mercoledì 29 novembre 2023

DOPO ARGENTINA E OLANDA

 

CAMBIARE MODO DI FARE POLITICA.

Cambiare passo, innovare. 

Organizzare le Competenze; fare proposte che abbiano buone fondamenta. 

 Dice Walter Veltroni in TV, da Gramellini: i leader politici parlano ogni giorno di cose diverse (emergenze, contingenze) come fossero onniscenti. Così la Politica si scredita! 

E Neri Marcorè gli chiede: Cosa dovrebbe fare la Sinistra per riprendersi? Veltroni: Declinare bene, in chiaro i valori (la democrazia, la libertà) e stare vicina ai bisogni delle persone. 

Viste le elezioni in Argentina e Olanda, vista l'ombra di Trump negli Usa, pensiamo non basti; urge cambiare, innovare. Cambiare il modo di rappresentare i cittadini: meno deleghe e tutele, e più partecipazione propositiva, responsabile. E come fare partecipazione? Proviamo a ridirlo.

Partire dal conoscere lo stato delle cose: i Partiti si organizzino per studiare, capire la realtà e coglierne gli sviluppi maturi, attesi, positivi. Per proporre un suo "dover essere" (politico) utile a tutti e convincente. Poco contingente e chiacchierato. E se ci sarà un'emergenza saranno pronti ad affrontarla. 

I Partiti politici, per essere tali, devono avere al loro interno strutture che, con continuità, facciano ricerca e proposte, secondo un certo indirizzo. Dare spazio a competenti e appassionati che si misurino anche da un punto di vista politico con realtà significative. 

Fare Politica democratica significa proporre apertamente un punto di vista di parte a base seria, scientifica, e concorrere (per il consenso) con altri punti di vista. Bellezza della concorrenza! 

Per togliere spazio alla disinformazione, al populismo insensato e arrogante, al terrorismo e alla guerra. Per salvare la Democrazia e mettere a terra i valori, ad esempio quelli "ESG" dell'Onu: Ambiente, Inclusione sociale e Governance (decisioni e rischi condivisi). Per prepararci a dovere alla stagione – ad alti rischi – dell'Intelligenza artificiale. 

    Ad esempio: i servizi assicurativi possono (ne hanno bisogno) orientarsi alla Prevenzione dei danni. Basta dare un vantaggio fiscale alle polizze che la fanno. La Prevenzione è l'unico modo in cui gli Assicuratori possono valutare e quindi assicurare i grandi rischi (il loro core business, oggi fuori controllo). Ed è condizione chiave di sostenibilità di tutte le attività. Per inciso: prevenire i danni è responsabilità personale di chi le organizza. 

L'Europa ha sancito questo orientamento degli Assicuratori con Solvency II che (per mettere in sicurezza i bilanci) li impegna a fare "investimenti infrastrutturali prospettici". Ne abbiamo parlato. 

Culture vecchie e concreti interessi (a tutti i livelli, spesso più in basso che in alto) resistono però a questo cambiamento chiave che orienterebbe ad anticipare disastri, problemi, sprechi, come auspica a ogni occasione il presidente Mattarella. Basta dare il giusto vantaggio ai bravi, per indirizzare e cambiare il mondo. Un po' alla volta. 

Ne siamo certi: Veltroni sarebbe d'accordo.

Francesco Bizzotto

venerdì 10 novembre 2023

PROSPETTIVA METROPOLITANA

MILANO RISCHI!

Non stia con il cappello in mano... 

Il Foglio del 9 parla di Milano: "TRASPORTI E SALASSI". "Servono 200 milioni per le nuove linee, Roma promette ma non paga. Diplomazia".

L'articolo non scava, non affonda. L'approccio al Trasporto pubblico è modesto, limitato, amministrativo. E Milano guarda a Roma, con il cappello in mano.

 Le Metropoli hanno tre macro questioni:

1° Devono esplorare il nuovo, rischiare. Rischiare su grandi Visioni e prospettive. Chi governa deve mettersi apertamente a Rischio. Dire, proporre dove pensa di portare l'attorno, dove andremo a parare: quali sono le Possibilità e i relativi Rischi (le attese di vantaggi & di danni). Dirlo in termini di Probabilità (soggettiva, relazionale, processuale, non statistica,  che non esiste). Sbilanciarsi, rischiare. E fare i relativi piani di Gestione delle Possibilità / Rischi (dei due lati non separabili della Potenza: positivo e negativo). E in specifico devono...

2° Ripensare, aggiornare la prospettiva dell'Abitare e Lavorare. Fare Città nuova (in verticale? Lo pensava nel 1920 Le Corbusier) per: liberare le persone con spazi di relazioni e servizi alla portata, liberare il suolo, liberarci dal fossile e dall'inquinamento, liberare le acque intrappolate da vecchi accumuli.

3° Mettere a terra con urgenza e lungimiranza sia la Città nuova (abbattere il vecchio, prima che crolli) sia il relativo sistema di Trasporto pubblico. Diremo: qui serve apertura al privato. 

 Senza fermezza e coraggio politico visionario sulle tre questioni, senza una Visione condivisa con il Contado, con altre province e con i soggetti produttivi e sociali della Città pensata come Metropoli (un'area vasta, con la sua Governance), il Rischio di sbagliare e sprecare, compromettere risorse è al 90%. Troppo!

 Londra e Parigi volano chiaramente da anni ad altezza di Metropoli vasta. Pensano di servire 10 milioni di abitanti (la Lombardia!), progettano reti policentriche di trasporto e investono decine di miliardi di euro. 

 Sì. E dove le troviamo le decine di miliardi? Bisogna rivolgersi al privato. Sia alla finanza lungimirante sia a imprese e famiglie. L'Occidente ha una ricchezza da favola. Il problema è la messa a terra (idee, progetti, governance). 

Ad esempio, gli Assicuratori (investitori istituzionali di lungo periodo da 12mila miliardi). Sono interessati e tenuti (Solvency II) ad anticipare i Rischi (= mettere in sicurezza i bilanci) e sono disponibili agli "investimenti infrastrutturali prospettici" che l'Europa chiede. Qual è il problema? Devono avere a che fare con sistemi credibili, affidabili. Questo, ci pare, è il punto. E si diceva che il 40% degli Assicuratori fosse in difficoltà: dove metterli i soldi? 

Fra tre anni a Milano si vota. Speriamo che si voti per la Città Metropolitana e che il voto sia atto finale di un grande dibattito. La Sinistra ha la storia, le persone e le carte giuste (un tessuto produttivo e sociale aperto e abituato a guardare lontano) per vincere di nuovo e per fare sognare noi e il Paese. E per far vincere un'idea forte di Europa.

Francesco Bizzotto

sabato 7 ottobre 2023

MILANO

 

LE CORBUSIER CHIAMA SALA.

CI SONO 12.000 MILIARDI!

Il 6 ottobre 1887 nasceva in Svizzera l'architetto e urbanista Le Corbusier. 

La sua idea di "edifici città" vale ancora, oltre le separazioni tra spazi privati e pubblici ("il tempio"), tra vita e attività mirate (impresa, lavoro). Diceva il padre della Sociologia Georg Simmel: Non commettere l'errore di separare! 

"Edifici città": luoghi di vita "a misura d'uomo". E qual è la misura oggi? Qual è il rischio? A Milano il 40% delle famiglie è formato da una sola persona, perlopiù anziana e sempre più spesso giovane, impegnata. E non ha il Metrò sotto casa perché abita le periferie disagiate e i paesi del Contado, la provincia che si è arresa alla logica amministrativa, senza prospettiva. 

Serve la "città verticale" di Le Corbusier, per far ripartire la Milano che accoglie e mette al lavoro; che innova e conquista mercati; che ha un alto potenziale produttivo e di bellezza da mettere in campo... Se avesse le infrastrutture che mancano: una mobilità nuova, ragionevole, funzionale, e "edifici città" (macchine o navi o aerei, pensava Le Corbusier) ben progettati, amichevoli, efficienti. È la "casa taxi" che il Censis leggeva come specifica domanda dei giovani, anni fa. 

Per queste infrastrutture materiali e sociali l'Europa ha messo a disposizione 12.000 miliardi. Sono gli investimenti degli Assicuratori impegnati (e disponibili) a orientarsi in modo prospettico: guardare avanti, anticipare i rischi (e mettere in sicurezza I bilanci). Ma, questi investimenti bisogna meritarseli con visioni e gestioni responsabili. Qui proprio il Pubblico non c'è. 

Per queste ragioni occorre pensare a 10 CITY LIFE NEL CONTADO DI MILANO, dov'è il maggior potenziale di crescita (di qualità): il manifatturiero che innova e compete; i servizi che lo sostengono (tra cui, forti, quelli finanziari e assicurativi, pronti a innovare); le risorse umane creative, dipendenti e autonome, pronte anch'esse a prendere parte all'impresa e rischiare. Un tesoro!

Serve un salto di qualità, indispensabile per creare l'uomo nuovo – "contemplativo", abbiamo detto – che sappia vivere in sicurezza (safety), cioè, reggere i Rischi in cui siamo e che si prospettano.

Chiediamo al sindaco Sala di battere un colpo per la Città Metropolitana; di farci sognare!

Francesco Bizzotto

venerdì 6 ottobre 2023

ISTITUZIONI FORTI, NON BASTANO

 SERVONO PARTITI NUOVI, 

DI PROPOSTA

Angelo Panebianco (Editoriale del Corriere della sera, del 6.10) ribadisce l'idea: "le varie teste pensanti della politica, dell'economia", eccetera, "si siedano intorno a un tavolo" per dare al Paese "Istituzioni politiche forti in sostituzione dei partiti di un tempo", e così "proteggere la nostra fragile democrazia". 

 Poiché condivido questi obiettivi, temo che Panebianco (con molti altri amici), si illuda. Non bastano Istituzioni forti e stabili (pur aperte) per governare. È un'illusione centralista, elitaria: immagina di gestire (bene) realtà complesse in modo separato. In modo forte e dato, oggettivo, direbbe Gianni Vattimo. 

 La grande impresa lo ha capito e cerca la via della Rete, del coinvolgimento ampio, della decisione condivisa. E l'Onu raccomanda (ESG) "Inclusione sociale" e "Governance", oltre a "Ambiente". 

 Qual è il punto? I Partiti e le rappresentanze sociali. Non rinunciamo a riformarli. Asciugarli, risanarli, rilanciarne Il ruolo. Senza, ci incartiamo nel putinismo. Certo, devono rispettare la Costituzione ("metodo democratico"), essere scalabili, produrre idee (per Statuto), non chiacchiere, slogan. 

 Perché le diverse parti alimentano l'anima stessa della democrazia: la pluralità degli approcci e delle idee; il sano conflitto ("polemos") che rivede, cambia, innova.

Francesco Bizzotto

lunedì 2 ottobre 2023

ANTIPOLITICA: COME SI ALIMENTA?

 "DIBATTITI FUTILI"

quelli politici

 Lo dice Galli della Loggia (Editoriale, Corriere della sera del 30.9), che affonda sui partiti in modo impietoso. L'altro giorno anche Giuseppe De Rita è stato altrettanto pesante nella sostanza. Meno nei termini. 

"La scena politica" – dice Galli della Loggia – è ricca di "futilità" e "discredito", di scarsa "cognizione di causa", dei "termini delle questioni". "Tutto il dibattito politico avviene in un certo senso sul nulla, per frasi fatte, per slogan". Vi può "partecipare anche il più sprovveduto (...), anche chi in realtà non ha nulla da dire perché non sa nulla". 

L'accusa finale alla politica ("Serve solo ad eccitare la faziosità delle opposte tifoserie e ad alimentare l'antipolitica") è davvero pesante. 

Se si parlasse così di un'impresa, il giorno dopo chiuderebbe. Ma, forse, se si facesse un sondaggio, il 90% sarebbe d'accordo con questo severo giudizio. 

Ci permettiamo tuttavia di dire: non si parla così della "arte regia" (Platone) senza fare proposte correttive chiare, concrete, responsabili. 

Noi pensiamo che i partiti dovrebbero rispettare la Costituzione e darsi severe regole di vita interna democratiche. Un serio e necessario sbarramento all'entrata che non c'è.

E che dovrebbero organizzarsi (per statuto e in modo stabile) per favorire la ricerca e la elaborazione di proposte di parte, insieme specialistiche e politiche (di interesse generale). 

Se ogni partito avesse queste basi, questi lavori interni preparatori (seri, credibili, scientifici), il confronto ne guadagnerebbe moltissimo. Cresceremmo tutti nel reciproco rispetto perché ogni problema può avere diverse risposte serie. Lo sappiamo bene. Noi lo proponiamo.

Francesco Bizzotto

venerdì 29 settembre 2023

GIOVANI E LAVORO

 SIANO A RISCHIO, FORMATI E ACCOMPAGNATI

Siano imprenditori! Insegniamogli a esserlo! E diamo loro Sicurezze attive (non passive).

Formiamoli e Accompagniamoli al rischiare. È più del "lavoro dello spirito" di Cacciari 

     I giovani? Cercano, specie al Sud, un "adattamento protettivo" ("opportunistico") entro sacche di welfare, o vecchio o fatto in casa (la famiglia). "A danno dell'erario, sfruttando i servizi pubblici senza pagarli", e a scapito del patrimonio familiare. 

Perché, data la riduzione degli stipendi del 2% in trent'anni (mentre in Germania e Francia sono cresciuti del 30%), "per molti il futuro è solo un rischio", un'ombra. 

Il ceto medio in generale è in "strisciante secessione dall'idea di essere parte di una comunità di destino in marcia". A causa delle condizioni in cui si lavora, specie da giovani. 

Lo dice Mauro Magatti sul Corriere della sera del 28 settembre. Descrizione interessante. 

    I GIOVANI DEVONO ESSERE A RISCHIO, FORMATI E ACCOMPAGNATI

    Osserviamo che, magari fosse un "Rischio" per i giovani il futuro! Dobbiamo darcelo come obiettivo. Perché Rischio non è solo ombra e minaccia. È insieme anche possibilità, chance, dinamica, iniziativa. E soprattutto è probabilità, cioè misura, visione e valutazione, impegno e decisione personali.

I giovani devono essere a Rischio! Il problema è che non lo sono: non hanno messa a terra, non ci sono visioni su cui basarsi, con cui misurarsi. Che visione di futuro ha Milano? I giovani lo sentono: siamo, sono in Pericolo. Manca la misura, è difficile valutare e decidere per sé e insieme. I Greci antichi la chiamavano hybris: dismisura, che porta alla tracotanza e a disastri. 

Oltre che essere a "Rischio", cioè consapevoli e in grado di decidere, i giovani hanno bisogno di essere Formati a ciò che serve all'impresa. È facile, basta parlarne pacatamente; invece, si litiga da lontano. 

E poi devono essere Accompagnati, sostenuti nel dialogo con le imprese, per pareggiare le chance. Qui siamo a zero ed è una vergogna. Abbiamo detto: Don Bosco nel 1850 faceva di meglio. 

Germania, Francia, i Paesi del Nord Europa e anche la Gran Bretagna hanno molto investito nelle Agenzie del lavoro territoriali. Consentono loro di avere un mercato del lavoro aperto, creativo e flessibile. Il pane, a portata di mano. 

Da noi solo Draghi se n'è ricordato e ha messo risorse. Renzi ha fatto l'Agenzia nazionale delle Politiche attive (ANPAL, 2015) e poi s'è fermato e ha mandato segnali di licenziabilità più facile ma non di Mobilità del lavoro, di libertà, di imprenditività. Dopo Draghi, chiacchiere e nebbia. Vedremo. 

Il sospetto: sfibrare il mercato per poi consegnarlo al privato senza il pubblico, senza la Politica. Non serve alle imprese. Non funzionerà. Ci incarteremo. 

Allora, il da farsi è semplice e tocca a Milano provare, sperimentare: ripensare le Agenzie del lavoro (AFOL Metropolitana): mixare pubblico e privato sia nei Cda sia a livello operativo, secondo la lezione di Elinor Ostrom, prima donna Nobel per l'economia (come gestire i delicati beni collettivi). Il pubblico da solo non ce la fa; il privato da solo pasticcia. E Assolombarda cosa dice? 

LA FRONTIERA: IMPRENDITIVITÀ ASSICURATA TUTTI IMPEGNATI, NESSUNO IN DIFFICOLTÀ

Servono Politiche attive che pareggino Domanda e Offerta di lavoro e mirino alla imprenditività diffusa (ove desiderata e possibile), all'autonomia, alla progettualità professionale personale e alla iniziativa e responsabilità collettiva, di rete, sociale: al Rischio d'intrapresa, appunto. Molto oltre il "lavoro dello spirito" cantato da Massimo Cacciari. Questo, si ferma alla vocazione e auto-realizzazione personale. Non basta. 

Noi Assicuratori possiamo assicurarlo questo lavoro imprenditivo che raddoppierà il tasso di concorrenza (il nodo non sciolto della Sinistra). Assicurarne il reddito, la salute, la casa e il futuro. Perché tutti siano impegnati e nessuno in difficoltà e umiliato. 

Possiamo anche sostenerlo in positivo: finanziare, assicurare il Rischio professionale o d'intrapresa. Anche qui, l'ideale è trovare il modo di farlo insieme: pubblico e privato (indirizzo condiviso e responsabilità collettiva e personale).

L'82% del PIL lo fanno le PMI. Aiutiamole a crescere su questo terreno. A fare sistema con il lavoro. I grandi investitori apprezzano le nostre competenze, creatività e flessibilità di nicchia. Questo è il tema: creare un forte mercato interno, non precarizzare e licenziare.

È prospettiva europea che attuerebbe l'indicazione Onu: ESG - Ambiente, Inclusione sociale, Decisioni condivise (Governance). Parlarne.

Senza il lavoro non salveremo l'Ambiente; senza Inclusione intelligente rallenteremo nell'innovare e non reggeremo la competizione di Cina e India; se non alziamo il tasso di Condivisione delle decisioni non ci saranno sagge decisioni, ovvero Rischi, ma Pericoli, hybris, tracotanza. In Usa se ne parla. Facciamolo anche noi.

Francesco Bizzotto

martedì 12 settembre 2023

REGIONE LOMBARDIA/REFERENDUM SANITÁ

“Un giorno triste per la Lombardia: la maggioranza regionale fugge alle sue responsabilità e si trincera dietro la forma per paura del giudizio popolare”

 «Credo sia particolarmente grave che la maggioranza regionale “fugga” dal confronto con i cittadini rispetto la sanità» ha dichiarato l’On.le Gian Antonio Girelli in seguito al voto di oggi del consiglio regionale lombardo in merito al referendum sulla sanità. «Che sempre più, anche in Lombardia, il servizio sanitario sia deficitario è ormai evidente. È oramai opinione diffusa che liste d’attesa infinite, mancanza di medici di famiglia, calo della prevenzione, mancata presa in carico di patologie emergenti, imbarazzante confusione nel governo della sanità siano la dimostrazione di un modello che non funziona - prosegue Girelli - Verificarlo con i cittadini è una richiesta più che legittima, un esercizio di democrazia. Ancora una volta la maggioranza regionale fugge alle sue responsabilità d’abilità e si trincera dietro la forma, forzata, per paura del giudizio popolare. Su questo il PD insisterà senza timore, portando la protesta tra i cittadini perché quello che si sta consumando è il disconoscimento dell’art.32 della costituzione, è il Piano Sanitario Nazionale, è l’idea di diritto universale alla cura. Su questo non c’è mediazione che tenga. C’è solo il pretendere i principi di uguaglianza indipendentemente dalle possibilità economiche delle persone e dei territori nei quali esse vivono. Per questo credo sia un giorno particolarmente triste per la Lombardia»

On.le Gian Antonio Girelli (PD), membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera

sabato 9 settembre 2023

SANITÀ

 

UN DIBATTITO SERIO, PER FAVORE

La politica deve fare la differenza. Non debiti.

Proponiamo 4 punti di riforma

Dice Garavaglia (Lega) in TV: tra il 2013 e il '18 si son fatti tagli alla Sanità. Ora il governo ci mette miliardi. E siamo tutti d'accordo.

Sì, è stato un errore tagliare con progetti e obiettivi non compresi. Così ora: mettere soldi (fare altro Debito) su idee vaghe e confuse (su pressioni di lobby opache) è un delitto.

Serve ragionare e vedere bene nella Sanità.

Serve un lavoro e un dialogo continuativi, approfonditi, di specialisti (di diverse discipline) della parte che governa e di quella che si oppone. Un lavoro serio da presentare ai media e ai cittadini. Ci siamo capiti.

Ci candidiamo per la parte di opposizione!

Con quali idee chiave? Quattro:

1. Le Case per la Salute di Territorio. Si vedono ombre. Non aspettiamo un'altra emergenza! 

2. La Prevenzione! Trascurata e fondamentale. Per una sana Concorrenza per la Salute!

3. La Personalizzazione dei Servizi. È domanda di fondo: non siamo numeri ma Persone!

4. La Mediazione del rischio sanitario (conseguente alla Personalizzazione). Non è giusto che solo i ricchi possano curarsi bene!

Quattro nodi che si possono affrontare insieme con spirito europeo: serio, lungimirante, soddisfacente. E misuriamola la Soddisfazione dei cittadini nei Servizi!

Se parliamo solo di soldi e il merito resta nella nebbia (com'è ora, e se ti serve una diagnosi devi pagare!), siamo certi che vincono le lobby e non si risolvono i problemi. Solo, aumenta il debito.

Francesco Bizzotto

lunedì 4 settembre 2023

PMI A CERNOBBIO

 SACE

Le "Risorse umane", il segreto delle Pmi

Alessandra Ricci, ad di SACE (Assicuratore pubblico del Credito all'Esportazione) porta a Cernobbio 150 Piccole imprese innovative che – tra inflazione e calo dei consumi – crescono ed esportano: "Hanno un ruolo chiave nella competitività del tessuto produttivo", dice Ricci. Lo riporta la stampa. 

Sicure dal lato finanziario, le Pmi investono su ambiente, digitale e innovazione. E come faranno? 

Noi pensiamo che – assicurate: bella questa finanza! –, le Pmi possano:

1° – valorizzare il capitale umano (le competenze, dalle più umili alle eccelse); 

2° – fare Gruppo, Rete con i collaboratori (rispetto, responsabilità, soddisfazione), e quindi cura e creatività (innovazione) d'offerta; 

3° – praticare gli ESG dettati dall'Onu (Ambiente, Inclusione, Governance), come fanno – vogliono, cercano di fare – le medie e grandi imprese Usa.


lunedì 28 agosto 2023

CASSESE STRIGLIA I PARTITI

 

PARTITI INCOSTITUZIONALI?

Per un dibattito politico serio, che si regga.

Trump? Dice la crisi dei partiti.

Innovare e rispettare gli Statuti: dare spazio a competenti appassionati per un dialogo alla pari con lobby trasparenti. 

E i finanziamenti? Chiediamo troppo?

Sabino Cassese, da par suo (Editoriale, Corriere della sera, 27 agosto), critica, colpisce e quasi affonda i partiti. 

Sul Foglio del 4 luglio scorso aveva denunciato "gli interessi organizzati", le lobby, come "pericoli incombenti" perché non trasparenti. Poneva la questione della "rappresentanza", ma non dei partiti. 

L'andazzo corporativo (potenti specialisti si muovono senza un contraddittorio al loro livello) è un guaio, un pericolo; non produce un sano concorrere che consenta al Governo di decidere (rischiare il consenso), e a noi, corpo sociale, di scegliere il partito, la parte, che governi (rischiare a nostra volta). 

Servono partiti all'altezza degli specialisti e dello sviluppo scientifico: senza, non puoi fare buone riforme. Invece, sono chiusi, verticisti, idealisti e fordisti fuori tempo massimo. Si rinserrano in logiche dominate da tattiche e alleanze. Nel merito delle cose (le riforme) fanno chiacchiera di basso livello. 

Rincara Cassese: i partiti, "più deboli e oligarchici sono, più allungano le mani sullo Stato"; meno iscritti hanno ("solo il 2%"), minore è la "vita democratica interna" e maggiore la "presenza continua nello spazio pubblico" (dichiarazioni bla bla ai media). 

"Questa politica declinata al quotidiano nasconde un vuoto di proposte" e si manifesta con "l'affannosa ricerca di risorse finanziarie" in "perenne tensione con l'Ue per ottenere il consenso ad aumentare il debito pubblico". 

 

Eccoci arrivati al pericoloso "carattere spartitorio della politica". Con questi ovvi corollari: sempre più le leggi le fa il Governo, che riserva al Parlamento fondi per "la libera disponibilità di tutti i gruppi parlamentari". (Non lo sapevo ed è davvero brutto). 

Puntualizza Cassese: l'opposizione in Parlamento dovrebbe fare alte denunce e "cercare rimedi". Perché le "viene sottratta l'arena del dibattito, la possibilità di esercitare una influenza, in ultima istanza la dialettica democratica". 

La questione – conclude – "dovrebbe essere al centro della discussione pubblica, spingere a individuare cause e adottare correzioni. Invece, ci si accontenta del tweet quotidiano, della battuta dinanzi alle telecamere". 

Cassese non distingue tra i partiti e prende di mira Fratelli d’Italia, dato il peso e le responsabilità. C'è da dire che, mentre il Pd ha questa tensione nel Dna d'origine (e in un certo senso lo frena: brucia i segretari), pecche e differenze sono troppo evidenti tra i partiti di un padrone (sia un comico sia un imprenditore) e quelli politici (tutti, chi più chi meno, in affanno). Certo, il re è nudo, in Italia e ovunque. 

Crisi globale dunque, con gli Usa, al solito, più avanti di tutti. Perché questo è Trump: la crisi del partito politico, che attende idee, passioni, innovazioni organizzative e di comunicazione. 

E una certa arroganza dei sistemi totalitari, i loro azzardi (Pericoli e Rischi s-misurati) traggono ossigeno da questa crisi. Crisi della Democrazia, dei suoi attori chiave, i partiti. 

Quali rimedi? Diciamo, nel nostro piccolo: riformare i partiti; imporre negli Statuti un'organizzazione per la Democrazia interna, richiesta in modo esplicito dalla nostra Costituzione: "con metodo democratico". Altro che parenti, fidati, patti indicibili e leader intramontabili. E tutto in fretta e nottetempo. 

Dare spazio a un serio, scientifico, lavoro di ricerca e progettazione politica – su indirizzo di partito – da parte di competenti e appassionati (con visione lunga e larga, politica). Ne abbiamo parlato qui più volte. 

Una critica faccio a Cassese. Non parla del tema chiave per capire i partiti (e i leader): il loro finanziamento. Se leggi l'autobiografia di Obama ti rendi conto: metà del suo tempo lo dedicava alla ricerca di finanziamenti macro e micro. Nessuno è innocente. Parlarne.

Francesco BIZZOTTO