martedì 16 giugno 2026

ASSICURARE OGGI

SINGAPORE, INDONESIA, THAILANDIA, MALESIA ...

Ci tallonano nella Assunzione di Rischi. 

Realizzano i nostri sogni degli anni '70.Prendiamo esempi. Innoviamo

Tratto da Commercial Risk (Insurance e Risk Management News) 8 giugno 2026.

 Alex Tarantino (nome a noi familiare) è ceo di HDI Global a Singapore.

Tarantino parla del suo lavoro di assuntore di Rischi. Descrive un modo di fare basato su valori umanistici, europei: talenti in campo, squadre autonome, governance trasparente e chiara definizione delle responsabilità.

Un modello che promuove deliberatamente lo spirito imprenditoriale del singolo collaboratore.

"L'eccellenza dovrebbe diventare un'abitudine, non un'aspirazione", afferma. "L'obiettivo è creare un ambiente in cui le persone abbiano lo spazio per innovare e mettere in discussione le convenzioni, assumendosi al contempo rischi ponderati, supportate dalle competenze di chi le circonda."

La crescita della filiale di Singapore di HDI Global richiede talenti specializzati. Attrarli è frutto di uno sforzo strategico mirato. "Il talento segue lo scopo", afferma Tarantino. "Attiriamo specialisti offrendo un lavoro significativo su rischi complessi e ad alto impatto, supportato da competenze globali e da una reale autonomia".

Ciò che HDI Global offre, a differenza di molti concorrenti, dice, è la profondità di una rete veramente globale, che favorisce l'apprendimento individuale e apre percorsi di carriera internazionali. 

Il suo obiettivo: HDI Global Singapore sia riconosciuta come il principale hub assicurativo per l'energia e le energie rinnovabili nella regione Asia-Pacifico. Un punto di riferimento per l'eccellenza tecnica, la rigorosa gestione delle sottoscrizioni e le relazioni a lungo termine con i clienti. Non aria fritta.

Complimenti ad Alex Tarantino!

Il suo obiettivo era il sogno che noi Assicuratori milanesi avevamo (molti di noi) negli anni '70 e '80, pur espresso con parole d'ordine sindacali esagerate: parlare apertamente del nostro lavoro, della sua utilità, della sua organizzazione e valorizzazione. Delle relazioni interne, che qualche volta erano autoritarie, borboniche e sessiste. Del senso del mestiere, economico e sociale.

Allora, una certa comprensibile chiusura non ci ha ascoltato, interpretato. Talché la questione è ancora aperta. Non affrontata, a dire il vero, in molti Paesi europei.

Negli Usa invece – nonostante Trump – è al centro della riflessione della media e grande impresa. Si chiede da tempo come essere attrattiva per i migliori talenti. Una rivoluzione copernicana. Ma i boriosi specialisti del diritto del lavoro nostrano glissano e parlano d'altro. Mancano di visione. Mi pare.

Francesco Bizzotto 

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