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martedì 2 luglio 2013

I punti del network (3)

Riprendiamo a ragionare sui temi in evidenza per il contributo del settore assicurativo  alla ripresa economica.
3.IMPRESE E PROFESSIONI. Sono temi che anche Ania mette in evidenza. Le indagini di mercato hanno confermato un nesso quasi ovvio: “Le imprese dotate di coperture assicurative ottengono più facilmente, e a condizioni migliori, credito dalle banche”. Questa cultura del rischio deve essere promossa e alimentata: per le grandi imprese ma, soprattutto, per le PMI. Occorre lavorare su questo fronte: definire una sorta di certificato del rischio puro d'impresa, lasciando alla banca il solo rischio imprenditoriale. E non basta. Le compagnie devono stare più vicino alle imprese e innovare con coraggio:
ñ nella Gestione dei rischi puri (una prateria di servizi, abbiamo detto, di cui la polizza alla fine è come la ciliegia sulla bella torta). Non lasciare sole le PMI nelle sabbie del D.lgs. 81/08;
ñ nelle forme di polizza: far posto con decisione alle All risk, che superano l'illogico del doppio elenco dei rischi (quelli compresi e quelli esclusi). Il non previsto, qui è quasi regola;
ñ nella gestione e copertura di particolari rischi: quelli di rete (le associazioni che rendono potenti le nostre PMI) e quelli di esportazione e internazionalizzazione.

Due esempi.
In positivo: sulla RC dei medici, il documento dell'Ania dice che occorre “introdurre una più accurata e rigorosa gestione del rischio negli ospedali”. Parole che sottoscriviamo.
In negativo: le polizze Credito e Trasporti, se rimangono sole sono un gruviera. Senza un sistema di garanzie e controlli che le accompagni nei mercati, la facile contestazione del prodotto o della documentazione le rende inattive (la polizza sospende la promessa e lascia solo l'imprenditore), a incominciare dalla traduzione in inglese dei testi di polizza.
Dare supporto alle imprese che si orientano ai nuovi mercati è vitale per il Paese: nella sola Cina il ceto medio che ama il made in Italy è oggi di 230 milioni di persone. Tra dieci anni sarà di 630.
L'assicuratore merita e può essere alla testa dei moderni servizi alle attività, che sono un punto debole del nostro Paese. Questi servizi devono – dice Aldo Bonomi su Il Sole 24 Ore del 26 maggio scorso – “costituire il tessuto di intelligenza collettiva capace di accompagnare il capitalismo manifatturiero all'economia della conoscenza.” Per un'economia compatibile in rete con il Paese.

Infine non possiamo che condividere la conclusione del presidente dell’Ivass Salvatore Rossi alla sua recente relazione annuale: Per le nostre assicurazioni, investitori dalla veduta lunga, giocare un maggior ruolo nel finanziamento dell’economia, in particolare negli investimenti di lungo periodo e nella capitalizzazione delle imprese, vorrà dire mutare la composizione dei propri attivi a favore di strumenti privati di cui sarà più complesso valutare la rischiosità. Occorreranno idonei presidi organizzativi.”  
Si pensi ad esempio che il 69,1% degli investimenti del patrimonio dei nostri Fondi pensione integrativi (ca.77miliardi) viene attualmente investito fuori dal nostro paese e, a fronte del 30% in titoli di stato italiani,  solo lo 0,9% (600 milioni) è destinato a capitalizzazione di imprese nazionali.  Qualche possibile margine di manovra può essere trovato, a patto che sia ferma la condizione prioritaria di salvaguardare i diritti degli assicurati.

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