso Aristotele: ‘Tutto ciò che è in potenza, è in potenza gli opposti’. Possiamo non darci limiti, ma dovremmo vedere e gestire insieme le Possibilità e le loro ombre (i Rischi). Invece, separiamo. Lo ha fatto anche un grande, quel Schumpeter che ha esaltato i leader (gli imprenditori) innovativi (creativi), e poco si è curato dei Rischi. Questione di accantonamenti finanziari, diceva, neanche di gestione specialistica, assicurativa.
R. Ogni giorno tocchiamo
con mano il lato in ombra, rischioso, del progettare e costruire. Vedo specialisti
del Risk management al fianco di urbanisti e progettisti. In empatia con la
natura. Sono sviluppi utili a ridurre gli impatti negativi, il fuoco
distruttivo come gli incidenti di cantiere.
D. Un rapporto che può responsabilizzare gli specialisti e indurre ad assicurare al meglio i grandi Rischi. Così, i premi di Assicurazione sono contenuti e la gestione si ripaga.
R. Interessante. La
relazione tra specialisti porta armonia, diceva Morin. È la rigenerazione
dell’umanesimo. Crescere in qualità, ridurre i costi. Poter sorridere.
Francesco Bizzotto
venerdì 19 giugno 2026
R.C. PROFESSIONALE
Proposta in Parlamento: ridurre la responsabilità diretta dei soggetti tecnici (e dei loro eredi).
Ma, Se la legge sposta il rischio verso le Assicurazione, allora queste devono poter controllare la qualità del processo costruttivo.
La proposta di legge presentata il 16 giugno 2026 alla Camera dall'on. Andrea De Bertoldi (Lega) affronta un tema molto sentito dalle professioni tecniche (geometri, ingegneri, architetti, geologi, periti, agronomi, agrotecnici): la responsabilità civile per danni derivanti dall'attività professionale.
Qual é il problema che la proposta cerca di risolvere? Nelle opere edilizie e infrastrutturali, il professionista (e anche gli eredi) può essere chiamato a rispondere insieme all'impresa esecutrice anche molti anni dopo la realizzazione dell'opera.
Accade che:
■ l'impresa che ha materialmente eseguito i lavori sia
fallita, liquidata o irreperibile;
■ il professionista rimanga l'unico soggetto
solvibile;
■ gli eredi del professionista si trovino esposti a
richieste risarcitorie.
La proposta di De Bertoldi mira – par di capire – a limitare a 10 anni la responsabilità e a caricare sulle polizze assicurative i rischi soggettivi (e quelli solidali) sia del tecnico sia dell'impresa esecutrice dei lavori.
La proposta é insufficiente. Produce due effetti:
1° riduce l'impegno responsabile del tecnico (e dell'impresa) rispetto a progetto e lavori: possono ridurre la qualità dei materiali e i costi dei lavori (alzare di fatto il Rischio di danni a terzi dopo un certo periodo);
2° aumenta il peso del Rischio sulla compagnia di
Assicurazione. Lo rende un Pericolo non valutato. Anzi lo caratterizza come un
azzardo. E lo allunga nel tempo.
La soluzione? Affidare all'Assicuratore un ruolo non di solidarietà passiva, di semplice pagatore alle mercé di progettista ed esecutore dei lavori, ma attivo ("prospettico"). Deve poter assicurare non un oggetto semi-sconosciuto ma un processo costruttivo (progettazione ed esecuzione).
Questa soluzione é suggerita dalla ricerca di un Assicuratore svizzero (Zurich), che ho ricordato nei giorni scorsi a proposito del Ponte di Messina.
Il tecnico sa se l'opera viene progettata e costruita per durare 5, 10 o 30 anni. E l'impresa sa di quali manutenzioni necessita.
Il settore assicurativo può ritrovare la sua funzione storica: non limitarsi a finanziare le conseguenze dell'incertezza, ma contribuire alla affidabilità di opere, processi e comportamenti prima che il danno accada. Creare una Probabilità vera, cioè soggettiva, relazionale, processuale, quantistica (influente, interattiva). Responsabile.
Auspichiamo che il Parlamento affronti in modo approfondito, la questione. Ad evitare di dovere poi rincorrere aumenti delle tariffe che le Assicurazioni sarebbero costrette a fare a fronte dell'incertezza a cui apre la proposta.
Francesco Bizzotto
martedì 16 giugno 2026
ASSICURARE OGGI
SINGAPORE, INDONESIA, THAILANDIA, MALESIA ...
Ci tallonano nella Assunzione di Rischi.
Realizzano i nostri sogni degli anni '70.Prendiamo esempi. Innoviamo
Tratto da Commercial Risk (Insurance e Risk Management News) 8 giugno 2026.
Tarantino parla del suo lavoro di assuntore di Rischi.
Descrive un modo di fare basato su valori umanistici, europei: talenti in
campo, squadre autonome, governance trasparente e chiara definizione delle
responsabilità.
Un modello che promuove deliberatamente lo spirito
imprenditoriale del singolo collaboratore.
"L'eccellenza dovrebbe diventare un'abitudine, non un'aspirazione", afferma. "L'obiettivo è creare un ambiente in cui le persone abbiano lo spazio per innovare e mettere in discussione le convenzioni, assumendosi al contempo rischi ponderati, supportate dalle competenze di chi le circonda."
La crescita della filiale di Singapore di HDI Global richiede talenti specializzati. Attrarli è frutto di uno sforzo strategico mirato. "Il talento segue lo scopo", afferma Tarantino. "Attiriamo specialisti offrendo un lavoro significativo su rischi complessi e ad alto impatto, supportato da competenze globali e da una reale autonomia".
Ciò che HDI Global offre, a differenza di molti
concorrenti, dice, è la profondità di una rete veramente globale, che favorisce
l'apprendimento individuale e apre percorsi di carriera internazionali.
Il suo obiettivo: HDI Global Singapore sia
riconosciuta come il principale hub assicurativo per l'energia e le energie
rinnovabili nella regione Asia-Pacifico. Un punto di riferimento per
l'eccellenza tecnica, la rigorosa gestione delle sottoscrizioni e le relazioni
a lungo termine con i clienti. Non aria fritta.
Complimenti ad Alex Tarantino!
Il suo obiettivo era il sogno che noi Assicuratori
milanesi avevamo (molti di noi) negli anni '70 e '80, pur espresso con parole
d'ordine sindacali esagerate: parlare apertamente del nostro lavoro, della sua
utilità, della sua organizzazione e valorizzazione. Delle relazioni interne,
che qualche volta erano autoritarie, borboniche e sessiste. Del senso del
mestiere, economico e sociale.
Allora, una certa comprensibile chiusura non ci ha ascoltato, interpretato. Talché la questione è ancora aperta. Non affrontata, a dire il vero, in molti Paesi europei.
Negli Usa invece – nonostante Trump – è al centro
della riflessione della media e grande impresa. Si chiede da tempo come essere
attrattiva per i migliori talenti. Una rivoluzione copernicana. Ma i boriosi
specialisti del diritto del lavoro nostrano glissano e parlano d'altro. Mancano
di visione. Mi pare.
Francesco Bizzotto
lunedì 8 giugno 2026
POLIZZE SANITARIE
Gabanelli ne ha parlato male. Abbiamo sbagliato qualcosa. Approfondiremo.
Intanto. L'offerta è libera e differenziata. Anche quella per i diversi welfare aziendali. Non è rigida, come lascia intendere Gabanelli.