mercoledì 9 marzo 2016

ASSCURAZIONI: LA PREVENZIONE E' IN CAMPO

SOLVENCY II SIGNIFICA ANTICIPARE GLI EVENTI

Al Cineas del Politecnico di Milano Pierluigi Stefanini schiera il Gruppo Unipol e l’Assicuratore a favore della Gestione del rischio, dell’innovazione che anticipa gli eventi avversi. In economia, è la rivoluzione.

Il 2 marzo scorso si è tenuto, nell'Aula Magna del Politecnico di Milano, un incontro / dibattito organizzato dal presidente del Cineas Adolfo Bertani, con la partecipazione di Pierluigi Stefanini (presidente del Gruppo Unipol e vice-presidente di UnipolSai), Giorgio Basile (vice presidente Cineas – area imprese), Matteo Coppola(Boston Consulting) e un folto gruppo di risk manager e dirigenti di primo piano di molte compagnie e broker: tra cui Bertelle di AIG, Cele di Marsh, Casati di Zurich.

Obiettivo dell’incontro: favorire il dialogo tra Banche, Assicurazioni e Industrie sul terreno della Gestione dei rischi, per Prevenire i danni e contribuire alla definizione del Merito di credito bancario. Per una cultura del Rischio all'altezza del Paese.

Bertani vi ha molto insistito, appassionato come sempre fino alla battuta (... Io che sono "democratico", nonostante il nome).

Insomma, l'Europa (Solvency II) sta producendo sul mercato assicurativo i suoi effetti. Bellissimi.

E infatti nello stesso giorno la stampa di settore (Insurance Trade.it) riportava una significativa dichiarazione del presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, secondo cui occorre stimolare un profondo cambiamento culturale nel settore assicurativo. In particolare:“Il passaggio dall’approccio statico di Solvency I, basato su dati storici, a uno prospettico come quello di Solvency II è rivoluzionario”.

Sembra proprio che con la storia (le statistiche, le tariffe) non si vada lontani. Non si possano misurare i rischi del nostro tempo. Serve un approccio attento e vicino al soggetto del rischio; stare in buona relazione con lui, scambiare molte informazioni e contribuire al suo impegno per gestirlo. Solo così lo si può rendere misurato e quindi lo si può assicurare. Questa misura, peraltro, è ciò che serve al Paese. Il che non significa non studiare gli eventi, la storia.

Rossi si riferisce all'approccio di Bilancio e di sicurezza (capitalizzazione) delle compagnie. E non solo. È ovvio che se assumi una logica prospettica (e non statica) nel Bilancio, sei obbligato a osservare con la stessa logica i Rischi che sono alla base del tuo Bilancio. Altrimenti, che Bilancio fai?

Il dibattito è stato interessante. Centrato sulla necessità del Risk Management nelle imprese. Una funzione specialistica ben strutturata (Basile), seppur integrata con le attività produttive, con il business (Coppola), per non essere sempre in ritardo (Cele).

Una funzione strategica cui fa da sponda l’invito di Stefanini agli Assicuratori a tornare ai fondamentali del mestiere, a riscoprire lo specifico valore mutualistico e a riflettere sulle priorità: il cambiamento climatico e i rischi di Catastrofi naturali, propone.

Allora, Gestire i rischi significa anticipare gli eventi; creare spazio, governare e rendere possibile lo sviluppo sostenibile. Chi altro può avere questo ruolo positivo?

In questo senso la ricerca degli Assicuratori ha un sicuro ruolo sociale (Bertelle) che va riconosciuto. E il ritardo più grande? Il cambiamento climatico, ribadisce Casati.

Bertani ha insistito sulla esigenza di aperture al RM, coerenti e tra loro legate, da parte di Assicurazioni e Banche (queste, sono più in ritardo): per valutare, attraverso la lente dei rischi, l'impresa, la sua struttura (punti di forza e aree di crescita), il suo potenziale (al presente e in prospettiva); il Merito di credito.

E Stefanini ha sostenuto necessaria la collaborazione tra pubblico e privato sulla strada maestra della Prevenzione, della Gestione dei rischi. Per riscoprire un approccio e una cultura etica nel fare business. Un respiro, quello di Stefanini, concreto e politico a tutto tondo.

Le conclusioni. Bertani evidenzia che la domanda di RM formati è alta (4 - 5.000 per i prossimi anni). In molti ospedali il RM c'è solo sulla carta. In troppe facoltà l'insegnamento è assente (Medicina, ad esempio). Lamenta infine che mancano finanziamenti (Borse di studio) per consentire ai Giovani di frequentare i Master di RM. Occorre fare sistema con le pubbliche Istituzioni, ribadisce, per far crescere la cultura del rischio.

E Stefanini invita a chiedersi cosa possiamo fare insieme per il Paese. Sottolinea

il nostro ruolo di integrazione della Sanità pubblica (possiamo valorizzare i 30 miliardi annui spesi da privati cittadini) e l'esperienza in corso d'opera di UnipolSai con Cineas a Torino, per aiutare le PMI a prevenire le Catastrofi naturali.

E ricorda che il Governo Renzi ha stanziato 2,5 miliardi per la ricerca avanzata. Parliamone apertamente, dice. Le nostre idee (Gestire i rischi, anticipare gli eventi avversi con la Prevenzione, contribuire a dire del Merito di credito, governare, rendere misurato e sostenibile lo sviluppo economico) meritano di essere prese in considerazione.

Francesco Bizzotto 7 marzo 2016
 “Le modalità di calcolo del rischio, come sono state sinora definite dalla scienza e dalle istituzioni legali, collassano.” Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci ‘00, p. 29

“Io credo […] alla forza inventiva dell’uomo e alla sua scaltrezza vitale, alla sua capacità di vedere, progettare, dominarsi, fare e seguire leggi. Egli inventerà anche degli strumenti contro ciò che proviene da lui medesimo.” Hans Jonas, Sull’orlo dell’abisso, G. Einaudi, ’00, p. 44

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