martedì 22 febbraio 2022

SALUTE IN LOMBARDIA, UN FALLIMENTO POLITICO

Stare sul Territorio e…

PREVENIRE, CURARE, PERSONALIZZARE

 La pandemia dimostra che serve un sistema prossimo ai cittadini e impegnato a prevenire le malattie. Su entrambi questi punti la Sanità lombarda registra un plateale fallimento politico.

E la Cura del malato? e l’ospedale? Esprimono eccellenze e possono personalizzare le prestazioni.

La mediazione della spesa per differenze integrative (di personalizzazione) farà in modo che curarsi al meglio sia un diritto di tutte le famiglie, e canalizzerà risorse aggiuntive in particolare nel sistema pubblico, negli ospedali. Curarsi al meglio non può essere un privilegio di pochi!

 La pandemia ha reso evidente la necessità di presidi di territorio che – con i Medici di famiglia – affrontino il tema Salute alla radice, nei momenti di difficoltà, paura, incertezza. Qui, molto spesso, motivazioni e indicazioni di comportamento semplici – e un buon rapporto personale – sono autentiche medicine guaritrici. Di questi presidi c’è bisogno per ridurre l’impatto (e le sofferenze) delle “epidemie comportamentali”, per alleggerire i Pronto soccorso degli ospedali e per risparmiare. In Lombardia il governo mette 1,2 miliardi del Pnrr per fare 203 “Case di Comunità”. Limitarsi ad aspettare e curare in ospedale le malattie (agire ex Post) diventa sempre più pericoloso; aumenta tragicamente i problemi.

 Il Sistema sanitario, dunque, deve valorizzare i medici di base e avvicinarsi ai cittadini con specifiche strutture. Si tratta di agire per prevenire le malattie e, nel caso, curarle ponendo attenzione alle esigenze personali. Possiamo dire: ci sono due basilari questioni politiche, di indirizzo (la Prossimità e la Prevenzione) e due pratiche di rimedio (la Cura delle malattie e la Personalizzazione, che è frontiera del servizio). Quello della Lombardia è un fallimento politico totale, nonostante le eccellenze di Cura che abbiamo negli ospedali.

 Sulla Prevenzione (il gioco ex Ante) c’è poco nulla, infatti. Siamo a zero. Qui i Dipartimenti creati – una “confusione organizzativa” – “disgregano in modo tombale la prevenzione”, ha detto il Pd milanese. Eppure, l’art. 32 della Costituzione vede la “Salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. E la legge 833 del 1978 parla di promozione, mantenimento e recupero della Salute. Promuovere la Salute implica in primo luogo prevenire le malattie, non accomodarsi e aspettarle e curarle!

 Notazioni storiche sulla Prevenzione:

A.   Una ricerca CENSIS – AIOP (1986 – 1989) auspicava un sistema sanitario pubblico – privato, “veicolo di moltiplicazione delle possibilità di scelta e di efficienza del sistema”, con obiettivi di “trasparenza, personalizzazione e gestione autonoma e preventiva della salute”. Chiaro: meno si fa Prevenzione, più si gonfia il rimedio.

B.   "Tre visite mirate in età scolare (a occhi, orecchi, articolazioni) possono ridurre del 50% le malattie da adulti". Così diceva (20 anni fa) una medica milanese del Policlinico a noi Assicuratori che volevamo innovare e promuovere la Salute (e avere meno "sinistri"). “Inserite percorsi di Prevenzione delle malattie nelle polizze”. In parte, è stato fatto.

C.   E Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di ricerca Mario Negri, ha dichiarato al quotidiano Avvenire il 14 gennaio u.s.: i “Centri di medicina della Comunità” devono essere “avamposti della prevenzione” e definire nuovi rapporti di collaborazione tra medici di territorio e ospedali.

 E la Personalizzazione? Lo standard di base (di Cura) del Servizio Sanitario pubblico è una garanzia fondamentale. Eppure non soddisfa. Siamo cambiati. Chiediamo di poter scegliere, integrare, Personalizzare il servizio. Queste integrazioni possono costituire una fonte di finanziamenti aggiuntivi necessari al sistema per innovare sia la Prevenzione (ex Ante) sia la Cura (il rimedio ex Post), nel pubblico e nel privato. Se non si dà spazio al diritto di riconoscimento personale, il sistema pubblico muore; va dritto dove sta andando in Lombardia: verso una privatizzazione burocratica e distaccata, ingiusta, sbagliata.

 Non basta, infatti, scegliere tra Ospedale e Clinica privata (convenzionata), se non si scelgono differenze di sostanza (le cure, i tempi e i modi di Cura). Facciamo esempi di cosa vorremmo poter scegliere, e pagare: le terapie extra “LEA” (i Livelli Essenziali di Assistenza o prestazioni che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini), lo specialista, il personale infermieristico, il comfort e, soprattutto, i tempi. I tempi di diagnosi e Cura in regime di Servizio pubblico sono un problema esplosivo; in Lombardia, a volte, una farsa.

 Ma, ai fini delle Cure (ex Post) c'è una realtà positiva da far crescere: i reparti per Solventi degli ospedali. Vi si distingue il Servizio di base dalla Personalizzazione. Consentono di pagare una differenza di servizio; di non pagarlo due volte, prima con la fiscalità e poi privatamente. E gli ospedali pubblici hanno interesse a offrire – come diritto per tutti, non solo per chi ha abbondanza di cash – percorsi di integrazione dei “LEA”, del Servizio di base. Hanno infatti eccellenze che spesso non si trovano nel privato. Contrariamente a quel che si pensa, l’Integrazione dei “LEA” (la Personalizzazione) favorisce l’ospedale pubblico: gli fa arrivare risorse aggiuntive meritate, che derivano dalla sua capacità di soddisfare le esigenze del cittadino. Ed è giusto così. Il privato si organizzi: faccia pagare solo differenze e investa sulle eccellenze, si specializzi. È il suo ruolo.

 Allora, la scelta formale – sbandierata in Lombardia – tra “pubblico” e “privato accreditato” è un inganno se favorisce un privato che vuole decidere su quali patologie intervenire, mentre fatica a stare al passo con il pubblico; ed è una manipolazione quando non scegliamo nel merito dei Servizi; nulla al di là del già pagato con le tasse (i “LEA”).

 Ribadiamo: il DPCM 12 gennaio 2017 ha stabilito un preciso indirizzo (“tre grandi livelli”) del SSN (Prevenzione, Assistenza nei distretti e Assistenza ospedaliera), mentre il bilancio della Lombardia (come di molte regioni) è destinato per l’80% a servizi (ex Post) di Cura ospedaliera – meritoria! – delle malattie. Qui si certifica, lo ribadiamo, il fallimento politico.

 Ancora sulla Personalizzazione:

1.    Servono approfondimenti e verifiche dei percorsi e reparti solventi. Per non sbagliare. Ed è chiaro che non si può pensare a un regime integrativo del SSN senza portare a trasparenza ed equilibrio il grave problema dei “tempi” delle prestazioni pubbliche.

2.    Le famiglie mettono cifre significative per avere un servizio oltre il pubblico (oltre i “LEA”). Molte volte per accorciare i “tempi”. La spesa che la famiglia paga cash, privatamente, è di oltre 30 miliardi. Spesso paga due volte, prima con le tasse e poi cash, anziché pagare solo per differenza. E sono cifre che pochi si possono permettere.

3.    Se l’integrazione – pagare solo differenze di prestazione – fosse un diritto per tutti (come deve!), allora sarebbe mediabile e virtuosa; e andrebbe a finanziare i migliori.

 Oggi, la Mediazione interessa solo un 3% delle spese familiari. Mediare significa pagare una cifra (un “premio”) annuale sostenibile e liberarsi del problema: trasferire il rischio di dover pagare cifre importanti per curarsi. Pensiamo alle Mutue sanitarie che, con premi modesti, offrono coperture significative per rischi pur limitati, e alle Assicurazioni le cui coperture sono estese ai grandi rischi del caso: curarsi al meglio in ogni angolo del globo, anche senza limiti di spesa. Entrambe le mediazioni, se integrative, hanno costi contenuti.

La mediazione mutualistica e assicurativa può essere sia personale sia collettiva: aziendale o di categoria professionale o di territorio. Deve sciogliere alcuni nodi: selezione all’ingresso, durata e rescindibilità, trattamenti in base all’età e massimali di spesa. Può, inoltre, con gli anni, far crescere la copertura del rischio di “non Autosufficienza in età avanzata”: un rischio tremendo; un’ombra, per i 70enni, con probabilità 0.4; quasi uno su due. Può infine, molto contribuire a sanare il fallimento attuale: l’assenza di Prevenzione. Un contributo interessato: infatti, chi è chiamato a pagare agirà per contenere i “sinistri”.

l’Europa, con la direttiva Solvency II, impegna le Assicurazioni a guardare avanti, farsi “prospettiche”: liberalizza l’allocazione delle loro riserve (oltre 10mila miliardi, a garanzia degli assicurati) e li impegna a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”; a lavorare anche ex Ante, per mettere in sicurezza i loro bilanci, oltre che ex Post per pagare i “sinistri”. Geniale Europa! Così verranno favorite le iniziative sia di Prevenzione sia di Cura avanzate. Obiettivo dell’Europa è la stabilità dei bilanci e, indirettamente, rendere misurati e assicurabili i rischi in questione. Gli Assicuratori, quindi, guardano con favore, sono interessati, sia alle infrastrutture e alla ricerca del caso, sia alle risorse professionali e alla loro formazione. Anche perché i loro strumenti “statistici” (che guardano al passato e consentono autoreferenzialità) sono sempre meno affidabili; dicono ormai poco del futuro. Il futuro è creativo.

Abbiamo voluto sottolineare che porre al centro l'interesse del cittadino crea prospettive ideali sia per soddisfare le sue esigenze, sia per premiare le istituzioni eccellenti, sia per contenere le spese.

Francesco Bizzotto

 

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