lunedì 5 novembre 2018

TAV E CRESCITA


USCIRE DALLA NEBBIA

Sono favorevole al Tav e capisco i No Tav. Siamo ancora sulla Crescita quantitativa, mentre solo la qualitativa offre prospettive di rischio gestibili. Stoccarda, un ottimo esempio per Milano, dico a Sala 

Il Tav è il simbolo di quel che siamo: confusi e incerti, su un crinale pieno di pericoli (quando non si sa bene e non si decide, secondo Niklas Luhmann), aperti o al declino o a una stagione nuova. Possiamo fare di questi pericoli dei “rischi”, se valutiamo e decidiamo, se li gestiamo con misura. Sono favorevole al Tav, ma capisco i No Tav e sono refrattario al mito della Crescita che imperversa. Dov’è il limite? L’Occidente (il 20%) usa l’80% delle risorse del pianeta. La Crescita sconsiderata (quantitativa) aumenterà tutti i costi e anche il Debito pubblico, che va diminuito per via di riforme: ad esempio, con il raddoppio degli incentivi e un bel dibattito per ridurre i Comuni da 8mila a 3mila (a Milano da 134 – uno ogni 3 km! – a 30), orientandoli al digitale, a lavorare in gruppo, a essere hub di servizi.

Crescita? Solo di qualità, per favore. Riduciamo quantità, ingombri, rumori, volgarità, inquinamento. Molti rischi sono già fuori controllo. Sono pericoli, azzardi, Cigni neri. Come l’aria di Lombardia. La qualità esce da buone relazioni e creatività (i nostri punti di forza). Porta con sé sobrietà, crescita culturale, gioia, affinamento degli stili di vita. Dire Crescita inganna. Si dà spazio al peggio e non c’è più tempo. Usciamo dalla nebbia: non lasciamo al Mercato il compito di ripulirsi. Serve la Politica: valutare, decidere, orientare, rischiare.

La Crescita quantitativa irriflessiva, esagerata (vedi il traffico e lo smog qui nel Contado di Milano) ha cambiato il contesto, il paesaggio, direbbe Umberto Galimberti. Da positiva è divenuta insopportabile. Da denuncia penale. Andava anticipata. È il messaggio dei No Tav. Ma, non condivido la loro opposizione: le grandi infrastrutture (di trasporto di merci e persone in primis, specie su ferro) sono indispensabili alla Mobilità, caposaldo di qualità.

E, per inciso, l’Europa ha creato condizioni strutturali geniali per il loro finanziamento: ha previsto che l’Assicuratore (investitore istituzionale da 5.000 miliardi – 800 in Italia) ci metta le sue riserve, per ridurre la probabilità di avere danni dai rischi che assume e così contenere il capitale di solvibilità. È previsto dalla direttiva Solvency II (“rivoluzionaria”, l’ha definita Salvatore Rossi, ottimo presidente di Ivass, l’autorità italiana di controllo).

Sì, allora, al Tav. Peraltro, abbiamo già discusso e deciso. Ma, i No Tav pensano di non doversi arrendere mai, anche se minoranza. Non so se si sia discusso poco e male. Si verifichi. Ho l’impressione che la loro sia una “scorciatoia pericolosa” (Giuseppe Guzzetti), e che si credano diversi, superiori, speciali; con la ragione in tasca che si affermerà, se non oggi, domani. E sulle labbra il sorrisetto che conosciamo: La Storia è con me e tu, se prevali, è perché sei un furbo (e un corrotto). Foto di famiglia, purtroppo, a sinistra.

Bisogna discutere a fondo – a Milano – di questo atteggiamento, che ha affondato tutti i riformismi. Vanno poi meglio regolate le discussioni di merito (quale Crescita vogliamo? Quali progetti realizzare, e come?). Democrazia è innanzitutto reciprocità e rispetto.

I buoni esempi in Europa non mancano. Stoccarda ha discusso assai bene della nuova Stazione ferroviaria che costerà 8,2 miliardi (dai 4,5 iniziali) e sarà terminata nel 2025, quattro anni più tardi del previsto (nel 2010). Come? Con ampi confronti, con esperti e testimoni, manifestazioni continue anche di piazza, e con una televisione totalmente dedicata agli approfondimenti (fino al referendum del 2011). Realizzerà, al posto di 17 binari di testa, 8 binari passanti e tutta una serie di linee urbane che collegheranno la città ai suoi quartieri e all’aeroporto. Una cosa splendida.

Un sogno a portata di mano per Milano. E 8 miliardi sono la metà di quello che gli Assicuratori italiani hanno già stanziato per investimenti infrastrutturali. Lo ha più volte detto Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania. E io dico al sindaco Sala, con la considerazione e il rispetto che merita: Chiami Rossi, parli con Farina; facciamo Milano come Stoccarda!

Francesco Bizzotto

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