lunedì 10 marzo 2025

PUTIN E TRUMP

CIGNI NERI. ANTICIPARLI! 

La Gestione quantistica dei Rischi

Impariamo a non separare Possibilità e Rischi (il limite di Schumpeter). Gestirli insieme e leggere in positivo il Conflitto per anticipare le prossime catastrofi. E tenere insieme Pubblico e Privato.

Putin e Trump (con Hamas e Netanyahu) simboleggiano il ritorno a barbari rapporti di forza (violenza, guerra, distruzioni), dopo ricche stagioni di regole, accordi e assetti civili? Non è così. Insistiamo e un po’ ci ripetiamo.

La violenza – illogica, anche se solo verbale – è sempre con noi. Fa parte della Possibilità e Rischio di dialogo, mediazione, collaborazione che animano il Conflitto. Conflitto inteso (quello in noi, tra coscienza e inconscio) da Jung come "dinamica di un'unica realtà contraddittoria" e vitale, e da Freud come "opposizione insanabile di due realtà contrarie" (Silvia Montefoschi in C. G. Jung. Un pensiero in divenire, Garzanti, 1985, p. 191).

Stiamo gestendo conflitti e rischi in modi inadeguati. Banalmente: una certa destra vince per inadeguatezza di una certa sinistra. La domanda allora è: come cambiare per approdare a Jung, al Conflitto e al Rischio positivi, a un sano concorrere (parti diverse si accordano e corrono insieme Rischi misurati per obiettivi condivisi)?

Elinor Ostrom, prima donna Nobel per l'economia (2009) invita a riflettere sulle tragedie dei beni collettivi di cui poco e male ci curiamo. Invita a non separare Pubblico (indirizzo di senso e interesse generale) e Privato (gestione dei processi, responsabilità, efficienza). Tenerli insieme con Istituzioni costruite in modo empirico e incrementale per tentativi ed errori, da attori pubblici e privati, sulla base di obiettivi, strategie e piani condivisi.

Un cammino di mediazione e giuridizzazione dei conflitti. Un invito alla Governance, che induce a fare Rete, a inter-essere, dice il buddhista Thich Nhat Hanh. Un’idea che segue al fallimento del sistema d’impresa “fordista”: la concezione piramidale del potere; il comando in alto – alla Putin e Trump – in basso l’esecuzione. Possiamo dire che il fordismo sopravvive, senza speranza, nei sistemi politici autoritari.

Si tratta di vedere la dualità inseparabile (in Conflitto) di Possibilità & Rischio (come di accordo e violenza nel Conflitto) e si tratta di gestire quest'unica realtà, osservandone entrambi i lati (quello in fiore e quello in ombra), concependola per quello che è: una probabilità, una misura. Gli Assicuratori Usa degli anni ’70 (del secolo scorso) ci dicevano: “Chi osserva i Rischi vede meglio gli affari”. Si tratta di cercare la Giusta misura del caso (Métrion, secondo i greci antichi, che la distinguevano da Métron, la misura matematica. Così Gadamer).

Chi ci può aiutare? Forse, la ricerca che la media e grande impresa Usa aveva in corso prima della serie di Cigni neri (definiti dal libanese Nassim Nicholas Taleb come eventi incredibili, impossibili, impensabili) che l'umanità ha infilato negli ultimi 5 anni: il Covid, l'aggressione della Russia di Putin all'Ucraina, la violenza di Hamas su Israele e la guerra di Israele a Gaza, il cyber risk montante, la presidenza Trump che fantastica di smontare storia e buon senso ("in un modo o nell'altro ci prenderemo la Groenlandia").

Serve un linguaggio nuovo. Ascoltare l’impresa Usa: si propone di attrarre e soddisfare talenti, creare la Rete della partecipazione che innova.

Cosa pensava la media e grande impresa Usa 5 anni fa? Da una ricerca presentata da ERM - Enterprise Risk Management della North Caroline University e da Protoviti: il primo Rischio d'impresa – a detta del 70% dei direttori generali – riguarda il fattore umano. L'impresa può / deve (rischiare di) essere attrattiva per i migliori talenti, e poi capace di soddisfarli e trattenerli.

Che sfida! Siamo a una lezione e a un ribaltamento storici (dal Conflitto contrapposizione al Conflitto collaborazione; dalla piramide del comando alla Rete del rispetto, della partecipazione) e forse al raddoppio del tasso potenziale di concorrenza tra imprese. L'assunto: il primo Rischio d'impresa è l'uomo perché si tratta di creare, innovare, soddisfare domande diverse, esigenti, culturalmente complesse. Una sfida globale inevitabile nella quale l'Occidente ha un bel vantaggio e ha molto da dare e dire.

E, se è così, abbiamo una seconda Possibilità, un secondo Rischio da correre, dicono i direttori delle medie e grandi imprese Usa: formare in azienda l'ambiente giusto per creare e innovare, cioè far convivere (con-lavorare) sensibilità, punti di vista, motivazioni e idee diversi che entrino in Conflitti alla Jung, cioè positivi e sani, sfidanti, adulti: sostenibili sul lungo periodo. Sostenibili perché "Rischi", ovvero probabilità pensate, valutate, misurate (non Pericoli senza misura o azzardi esagerati o Cigni neri impensabili).

Faccio ora cinque incisi importanti:

 1° L’orientamento dell’impresa Usa è in linea con quello ESG dell'Onu (Environmental, Social, Governance) e con i valori più nobili. Qui l'Europa arranca e molti Paesi sono nel panico. Corrispondere agli ESG implica aprire alla Democrazia e riformare, rilanciare l’Onu come Agenzia di giuridizzazione di Rischi e Conflitti. È l’auspicio del presidente Mattarella.

 2° Anche l’Occidente è in difficoltà. Il nostro linguaggio è inadeguato: la separazione tra Possibilità e Rischi è tipicamente nostra, della nostra pericolosa avventatezza. Infatti, maggiori sono le Possibilità (la potenza), maggiori sono i Rischi. Già Aristotele diceva: “Ciò che è in potenza, è in potenza gli opposti”, ci ricorda Emanuele Severino.

 3° L’Oriente ha culture millenarie che non separano, che sanno tenere insieme questi poli. E forse è questa splendida risorsa che molte volte induce India e Cina alla saggezza.

 4° La separazione tra Possibilità e Rischi ha preso largamente piede nelle nostre Società, talché siamo nel tempo delle pretese (dei diritti senza doveri e degli ideali senza i percorsi per realizzarli). Anche in Politica, dove si pensa di far vivere la rappresentanza senza partecipazione di idee diverse e senza trasparenti responsabilità.

 5° Aver separato le Possibilità dai Rischi è il limite chiave di Joseph Schumpeter, grande liberale e teorico dell’impresa ovunque vincente, quella innovativa: ha esaltato e lasciato solo l’imprenditore creativo (il leader) e non ha visto, ha sottostimato, i grandi Rischi del fare impresa. Ha immaginato che fossero gestibili con la sola finanza, con accantonamenti (una mutualità interna all’impresa), nemmeno ricorrendo a specialisti come gli Assicuratori. Un doppio errore che possiamo correggere.

I Rischi sono sostenibili se sono probabilità pensate, valutate, agite in relazione. L’avventatezza dell’Occidente (Pericoli smisurati, azzardi) e la sua forza (l’uomo in relazione che misura).

Siamo così al cuore della questione, su cui noi Assicuratori riflettiamo negli ultimi 50 dei nostri 700 anni, aiutati da nessuno, soli e un po' spavaldi, con in prima linea i colleghi Inglesi e degli Usa: come valutare e misurare il Rischio oggi (e quindi come assicurarlo, inteso che senza misura non c'è assicurazione)? È sostenibile la moda tech (digitale e Intelligenza artificiale) di basarsi solo sui dati del passato, sui Big data, sulla statistica?

Gli Assicuratori dicono (timidamente) di no, come lo dicevano (con più forza) dal 1300 al 1700, quando si informavano su come viaggiavano i commercianti, e quando dettavano regole di comportamento e armamento sulle navi, sostenuti dalle pubbliche Istituzioni: Venezia proibiva di navigare di notte tra le isole della Dalmazia. Una logica diluita nell’autosufficienza da quando Pascal (1650) definì probabile l’evento “numericamente misurato”.

Gli Assicuratori – investitori da 12mila miliardi in Europa – mirano ad anticipare i danni e sono cartina di tornasole dei Rischi. Esempi: il Ponte sullo Stretto e l’Intelligenza artificiale: chi e come li assicura? 

Oggi gli Assicuratori intuiscono di dover recuperare sulla Prevenzione dei danni, con investimenti e nuove garanzie. Molti i fronti: in primis il fare impresa, la salute, i rischi ambientali, quelli delle infrastrutture anche sociali (la casa, il lavoro) e il digitale. Le loro quotazioni sono cartine di tornasole dei Rischi. Le loro polizze “All risk” con chiare esclusioni, offrono garanzie senza scampo in caso di danno e li inducono a valutare i Rischi e assicurare in modo quantistico, ovvero relazionale, processuale, prospettico.

Pensiamo al Ponte sullo Stretto di Messina: abbiamo chiesto a Matteo Salvini di rendere pubblico il relativo piano di Risk management (quali i Rischi presi in considerazione? Come vengono gestiti?). Sarebbe sufficiente dicesse chi e come assicurerà il Ponte.

Quali i passi decisivi? Che se ne discuta apertamente, globalmente. Serve il dialogo interdisciplinare e soprattutto sensibilità, Opinione pubblica. E poi, una semplice fiscalità di vantaggio per chi si orienta a Prevenire i danni. Decisiva è la Gestione non separata (dal livello strategico) di Possibilità e Rischi, il Risk management, che al 70% è messo a terra dal sistema assicurativo e che pone al centro la cultura dell’anticipare, del decidere in relazione, del rischiare misurato (la Giusta misura).

Ora, la direttiva Solvency II della Ue ha liberato le risorse degli Assicuratori (oltre 12mila miliardi in Europa) e le ha impegnate a volgersi a "investimenti infrastrutturali prospettici", materiali e sociali. A prospettare l’uscita dal “deficit model” (Pierpaolo Donati) del sostegno ai debiti pubblici. Ma la separazione tra Pubblico e Privato rende problematico questo orientamento, peraltro necessario alla stabilità stessa dei bilanci delle compagnie. Stabilità che è sempre più responsabilità dei loro vertici. Non ci dormono la notte. È infatti evidente che, se il bilancio va male o non sorride, non soddisfa, è perché non hai giocato d’anticipo sui Rischi. Non hai fatto al meglio il lavoro di Assicuratore.

Solvency II è un sano invito a fare Rete e investire sul futuro, ad anticiparlo, formando i trend dei Rischi (il trend probabilistico, quantistico: di cui siamo tutti attori influenti). E le città sono il nostro fronte avanzato: possono rischiare e darsi visioni lungimiranti, come Londra e Parigi, o stare a piatire con il cappello in mano, come Milano. Ormai, dire che mancano le risorse per i progetti è una bestemmia. Le risorse ci sono; mancano visioni larghe e progetti adeguati, sostenibili, con-vincenti. E manca la Governance (per Milano, la Lombardia, l’area numero uno in Europa – 10 milioni di abitanti, come Londra e Parigi).

Che fare, allora? Avere fiducia nell’Onu e nell’intuizione dell’impresa Usa. Ri-darle la parola. Ascoltarla. Mettere al centro il Rischio, il Conflitto, l'uomo e la misura: la Giusta misura quantistica, la Governance. E chiamare al dialogo gli Assicuratori; invitarli all’assicurare relazionale, processuale, prospettico con polizze All risk e con le loro decisive risorse finanziarie.

C’è, infine, in Parlamento un progetto nato dalla iniziativa della Cisl, che mira a irrobustire e formalizzare la libera Partecipazione di lavoratori e collaboratori alla vita d’impresa. Invita le aziende (e tutte le associazioni) a fare Rete, a vedere che al loro cuore c’è la qualità e l’innovazione, ovvero la libertà e creatività dell’uomo.

 Francesco Bizzotto

lunedì 10 febbraio 2025

PARTECIPAZIONE

 

DA PROTETTI A PROTAGONISTI

Elly Schlein e altri esempi 

"La partecipazione è importante. Bisogna far ripartire la partecipazione (…). Dobbiamo far tornare di moda la lotta, la militanza e l’impegno per un futuro migliore”. Così Elly Schlein il 7 febbraio scorso in un circolo PD di Taranto. Poi, in una bella intervista di Adriana Logroscino sul Corriere della sera di due giorni dopo: “Accanto a ogni critica avanziamo una proposta alternativa”. Proposte per “costruire una prospettiva comune”, convincere i cittadini “con la chiarezza delle posizioni”. 

Chi può non essere d’accordo? Il problema è come procedere per realizzare queste belle intenzioni. Il presidente Mattarella, a proposito di rapporti tra Europa e alleato Usa nel tempo di Trump, coglie il punto: passare dall’idea di essere “protetti” all’idea di essere “protagonisti”. L’idea c’è nella società (vedi volontariato). Come farla maturare anche in Politica? Come convincere il 50% dei cittadini a votare, prendere in considerazione le proposte dei disprezzati Partiti? Diventino – per Statuto, abbiamo suggerito – case trasparenti e attraenti di idee e poi progetti che si confrontino e consentano di scegliere. 

Serve un dibattito plurale, approfondito, per lo svolgimento del tema: cosa significa protagonismo? Come partecipare da protagonisti, non da distratti esecutivi né da protetti irresponsabili? A chi compete promuoverlo? Molti i soggetti credibili. Per esempio Milano, la Lombardia. E il tema va svolto in ogni direzione importante, perché il far Politica va ben oltre i Partiti: l’Europa della partecipazione (che definisce ambiti e politiche sovranazionali); le città della partecipazione (con belle governance locali, come auspicato dal 70% dei milanesi che sta in periferia); le imprese della partecipazione (per il concorrere di tutti in modo creativo, innovativo, vincente e responsabile, come propone la Cisl); l’immigrazione della partecipazione, moltiplicando le iniziative come quella di Confindustria di Bergamo che seleziona e porta in Italia 73 giovani da Etiopia ed Egitto. 

All’Europa mancano leader visionari, innovativi nei diversi campi: rischianti, amanti del Rischio come possibilità aperta negli esiti, sia soggettiva sia relazionale e ben valutata, ben gestita. Leader disposti a condividere potere e così affermare il loro potere positivo. E cambiare, riformare, armonizzare, "per un futuro migliore", non ideale.

Trump è venuto per dimostrare l’insufficienza della Politica decotta che protegge e si contraddice perché non rende protagonisti, non libera.

Francesco Bizzotto 

 

lunedì 27 gennaio 2025

LA CITTÀ DEL RISCHIO MISURATO

CHIEDE DI INNOVARE LA CASA  

"Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone" (Italo Calvino). 

La città ci ha liberato dalle servitù della terra e del comando (mare o deserto che sia). Una libertà intessuta di luci e di ombre, di Possibilità & Rischi. Trama necessaria, di cui ancora il linguaggio parla in termini tronchi, separati, falsi. Non esiste luce (Possibilità che si fa opportunità, vantaggio) senza ombra (Rischio di sprechi, danni, catastrofi). Non puoi gestire – mettere a terra – la prima senza la seconda. Puoi solo gestirle insieme. 

Ma, quale Ombra? quale Rischio?

Rischio implica Misura. È una Probabilità. Quale Misura allora? Quella statistica (quantitativa, oggettiva, matematica), che guarda al passato (Big data e Intelligenza artificiale: Métron), o quella che alla Métron aggiunge azioni e innovazioni creative, consapevoli, qualitative, sia soggettive sia relazionali (Small data: Métrion)? Rischio è Métron più Métrion; Intelligenza artificiale e Innovazione. 

La città ci può liberare dall'isolamento, dalla separatezza in cui la libertà rischia di finire. Come? 

Se la città è un tessuto sempre meno di servitù e comandi e sempre più di Possibilità / Rischi soggettive, relazionali, le sue abitazioni devono essere luoghi non di pura Amministrazione (contabilità) ma di Consapevolezza e Gestione attiva, partecipata, responsabile; Contemplativa, abbiamo detto, cioè, concentrata, capace e in rete; specialista con visione larga, politica. 

Non è utopia. Lo vuole il Rischio. Vuole CARS - Case (gestite attivamente) di Autonomia, Relazioni e Servizi. Quali Servizi? Tutti quelli pensati, ragionevoli, valutati: dal supermercato alla palestra, dal circolo culturale al luogo di culto, dal ristorante alla lavanderia, alla piscina, alla metropolitana dabbasso. 

Pensiamo il nuovo che manca e che serve: il Rischio, la Casa. Prepariamoci ad abbattere il vecchio e creare condizioni di con-correnza allo scopo ("correre insieme per obiettivi condivisi" - Massimo Cacciari). Ne abbiamo già parlato qui:

https://networkassicuratoripd.blogspot.com/2022/02/nel-contado.html?m=1

 Francesco Bizzotto

martedì 14 gennaio 2025

MISURARE AVANTI

MATEMATICO E ASSICURATORE

Bruno de Finetti (1906 - 1985) matematico applicato e Assicuratore (per un po'). È assertore della probabilità soggettiva, relazionale, processuale, quantistica, di cui, cioè, noi siamo parte, parte che può essere attiva, impegnata, inventiva, responsabile. Una probabilità – quella soggettiva, relazionale – che guarda e misura avanti. Una probabilità estranea, antitetica rispetto alla Intelligenza Artificiale, che guarda e misura indietro. "Misurare avanti": un autentico mito per noi umani, intuito e latente da molti millenni. Grazie, Bruno!

Francesco Bizzotto

lunedì 13 gennaio 2025

PER FAR VIVERE LA POLITICA

 

LA RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA

Da ripensare. Il Network Assicuratori come esempio

I giornalisti sono spesso protagonisti politici. Sanno le cose, hanno idee. Aldo Cazzullo è tra i più coraggiosi. Il 10 cm conclude così il suo editoriale sul Corriere della sera:

"Non c'è nulla da ridere. [...] Se i liberali, o quel che ne resta, non sapranno unirsi, allora l'Internazionale reazionaria, come la chiama Macron, potrà fare quel che vorrà. Anche flirtare con la Russia di Putin e la Cina di Xi".

Unire le forze è il primo passo, e non basterà. Andiamo al punto: liberali e sinistra sono assertori di due centralità (della Persona e delle Relazioni). La scienza oggi dice che devono coesistere; una contraddizione necessaria. Bene. Ma, liberali e sinistra devono, oltre che unirsi e fare proposte (dice Renzi), cambiare anche paradigma e prospettare modi nuovi di fare proposte, di fare Politica. Al cuore c’è l'idea di Rappresentanza. Come rappresentare i cittadini in democrazia? Come coinvolgerli nel fare proposte?

Oggi il rappresentare è di tipo paternalistico (centralista, leaderista, piramidale, distributivo / assistenziale: di fatto, manipolatorio ed escludente). Pensiamo, insopportabile per il 51% che non vota. Sinistra e liberali devono andarsi a riprendere la loro base naturale, la maggioranza che non vota. Chi è? Cosa pensa? Cosa vuole?

Sono (in buona misura) persone pratiche con idee chiare nel quotidiano; competenti con spirito autonomo, visione larga e sguardo lungo su cose e Istituzioni; specialisti consapevoli che, nel loro campo, la sanno lunga (più lunga dell'Intelligenza Artificiale); persone attive che amano la democrazia e la Politica, e non hanno tempo e preparazione per farla da professionisti, alla Max Weber.

Persone così, quando delegano, non sopportano di non avere resoconti e riscontri; di vedere il rappresentante che sparisce e poi ricompare per ri-chiedere la delega (per fare cosa?). Non ci stanno. Appunto: finiscono per non votare. Non è logico che queste persone accettino di essere rappresentate da “professionisti” che tali sono sempre meno.

E allora? Liberali e sinistra devono pensare a Partiti nuovi, a modi nuovi di rappresentare, di fare Politica: scalabili ("metodo democratico", dice la nostra Costituzione) e organizzati per favorire la partecipazione. Senza, la politica è il fastidioso moscone di Giorgio Gaber. 

Partiti che lavorino (per Statuto, non a parole, per attirare voti, prima delle elezioni, come il Calenda candidato a Roma) ... che lavorino con un certo respiro, non solo sul quotidiano (casi, gestioni, valori, tattiche e alleanze) e non solo per fotografare / descrivere la realtà ma ... che lavorino per cambiarla, in modo credibile, aderente, scientifico: progetti con scopi chiari che dicano cosa e come, a quali costi, con quali vantaggi per la società, gli individui, le loro relazioni. La realtà concreta (obiettivi), prossima e misurabile, non idealizzata e lontana (ideologia).

Insomma, i Partiti, oggi imprendibili e indecifrabili, storicamente si sono organizzati in modo orizzontale, sul territorio (oggi, quasi solo in televisione) per avere un generico consenso. Questi Partiti devono organizzarsi anche in verticale, per competenze, passioni, interessi, visioni. Se continuano a fare giochi coperti, di tattiche e alleanze, a considerare quasi secondario il merito delle cose, a delegarlo all’improvvisazione dei leader, li seguirà solo una minoranza malamente interessata.

IL NETWORK ASSICURATORI 

Noi del Network Assicuratori – Pd (di centro – sinistra) abbiamo, ad esempio, riflettuto, ci siamo confrontati e, in occasioni significative, abbiamo preso posizioni politiche, di interesse generale. Sulla RCA abbiamo sostenuto un approccio volto a favorire il legame della tariffa con il comportamento di guida, anziché con l’incidente, il sinistro. Perché è il comportamento che fa il Rischio e può migliorare, essere educato. Il momento dell’incidente deve essere quello del servizio, della comprensione, dell’intesa facile. E sul delicato tema dell’organismo di Vigilanza abbiamo sostenuto la tesi dell’autonomia e del rigore che ha fatto nascere l’Ivass legato a Banca d’Italia. In questi anni ha ben operato.

In generale noi del Network siamo per un comparto Assicurativo prospettico, che guardi avanti e Gestisca il Rischio come probabilità soggettiva, relazionale, legata ai processi, attenta sì alla probabilità oggettiva, alla statistica, ma senza farne un mito, sapendo che è limitata, insufficiente. Come dice da un secolo la fisica quantistica, come ha insegnato il matematico applicato Bruno de Finetti (1906 – 1985; per un po’ Assicuratore) e come è nell’indirizzo europeo (Solvency II). 






La Gestione del Rischio che sosteniamo mira alla Prevenzione dei danni. Perché alla Prevenzione siamo tutti interessati, per prime le compagnie di Assicurazione, diceva Salvatore Rossi, primo presidente di Ivass. Il contributo latente, decisivo (politico in senso pieno) del comparto Assicurativo è allora quello di guardare – misurare – avanti, contribuire con i suoi servizi alla vita attiva e impegnata, a una cultura volta ad anticipare gli eventi e mettere in ogni caso in buona sicurezza i Rischi, gli operatori, la società. Per questo chiediamo da tempo che chi offre servizi volti a evitare, prevenire i danni abbia un vantaggio fiscale. E crediamo che il mercato (compagnie e utenti) sia maturo per questa innovazione chiave di cui discute da decenni.

Ne ha parlato, ad esempio, da presidente di Ania, l’Associazione delle compagnie, Bianca Maria Farina
, che ora ne è presidente emerito. Ricordiamo una sua intervista ad Antonella Baccaro del Corriere della Sera del 1° marzo 2018. Ha detto Farina: “L’obiettivo comune è arrivare a una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”. È obiettivo della stessa Ue che, con Solvency II, orienta le compagnie di Assicurazioni (investitori istituzionali di lungo periodo da 12 mila miliardi in Europa) a mettere in sicurezza i loro bilanci (e le loro promesse - polizze) impegnandosi a fare investimenti infrastrutturali – materiali e sociali – “prospettici”. La prospettiva necessaria.

Francesco Bizzotto

 

 

 

mercoledì 8 gennaio 2025

LA PRORITA’ SONO LE PERSONE

MONIKA ABD EL NOUR (26 anni)

Messaggio x Confindustria e Sinistra

   L'intervista a Monika Abd El Nour di Gp. R. (Corriere della sera – Milano, di ieri), manager di una catena di negozi di Kebhouze, può chiarire le idee a Confindustria e alla Sinistra (ai Landini) su cosa fare e come con i lavoratori.

"I suoi capisaldi?" 

    "La priorità sono sempre le persone; è fondamentale formare una squadra affidabile, appassionare i ragazzi a un progetto che sentano anche loro. Partire dal basso."

Parole splendide! Significa mirare a lavorare in Gruppo, fare Rete: mostrare, formare e dare responsabilità, autonomia, riconoscimenti. 

[Papa Francesco direbbe: e partire dagli ultimi, non creare scarti. Qui, dico, sono decisive Politiche attive di Mobilità (la persona giusta con l'imprenditore giusto). Ma, l'Italia fa un decimo della Germania. E Milano? Delude]. 

Il sogno di Monika Abd El Nour? "Diventare imprenditrice". Vi sembra poco? 

Grande Monika Abd El Nour! Complimenti! 

Francesco Bizzotto

martedì 7 gennaio 2025

COESIONE, VISIONE, DETERMINAZIONE

KAJA KALLAS

Prende un bel Rischio la Ministra degli Esteri (in pectore) dell'Ue 

Penso che Kaja Kallas (47 anni, ex premier estone, Alta rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza) abbia fatto bene a dire che i ministri di Francia e Germania sono in Siria a nome dell'Ue e suo. 


I due ministri ora possono vergognarsi…

È un terreno su cui l'Ue deve fare passi e dare segni di coesione, visione, determinazione. Kallas è persona giusta: Ministra degli Esteri!

Il mondo aspetta che l'Ue diventi protagonista globale (accanto, non contro Usa e Nato) con ragionamenti e Rischi: non drammatizzare i conflitti; anticipare i problemi (a cos'altro serve l'Intelligenza?); mediare. L'Ue usi i mezzi in cui siamo maestri: pensiero (scienza), commerci, rapporti personali (il sorriso) e armi. 

Facciamolo, prima che qualche ingenuo pensi che ci siamo arresi e metta in fila km e km di carri armati per occuparci a pezzi. Ridurre il Rischio investendo su diplomazia e deterrenza.

Chiediamo consiglio al migliore in materia, casualmente libero: Antony Blinken. 

Francesco Bizzotto