venerdì 16 giugno 2023

INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHIAMA

 REGOLE E LIMITI

Serve un lavoro interdisciplinare, corale e trasparente. E sbocchi istituzionali. La Gestione di questi Rischi: 1° chiede un’umanità nuova (Donna, contemplativa) e una Città nuova; 2° deve fare perno su Prevenzione e Assicurazione

La notizia, strepitosa, era attesa da noi che ci occupiamo di Rischi: alla tecnologia servono regole e limiti. Lo dicono i guru dell’Intelligenza Artificiale (AI). Il “Center for AI Safety”, il 30 maggio scorso, ha lanciato un appello sottoscritto da 350 imprenditori, ricercatori ed esperti, tra cui Sam Altman, capo di Open AI, che ha fatto ChatGPT. I leader della Silicon Valley ne hanno parlato alla Casa Bianca con Kamala Harris e Altman stesso, in audizione formale al Congresso Usa, ha chiesto regole e limiti, per impedire la diffusione di programmi di AI con obiettivi aggressivi e incontrollabili.

La "cultura dell'illimitato" (Umberto Galimberti) si rende conto e arretra. Ora, è necessario che ogni specialismo porti contributi (meglio se organizzati), tenendo un profilo basso, senza pretese, senza schieramenti, favorendo il lavoro e la sintesi delle Istituzioni. Con quale obiettivo? Un grande sviluppo di una AI a saldo positivo, a Rischi controllati. C’è già una buona notizia: Usa e Ue stanno collaborando per un’architettura di impegni. Lo ha annunciato Antony Blinken, Segretario di Stato Usa. E noi? In primis cosa serve? Esporsi nel lavoro interdisciplinare, tenere reciprocamente conto delle idee e non temere le ombre. Ad esempio: i grandi della tecnologia hanno annusato catastrofi incombenti e non vogliono rimanere con il cerino in mano? È secondario. Siamo corresponsabili.

 

ChatGPT. È un programma di AI rilasciato da Open AI (novembre ‘22).
L’AI Generativa (GenAI) è in grado di produrre testi, immagini, video, musica.
ChatGPT è un “chatbot”, un software che conversa in molte lingue, elabora dati e risponde a domande (bot) in molti campi.
Il “chatbot” fornisce informazioni e automatizza attività di routine. Libera.
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L’utilizzo ideale già intravisto dei “chatbot”:
Essere concentrati, riflessivi, critici; 
Avere idee, valori e obiettivi chiari.

Detto che la consapevolezza è un primo, grande passo, vediamo il punto di vista della Gestione del Rischio – del Risk management – di cui la Gestione delle Assicurazioni è oggi grande parte, perché è molto importante e perché è asfittico il resto, ad esempio la Prevenzione. Facciamo due affermazioni, due proposte e tre NB. Le due affermazioni:


 

1.     Il Rischio è misura. Le regole, i limiti, servono per dare evidenza, una misura, all’evento indesiderato atteso. Per renderlo un Rischio, una probabilità. Se non c’è misura, abbiamo a che fare con un “pericolo” (poco si sa e ci si cura) o con un “azzardo” (quando si è in eccesso, si esagera e si spera nella buona sorte). In tutti i casi, regole e limiti riguardano le nostre relazioni (intenzioni, comunicazioni e comportamenti). Così il Rischio rende evidente la responsabilità (la risposta ai problemi e chi ne è titolare). Dobbiamo dedicarci di più a definire e attendere i Rischi, in termini sia quantitativi (dati oggettivi: big data) sia qualitativi (eventi, relazioni: small data); e anche ad attendere i “Cigni neri”, incredibili, impensabili, impossibili. Come? Vivendo e lavorando bene. Con quale obiettivo? La Safety, la sicurezza attiva, leggera, capace, creativa, distingue Zygmunt Bauman. La affianca alla sicurezza istituzionale (Certainty) e a quella logico razionale di base (Security).

 

2.     La Potenza è duale. Questo è l’aspetto di fondo su cui affinare le idee e il linguaggio. Ogni Possibilità aperta dall’ingegno e dall’immaginazione, dai mezzi e dalla tecnica, è Potenza e proietta un'ombra, contiene un Rischio. È un Rischio. La Potenza (della natura, degli umani, della tecnica) è da sempre alla nostra attenzione ed è stata, prudentemente, posta prima nelle mani del sacro (di dèi ed eroi), poi dei potenti. Ora, dice Mauro Magatti (Oltre l'infinito - Storia della potenza, dal sacro alla tecnica), è nelle mani di chiunque. Il problema non sta tanto nella Potenza diffusa, quanto in come la usiamo e trattiamo; nelle pratiche di libertà. In sostanza: ci dobbiamo occupare di entrambi i suoi aspetti, senza separarli, senza minimizzare il Rischio. A partire dalle scelte politiche e strategiche. Dice l’Aristotele caro a Emanuele Severino: "Ciò che è in potenza è in potenza gli opposti". Quando scateniamo una Possibilità (dalla decisione di andare in vacanza al Ponte sullo Stretto di Messina) scateniamo anche il relativo Rischio. E, più grande è l'una, più grande è l'altro. Dobbiamo proporci di Gestire – vedere, valutare, trattare – sia la Possibilità (di nuovi vantaggi: il lato in fiore) sia il Rischio (conseguenze indesiderate, possibilità di danni: il lato in ombra). Gestirli insieme, dal progetto. Esserne consapevoli, pensarli, dar loro una misura. Il filosofo Henri Bergson dice che la nostra intelligenza ha un grosso limite: siamo predatori; ci avventiamo sugli obiettivi; trascuriamo i luoghi del Rischio, il percorso, il processo, il lavoro, che infatti ha da sempre un connotato negativo. Ci rifiutiamo di vedere avanti: le possibili conseguenze indesiderate che precedono, accompagnano e seguono i vantaggi inseguiti. Pensiamo al Pnrr. Non è per frenare ma, fare i progetti, spendere i soldi e controllare non basta. Il Ponte sullo Stretto, ad esempio: li abbiamo individuati e Gestiti i Rischi che comporta? E chi ne risponde? Chi e come li assicura?

E ora le due indicazioni:

A.    Prevenzione. C’è un modo convincente (ce lo ricorda il presidente Mattarella a ogni occasione e dopo ogni disastro) per rendere misurati i Rischi: pensarci per tempo, anticipare gli eventi avversi, avere sguardo prospettico; quello chiesto alle compagnie di Assicurazione dalla Ue – Solvency II – per mettere in sicurezza, con gli investimenti, i bilanci. Prevenire i danni implica vedere le Possibilità anche come Rischi (la nostra Potenza) e anticiparli. Rimediare, riparare, assistere, costa il doppio ed è una chance sempre meno disponibile. Siamo obbligati a prevenire, essere predittivi, anticipare le conseguenze indesiderate: dotarci degli strumenti, sviluppare la cultura del caso. Non merita un vantaggio fiscale chi si orienta e pratica percorsi di Prevenzione?

 

B.    Assicurazione prospettica. La polizza (promessa) assicurativa è una modalità di mercato per rendere più sicura (ad seguro) la libera intrapresa e dire della misura del Rischio, della responsabilità del titolare. L'Assicurazione (la sua quotazione, le sue trasparenti Condizioni “All risk” – tutti i Rischi sono compresi tranne quelli chiaramente esclusi) è cartina di tornasole. Ogni progetto e impresa deve avere un piano di Gestione (e quindi una Assicurazione di processo, prospettica) delle Possibilità di vantaggi & di danni, unite, intrecciate, non separate. Così, avremo in campo iniziative misurate, sensate, accettate: sostenibili. Ricordo cosa narra il mercato: una compagnia petrolifera, negli anni ’90, voleva perforare il Polo Nord; abbandonò il progetto perché non trovò copertura assicurativa. Non era un Rischio ma un azzardo!

 Seguono i nostri tre “Nota Bene” finali da approfondire, su cui riflettere:

 NB n. 1. I quattro Rischi di Ian Bremmer. Intervistato da Massimo Gaggi sul Corriere della sera del primo giugno scorso, Bremmer, 51 anni, fondatore e capo di Eurasia Group, evidenzia quattro Rischi della AI (poi ripresi in un articolo di Bremmer sullo stesso Corriere del 13 cm. Li elenchiamo. Meritano di essere esplorati a fondo, per sviluppare la AI. Rischi di:

1° “Disinformazione” senza freni, che produrrà, con la “irrilevanza della realtà”, la crisi delle Istituzioni e dei mercati;

2° “Proliferazione”, perché l’AI è facilmente disponibile, come sappiamo: con il portato di malware, armi biologiche, manipolazione dei mercati e delle pubbliche opinioni;

3° “Lavoro”. “Mestieri che scompaiono, altri che nascono”. Servono “tempo e risorse per addestrare e proteggere” le persone (e forti Istituzioni ad hoc, aggiungiamo). Perché “con l’AI tutto è più rapido ed esteso” e ci possiamo dedicare alle cura creativa delle relazioni;

4° “Interazioni umane”: rischiamo di diventare “animali antisociali” in preda ad ansia, depressione, pornografia; con fenomeni di disfunzione sessuale, celibato involontario, autolesionismo.

 NB n. 2. Dai Rischi la produttività. Uno schema di Gestione efficace dei Rischi in qualunque intrapresa è quello suggerito da Enterprise Risk Management Initiative di North Carolina State University. Ogni progetto e attività si polarizza in una sua parte di testa, eccellente (punti di forza), con chiari indicatori di performance (KPI - Key Performance Indicators), e in una sua parte di coda, arretrata, trascurata (aree di crescita), con propri indicatori di debolezza (KRI - Key Risk Indicators). Ebbene, possiamo facilmente rilevare e orientare i KPI e i KRI osservandone funzioni e contributo produttivo insieme ai Rischi in entrambi implicati. Dove siamo forti, infatti, possiamo andare oltre ma corriamo Rischi alti e sottili; dove siamo deboli, abbiamo spazio di crescita e molti Rischi, magari grossolani, trascurati. E osservare il lato in ombra (i Rischi, sia sottili sia grossolani) facilmente consente di caricare ed estendere il lato in fiore (il business, la produttività).

NB n. 3. Donna e Città. L’AI ci obbliga a fare un salto di qualità nella Gestione dei Rischi. E quindi a interrogarci sul tipo di uomo e donna che serve e sulla infrastruttura chiave di vita e convivenza del nostro tempo (la città). Vediamo emergere in molti contesti la donna: è il tipo giusto; c’è anche nell’uomo; esprime al meglio attitudini decisive di sensibilità, alta coscienza, raccoglimento, concentrazione, maturazione, percezione, tempismo. Insomma, l’uomo che serve per gestire e reggere le grandi Possibilità & Rischi (la Potenza) del nostro tempo è Donna! Il vecchio uomo aggressivo, predatore, arrogante, egocentrico, non ce la fa. È servito per molti millenni. Ora non più. Lo dice chiaro l’orientamento di Risk management più avanzato: per reggere e Gestire i Rischi servono donne & uomini contemplativi, cioè capaci di: 1° stare sul momento presente, rallentare, fare una cosa alla volta; 2°osservare bene, ammirare e apprezzare; 3° agire in relazione (immaginare, anticipare, processare). Preparati, concentrati e riflessivi, come Bagnaia sulla sua moto.

E la Città? Grande questione, anche lei matura, che chiama ripensamenti radicali, specialisti visionari (che ci sono: Stefano Boeri, Mario Cucinella, Anna Marson), investimenti e lavoro di lunga lena. Come deve essere la Città (la grande infrastruttura di vita, lavoro, relazioni, servizi) per l’uomo e la donna nuovi, contemplativi? Per soddisfare le loro esigenze (diritti e doveri) di attenzione, raccoglimento, concentrazione, gestione sottile, predizione da segnali flebili? Ne abbiamo parlato altre volte. Ci torneremo sopra.

Francesco Bizzotto