lunedì 24 maggio 2021

IN MEMORIA DI ELUANA D’ORAZIO

SICUREZZA SUL LAVORO

Gli incidenti sul lavoro continuano, anche se diminuiti. Il rapporto uomo / macchina / contesto va ripensato: per far fronte, oltre che agli infortuni, anche alle malattie e al disagio psichico. La macchina ha una rigidità e una decadenza che richiedono l’intervento umano, in prima e in ennesima battuta. Miriamo alla Safety: un salto di qualità; formare e accompagnare. Torna utile l’Assicuratore.

 Mi ha impressionato la morte di Luana D’Orazio il 3 c.m. nell’orditoio di una tessitura del pratese. Sono in corso indagini per capire se i sistemi di sicurezza erano in funzione e perché non hanno protetto Luana. Sono un Assicuratore in pensione di lungo corso e scuola americana: assuntore di rischi e poi formatore. Guardo avanti.

 Va ormai considerato il rapporto persone / macchine / ambiente (tanto più con il digitale): un intreccio non separabile. La persona è sia il primo attore di rischi crescenti sia la prima vittima di incidenti (infortuni) e tensioni, ansie e poi malattie. Non ho dubbi: a certe condizioni, questi rischi sono gestibili. Nelle attività, nel fare impresa, si rischiano diversi tipi di danni: propri, agli affari, a terze parti, alla vita, all’ambiente, fisici ed esistenziali in senso lato e non separabili. È un intreccio che merita di essere ripensato e meglio gestito. Negli Usa si inizia a parlare di “governance” dei rischi. Significativo. Ancora una volta, Europa e Usa sono punte avanzate di riflessione. Aiutano il mondo, generosamente.

 La tradizionale gestione dei rischi spazia dalla consapevolezza alle valutazioni e stime del caso; dalle azioni di Prevenzione dei danni e Protezione di beni e persone alle opportune Assicurazioni. E mira (la gestione, la governance) sia alla Security, agli aspetti fisico materiali, alle condizioni di sicurezza dei mezzi, delle tecniche, oggettive, esterne, sia alla Safety (distinguono gli anglosassoni), cioè alla sicurezza attiva, che parla anche al cuore, forma capacità profonde, radicate, sciolte, e dà senso alle relazioni (macchine comprese). La Safety rende bello, sicuro e produttivo il lavoro. C’è, insomma, un aspetto di adeguata predisposizione dei mezzi e un aspetto di cura del sistema, delle relazioni. Occorre formare (e accompagnare) le persone, la loro attitudine positiva a comprendere, rispettare e reggere la complessità tecnica e relazionale dei sistemi. Non è cosa da poco.

 Non ci spaventi l’immenso patrimonio quantitativo di ricerca e lavoro che sta dentro ogni macchina, competenza, processo. Può farsi “qualità” ed essere “compreso”. Possiamo essere ottimisti, anche guardando al 5G e all’Intelligenza artificiale: nel lavoro, con le macchine, l’uomo può trovare il senso delle cose, avere padronanza e gioia, se punta con decisione sul gioco d’anticipo, sulla Prevenzione, e se vi aggiunge un rispettoso distacco, racchiuso nel motto dell’artigiano vetraio: “Non dare confidenza, non avere paura”.

Negli Usa l’Assicuratore è tra i principali attori di Prevenzione. Fa cultura del rischio – oltre che assicurare nel rischio – per un suo interesse di mercato: minori i sinistri, maggiore il suo guadagno, specie nel breve termine. Così, la Polizza viene spesso preceduta e accompagnata da servizi di Prevenzione dei danni e di Protezione di beni e persone. Da noi, ci siamo in linea di principio ma si fatica a trovare i modi. C’è un eccesso di interesse (e incentivo) ai volumi finanziari.

 Eppure, basterebbe dare un vantaggio fiscale alle polizze con percorsi di Prevenzione per esaltare questo mondo. Infatti Prevenzione & Assicurazione è un’abbinata di buon senso: allargherebbe il mercato ed è necessaria all’Assicuratore: gli consente di avere in chiaro il rischio che sta assumendo. Non gli basta più una buona fotografia e la scrupolosa tariffazione di base, statistica. Un maestro di mestiere (il mitico Edo Castagnoli dell’AIU Italy) già negli anni ’60, a Milano, studiava i rischi, li confrontava, pesava gli atteggiamenti dell’imprenditore come di preposti e tecnici: le attitudini al rischio. L’uomo fa l’80% della probabilità di danno, diceva. Nei sistemi complessi occorre formare e incentivare alla sicurezza attiva. Perché il rischio si forma nelle relazioni e nel tempo; non esiste in astratto.

Rischiare è un continuum; è creare e parte dal cuore. La tecnica non lo sa. Sta all’uomo affermarlo. Con Industry 4.0 sono attivabili interconnessioni e rapporti che consentono – oltre che di programmare e comandare da remoto apparati con una loro autonomia – di valorizzare la gestione del rischio sia negli aspetti macro sia in quelli micro, comportamentali. E, se l’impresa ha un prevalente interesse economico al business, l’Assicuratore lo ha alla sicurezza (alla Safety) delle persone e dei processi. Può contribuire alla consapevolezza e alla concentrazione; alla salvaguardia dei beni, della salute, dell’equilibrio psicofisico e quindi della produttività di imprenditori, professionisti autonomi e lavoratori dipendenti: tutti a rischio, cioè liberi, capaci, responsabili.

Penso a Luana e a chi soffre sul lavoro. Non sia invano.

Francesco Bizzotto

giovedì 13 maggio 2021

IL VERO COSTO SOCIALE DELLA PANDEMIA

 DISUGUAGLIANZE

STIAMO SPERANDO SOLO NELLA FINE DELLA PANDEMIA?

Lo scoppio della pandemia ha stravolto la vita di tutti, ma gli effetti più devastanti hanno interessato le fasce più fragili della popolazione, non necessariamente quelle di età più avanzata, acuendo le diseguaglianze. L’Italia è arrivata già in affanno alla sfida del coronavirus. Poco benessere, scarsa crescita, alta disoccupazione in particolare giovanile, debito pubblico eccessivo, squilibri demografici grandi differenze di reddito, genere, territorio e generazionale. Il risultato è che le criticità potrebbero aggravarsi nell’immediato futuro.

La crisi occupazionale, il debito che grava sulle future generazioni, la povertà in rimonta acuisce il divario con la parte più ricca del paese. Prima della pandemia, secondo il Global Wealth Databook di Credit Suisse, il 20% più ricco degli italiani deteneva quasi il 70% della ricchezza nazionale, mentre il successivo 20% era titolare del 16,9 % della ricchezza, lasciando al 60% più povero solo il 13,3% delle risorse. Durante il lockdown circa la metà degli italiani ha subito una contrazione del reddito.

Inoltre, durante la pandemia, nonostante il blocco dei licenziamenti, la crisi occupazionale ha colpito quasi esclusivamente le donne, i dati Istat confermano 470.000 occupate in meno rispetto all’anno precedente.

L’impatto più negativo sul lavoro femminile si è avuto nell’occupazione a termine (-327.000 lavoratrici), nel lavoro autonomo (-87.000), nelle forme part-time (-243.000) nei servizi, in particolare nel food e nel settore dell’assistenza domestica. Dove il lavoro è meno garantito per gli uomini, per le donne lo è ancora di più.

Poiché gli uomini hanno bisogno “sia del pane sia delle rose”, il virus logora anche dal punto di vista mentale.

La paura per la propria salute e quella dei propri cari, lo stress, la sensazione di essere soli di fronte a qualcosa di incontrollabile sta aumentando il disagio psichico. Sono in aumento la depressione, l’ansia e l’insonnia.

Le giovani generazioni si sono trovate strette fra chiusure e didattica a distanza, senza strumenti adeguati.

Per costruire nel presente le basi del futuro, formazione, ricerca, sviluppo e innovazione, anche se possono apparire solo uno slogan, saranno il riferimento per i prossimi anni.

Le famiglie italiane sono state colpite in particolare dalla seconda ondata, infatti nell’”indagine straordinaria sulle famiglie italiane”, condotta da Banca d’Italia, si evidenzia che un terzo delle famiglie ha avuto una riduzione del reddito, quasi il 40% degli affittuari e oltre il 30% delle famiglie indebitate hanno dichiarato di avere difficoltà nel sostenere il pagamento dell’affitto o delle rate ed il 15% ha preso in considerazione la possibilità di chiedere un prestito, si spera ad una banca o ad una finanziaria e non al mercato illegale, nuovo business per le mafie. La metà delle famiglie dichiara di non disporre di risorse finanziarie sufficienti a sostenere il proprio tenore di vita per almeno tre mesi in assenza di reddito.

I consumi continuano a risentire dell’emergenza sanitaria. La spese effettuata in abbigliamento, alberghi, bar e ristoranti è inferiore al periodo precedente per circa l’80% delle famiglie.

Per molti la contrazione dipende più dalla paura che dalle minori disponibilità economiche, ad esempio i dipendenti pubblici non sono stati minimamente toccati dalla crisi, per cui si può sperare in ripresa dei consumi appena la diffusione del virus sarà contenuta con il completamento delle operazioni vaccinali.

Secondo uno studio di Allianz Risk Barometer i rischi da violenza politica e sociale sono tra i più temuti, infatti a fronte di un calo, negli ultimi cinque anni, degli eventi terroristici, si è visto un incremento di proteste con atti vandalici.

La ripresa europea stenta a partire in attesa di una situazione sanitaria non ancora definita, le chiusure di fatto, anche se allentate ci sono ancora e preoccupa il rialzo dell’inflazione, che per gli economisti è causato da fattori transitori, ma per famiglie riguarda direttamente il proprio portafoglio.

La discussione però è spesso solo sull’aspetto sanitario, con contrapposizioni quasi ideologiche, sarebbe ora di riportare il dibattito agli aspetti concreti della vita di tutti.

Massimo Cingolani