giovedì 3 maggio 2018

MARCO BENTIVOGLI




“L’industria del futuro per essere sostenibile e competitiva, non può non prevedere la partecipazione del lavoro organizzato e dei lavoratori alla gestione strategica dell’impresa”



Così Marco Bentivogli (Segretario generale Fim Cisl) su questa News a proposito dell’accordo Alcoa (produzione di alluminio in Sardegna): nel capitale societario di Sider Alloys entra Invitalia e anche i dipendenti con un 5% delle azioni e un posto nel Consiglio di Sorveglianza. Il coinvolgimento, la partecipazione dei lavoratori alla gestione d’impresa è all’ordine del giorno ed è sia di destra che di sinistra (Ah, Gaber!). Vediamone le ragioni:

1. L’articolarsi, differenziarsi e crescere degli individui (consumatori e produttori), frutto e merito, in Occidente, del liberalismo e delle battaglie di emancipazione, ha reso impraticabile, inefficiente, l’organizzazione piramidale, la via dell’autorità formale (forza separata, violenza): il comando, tanto nelle intraprese quanto nei gruppi informali, nelle famiglie e nelle coppie (come nella stessa idea di Dio), è ad alto rischio di ridicolo, se non è credibile, utile e riconosciuto; se non cattura e promuove. La stessa proprietà è sul sentiero del dramma o della commedia se non si legittima con passione, preparazione, dedizione, capacità specifiche, in primis relazionali: saper fare gruppo armonico.

2. Individuo e società, impresa e lavoro hanno con-vinto. È la forza dell’Europa a cui il mondo guarda e che cerca nuove sintesi. L’iniziativa, l’intrapresa, ovunque, tende ad assumere la forma della rete di competenze che collaborano e sono ampiamente responsabili (abili nel dare risposte e contributi in ottica di sistema). Al centro ci sono le relazioni e i processi; la forma. Il come si prendono le decisioni e si fanno le cose conta più delle idee e della sostanza, delle cose, delle produzioni. Il come viene prima e quindi è più importante. La forma determina la sostanza, che è latenza. Un capovolgimento. E ciascuna parte si spiega nel sistema a cui contribuisce, non al proprio interno; in alto, non in basso. Il nostro errore? Separare gli aspetti, mentre solo a mezzi buoni, a buone relazioni, possono conseguire fini giusti e sostenibili. Vi sembra poco? Siamo in zona Cesarini.

3. Per inciso: riscoprire la centralità del processo, delle relazioni e dei mezzi, del come si sta insieme e si opera, porta a ritrovare l’importanza e il significato del rischio, che è padrone del processo e scompare se mi concentro sulla possibilità teorica (il sogno) o sul risultato immaginato o raggiunto. La consapevolezza del rischio e la sua gestione rischiarano a puntino e rendono bella e sostenibile (e, ovviamente, limitata) l’opera nel suo contesto.

4. Chiamare i lavoratori a partecipare (poco o tanto) alla vita dell’impresa significa attivare l’area di produttività sostanziale (interessata, attiva) anziché quella solo formale e passiva (manodopera). Significa promuovere produttività latente. Raddoppio possibile.

5. Favorire relazioni d’impresa partecipative, conflittuali nel merito dei problemi, significa liberare tutti i soggetti (direbbe la francese Cfdt) e richiede un’Istituzione nuova, esterna, che si faccia carico del conflitto di relazione. In azienda è un cancro; va portato fuori e risolto. Meglio: anticipato. Le Agenzie del lavoro o Centri per l’impiego locali e le Politiche attive (orientamento, formazione, accompagnamento) divengono strategici e di comune interesse. Perché l’impresa e il lavoro sono, entrambi, delicati beni comuni. Un altro mondo.

6. Caricare i lavoratori, in particolare i giovani, di responsabilità, chiamarli a contribuire e concorrere (misurarsi), a meritarsi una collocazione e un riconoscimento (in azienda come nella società – no profit), significa aiutarli a leggere il futuro non come minaccia (un pericolo incerto che spaventa) e nemmeno come promessa (c’è solo da raccogliere, senza impegno e problemi) ma come rischio. E rischio dice di una realtà in cui t’impegni, incerta ma valutata, sostenibile (una probabilità) e dotata pure di un paracadute per coraggiosi (vai tranquillo, se ti ritrovi in difficoltà, ti sosteniamo, ti aiutiamo). In quest’ottica la tecnologia perde di ossessività e torna a essere in posizione centrale perché mezzo, partecipe del processo. È Politica.



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“La tecnologia non porta il precariato, è piuttosto il vuoto di immaginazione dei politici e di molti sindacalisti che lo determina. Bisogna avere il coraggio e la competenza per scrivere sul foglio bianco“. Marco Bentivogli

Francesco Bizzotto

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