CIGNI NERI. ANTICIPARLI!
La Gestione quantistica dei Rischi
Impariamo a non separare Possibilità e Rischi (il limite di Schumpeter). Gestirli insieme e leggere in positivo il Conflitto per anticipare le prossime catastrofi. E tenere insieme Pubblico e Privato.
Putin e Trump (con Hamas e Netanyahu) simboleggiano il ritorno a barbari rapporti di forza (violenza, guerra, distruzioni), dopo ricche stagioni di regole, accordi e assetti civili? Non è così. Insistiamo e un po’ ci ripetiamo.
La violenza – illogica, anche se solo verbale – è sempre con noi. Fa parte della Possibilità e Rischio di dialogo, mediazione, collaborazione che animano il Conflitto. Conflitto inteso (quello in noi, tra coscienza e inconscio) da Jung come "dinamica di un'unica realtà contraddittoria" e vitale, e da Freud come "opposizione insanabile di due realtà contrarie" (Silvia Montefoschi in C. G. Jung. Un pensiero in divenire, Garzanti, 1985, p. 191).
Stiamo gestendo conflitti e rischi in modi inadeguati. Banalmente: una certa destra vince per inadeguatezza di una certa sinistra. La domanda allora è: come cambiare per approdare a Jung, al Conflitto e al Rischio positivi, a un sano concorrere (parti diverse si accordano e corrono insieme Rischi misurati per obiettivi condivisi)?
Elinor Ostrom, prima donna Nobel per l'economia (2009) invita a riflettere sulle tragedie dei beni collettivi di cui poco e male ci curiamo. Invita a non separare Pubblico (indirizzo di senso e interesse generale) e Privato (gestione dei processi, responsabilità, efficienza). Tenerli insieme con Istituzioni costruite in modo empirico e incrementale per tentativi ed errori, da attori pubblici e privati, sulla base di obiettivi, strategie e piani condivisi.
Un cammino di mediazione e giuridizzazione dei conflitti. Un invito alla Governance, che induce a fare Rete, a inter-essere, dice il buddhista Thich Nhat Hanh. Un’idea che segue al fallimento del sistema d’impresa “fordista”: la concezione piramidale del potere; il comando in alto – alla Putin e Trump – in basso l’esecuzione. Possiamo dire che il fordismo sopravvive, senza speranza, nei sistemi politici autoritari.
Si tratta di vedere la dualità inseparabile (in Conflitto) di Possibilità & Rischio (come di accordo e violenza nel Conflitto) e si tratta di gestire quest'unica realtà, osservandone entrambi i lati (quello in fiore e quello in ombra), concependola per quello che è: una probabilità, una misura. Gli Assicuratori Usa degli anni ’70 (del secolo scorso) ci dicevano: “Chi osserva i Rischi vede meglio gli affari”. Si tratta di cercare la Giusta misura del caso (Métrion, secondo i greci antichi, che la distinguevano da Métron, la misura matematica. Così Gadamer).
Chi ci può aiutare? Forse, la ricerca che la media e grande impresa Usa aveva in corso prima della serie di Cigni neri (definiti dal libanese Nassim Nicholas Taleb come eventi incredibili, impossibili, impensabili) che l'umanità ha infilato negli ultimi 5 anni: il Covid, l'aggressione della Russia di Putin all'Ucraina, la violenza di Hamas su Israele e la guerra di Israele a Gaza, il cyber risk montante, la presidenza Trump che fantastica di smontare storia e buon senso ("in un modo o nell'altro ci prenderemo la Groenlandia").
Serve un linguaggio nuovo. Ascoltare l’impresa Usa: si propone di attrarre e soddisfare talenti, creare la Rete della partecipazione che innova.
Cosa pensava la media e grande impresa Usa 5 anni fa? Da una ricerca presentata da ERM - Enterprise Risk Management della North Caroline University e da Protoviti: il primo Rischio d'impresa – a detta del 70% dei direttori generali – riguarda il fattore umano. L'impresa può / deve (rischiare di) essere attrattiva per i migliori talenti, e poi capace di soddisfarli e trattenerli.
Che sfida! Siamo a una lezione e a un ribaltamento storici (dal Conflitto contrapposizione al Conflitto collaborazione; dalla piramide del comando alla Rete del rispetto, della partecipazione) e forse al raddoppio del tasso potenziale di concorrenza tra imprese. L'assunto: il primo Rischio d'impresa è l'uomo perché si tratta di creare, innovare, soddisfare domande diverse, esigenti, culturalmente complesse. Una sfida globale inevitabile nella quale l'Occidente ha un bel vantaggio e ha molto da dare e dire.
E, se è così, abbiamo una seconda Possibilità, un secondo Rischio da correre, dicono i direttori delle medie e grandi imprese Usa: formare in azienda l'ambiente giusto per creare e innovare, cioè far convivere (con-lavorare) sensibilità, punti di vista, motivazioni e idee diversi che entrino in Conflitti alla Jung, cioè positivi e sani, sfidanti, adulti: sostenibili sul lungo periodo. Sostenibili perché "Rischi", ovvero probabilità pensate, valutate, misurate (non Pericoli senza misura o azzardi esagerati o Cigni neri impensabili).
Faccio ora cinque incisi importanti:
1° L’orientamento dell’impresa Usa è in linea con quello ESG dell'Onu (Environmental, Social, Governance) e con i valori più nobili. Qui l'Europa arranca e molti Paesi sono nel panico. Corrispondere agli ESG implica aprire alla Democrazia e riformare, rilanciare l’Onu come Agenzia di giuridizzazione di Rischi e Conflitti. È l’auspicio del presidente Mattarella.
2° Anche l’Occidente è in difficoltà. Il nostro linguaggio è inadeguato: la separazione tra Possibilità e Rischi è tipicamente nostra, della nostra pericolosa avventatezza. Infatti, maggiori sono le Possibilità (la potenza), maggiori sono i Rischi. Già Aristotele diceva: “Ciò che è in potenza, è in potenza gli opposti”, ci ricorda Emanuele Severino.
4° La separazione tra Possibilità e Rischi ha preso largamente piede nelle nostre Società, talché siamo nel tempo delle pretese (dei diritti senza doveri e degli ideali senza i percorsi per realizzarli). Anche in Politica, dove si pensa di far vivere la rappresentanza senza partecipazione di idee diverse e senza trasparenti responsabilità.
5° Aver separato le Possibilità dai Rischi è il limite chiave di Joseph Schumpeter, grande liberale e teorico dell’impresa ovunque vincente, quella innovativa: ha esaltato e lasciato solo l’imprenditore creativo (il leader) e non ha visto, ha sottostimato, i grandi Rischi del fare impresa. Ha immaginato che fossero gestibili con la sola finanza, con accantonamenti (una mutualità interna all’impresa), nemmeno ricorrendo a specialisti come gli Assicuratori. Un doppio errore che possiamo correggere.
I Rischi sono sostenibili se sono probabilità pensate, valutate, agite in relazione. L’avventatezza dell’Occidente (Pericoli smisurati, azzardi) e la sua forza (l’uomo in relazione che misura).
Siamo così al cuore della questione, su cui noi Assicuratori riflettiamo negli ultimi 50 dei nostri 700 anni, aiutati da nessuno, soli e un po' spavaldi, con in prima linea i colleghi Inglesi e degli Usa: come valutare e misurare il Rischio oggi (e quindi come assicurarlo, inteso che senza misura non c'è assicurazione)? È sostenibile la moda tech (digitale e Intelligenza artificiale) di basarsi solo sui dati del passato, sui Big data, sulla statistica?
Gli Assicuratori dicono (timidamente) di no, come lo dicevano (con più forza) dal 1300 al 1700, quando si informavano su come viaggiavano i commercianti, e quando dettavano regole di comportamento e armamento sulle navi, sostenuti dalle pubbliche Istituzioni: Venezia proibiva di navigare di notte tra le isole della Dalmazia. Una logica diluita nell’autosufficienza da quando Pascal (1650) definì probabile l’evento “numericamente misurato”.
Gli Assicuratori – investitori da 12mila miliardi in Europa – mirano ad anticipare i danni e sono cartina di tornasole dei Rischi. Esempi: il Ponte sullo Stretto e l’Intelligenza artificiale: chi e come li assicura?
Oggi gli Assicuratori intuiscono di dover recuperare sulla Prevenzione dei danni, con investimenti e nuove garanzie. Molti i fronti: in primis il fare impresa, la salute, i rischi ambientali, quelli delle infrastrutture anche sociali (la casa, il lavoro) e il digitale. Le loro quotazioni sono cartine di tornasole dei Rischi. Le loro polizze “All risk” con chiare esclusioni, offrono garanzie senza scampo in caso di danno e li inducono a valutare i Rischi e assicurare in modo quantistico, ovvero relazionale, processuale, prospettico.
Pensiamo al Ponte sullo Stretto di Messina: abbiamo chiesto a Matteo Salvini di rendere pubblico il relativo piano di Risk management (quali i Rischi presi in considerazione? Come vengono gestiti?). Sarebbe sufficiente dicesse chi e come assicurerà il Ponte.
Quali i passi decisivi? Che se ne discuta apertamente, globalmente. Serve il dialogo interdisciplinare e soprattutto sensibilità, Opinione pubblica. E poi, una semplice fiscalità di vantaggio per chi si orienta a Prevenire i danni. Decisiva è la Gestione non separata (dal livello strategico) di Possibilità e Rischi, il Risk management, che al 70% è messo a terra dal sistema assicurativo e che pone al centro la cultura dell’anticipare, del decidere in relazione, del rischiare misurato (la Giusta misura).
Ora, la direttiva Solvency II della Ue ha liberato le risorse degli Assicuratori (oltre 12mila miliardi in Europa) e le ha impegnate a volgersi a "investimenti infrastrutturali prospettici", materiali e sociali. A prospettare l’uscita dal “deficit model” (Pierpaolo Donati) del sostegno ai debiti pubblici. Ma la separazione tra Pubblico e Privato rende problematico questo orientamento, peraltro necessario alla stabilità stessa dei bilanci delle compagnie. Stabilità che è sempre più responsabilità dei loro vertici. Non ci dormono la notte. È infatti evidente che, se il bilancio va male o non sorride, non soddisfa, è perché non hai giocato d’anticipo sui Rischi. Non hai fatto al meglio il lavoro di Assicuratore.
Solvency II è un sano invito a fare Rete e investire sul futuro, ad anticiparlo, formando i trend dei Rischi (il trend probabilistico, quantistico: di cui siamo tutti attori influenti). E le città sono il nostro fronte avanzato: possono rischiare e darsi visioni lungimiranti, come Londra e Parigi, o stare a piatire con il cappello in mano, come Milano. Ormai, dire che mancano le risorse per i progetti è una bestemmia. Le risorse ci sono; mancano visioni larghe e progetti adeguati, sostenibili, con-vincenti. E manca la Governance (per Milano, la Lombardia, l’area numero uno in Europa – 10 milioni di abitanti, come Londra e Parigi).
Che fare, allora? Avere fiducia nell’Onu e nell’intuizione dell’impresa Usa. Ri-darle la parola. Ascoltarla. Mettere al centro il Rischio, il Conflitto, l'uomo e la misura: la Giusta misura quantistica, la Governance. E chiamare al dialogo gli Assicuratori; invitarli all’assicurare relazionale, processuale, prospettico con polizze All risk e con le loro decisive risorse finanziarie.
C’è, infine, in Parlamento un progetto nato dalla iniziativa della Cisl, che mira a irrobustire e formalizzare la libera Partecipazione di lavoratori e collaboratori alla vita d’impresa. Invita le aziende (e tutte le associazioni) a fare Rete, a vedere che al loro cuore c’è la qualità e l’innovazione, ovvero la libertà e creatività dell’uomo.
Francesco Bizzotto