mercoledì 13 dicembre 2017

UNO STUDIO EULER HERMES


CRESCE IL PIL MA IL FUTURO NON È PER FORZA ROSEO

Molti indicatori segnalano aree di incertezza

La crescita del PIL e la ripresa economica sono un dato di fatto, anche se nascondono delle serie criticità. Per il momento ci sono aziende, secondo uno studio del Sole 24 ore, che hanno avuto una crescita del 18% ed alcune che invece sono decresciute dell’11%. Quelle che hanno il miglior trend di crescita sono quelle che esportano, le più digitalizzate, con minore e più qualificata occupazione. Quelle in continua crisi sono quelle che offrivano più posti di lavoro.

Secondo uno studio di Euler Hermes, una società specializzata nel recupero crediti: “La crescita del PIL globale, sta accelerando con un buono slancio, aumentando finalmente ad un ritmo più sostenuto rispetto agli ultimi due anni, tuttavia, dietro questo quadro positivo, si trova una marcata divergenza nelle fortune economiche da paese a paese”.

E ancora: “È stata poco brillante negli Stati Uniti, sostanzialmente forte in Cina grazie a stimoli precedenti e stabile nell’Eurozona, soprattutto grazie alla crescita delle esportazioni. Anche la fiducia delle imprese è migliorata notevolmente, dato che sentono la spinta di una domanda più dinamica e una risalita dei prezzi, dopo diversi anni di sviluppo lento”.

È un dato da tenere sempre come riferimento, comunque la partita della crescita globale e nazionale è come una partita di calcetto. In campo per lo sviluppo ci sono: l’inflazione che crea una spinta alla fiducia e agli investimenti, l’aumento dei consumi, con le vendite al dettaglio in continuo lievitare, anche se lieve.

Questo migliora la fiducia delle imprese, dato che le aziende sentono la spinta di una domanda più dinamica e una risalita dei prezzi, dopo anni di progresso pigro. La ripresa degli investimenti e l’accelerazione delle esportazioni, che per quanto riguarda le aziende italiane è altamente positivo. Con questo continuo incremento ci sarà un progressivo miglioramento del mercato del lavoro, favorendo ulteriormente la spesa privata, vera leva per l’uscita dalla crisi. Le politiche di supporto, poiché la liquidità globale ha raggiunto livelli record, con oltre 19 trilioni di dollari e la politica monetaria dovrebbero rimanere ampiamente accomodanti.

Contro la crescita giocano: la reflazione, cioè la moderata nuova inflazione successiva alla deflazione, che se è positiva per il fatturato delle aziende, c’è il rischio che i margini e il potere di acquisto reagiscano negativamente; il fatto che il ciclo degli investimenti è in gran parte finanziato dal debito sia pubblico sia privato; i tassi di interesse più elevati potrebbero compromettere gli investimenti; il protezionismo, che non sta diminuendo e che trova continui sostenitori e le difficoltà a reagire ad una nuova crisi. Infatti i responsabili delle politiche sono preoccupati dai rischi derivanti dal non avere spazio di manovra sufficientemente recuperato prima della prossima crisi.

Poi c’è un giocatore che per il momento non sappiamo dove voglia posizionarsi: il rischio politico. In Europa dopo Brexit ed elezioni francesi non sembrano esserci grossi azzardi. Le elezioni italiane, nonostante tutto, non dovrebbero influenzare lo sviluppo, tant’è vero che il dibattito politico in Italia è caratterizzato da problemi che con l’economia centrano poco. Dall’immigrazione al testamento biologico, di sviluppo parlano seriamente in pochi, forse nessuno ha un’idea precisa, o probabilmente le decisioni vengono prese in altri ambiti e strutture, alle quali il nostro paese non sempre è invitato.

La democrazia parlamentare in Italia è sempre più in crisi, o meglio, è come se fosse svuotata. Non riesce a rappresentare la società nel suo complesso e appare assorta in dibattiti distanti dai reali bisogni dei cittadini. Ormai le leggi vengono interpretate attraverso regolamenti emanati dalle Authority, o sono il recepimento di direttive comunitarie.

Una situazione di questo tipo, insieme ad una ripresa che crea fratture e squilibri nella società, la famosa forbice tra ricchi e poveri che si allarga sempre di più, possono creare le premesse per un futuro poco roseo.

Massimo Cingolani

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