venerdì 16 giugno 2023

INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHIAMA

 REGOLE E LIMITI

Serve un lavoro interdisciplinare, corale e trasparente. E sbocchi istituzionali. La Gestione di questi Rischi: 1° chiede un’umanità nuova (Donna, contemplativa) e una Città nuova; 2° deve fare perno su Prevenzione e Assicurazione

La notizia, strepitosa, era attesa da noi che ci occupiamo di Rischi: alla tecnologia servono regole e limiti. Lo dicono i guru dell’Intelligenza Artificiale (AI). Il “Center for AI Safety”, il 30 maggio scorso, ha lanciato un appello sottoscritto da 350 imprenditori, ricercatori ed esperti, tra cui Sam Altman, capo di Open AI, che ha fatto ChatGPT. I leader della Silicon Valley ne hanno parlato alla Casa Bianca con Kamala Harris e Altman stesso, in audizione formale al Congresso Usa, ha chiesto regole e limiti, per impedire la diffusione di programmi di AI con obiettivi aggressivi e incontrollabili.

La "cultura dell'illimitato" (Umberto Galimberti) si rende conto e arretra. Ora, è necessario che ogni specialismo porti contributi (meglio se organizzati), tenendo un profilo basso, senza pretese, senza schieramenti, favorendo il lavoro e la sintesi delle Istituzioni. Con quale obiettivo? Un grande sviluppo di una AI a saldo positivo, a Rischi controllati. C’è già una buona notizia: Usa e Ue stanno collaborando per un’architettura di impegni. Lo ha annunciato Antony Blinken, Segretario di Stato Usa. E noi? In primis cosa serve? Esporsi nel lavoro interdisciplinare, tenere reciprocamente conto delle idee e non temere le ombre. Ad esempio: i grandi della tecnologia hanno annusato catastrofi incombenti e non vogliono rimanere con il cerino in mano? È secondario. Siamo corresponsabili.

 

ChatGPT. È un programma di AI rilasciato da Open AI (novembre ‘22).
L’AI Generativa (GenAI) è in grado di produrre testi, immagini, video, musica.
ChatGPT è un “chatbot”, un software che conversa in molte lingue, elabora dati e risponde a domande (bot) in molti campi.
Il “chatbot” fornisce informazioni e automatizza attività di routine. Libera.
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L’utilizzo ideale già intravisto dei “chatbot”:
Essere concentrati, riflessivi, critici; 
Avere idee, valori e obiettivi chiari.

Detto che la consapevolezza è un primo, grande passo, vediamo il punto di vista della Gestione del Rischio – del Risk management – di cui la Gestione delle Assicurazioni è oggi grande parte, perché è molto importante e perché è asfittico il resto, ad esempio la Prevenzione. Facciamo due affermazioni, due proposte e tre NB. Le due affermazioni:


 

1.     Il Rischio è misura. Le regole, i limiti, servono per dare evidenza, una misura, all’evento indesiderato atteso. Per renderlo un Rischio, una probabilità. Se non c’è misura, abbiamo a che fare con un “pericolo” (poco si sa e ci si cura) o con un “azzardo” (quando si è in eccesso, si esagera e si spera nella buona sorte). In tutti i casi, regole e limiti riguardano le nostre relazioni (intenzioni, comunicazioni e comportamenti). Così il Rischio rende evidente la responsabilità (la risposta ai problemi e chi ne è titolare). Dobbiamo dedicarci di più a definire e attendere i Rischi, in termini sia quantitativi (dati oggettivi: big data) sia qualitativi (eventi, relazioni: small data); e anche ad attendere i “Cigni neri”, incredibili, impensabili, impossibili. Come? Vivendo e lavorando bene. Con quale obiettivo? La Safety, la sicurezza attiva, leggera, capace, creativa, distingue Zygmunt Bauman. La affianca alla sicurezza istituzionale (Certainty) e a quella logico razionale di base (Security).

 

2.     La Potenza è duale. Questo è l’aspetto di fondo su cui affinare le idee e il linguaggio. Ogni Possibilità aperta dall’ingegno e dall’immaginazione, dai mezzi e dalla tecnica, è Potenza e proietta un'ombra, contiene un Rischio. È un Rischio. La Potenza (della natura, degli umani, della tecnica) è da sempre alla nostra attenzione ed è stata, prudentemente, posta prima nelle mani del sacro (di dèi ed eroi), poi dei potenti. Ora, dice Mauro Magatti (Oltre l'infinito - Storia della potenza, dal sacro alla tecnica), è nelle mani di chiunque. Il problema non sta tanto nella Potenza diffusa, quanto in come la usiamo e trattiamo; nelle pratiche di libertà. In sostanza: ci dobbiamo occupare di entrambi i suoi aspetti, senza separarli, senza minimizzare il Rischio. A partire dalle scelte politiche e strategiche. Dice l’Aristotele caro a Emanuele Severino: "Ciò che è in potenza è in potenza gli opposti". Quando scateniamo una Possibilità (dalla decisione di andare in vacanza al Ponte sullo Stretto di Messina) scateniamo anche il relativo Rischio. E, più grande è l'una, più grande è l'altro. Dobbiamo proporci di Gestire – vedere, valutare, trattare – sia la Possibilità (di nuovi vantaggi: il lato in fiore) sia il Rischio (conseguenze indesiderate, possibilità di danni: il lato in ombra). Gestirli insieme, dal progetto. Esserne consapevoli, pensarli, dar loro una misura. Il filosofo Henri Bergson dice che la nostra intelligenza ha un grosso limite: siamo predatori; ci avventiamo sugli obiettivi; trascuriamo i luoghi del Rischio, il percorso, il processo, il lavoro, che infatti ha da sempre un connotato negativo. Ci rifiutiamo di vedere avanti: le possibili conseguenze indesiderate che precedono, accompagnano e seguono i vantaggi inseguiti. Pensiamo al Pnrr. Non è per frenare ma, fare i progetti, spendere i soldi e controllare non basta. Il Ponte sullo Stretto, ad esempio: li abbiamo individuati e Gestiti i Rischi che comporta? E chi ne risponde? Chi e come li assicura?

E ora le due indicazioni:

A.    Prevenzione. C’è un modo convincente (ce lo ricorda il presidente Mattarella a ogni occasione e dopo ogni disastro) per rendere misurati i Rischi: pensarci per tempo, anticipare gli eventi avversi, avere sguardo prospettico; quello chiesto alle compagnie di Assicurazione dalla Ue – Solvency II – per mettere in sicurezza, con gli investimenti, i bilanci. Prevenire i danni implica vedere le Possibilità anche come Rischi (la nostra Potenza) e anticiparli. Rimediare, riparare, assistere, costa il doppio ed è una chance sempre meno disponibile. Siamo obbligati a prevenire, essere predittivi, anticipare le conseguenze indesiderate: dotarci degli strumenti, sviluppare la cultura del caso. Non merita un vantaggio fiscale chi si orienta e pratica percorsi di Prevenzione?

 

B.    Assicurazione prospettica. La polizza (promessa) assicurativa è una modalità di mercato per rendere più sicura (ad seguro) la libera intrapresa e dire della misura del Rischio, della responsabilità del titolare. L'Assicurazione (la sua quotazione, le sue trasparenti Condizioni “All risk” – tutti i Rischi sono compresi tranne quelli chiaramente esclusi) è cartina di tornasole. Ogni progetto e impresa deve avere un piano di Gestione (e quindi una Assicurazione di processo, prospettica) delle Possibilità di vantaggi & di danni, unite, intrecciate, non separate. Così, avremo in campo iniziative misurate, sensate, accettate: sostenibili. Ricordo cosa narra il mercato: una compagnia petrolifera, negli anni ’90, voleva perforare il Polo Nord; abbandonò il progetto perché non trovò copertura assicurativa. Non era un Rischio ma un azzardo!

 Seguono i nostri tre “Nota Bene” finali da approfondire, su cui riflettere:

 NB n. 1. I quattro Rischi di Ian Bremmer. Intervistato da Massimo Gaggi sul Corriere della sera del primo giugno scorso, Bremmer, 51 anni, fondatore e capo di Eurasia Group, evidenzia quattro Rischi della AI (poi ripresi in un articolo di Bremmer sullo stesso Corriere del 13 cm. Li elenchiamo. Meritano di essere esplorati a fondo, per sviluppare la AI. Rischi di:

1° “Disinformazione” senza freni, che produrrà, con la “irrilevanza della realtà”, la crisi delle Istituzioni e dei mercati;

2° “Proliferazione”, perché l’AI è facilmente disponibile, come sappiamo: con il portato di malware, armi biologiche, manipolazione dei mercati e delle pubbliche opinioni;

3° “Lavoro”. “Mestieri che scompaiono, altri che nascono”. Servono “tempo e risorse per addestrare e proteggere” le persone (e forti Istituzioni ad hoc, aggiungiamo). Perché “con l’AI tutto è più rapido ed esteso” e ci possiamo dedicare alle cura creativa delle relazioni;

4° “Interazioni umane”: rischiamo di diventare “animali antisociali” in preda ad ansia, depressione, pornografia; con fenomeni di disfunzione sessuale, celibato involontario, autolesionismo.

 NB n. 2. Dai Rischi la produttività. Uno schema di Gestione efficace dei Rischi in qualunque intrapresa è quello suggerito da Enterprise Risk Management Initiative di North Carolina State University. Ogni progetto e attività si polarizza in una sua parte di testa, eccellente (punti di forza), con chiari indicatori di performance (KPI - Key Performance Indicators), e in una sua parte di coda, arretrata, trascurata (aree di crescita), con propri indicatori di debolezza (KRI - Key Risk Indicators). Ebbene, possiamo facilmente rilevare e orientare i KPI e i KRI osservandone funzioni e contributo produttivo insieme ai Rischi in entrambi implicati. Dove siamo forti, infatti, possiamo andare oltre ma corriamo Rischi alti e sottili; dove siamo deboli, abbiamo spazio di crescita e molti Rischi, magari grossolani, trascurati. E osservare il lato in ombra (i Rischi, sia sottili sia grossolani) facilmente consente di caricare ed estendere il lato in fiore (il business, la produttività).

NB n. 3. Donna e Città. L’AI ci obbliga a fare un salto di qualità nella Gestione dei Rischi. E quindi a interrogarci sul tipo di uomo e donna che serve e sulla infrastruttura chiave di vita e convivenza del nostro tempo (la città). Vediamo emergere in molti contesti la donna: è il tipo giusto; c’è anche nell’uomo; esprime al meglio attitudini decisive di sensibilità, alta coscienza, raccoglimento, concentrazione, maturazione, percezione, tempismo. Insomma, l’uomo che serve per gestire e reggere le grandi Possibilità & Rischi (la Potenza) del nostro tempo è Donna! Il vecchio uomo aggressivo, predatore, arrogante, egocentrico, non ce la fa. È servito per molti millenni. Ora non più. Lo dice chiaro l’orientamento di Risk management più avanzato: per reggere e Gestire i Rischi servono donne & uomini contemplativi, cioè capaci di: 1° stare sul momento presente, rallentare, fare una cosa alla volta; 2°osservare bene, ammirare e apprezzare; 3° agire in relazione (immaginare, anticipare, processare). Preparati, concentrati e riflessivi, come Bagnaia sulla sua moto.

E la Città? Grande questione, anche lei matura, che chiama ripensamenti radicali, specialisti visionari (che ci sono: Stefano Boeri, Mario Cucinella, Anna Marson), investimenti e lavoro di lunga lena. Come deve essere la Città (la grande infrastruttura di vita, lavoro, relazioni, servizi) per l’uomo e la donna nuovi, contemplativi? Per soddisfare le loro esigenze (diritti e doveri) di attenzione, raccoglimento, concentrazione, gestione sottile, predizione da segnali flebili? Ne abbiamo parlato altre volte. Ci torneremo sopra.

Francesco Bizzotto

mercoledì 31 maggio 2023

LAVORO & IMPRESE

 Fare come in Europa

LIBERARE ENTRAMBI

con il cuore

Per un nuovo livello formale di Concorrenza d'impresa: nell'attrarre e soddisfare il Capitale umano! Come? Mettendo entrambi (Lavoro e Impresa) a Rischio, sul mercato, con una bella formazione e un serio accompagnamento. Come faceva don Bosco, con il cuore. E assicurarlo il lavoro. Renderlo più sicuro.


LAVORO. Ferruccio de Bortoli (Editoriale del Corriere della sera di ieri) mette bene in luce le nostre contraddizioni: il 20% dei ragazzi dai 15 ai 29 anni non studia né lavora, mentre un'impresa su due (il doppio rispetto al pre-Covid) non trova i profili professionali che cerca. Restano scoperti 1,2 milioni di posti di lavoro. Serviranno, nei prossimi 5 anni, 5,8 milioni di nuovi occupati "ancor più qualificati", dice de Bortoli. Come è possibile?

Fatta una certa tara ai numeri (penso al nostro Sud e al lavoro nero), è così perché – ha ragione de Bortoli – pensiamo al lavoro come a "un'emergenza sempre secondaria"; un "paradosso drammatico" il cui "processo di rimozione è collettivo".

Forse, azzardo, pensiamo al lavoro in modo solo funzionale, come fosse una utility dell'impresa. Non lo è più. Lo dimostra il fatto che, mentre servono giovani preparati, ci lasciamo "sfuggire quelli bravi e intraprendenti".  E gli immigrati? "Temiamo di doverli integrare". Con un paradosso: del PNR, forse, non riusciamo a spendere per "mancanza di profili professionali adeguati". Il PNR è "un immenso investimento sul capitale umano": vi dedica un quinto delle risorse. Ma, noi siamo in ritardo proprio nella missione 4: nei settori istruzione e ricerca. Occorre "rimboccarci subito le maniche". Parole sante, de Bortoli!

Si dice: servono competenze? Schiodiamo i giovani dal divano, li formiamo e li mettiamo in contatto con aziende che li cercano. Semplice. È così? Non proprio. Vediamo.

Servono forti Agenzie, pubbliche nei fini e private nella gestione (efficienti ed efficaci). Non giriamoci intorno. Il Pubblico da solo non funziona. Deve coinvolgere il Privato che qui, da solo, è fuori luogo. Costa e, pure lui, non funziona. Deve avere un fine alto, Pubblico.

E poi, si tratta di "collocare"? No. Di fare, piuttosto, come faceva don Bosco nella Torino del 1850: formava i ragazzi e li proponeva ad artigiani e imprenditori che conosceva. Dopo un po' tornava a trovarli (l'imprenditore e il ragazzo). Come va?

Entrambi sapevano di essere a Rischio: di perdere o il posto (il ragazzo) o il collaboratore (l'imprenditore). Se uno dei due non era soddisfatto lì, in quella relazione e collaborazione, don Bosco capiva che non andava bene, che si doveva cambiare. E cercavo il modo, con i suoi mezzi, nel suo tempo, per accompagnare il ragazzo in un altro posto (un altro impiego). E a volte il ragazzo era contento (e s'impegnava, riconoscente, nel nuovo posto), e a volte era spiaciuto (e rifletteva, e s'impegnava nel nuovo posto, per non perderlo).

Un discorso analogo me lo fece una dirigente della Agenzia del lavoro (AFOL) del Nord Milano, quand'ero fresco di presidenza e cercavo di capire: cosa è decisivo per aiutare a trovare un buon posto? Conoscere le esigenze (e avere la fiducia) di tante imprese – mi disse – e individuare i punti di forza (e le aree di crescita: formazione!) dei lavoratori che desiderano un impiego. Incrociare quindi le necessità (di lavoro e di collaborazione) e intuire quale relazione può funzionare. È un Rischio (valutato, misurato). Un bel Rischio.

Quindi, provarci con convinzione, determinazione. I fattori sono tanti, non solo razionali, funzionali, diceva la dirigente di AFOL Nord Milano. Anzi, i più influenti sono caratteriali, esperienziali. Può succedere che, nonostante un buon incrocio dei fattori professionali, la relazione non giri. Pazienza.

Questa e quella (di don Bosco), si chiama Politica attiva del lavoro. Da noi, è rimasta per decenni nelle mani di professori, giuristi e consulenti del lavoro. Ottimi specialisti (ad esempio Pietro Ichino, generoso e intuitivo) che però – lasciati soli – hanno piegato il lavoro all'impresa. Eccolo il "precariato", il lavoro debole! Non funziona. Vedere in Germania, Francia e Gran Bretagna. Ok. Bisogna approfondire...

Sono certo che Elly Schlein – se si fanno serie Politiche attive del lavoro – sia d'accordo. Come, credo, lo sarebbe il politico di lungo corso Dario Franceschini. D'altro canto, in Francia, quando s'è sgonfiato l'assalto di tipo "funzionale" alle Politiche del lavoro? Quando il sindacato cattolico CFDT ha detto a Macron: le imprese vogliono avere mano libera sul lavoro? Sia libertà per entrambe le parti; anche per il lavoro. E non si fece niente. Sbagliando, penso.

Parliamone a fondo. Impariamo. Cambiamo! Di Politiche attive – finalmente – si occupi la Politica. È questione di libertà e di relazioni (armoniose). È questione Politica.

Per parte nostra, pensiamo sarebbe opportuno aggiungervi un tocco: rendere più sicure le Politiche attive, Assicurare il lavoro (è facile), e così svelenire il clima e liberare sia il Lavoro sia l'Impresa. È il nostro doppio patrimonio più grande, che ci rende imbattibili (quando questa relazione funziona) su tutti i mercati. Questi amano i nostri prodotti, per la loro funzionalità mirata e il loro valore intrinseco, la loro storia e bellezza.

Per convincerci diamo un occhio ai maestri di mercato: agli Usa, per esempio. Il primo Rischio percepito, sia attuale sia in prospettiva decennale, è quello di attrarre, curare, far crescere e trattenere I talenti, le competenze.

Le medie e grandi imprese Usa si propongono di essere in primo luogo attrattive per i talenti.
Ecco il senso dell'anno europeo delle competenze (il 2023). Qui da noi passa quasi sotto silenzio.

Ancora. Come fanno gli Usa, in tendenza, a prendersi cura delle competenze? In un modo speciale, decisivo: favorendo l'incontro a ogni livello (sia di Cda sia operativo) di diversità di approccio, genere, razza, opinione. Perché solo la diversità ci fa, non cambiare idea, innovare, crescere.
Che lezione per i regimi autoritari, piramidali, dirigisti illusi, leaderisti!

N. B. È spunto di riflessione anche per i nostri leaderini nazional televisivi che, sempre più in fretta, acclamiamo e scarichiamo.
Soprattutto – come dice Ferruccio de Bortoli — non è questione di soldi: "Da una parte non si sa come spenderli, dall'altra non sappiamo dove trovarli (...;) un'atmosfera oppiacea di leggerezza finanziaria".
I soldi, dunque, ci sono. È questione di educazione (anche finanziaria) e di Governance: di decisioni condivise (una grande indicazione dell'Onu!). Pensiamoci. Assolombarda e Sindacati per primi. Per responsabilità e senza offesa.

Francesco BIZZOTTO

mercoledì 3 maggio 2023

SANITÀ

IL PUNTO SUL RISK MANAGEMENT NELLE STRUTTURE PUBBLICHE E PRIVATE

Oltre che in tema di Lavoro, la Gestione dei Rischi conquista attenzioni anche in tema di Salute. Ne riparlo ora, dopo aver letto una bella Tesi di un Master in Management di aziende ed enti pubblici

 

La documentata Tesi di Giovanni Schimmenti – a conclusione del Master di secondo livello in Management delle aziende pubbliche e private della Università Dante Alighieri di Reggio Calabria – fa il punto sul Risk management (RM) nelle strutture sanitarie. In quelle che ci sono (ospedali e cliniche, accreditate o meno). Poi bisognerà pensare a quelle che verranno: i servizi a distanza, online, e in strutture leggere, di Territorio, intrecciate ai servizi sociali, per alleggerire i Pronto soccorso. Perché il RM tende a farsi ERM (considera tutti i rischi d'impresa: Enterprise) e poi EERM (Estende lo sguardo ai diversi ambiti esterni: fornitori, clienti, PA, Ambiente). Il RM è strumento chiave per chi fa valutazioni e assume responsabilità. Per chi decide (rischia) e crea valore.

 Già in premessa Schimmenti dimostra di aver compreso un punto essenziale: "Parlare di rischi è parlare di prevenzione", dice. "Ragionare in termini di prevenzione e non più solo di riparazione", di rimedio. Fondamentale. Perché rischio è 1° processo e 2° misura.

 Il rischio non è mai un dato. È sempre evento in progress e quindi un progetto, un sistema di relazioni di cui avere cura, un cammino, un processo in cui siamo impegnati. Ed è probabilità, consapevolezza, misura, valutazione e fiducia personale dentro relazioni che sollecitano: una realtà plastica, pratica, mai ferma; non data. Una probabilità in azione. E se non è probabilità, misura e processo, il rischio cos’è? Un Pericolo (Niklas Luhmann, 1927 – 1998): una realtà ferma, esterna, o un fare a spanne, sconsiderato, badando molto ai risultati sperati e poco alle conseguenze reali (sempre duali). Per inciso, la nostra intelligenza ci porta facile a immaginare vantaggi e predare (Henry Bergson, 1859 – 1941).

 E le statistiche, allora? E i Big data, la dimensione smisurata che fotografa in dettaglio il nostro vissuto? E gli Small data, i dati sottili, di qualità, che rilevano sentimenti, intenzioni, orientamenti? Sono dati oggettivi importanti, da studiare, senza dormirci sopra: la storia ci serve e il futuro sarà sempre impegnativo e sorprendente; richiederà sempre la nostra decisione creativa. In ogni attimo uno stacco, un'avventura: ci lasciamo alle spalle quel che è stato (i "data") e prendiamo decisioni; rischiamo. Siamo umani.

 Così la gestione, la cura dei rischi, volta a prevenire i danni e proteggere beni, persone, ambiente, è un modo per moltiplicare la produttività, le chance positive, le attenzioni al prodotto o servizio e ai clienti, agli affari. È (dev'essere) un acceleratore di produttività, non certo un freno, un costo. Specie in Sanità. Può esserlo, perché il RM induce presenza mentale negli eventi, tensione ad anticiparli, alla cura dei pazienti, dei medici e del personale, ad aprire loro autostrade, ad agire bene. Come può farlo il RM?

 Riducendo l'incertezza e i danni (e il tempo perso), e trasformando i Pericoli, le situazioni non ben valutate (gli “errori latenti”, dice Schimmenti) e a volte gli eccessi, gli azzardi consapevoli, in Rischi, cioè in probabilità pensate, sotto relativo controllo, soggettive e relazionali, oltre che esperte. Rischi sostenibili sulla distanza. Con quale conseguenza?

 Poiché Possibilità & Rischi viaggiano sempre insieme (formano potenza), se riduciamo i Rischi, le probabilità di danno, alleggeriamo il nostro carico e possiamo, se vogliamo, assumerne altri di Rischi, e così aumentare le nostre chance, le Possibilità. Questa è la dinamica che il RM consente: più libertà.

 Il RM libera spazio per un ulteriore rischiare (quantitativo o qualitativo: sta a noi) perché aumenta la Sicurezza (capacità e percezione), che Zigmunt Bauman ha così articolato nella bella conferenza del 29 marzo 2004, a Milano, per iniziativa dell’Università Cattolica:

1. Certainty (sicurezza di fondo, di base: convinzione di ruolo; certezza istituzionale);

2. Security (sicurezza sulla carta, di sistema; equilibrio degli obiettivi, del progetto);

3. Safety (sicurezza personale attiva, consapevole, operativa, relazionale, processuale).

 Ma, esistono buone pratiche di RM da portare a esempio? Sì, ci ricorda Schimmenti. Sono le HRO, High Reliability Organizations (la gestione del traffico aereo, di centrali nucleari piuttosto che di portaerei). Sistemi complessi, ad alto rischio e altamente affidabili, basati su competenze, formazione, rispetto di protocolli, disciplina, valori condivisi e articolazione (rete, governance) delle decisioni. Sistemi sicuri in tutti i sensi (Bauman).

 Quest'idea di Sicurezza (a cui mira il RM più attento) crea la domanda e porta l'impresa o ente al suo massimo valore. Attira clienti e si fa apprezzare; aumenta i clienti e i margini economici. E l’impresa o ente può investire di più perché ha le risorse per farlo e la richiesta, la domanda. Al centro del fare impresa o ente pubblico può tornare la soddisfazione del cliente. Del cittadino sano e del malato in cura.

 Ora, com’è qui la domanda. Cosa vuole il cittadino dal Sistema Sanitario? Dalla Tesi di Schimmenti emerge, e lo riassumo secondo la mia visione. Al sistema sanitario chiede:

A.    Disponibilità di servizi di cura: articolazione, anche online e sul territorio, secondo gravità, urgenza, cultura. Grandi ospedali, Ambulatori, Case della Salute (psico-fisica);

B.    Personalizzazione del servizio. Riconoscimento delle esigenze, in base allo standard pubblico e anche oltre, a pagamento: scegliere i tempi, gli specialisti, le cure, il comfort. Per tutti, con adeguate forme di mediazione: mutue (a ripartizione) per i piccoli rischi; assicurazioni (polizze, impegni contrattuali) per i grandi rischi.

C.    Prevenzione di malattie ed epidemie comportamentali. Spostare l’attenzione dove vuole la scienza e il buon senso: curare è bene e ha dei limiti; anticipare costa la metà.

 Schimmenti auspica che l’intricata matassa del Clinical Management – la Gestione del rischio di danno ai pazienti e di denuncia da parte degli interessati e dei parenti, che induce i medici a difendersi e un po’ a chiudersi – si saldi al più ampio RM dell’ente, superando insieme le separatezze della Gestione dei rischi per il personale (81/08). È la via dell’integrazione (“Just culture”), che supera la logica della ricerca del colpevole (“Blame culture”) e chiama a un lavoro complesso: valutazioni interdisciplinari che coinvolgano sia i vertici dell’ente (strategie, indirizzi) sia i medici sia il personale dipendente, facendo evolvere la Sicurezza dalla Security alla Safety. Forse, il cuore di questo RM è la Gentilezza: la sensibilità e pronta Gestione del rischio di Conflitto, che va ben distinto: necessario e utile è quello di ruolo e di merito; distruttivo ed evitabile quello di relazione. Il conflitto di relazione lo si sente e vede nascere e crescere. Per rimanere sul merito delle cose e gestire bene il conflitto, serve un atteggiamento umile, rispettoso, centrato sulla relazione, che si va diffondendo e su cui occorre fare coerenze.

 Si tratta di mirare alla soddisfazione del paziente gestendo insieme, appunto, il lato in fiore (le risorse mediche e amministrative, scientifiche e tecniche) e il lato in ombra, i grandi rischi del caso. Possibilità e rischi viaggiano insieme. Solo se non li separi, li gestisci.

 Perché, nonostante competenze, investimenti e dedizione (dimostrati da ultimo con il Covid) in Sanità il rischio di errore è molto alto. In Usa è addirittura la terza causa di morte, mentre due terzi degli errori medici sono evitabili e un terzo è causato da pura negligenza, ricorda Schimmenti. Ma, sostiene, l’errore attivo, del singolo, “è soltanto l’anello finale di una catena di errori (latenti)”, che occorre indagare. L’errore è un fallimento di sistema e il RM può ben contribuire ad anticiparlo, integrando le risorse.

 Idea condivisibile, che completa quella classica del RM: studiare gli errori attivi e prestare attenzione ai “Near miss” ai quasi incidenti di cui ci rendiamo conto un attimo dopo (e a volte ci viene la pelle d’oca). Entrambi portano a indagare e correggere procedure e comportamenti. Ma – ha ragione Schimmenti – l’errore latente, di sistema, è più pervasivo e insidioso perché invisibile, abitudinario. L’errore è un iceberg: ne emerge un sesto, gli errori attivi, patenti, e i Near miss; l’errore latente, inconsapevole, è cinque sesti!

 Faccio ora tre incisi, per Schimmenti e per chi vuole. Da dove e come può ben procedere il RM? Questi, sempre, trascura la Ritenzione e l’Assicurazione, passaggi chiave, ritengo.

 

1.     Gradualità e profilo basso sono i caratteri migliori del RM. In Usa spesso focalizza i Punti di forza (un 20% della realtà?) e i Punti deboli (un altro 20%?). Di questo 40% decisivo cerca, evidenzia, sia Possibilità di fare meglio, sia Possibilità di danno. Sono i Key Performance Indicators (KPI) e i Key Risk Indicators (KRI). In effetti, dove siamo forti possiamo facilmente fare meglio ma rischiamo molto, e dove siamo deboli facilmente possiamo crescere ma ci scopriamo ed esponiamo ai rischi. Così, ogni intervento (a partire da dove è più facile e logico) viene finalizzato ad aumentare le performance e ridurre i danni, gli errori, le perdite. Un lavoro di gruppo intrecciato, che non separa il lato in fiore (il servizio, i vantaggi) dal lato in ombra (gli errori, i danni). Ridurre questi, deve servire non a irrigidire e frenare ma a semplificare e performare. Fare gruppo (in Usa, anche con membri del Cda, per confermare indirizzi). Non separare.

 

2.     La Ritenzione dei piccoli rischi. Il RM deve, dunque, occuparsi molto di più dei rischi in positivo. In particolare: attivare, premiare, responsabilizzare il personale medico e dipendente per innovare e soddisfare i pazienti. Può essere il suo contributo chiave. Così, la Ritenzione consapevole dei piccoli rischi (temuta, trascurata dal RM) può allenare alla sensibilità, all’attenzione diffusa, alla sicurezza come Safety. Decisivo. Seduti sulla Security, non si innova, non si soddisfano i pazienti, non si gestiscono i rischi.

 

3.     L’Assicuratore è Cavaliere bianco da avvicinare. Ora, il RM è evoluzione della Gestione delle Assicurazioni (dell’Insurance Management). Ma, questa lo occupa ancora per il 70%. Il che dice di un ritardo sia nella Gestione dei rischi sia nel rapporto con l’Assicuratore. Il RM deve mettere meglio a fuoco questo ruolo che, anche in Sanità, può essere di “Cavaliere bianco”. Può aiutare tecnicamente ed economicamente l’ente, l’ospedale che lavora bene, che gestisce bene i rischi. Questo è il punto. Il ruolo dell’Assicuratore nella gestione dei grandi rischi, in primis quelli della Continuità del servizio, dell’Immagine, della Responsabilità, è insostituibile. Va organizzato. Va posto in condizione di pesare, nel senso sia di valutare sia di contribuire al farsi dei rischi. Adora i Near miss e i rischi latenti cari a Schimmenti. Se non ha le idee chiare, alza i premi (si aspetta il peggio); se coinvolto (e se la Gestione prevede la Ritenzione) facilmente li riduce e di molto, per ragioni tecniche, non di aria fritta. L’Assicuratore sente il fascino dell’eccellenza. È sorprendente.

 Il sistema assicurativo ha, certo, i suoi problemi e le sue contraddizioni (ad esempio, d’acchito premia i volumi finanziari a scapito della prevenzione dei danni), ma non può essere parafulmine della Medicina difensiva (quando il sistema si chiude), come a volte appare nei media, nella realtà e anche nella Tesi di Schimmenti. I malati (e i parenti) lo sentono subito. Soprattutto, l’Assicuratore ha due enormi interessi: essere nel mercato della Salute, vicino alle esigenze delle famiglie di curarsi al meglio, e non incappare in “sinistri”, in grandi sinistri, in danni catastrofali.

 E il sistema sanitario? Ha le stesse esigenze e soprattutto quella chiave di reperire risorse per investire. Queste risorse ci sono (40 miliardi spesi cash dalle famiglie, ogni anno), ma solo in piccola parte vanno ai grandi ospedali pubblici. Perché? Perché questi non hanno favorito un sistema di mediazione che consenta cure extra standard di massa (intramoenia). Questa esigenza è un dato fisiologico, di maturità delle famiglie (oggi stressato da tempi incredibili), che non sopportano di pagare due volte il servizio (con le tasse e in privato). Le cure di personalizzazione hanno bisogno di essere mediate, altrimenti se le possono permettere solo i ceti abbienti (il che è anti-selettivo, costoso, oltre che ingiusto). La mediazione, abbiamo visto, può essere mutualistica, a ripartizione (per i piccoli rischi) e assicurativa, impegnativa (per i grandi rischi). Bisogna parlarne.

 Del resto, l’Assicuratore è al mondo, a partire dal XIII secolo, per sostenere i coraggiosi, gli innovatori, i rischianti del mondo globale. Dati i limiti della Statistica è obbligato a orientarsi al RM, alla Gestione dei rischi, a fare molta prevenzione. Il mercato americano lo fa già all’80%. Noi, forse, al 10%. Ma non dipende solo da lui. Anzi. Il mercato è a tre, e il terzo attore, la Politica può essere decisivo se dà un vantaggio fiscale, come deve, a chi lavora bene, a chi si orienta alla prevenzione dei danni.

 L’Ue con Solvency II ha peraltro, definito un indirizzo favorevole e molto significativo (“rivoluzionario” ebbe a dire a suo tempo Salvatore Rossi da presidente di Ivass): a tutela sia dei loro bilanci sia degli assicurati, le compagnie di assicurazione sono tenute a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”; a investire per un trend positivo dei rischi, a costruire il retroterra di un rischiare libero, leggero. Per una Sicurezza anche come Safety, appunto, a tutto tondo. Che responsabilità per i vertici delle compagnie! E quale investimento è più infrastrutturale e più prospettico di quello fatto in progetti per la cura e l’Assicurazione della Salute?

 La personalizzazione (con la prevenzione) è chiave di volta della Sanità ricca, avanzata e giusta. Così, un po’ alla volta, possiamo chiudere il cerchio e vederne il “bel rischio” indicato da Deborah Lupton, che insegna cultura del rischio a Sidney, in Australia.

Francesco Bizzotto

martedì 21 marzo 2023

STRATEGIE DELL’ABITARE. MILANO DISCUTE

 "10 CITYLIFE NEL CONTADO"

     L'assessore Pierfrancesco Maran ha organizzato una tre giorni di confronto sulle Strategie dell'Abitare, e presentato idee con l'approccio giusto: strategico e metropolitano. Complessità, interessi, esigenze. Complimenti al coraggio!

Ora, però, dove batte la lingua? Il Comune di Milano, gli affitti turistici, il mercato libero alle stelle, il patrimonio pubblico allo sfascio. Un Comune di Milano ricco e accerchiato. Questione sensibile per chi ama Milano.

E, l'impressione è che Milano un po' annaspi; cerchi con fatica una Visione politico urbanistica e di crescita qualitativa. Anche Assolombarda lo ha chiesto. Deve immaginare un salto di qualità attorno a cui far nascere dibattito, disponibilità, progetti, prospettive, opinione pubblica e investimenti. E costruire consenso (anche critico)! Maran lo sta facendo.

Chi governa Milano non può che indirizzare, esporsi, rischiarlo il consenso. Non può aspettare, mediare, amministrare, sfuggire al rischio. Per concorrere in Europa e nel mondo. Milioni di giovani studenti indiani e cinesi sognano Milano. Come attirarli?

Spunti e riflessi di parte:
• Mettere al centro la Città Metropolitana (non il Comune) di Milano. Un patto tra i 134 Comuni per il futuro insieme. Subito calerà l'attenzione (i prezzi) in Centro.
• Credere nel libero mercato, articolare per bene l'indirizzo e rischiarlo: vantaggi normativi e fiscali a chi vi contribuisce in positivo (anche criticamente, arricchendolo). Fare una grande Politica urbanistica di sistema.
• Serve un'idea
💡 chiave, simbolica. Ad esempio: fare 10 CityLife nel Contado, con relativa rete di Metrò. Milano respira, finalmente!
• E come? È bene mixare la Casa, il Lavoro, i Servizi, i Commerci, le attività. Un nuovo Abitare; provare a non separare, a servire. Portare Commerci, Servizi (anche della PA) e Attività diverse (profit e non) vicino al cittadino. A portata di ascensore. È questione Sociale, di inclusione. Il 13% (gli Anziani) la vuole così, ben servita, la casa. E anche i giovani (la casa taxi). Non perdere tempo, energie, ritmi di vita. Renderli sostenibili. Cosi, penso, reggeremo i Rischi in cui siamo (5G, Intelligenza Artificiale).
• Consumo di suolo. Invertire la rotta e mirare a ritrovarlo, ripulirlo; lasciarlo libero e verdeggiante. Decisivo per la questione ambientale.
• Allora, verificare come (in libertà e sicurezza) demolire il vecchiume e crescere in verticale. È di tutte le grandi città. Vedere i pro e i contro. Appunto: 10 Citylife nel Contado! Con tutto alla portata. E il Metrò dabbasso. Scatenare i competenti, urbanisti e architetti.
• Con la questione urbanistica (e sociale) va posta quella Ambientale (regionale): l'assetto idro-geologico lombardo, un articolato sistema di trasporti (lombardo pure lui), il rapporto tra le città e con le aree verdi e le montagne. Milano? Si pensi, ragioni come Lombardia!
• Un "sogno", mi si dice, da 100 miliardi e più. È credibile? Sì, se ha il piede (un ragionamento con-vincente). Se è, appunto, Visione grande e Politica (e generosa, come ha da essere la Politica). Cosa fanno le grandi città europee? Parigi mira a servire con i suoi Metrò 11 milioni di abitanti. Dove meglio investire se non nel cuore della Pianura Padana?
• Gli Assicuratori europei, ad esempio, sono impegnati da Solvency II a fare "investimenti infrastrutturali prospettici": mettere in sicurezza i bilanci lavorando sui rischi, prevenendo i disastri, riducendo i "sinistri". Semplice. Sono investitori istituzionali da 13mila miliardi e (forse è solo una battuta) il 40% di loro non sa più dove metterli i soldi. Sono diffidenti. Vogliono vedere progetti credibili e sostenibili nei decenni (abbiano senso e siano gestibili).
Il tema chiave, come si vede, è quello della relazione tra Pubblico e Privato. Tutta da ripensare. Ovunque, separare non fa bene.
Penso che se ne parlerà nei prossimi giorni a Milano. Nella Grande Milano.

Francesco BIZZOTTO

mercoledì 8 marzo 2023

DIRITTI SOCIALI

 

IL LAVORO

Messaggio (con Auguri!) per Elly Schlein e tutti noi. Lavoro: mettere il collaboratore giusto con l'imprenditore giusto.

Un nuovo Welfare, non il "meno welfare" visto (Gabanelli).

Per un concorrere armonioso, innovativo, di qualità. Unica via per reggere i Rischi che accompagnano le Possibilità in campo

 

Nei due ultimi anni siamo cresciuti del 10,5% e il debito è passato dal 154,3% del Pil al 145%. E solo nel '22 le esportazioni sono cresciute del 9%. È questione di fiducia, dice Giavazzi sul Corriere della sera del 5 marzo. E c'è il Pnrr, che vale 2 punti all'anno di crescita per 4 anni. Un bel traino. Ottimismo.

La fiducia deriva dalla qualità e affidabilità del nostro manifatturiero, secondo in Europa dopo la Germania. Piace anche all'India.

Siamo nelle condizioni giuste per osare un salto di qualità. Dove? Nelle relazioni di lavoro, di collaborazione al fare impresa, che sono il nostro punto di forza, e non ce ne siamo accorti.

Fare impresa creativa, che innova e cura la qualità, non è banale; richiede armonia nelle relazioni. Nella realtà siamo bravi. Meno nelle Istituzioni. Quanta strada possiamo fare! Qui, infatti, siamo fermi agli aspetti formali; ai diritti e alle tutele come flessibilità (licenziabilità) e garanzia di reddito per sé e la famiglia (vivere).

Il diritto atteso e latente (sia personale sia collettivo, cioè sindacale) è una qualità nuova di coinvolgimento, partecipazione e dunque di ingaggio e impegno nell'impresa. Niente di meno. E il presupposto di ciò è la reciproca libertà tra imprenditore e collaboratore, dipendente o autonomo che sia. Altro che articolo 18 (il posto garantito; dato e sicuro) o reddito garantito. No. Piuttosto: mettere l'imprenditore giusto con il collaboratore giusto. Dialogo. Basta, forse, dare un vantaggio fiscale a chi lo fa.

Molte le questioni da chiarire. Una su tutte: se non c'è soddisfazione, si deve cambiare. Vale sia per l'imprenditore (massima flessibilità; licenziabilità) sia per il collaboratore (diritto alla formazione, accompagnamento responsabile a nuova occupazione e salde garanzie di reddito). Salvo preavvisi e non discriminazioni. Il tutto è anche facile da rendere sicuro; facile da Assicurare. Tutto secondo chiari indirizzi europei, e oltre: siamo l’Italia!

È ciò che bolle in pentola. E non solo da noi. Non bastasse il flusso delle dimissioni, osserviamo l'impresa. In Usa il rischio chiave del fare impresa è "Attrarre e trattenere talenti" (concorrere in questo ambito), oggi e nel "decennio di sconvolgimenti" che ci attende, dice Christine Ferrell – Enterprise Risk Management - North Caroline State University – sulla base di dati di ricerca Protiviti.

Il diritto, allora, muove dalla insoddisfazione (da misurare!), non dalla crisi manifesta, dal licenziamento. Come è ora. Prevenire, non solo rimediare, tamponare, tacconare.

 È la lezione silenziosa delle democrazie alle autocrazie: miriamo alla collaborazione armoniosa (soddisfacente). La sola che offra speranza di futuro: speranza che diventeremo capaci di reggere i Rischi che accompagnano le Possibilità e gli sviluppi della tecnica. Speranza di benessere sostenibile; di salvarci.

Francesco Bizzotto

 

 

mercoledì 15 febbraio 2023

TALENTI!

 

FERMARE L'ESODO

Ingaggiare, concorrere, rischiare

I giovani se ne vanno a lavorare all'estero, e non vogliono tornare. Parliamone!

Negli Usa le imprese pongono al centro (è il Rischio n°. 1 di cui occuparsi) la soddisfazione dei collaboratori. Vogliono – al 75% – competere nell'attrarre i migliori Talenti.

E si aprono alle idee diverse, per innovare, concorrere. Il mantra: la Diversità (di genere, età, razza) fa bene, tanto nei Cda quanto nei processi produttivi; aumenta la probabilità di belle contaminazioni, di innovazioni. È parte della lotta per la Democrazia. Spiegarlo a Putin e Xi: le idee diverse arricchiscono.

Si tratta di raddoppiare il tasso del concorrere, aprendo al fattore umano, al suo sentirsi ingaggiato, utile, produttivo. È ciò che desidera. Se non è ingaggiato, è fuori posto. E la libertà? O s'intesse di Responsabilità o non esiste. Spiegarlo alla Sinistra, ai Landini (e anche alla RAI). Concorrere è un misurarsi, un consapevole Rischiare che arricchisce, fa bene (e aumenta il reciproco rispetto).

Solo così fermiamo l'emorragia di Talenti e apriamo al loro rientro.

I Talenti, il Rischiare diffuso: ciò che manca alle imprese.

Francesco Bizzotto

 

lunedì 30 gennaio 2023

RICERCA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

COME FARLE RAGIONARE

Serve l'impegno a Gestire – della loro Potenza – sia il lato in fiore, sia il lato in ombra

Ilaria Capua ebbe a dire in televisione: Qualcuno fermi quei troppi centri di Ricerca che stanno pericolosamente manipolando Virus, senza sapere cosa cercano. La chiamano "ricerca pura". È pesca a strascico: ovunque fa disastri. Prima o poi, una variante aggressiva, difficile da fermare, farà la strage di cui Hans Jonas ha preconizzato: ci fermeremo solo dopo... Anticipiamola!

E l’Intelligenza Artificiale? Sta entrando alla chetichella nelle nostre vite, accelerando anche i nostri bioritmi, e non c'è uno straccio di riflessione di garanzia, fondata e convincente. Ci stiamo mettendo nelle mani di chi? Dei proprietari e ispiratori degli Algoritmi, che interpretano il passato e decidono pesi e valori. Violentano il futuro, molto probabilmente.

C'è un modo per farli rallentare (che prendano un passo giusto, sostenibile): chiamarli a mostrare la loro Potenza in trasparenza e a risponderne nel caso in cui le cose si mettessero male; in caso di perdite e catastrofi conseguenti a loro malaugurate decisioni e azioni.

Perché è chiaro: la Potenza, sfuggita dalle mani dei potenti della storia, è ormai in quelle di scienza e politica, e – in assenza di questa – in quelle degli interessi, a cui la scienza è di necessità legata. Ma, l'interesse vede solo un lato del foglio in cui consiste la Potenza: quello in fiore 🌼; il lato delle promesse e dei vantaggi possibili, alla fine. Non vede il lato in ombra, quello dei pericoli di percorso, di processo: delle possibilità di danni, derive, disastri.

E come possiamo chiamare questi soggetti a lavorare bene oggi e, nel caso, a risponderne in futuro; ad essere certi che lo faranno? Come convincerli a prendere, qui, ora, un passo sostenibile nel loro divenire, nell'intrapresa creativa che li caratterizza e che ci è cara (ci ha arricchito in modi belli, abbaglianti)? Equivale a dire: come ridurre a ragione e misura il loro agire, in modo che non si perdano; da non perderli in futuro?

Il dibattito Usa sul Rischio e la sua Gestione (Risk management) lo ha intuito e sta mettendo paletti importanti. Già la grande impresa ritiene che il suo primo Rischio sia quello dell'innovazione, delle idee, dell'apertura. E chiede che, nei Cda e nei reparti (dalle strategie ai processi produttivi) siano presenti opinioni diverse, e razze e generi diversi, per il miglior confronto: per non fossilizzare i decisori – i rischianti – e garantire che il nuovo e adeguato abbia campo e adozione in tempi giusti. Che sia sostenibile. Gli autoritarismi riflettano!

Per questo il Risk management d'impresa – che da sempre dice: "Chi osserva i Rischi coglie maggiori Opportunità!" – pensa in via prioritaria a un nuovo valore, un bellissimo rischio, che l'impresa accoglie: si propone di attirare (e trattenere) i migliori talenti, le idee migliori. Concorre in primis nell'attirare (e soddisfare) le migliori risorse, a tutti i livelli.

È questa la pista da seguire: chiedere alle imprese di rendere esplicito il loro piano di Gestione dei Rischi (sostanzialmente: Valutazioni, Prevenzione e Polizze, impegni di assicurazione) e dare un significativo vantaggio fiscale a chi lavora seriamente. È facile. E chi lavora male è "fuori mercato".

Il piano di Risk management e le Polizze di assicurazione (o il loro rifiuto) diranno del livello di rischio in questione, nei diversi ambiti. Come ha fatto il mercato allorché una compagnia petrolifera inglese, anni fa, chiese coperture assicurative per perforare il Polo Nord. Coperture negate (è un azzardo!) e progetto accantonato.

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PS. 1° Ovvio, per dare gambe forti al Risk management necessario (già si prospetta) serve che sorgano un uomo e una donna nuovi, uniti e Contemplativi. Un orizzonte di cui si vede l'alba, radiosa. Ne parlerò. Alla prossima.

 PS. 2° Rimarrà poi da dire delle infrastrutture materiali e sociali (abitative, di lavoro e trasporto) che servono a questa donna e uomo nuovi, attivi e contemplativi, liberi e sicuri. Ne ho già parlato: ripensare la città e l'urbanistica.

 Francesco Bizzotto

giovedì 26 gennaio 2023

QUALITÀ OPERAIA E GESTIONE DEI RISCHI

  ORIENTARE, FORMARE, ACCOMPAGNARE

Crolla l'immagine del lavoro manuale in una indagine promossa da Federmeccanica.

E "il 45,1% esprime l'intenzione di cambiare", andarsene. 

Ma, il lavoro manuale è il nostro punto di forza e la mano, diceva Giulio Giorello, è a base della consapevolezza. 

Il digitale e l'intelligenza artificiale (IA) prospettano di archiviarla. Pensiamoci bene. Teniamo la mano (e lo sguardo) in parallelo con l'IA, per ridurre pericoli smisurati - fuori controllo - a rischi (probabilità pensabili, gestibili). 

Nell'immediato, ridiamo valore e interesse all'Orientamento scolastico e professionale. Mostrare, motivare. 

E rivediamo la Formazione professionale, portandola a livelli di qualità (e di studio, di impegno) altissimi. Perché manuale e creativo siano ancor più un tutt'uno. È questo che serve, mentre l'IA tende a ripetere, appiattire e separare realtà statiche, del passato, appunto. 

Infine, non banalizziamo lo scontento (il 45,1%). Mettere il lavoratore giusto nel posto giusto non è nè facile né banale in un tessuto di micro imprese. 

Il dialogo tra Domanda d'impresa e Offerta di lavoro è centrale. Lo è l'Accompagnamento del lavoratore, del giovane, alla scoperta rispettosa dell'imprenditore partner.

Francesco BIZZOTTO

domenica 15 gennaio 2023

POLITICA

UN MODO NUOVO DI FARLA!

Un modo scientifico, trasparente, di parte. Per una Politica all'altezza della ricchezza, complessità e autonomia della società

Serve, alla Sinistra, un modo nuovo di far Politica: che agganci "le forze vive del Paese", crei consenso e si differenzi rispetto al "latente spirito antiscientifico" della destra (Mario Lavia su Linkiesta del 10 cm). 

Lo aveva intuito, e sofferto, Bruno Trentin (La libertà viene prima, Ediesse, 2017, p. 118): 

"Dare corpo a un nuovo modo di fare politica e a una competizione progettuale", contro "la politica intesa come scienza dell'occupazione dello Stato, come alchimia di schieramenti o al meglio come tattica di transizione". 

In attesa di una bella Destra, serve una Sinistra amica della scienza, che guardi con entrambi gli occhi: sia atlantista ed europeista, per l’economia di mercato e la giustizia sociale, garantista e rispettosa delle diversità, in ricerca e radicata nella pratica. 

Per rinnovare la Politica, pensiamo prima ai contenuti, al merito scientifico (idee e proposte) e dopo alle alleanze e alle tattiche. Non il contrario, com'è da sempre. Diciamolo. 

Se la Sinistra aggancia la realtà delle cose, giunge facilmente a "una forte proposta di governo, unitaria, moderna, nazionale", capace di convincere sia a Sinistra sia tra i conservatori più attenti, dice Lavia (idem). 

Qual è il nodo? L'organizzazione, ci sembra. Dare ruolo e poteri a strutture di parte politica (di Partito) in ricerca parziale, specialistica. Ovviamente, con un progetto, un indirizzo, un lavoro trasparente e uno stretto render conto. Non fare lobby; fare Politica. Una Politica all'altezza delle lobby, della ricchezza, complessità e autonomia della società.

Francesco Bizzotto

venerdì 13 gennaio 2023

LAVORO. IL DIBATTITO: INNOVARE!

IL DIGITALE FUNZIONA SOLO CON RETI DI INGAGGIATI, LIBERI, SICURI, ACCOMPAGNATI 

L'innovazione è il nostro futuro. E non solo digitale. Anche di offerta: prodotti e servizi. Sui prodotti ci siamo grazie a Pmi che fanno Reti determinate tra loro e con professionisti e dipendenti. Sui servizi no. Serve un indirizzo politico e una fiscalità di vantaggio. 

E sono ottimista: il fare soldi facile, tipico dei servizi statici, ingessati, è al capolinea, per sovrabbondanza di soldi e carenza di progetti d'uso (dei soldi). Se scarseggiano i progetti affidabili, chi investe? Chi si fida? Ci sono più soldi che progetti di cui ci si possa fidare.

Lo sanno bene gli Assicuratori, impegnati dalla Ue a mettere in sicurezza i loro bilanci con "investimenti infrastrutturali prospettici" (materiali e sociali), fondamentali per il nostro sofisticato rischiare. Geniale Europa! O ci limitiamo a tener su i ponti, a uno a uno, prima che crollino?

Innovare (digitale, prodotti e servizi) richiede che si focalizzi il tema Lavoro in Rete, Formazione, produttività. Altrimenti, tra un po', restiamo indietro, spiazzati dalla complessità di cose, relazioni e processi che non dominiamo. E fin qui quasi ci siamo. 

Ma, i temi sono due: di conoscenze attive e di ruolo del lavoro. Si tratta di tenere in mano (gestire, controllare) i sistemi e i processi (e non è tanto ovvio: vedi aeroporti Usa in tilt per ore nei giorni scorsi) e trovare la giusta collocazione, di mercato, libera e responsabile, del lavoratore, dipendente e autonomo. 

Insomma, lo status dei collaboratori può passare da quello di merce (con diritti) a quello di libero attore, ingaggiato, che concorre (imprenditore con tutele). Dico può perché sono possibili altre scelte: la Germania ha una partecipazione intruppata ed efficiente.

Occorre creare l'Istituzione e i servizi ad hoc. Tra cui, per inciso, forme assicurative (individuali e collettive) per la solidarietà sociale impersonale, libera. Polizze facili, importanti, a premi leggeri. 

In particolare, però: i servizi al Lavoro che si sente ingaggiato e sta in Rete liberamente, responsabilmente (e così raddoppia il tasso di produttività e concorrenza del nostro sistema, con tanti saluti a Xi e Putin) non basta che si limitino alla Formazione. Il percorso logico ha un prima (l'Orientamento, la consapevolezza) su cui siamo a zero, e un dopo (l'Accompagnamento, che un po' pareggi le chance, come faceva un grande santo, don Bosco) su cui pure siamo a zero. 

Ora, si può fare questo lavoro se Confindustria, Sindacati e le Istituzioni esistenti (AFOL a Milano) stanno in ruoli separati, non comunicanti? Non si può, e questo è il primo problema, mi pare. Ma, non c'è parte che ci abbia messo la testa. Potrebbe, dovrebbe, la Lombardia. Lo faccia!

Francesco Bizzotto