mercoledì 15 febbraio 2023

TALENTI!

 

FERMARE L'ESODO

Ingaggiare, concorrere, rischiare

I giovani se ne vanno a lavorare all'estero, e non vogliono tornare. Parliamone!

Negli Usa le imprese pongono al centro (è il Rischio n°. 1 di cui occuparsi) la soddisfazione dei collaboratori. Vogliono – al 75% – competere nell'attrarre i migliori Talenti.

E si aprono alle idee diverse, per innovare, concorrere. Il mantra: la Diversità (di genere, età, razza) fa bene, tanto nei Cda quanto nei processi produttivi; aumenta la probabilità di belle contaminazioni, di innovazioni. È parte della lotta per la Democrazia. Spiegarlo a Putin e Xi: le idee diverse arricchiscono.

Si tratta di raddoppiare il tasso del concorrere, aprendo al fattore umano, al suo sentirsi ingaggiato, utile, produttivo. È ciò che desidera. Se non è ingaggiato, è fuori posto. E la libertà? O s'intesse di Responsabilità o non esiste. Spiegarlo alla Sinistra, ai Landini (e anche alla RAI). Concorrere è un misurarsi, un consapevole Rischiare che arricchisce, fa bene (e aumenta il reciproco rispetto).

Solo così fermiamo l'emorragia di Talenti e apriamo al loro rientro.

I Talenti, il Rischiare diffuso: ciò che manca alle imprese.

Francesco Bizzotto

 

lunedì 30 gennaio 2023

RICERCA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

COME FARLE RAGIONARE

Serve l'impegno a Gestire – della loro Potenza – sia il lato in fiore, sia il lato in ombra

Ilaria Capua ebbe a dire in televisione: Qualcuno fermi quei troppi centri di Ricerca che stanno pericolosamente manipolando Virus, senza sapere cosa cercano. La chiamano "ricerca pura". È pesca a strascico: ovunque fa disastri. Prima o poi, una variante aggressiva, difficile da fermare, farà la strage di cui Hans Jonas ha preconizzato: ci fermeremo solo dopo... Anticipiamola!

E l’Intelligenza Artificiale? Sta entrando alla chetichella nelle nostre vite, accelerando anche i nostri bioritmi, e non c'è uno straccio di riflessione di garanzia, fondata e convincente. Ci stiamo mettendo nelle mani di chi? Dei proprietari e ispiratori degli Algoritmi, che interpretano il passato e decidono pesi e valori. Violentano il futuro, molto probabilmente.

C'è un modo per farli rallentare (che prendano un passo giusto, sostenibile): chiamarli a mostrare la loro Potenza in trasparenza e a risponderne nel caso in cui le cose si mettessero male; in caso di perdite e catastrofi conseguenti a loro malaugurate decisioni e azioni.

Perché è chiaro: la Potenza, sfuggita dalle mani dei potenti della storia, è ormai in quelle di scienza e politica, e – in assenza di questa – in quelle degli interessi, a cui la scienza è di necessità legata. Ma, l'interesse vede solo un lato del foglio in cui consiste la Potenza: quello in fiore 🌼; il lato delle promesse e dei vantaggi possibili, alla fine. Non vede il lato in ombra, quello dei pericoli di percorso, di processo: delle possibilità di danni, derive, disastri.

E come possiamo chiamare questi soggetti a lavorare bene oggi e, nel caso, a risponderne in futuro; ad essere certi che lo faranno? Come convincerli a prendere, qui, ora, un passo sostenibile nel loro divenire, nell'intrapresa creativa che li caratterizza e che ci è cara (ci ha arricchito in modi belli, abbaglianti)? Equivale a dire: come ridurre a ragione e misura il loro agire, in modo che non si perdano; da non perderli in futuro?

Il dibattito Usa sul Rischio e la sua Gestione (Risk management) lo ha intuito e sta mettendo paletti importanti. Già la grande impresa ritiene che il suo primo Rischio sia quello dell'innovazione, delle idee, dell'apertura. E chiede che, nei Cda e nei reparti (dalle strategie ai processi produttivi) siano presenti opinioni diverse, e razze e generi diversi, per il miglior confronto: per non fossilizzare i decisori – i rischianti – e garantire che il nuovo e adeguato abbia campo e adozione in tempi giusti. Che sia sostenibile. Gli autoritarismi riflettano!

Per questo il Risk management d'impresa – che da sempre dice: "Chi osserva i Rischi coglie maggiori Opportunità!" – pensa in via prioritaria a un nuovo valore, un bellissimo rischio, che l'impresa accoglie: si propone di attirare (e trattenere) i migliori talenti, le idee migliori. Concorre in primis nell'attirare (e soddisfare) le migliori risorse, a tutti i livelli.

È questa la pista da seguire: chiedere alle imprese di rendere esplicito il loro piano di Gestione dei Rischi (sostanzialmente: Valutazioni, Prevenzione e Polizze, impegni di assicurazione) e dare un significativo vantaggio fiscale a chi lavora seriamente. È facile. E chi lavora male è "fuori mercato".

Il piano di Risk management e le Polizze di assicurazione (o il loro rifiuto) diranno del livello di rischio in questione, nei diversi ambiti. Come ha fatto il mercato allorché una compagnia petrolifera inglese, anni fa, chiese coperture assicurative per perforare il Polo Nord. Coperture negate (è un azzardo!) e progetto accantonato.

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PS. 1° Ovvio, per dare gambe forti al Risk management necessario (già si prospetta) serve che sorgano un uomo e una donna nuovi, uniti e Contemplativi. Un orizzonte di cui si vede l'alba, radiosa. Ne parlerò. Alla prossima.

 PS. 2° Rimarrà poi da dire delle infrastrutture materiali e sociali (abitative, di lavoro e trasporto) che servono a questa donna e uomo nuovi, attivi e contemplativi, liberi e sicuri. Ne ho già parlato: ripensare la città e l'urbanistica.

 Francesco Bizzotto

giovedì 26 gennaio 2023

QUALITÀ OPERAIA E GESTIONE DEI RISCHI

  ORIENTARE, FORMARE, ACCOMPAGNARE

Crolla l'immagine del lavoro manuale in una indagine promossa da Federmeccanica.

E "il 45,1% esprime l'intenzione di cambiare", andarsene. 

Ma, il lavoro manuale è il nostro punto di forza e la mano, diceva Giulio Giorello, è a base della consapevolezza. 

Il digitale e l'intelligenza artificiale (IA) prospettano di archiviarla. Pensiamoci bene. Teniamo la mano (e lo sguardo) in parallelo con l'IA, per ridurre pericoli smisurati - fuori controllo - a rischi (probabilità pensabili, gestibili). 

Nell'immediato, ridiamo valore e interesse all'Orientamento scolastico e professionale. Mostrare, motivare. 

E rivediamo la Formazione professionale, portandola a livelli di qualità (e di studio, di impegno) altissimi. Perché manuale e creativo siano ancor più un tutt'uno. È questo che serve, mentre l'IA tende a ripetere, appiattire e separare realtà statiche, del passato, appunto. 

Infine, non banalizziamo lo scontento (il 45,1%). Mettere il lavoratore giusto nel posto giusto non è nè facile né banale in un tessuto di micro imprese. 

Il dialogo tra Domanda d'impresa e Offerta di lavoro è centrale. Lo è l'Accompagnamento del lavoratore, del giovane, alla scoperta rispettosa dell'imprenditore partner.

Francesco BIZZOTTO

domenica 15 gennaio 2023

POLITICA

UN MODO NUOVO DI FARLA!

Un modo scientifico, trasparente, di parte. Per una Politica all'altezza della ricchezza, complessità e autonomia della società

Serve, alla Sinistra, un modo nuovo di far Politica: che agganci "le forze vive del Paese", crei consenso e si differenzi rispetto al "latente spirito antiscientifico" della destra (Mario Lavia su Linkiesta del 10 cm). 

Lo aveva intuito, e sofferto, Bruno Trentin (La libertà viene prima, Ediesse, 2017, p. 118): 

"Dare corpo a un nuovo modo di fare politica e a una competizione progettuale", contro "la politica intesa come scienza dell'occupazione dello Stato, come alchimia di schieramenti o al meglio come tattica di transizione". 

In attesa di una bella Destra, serve una Sinistra amica della scienza, che guardi con entrambi gli occhi: sia atlantista ed europeista, per l’economia di mercato e la giustizia sociale, garantista e rispettosa delle diversità, in ricerca e radicata nella pratica. 

Per rinnovare la Politica, pensiamo prima ai contenuti, al merito scientifico (idee e proposte) e dopo alle alleanze e alle tattiche. Non il contrario, com'è da sempre. Diciamolo. 

Se la Sinistra aggancia la realtà delle cose, giunge facilmente a "una forte proposta di governo, unitaria, moderna, nazionale", capace di convincere sia a Sinistra sia tra i conservatori più attenti, dice Lavia (idem). 

Qual è il nodo? L'organizzazione, ci sembra. Dare ruolo e poteri a strutture di parte politica (di Partito) in ricerca parziale, specialistica. Ovviamente, con un progetto, un indirizzo, un lavoro trasparente e uno stretto render conto. Non fare lobby; fare Politica. Una Politica all'altezza delle lobby, della ricchezza, complessità e autonomia della società.

Francesco Bizzotto

venerdì 13 gennaio 2023

LAVORO. IL DIBATTITO: INNOVARE!

IL DIGITALE FUNZIONA SOLO CON RETI DI INGAGGIATI, LIBERI, SICURI, ACCOMPAGNATI 

L'innovazione è il nostro futuro. E non solo digitale. Anche di offerta: prodotti e servizi. Sui prodotti ci siamo grazie a Pmi che fanno Reti determinate tra loro e con professionisti e dipendenti. Sui servizi no. Serve un indirizzo politico e una fiscalità di vantaggio. 

E sono ottimista: il fare soldi facile, tipico dei servizi statici, ingessati, è al capolinea, per sovrabbondanza di soldi e carenza di progetti d'uso (dei soldi). Se scarseggiano i progetti affidabili, chi investe? Chi si fida? Ci sono più soldi che progetti di cui ci si possa fidare.

Lo sanno bene gli Assicuratori, impegnati dalla Ue a mettere in sicurezza i loro bilanci con "investimenti infrastrutturali prospettici" (materiali e sociali), fondamentali per il nostro sofisticato rischiare. Geniale Europa! O ci limitiamo a tener su i ponti, a uno a uno, prima che crollino?

Innovare (digitale, prodotti e servizi) richiede che si focalizzi il tema Lavoro in Rete, Formazione, produttività. Altrimenti, tra un po', restiamo indietro, spiazzati dalla complessità di cose, relazioni e processi che non dominiamo. E fin qui quasi ci siamo. 

Ma, i temi sono due: di conoscenze attive e di ruolo del lavoro. Si tratta di tenere in mano (gestire, controllare) i sistemi e i processi (e non è tanto ovvio: vedi aeroporti Usa in tilt per ore nei giorni scorsi) e trovare la giusta collocazione, di mercato, libera e responsabile, del lavoratore, dipendente e autonomo. 

Insomma, lo status dei collaboratori può passare da quello di merce (con diritti) a quello di libero attore, ingaggiato, che concorre (imprenditore con tutele). Dico può perché sono possibili altre scelte: la Germania ha una partecipazione intruppata ed efficiente.

Occorre creare l'Istituzione e i servizi ad hoc. Tra cui, per inciso, forme assicurative (individuali e collettive) per la solidarietà sociale impersonale, libera. Polizze facili, importanti, a premi leggeri. 

In particolare, però: i servizi al Lavoro che si sente ingaggiato e sta in Rete liberamente, responsabilmente (e così raddoppia il tasso di produttività e concorrenza del nostro sistema, con tanti saluti a Xi e Putin) non basta che si limitino alla Formazione. Il percorso logico ha un prima (l'Orientamento, la consapevolezza) su cui siamo a zero, e un dopo (l'Accompagnamento, che un po' pareggi le chance, come faceva un grande santo, don Bosco) su cui pure siamo a zero. 

Ora, si può fare questo lavoro se Confindustria, Sindacati e le Istituzioni esistenti (AFOL a Milano) stanno in ruoli separati, non comunicanti? Non si può, e questo è il primo problema, mi pare. Ma, non c'è parte che ci abbia messo la testa. Potrebbe, dovrebbe, la Lombardia. Lo faccia!

Francesco Bizzotto

martedì 20 dicembre 2022

SALUTE: ANTICIPARE MALATTIE E SOFFERENZE

RIPENSARE IL SISTEMA SANITARIO PUBBLICO E PRIVATO

Milano e la Lombardia ne discutano apertamente. Se si tirano in lungo i tempi (e si decide tra pochi), se non si fa chiarezza e giustizia, prenderà un iceberg, come il Titanic. Un’armonia nuova, femminile.

Il sistema che “tutela la Salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” (art. 32 della Costituzione) va chiarito e cambiato, nel ruolo pubblico e in quello privato. Ho già provato a dire come. Ora, se ne parliamo per spizzichi e articoli di stampa, diamo spazio a specialismi, ideologismi e interessi che stridono e corrodono il sistema, che è nella nebbia. Ricco di eccellenze e promesse, incamera risorse importanti (130 miliardi l’anno), mentre la popolazione invecchia e spende di tasca propria per medicine, accertamenti e cure altri 40 miliardi, per lo più a causa di tempi incredibili. E ancora il piatto piange: servono altri soldi. Fosse un’impresa privata diremmo: o innovi o chiudi. Ma, qui vediamo un privato abbarbicato al pubblico, ed entrambi tendono a pretendere, un po’ sganciati dalle esigenze dell’utenza, mentre tocca in primis a loro, all’offerta, il carico di farsi apprezzare. Il sistema sanitario – guai a chi ce lo tocca! – soddisfa sempre meno. La prima cosa da fare è chiarezza; parlarne in un confronto interdisciplinare (non solo tra medici tenuti d’occhio dagli amministratori), assumendo come riferimento i cittadini. Se non lo si fa, è alta la probabilità che il gioco sia (come si dice) truccato. Succede, quando si usano le burocrazie per tenere ferme le cose, e poi decidono certi interessi. Ora, vediamo com’è la domanda di Salute. Fondamentale. Siamo realtà sociali e individuali, irriducibili a una sola dimensione, men che meno solo razionale o dipendente. Invecchiamo un po’ isolati e amiamo le nostre differenze e libertà (i nostri rischi). Siamo per 2/3 nell’abbondanza e per 1/3 in qualche difficoltà, da aiutare, da superare, perché non arrivi la rabbia. È la nostra storia. Al sistema Salute chiediamo tre cose: 1. Prossimità dei servizi. Tempi giusti (niente ciance: si proponga come) e andare incontro al bisogno, non il contrario: la gran parte dei problemi si risolve con relazioni e servizi locali. Lasciamo respirare, coinvolgiamo i Medici di famiglia, e facciamo forti, belle e ricche Case di Comunità (sociosanitarie in senso lato) nei territori, nei quartieri; 2. Prevenzione. I problemi vanno pensati e anticipati; non rincorsi, rimediati, tamponati. Curarsi della Salute prima che della Malattia, costa la metà. È umano, creativo ed evidente, e si fa il contrario. Molti gli interessati al rimedio, pochi alla Prevenzione; 3. Personalizzazione. Dare tutto a tutti forse non si può; è giusto uno standard sociale in tempi certi, per poi lasciare spazio alla scelta che integra, che va oltre lo standard, per decisione personale, nel pubblico e nel privato. Pagare solo differenze di servizio (non pagarlo daccapo) per stare in buona Salute e, nel caso, curarsi al meglio. Un diritto. Sulla Prossimità (non intasare Pronti soccorso e Ospedali, non sprecare risorse) c’è stato un errore politico e una trascuratezza che ha, tra l’altro, affossato i Consultori familiari e portato acqua al declino demografico. Non v’è dubbio che fare famiglia e figli nel tempo della libertà sia una prima scelta da esplorare e sostenere sul piano scientifico ed economico, delle ragioni e dei valori: famiglia e figli come scelta di relazione e di libertà. Sulla Prevenzione c’è stata altrettanta trascuratezza. Anticipare guai e malattie (prevenirli, evitarli) è la nostra priorità, a fronte di possibilità sconfinate (la genetica), grandi incertezze e rischi paurosi, tra cui quello di derive o patologie per cui non ci sia rimedio. Cercare e osservare solo vantaggi, opportunità (ad esempio “manipolando virus in modo irresponsabile”, ha denunciato Ilaria Capua in TV), sottovalutarne i rischi, attendere i danni, è un delitto. Vale anche per la famiglia e i figli, desiderati e non desiderati. Abortire è un diritto della donna e un trauma, un danno per la coppia. L’aborto si può prevenire con l’educazione alla maternità e paternità consapevoli. Lo si è sempre detto e non lo si è fatto. Facciamolo, prima che lo faccia – male – una certa malintesa conservazione. La Personalizzazione deve vincere un pregiudizio: solo i ricchi devono potersi curare al meglio e per tempo? Con le diverse tecniche di solidarietà e mediazione impersonale che sono in campo (mutue e assicurazioni), tutti possiamo, a costi molto contenuti, per scelta personale, curare al meglio la Salute (star bene) e, nel caso, la malattia. Chiarisco. Sia per lo standard pubblico di base (LEA, Livelli essenziali di assistenza), sia per le opzioni integrative, c’è da dire che fin che son cose da poco (cifre basse) non ci preoccupiamo. Ma, quando abbiamo seri problemi, vogliamo il meglio, pronti ad andare oltre lo standard pubblico e a spendere qualunque cifra. È allora evidente: la scelta sbandierata in Lombardia tra strutture pubbliche e private accreditate è formale, non cambia il merito delle cose. Se vuoi scegliere il medico, o certe terapie extra standard, o la clinica (in tutto il mondo), o i tempi di cura o la camera singola, devi pagare. E siamo daccapo: senza un sistema di mediazione agevole e certificata dei grandi rischi della Salute, solo i ricchi si possono curare. Non è giusto. La mediazione, che apre a milioni di famiglie il diritto alle cure migliori, è poi la via maestra per rifinanziare i grandi ospedali che meritano. La Politica, le Istituzioni rispettino questo diritto; mettano in campo mediazioni. Bisogna riflettere meglio e cambiare in un confronto plurale, inter specialistico. Vale in generale. È proprio il caso di dire che il COME si discute, la FORMA del confronto, è più importante del contenuto, di ciò che ciascuno ha da dire. Il reciproco ascolto, un MODO serio di confrontarci e concorrere, ci obbliga a motivare e tener conto degli altri: determina il contenuto su cui decideremo di atterrare; il progetto a cui ci affideremo per procedere. Questo confronto devono organizzarlo e prepararlo i Partiti, ma non lo fanno, un po’ persi nelle alchimie del potere. Si occupano di alleanze e di proposte tattiche. I contenuti, il merito, la scientificità, maturità e credibilità delle cose è trascurato, un po’ raffazzonato. Mentre ormai è chiaro: le grandi decisioni, i grandi rischi (dell’Economia, della Salute, dell’Ambiente, dell’Inclusione sociale, del Digitale) a cui siamo indotti dalla nostra potenza, non li gestisci, non li misuri, non li padroneggi con gli antichi strumenti: men che meno con la Statistica (che ha pochi secoli di vita e osserva, ferma, gli eventi del passato), neanche se la stressi con i big data e l’Intelligenza artificiale. Funzionano, i big data, il Digitale, per i piccoli rischi, le cose da poco, come i mille euro l’anno che spendiamo in ticket, integratori alimentari, medicine, normali analisi e visite specialistiche. Per prendere le misure ai grandi rischi del nostro tempo serve ben altro: innovazioni e mediazioni sofisticate per nuovi equilibri tra possibilità e rischi. E molto di più, vien da dire: impegno, apertura, vita buona e saggia. È il tempo delle donne, ed è materia incandescente. Ci porterà a vedere con le attività i silenzi, con le cose le relazioni e i processi: la bella e delicata armonia della Salute. silenzi, con le cose le relazioni e i processi: la bella e delicata armonia della Salute. Milano e la Lombardia ne parlino in modo serio, organizzato, sistematico.

Francesco Bizzotto

venerdì 9 dicembre 2022

LAVORO: LIBERARE, RISCHIARE, CONCORRERE

SERVONO POLITICHE ATTIVE 

ESTERNE E INTERNE (ALL'AZIENDA)

Ora, un po' tutti scoprono le Politiche attive del lavoro, mentre "non ci hanno mai creduto. (...) Hanno sempre prediletto le politiche passive: il sostegno del reddito ai disoccupati"(Pietro Ichino). 

Io non ce l'ho con i Sindacati, di cui rispetto la fatica difensiva. È questione politica: andare verso rapporti di lavoro più liberi per entrambe le parti e introdurre:

 -     sicure tutele di Reddito per il lavoro (e la Pensione, aggiunge Massimo Bonini della Cgil        di Milano, e la Sanità integrativa, aggiungo io),  

- e precisi servizi di sostegno: Orientamento, Formazione per quel che serve (di qualità altissima, dove nulla è solo strumento) e Accompagnamento nel mercato, come faceva don Bosco nel 1800. 

Fare come l'Agenzia Ba in Germania. Se qui si agisce seriamente, il problema del Reddito di sussistenza (o Cittadinanza) si ridimensiona a marginale.  Ma, se hai Agenzie del lavoro deboli, strutture con un decimo del personale della Germania, perché per vent'anni non hai investito, tutto si confonde, anche furbizia e rabbia. 

Draghi ha messo le risorse (PNRR) e ora è più questione di indirizzo e competenze, idee, progetti, che di soldi. Anche a Milano. 

Per esempio: se tieni separati e lontani i Sindacati e le Imprese, dove pensi di andare? La priorità: un grande Progetto che tenga insieme pubblico e privato (alla Elinor Ostrom), responsabilità e serietà. 

Secondo esempio. Senza Progetto serio, lungimirante, non mi meraviglierei se uno come l'Assicuratore (investitore istituzionale da 11mila miliardi in Europa) decidesse di non investire qui. È impegnato dall'Ue - e interessato - alle grandi infrastrutture materiali e sociali perché prevengono gli eventi avversi, riducono i rischi e stabilizzano i bilanci ma, come fa a fidarsi di un sistema frazionato, annebbiato, con idee ammuffite, dominato da molti, diffusi e piccoli interessi?

Terzo esempio: al centro del Progetto di Agenzia per il lavoro ci devono essere l'occupazione e il reddito? No. Non più. Il Lavoro vuole, in primis, essere ingaggiato, valorizzato, soddisfatto. E l'insoddisfatto? Se ne va, si prende un anno sabbatico, e se resta è un presentista. Meglio che stia a casa. Ingaggiato e soddisfatto vuol dire impegnato, creativo e responsabile. A Rischio, in una certa misura. Come negli Usa: le cose non vanno? Fai gli scatoloni. Nessun dramma. Non sei in strada. Troverai di meglio. 

Quarto esempio. Il dibattito Usa. È franco, concreto, significativo. Una indagine di PWC svela qual è il maggior rischio percepito (nel 2021) dai Direttori di grandi imprese: il lavoratore, le competenze. Il digitale? Viene dopo l'umano! Così, il loro primo obiettivo è "essere datori di lavoro scelti" (75%); attirare i migliori, in ogni ambito e ruolo, tutti delicati e importanti. 

E c'è anche un secondo decisivo passo (gli Usa sono ancora frontiera!): se il Primo Rischio d'Impresa è il Lavoro, la competenza, la creatività, occorre realizzare un flusso di input che ne alimenti il valore umano & produttivo, che porti idee, occasioni, possibilità, rischi, dinamica. Come? 

Includendo Diversità, opinioni, culture diverse. Dai Consigli di amministrazione alle linee operative. La Diversità è un valore: scuote, rompe gli schemi, invita a riflettere, a non adagiarsi. Non devi fare come dice il diverso. Ci devi pensare! Ti confronti? Ti arricchisci! Spiegarlo a Putin e XI, ai regimi totalitari. 

La Diversità parla di Politiche attive interne, decisive per soddisfare il Lavoratore. Così il Lavoro prende il suo posto nella filiera d'impresa: contribuisce, concorre. Ma, è sul valore del concorrere, sulla sua utilità e bellezza, che non ci siamo, ribadisce Ichino. 

Parliamone, allora, pacatamente. Diceva Bruno Trentin, storico leader sindacale e sottile intellettuale: "La libertà viene prima". Interpreto: prima del diritto; lo fonda. Se sei Responsabile, fai la tua parte, t'impegni e proponi, diventi libero. E quando sei libero, subito sei comprensivo, generoso, solidale. La solidarietà matura se c'è la Libertà responsabile, impegnata, che non si isola. Qui si pensa al contrario: prima i diritti, la libertà (un vuoto spinto), poi il senso civico solidale.

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P.S. 1° Attrezziamoci per un raddoppio della Concorrenza (correre insieme per obiettivi condivisi) in economia e non solo. Anche nel far Politica: confronti ricchi di contenuti, di proposte che rischino il consenso nel merito delle cose, abbiamo detto e ridetto. Non solo tattiche, colpi bassi, chiacchiere e giri di alleanze. Non bastano né i bravi leader, né amministrare bene né gestire identità aperte. Servono anche Competenze e progetti con un certo respiro. Il Pd lo metta nello Statuto, organizzi al suo interno le Competenze! 

P.S. 2° Sarebbe bello (ed economico!) se ci fossero vantaggi fiscali per chi apprezza il Lavoro, anticipa gli eventi (fa Prevenzione) e si apre alla Concorrenza!

FRANCESCO BIZZOTTO

lunedì 7 novembre 2022

EUROPA: MISURA E SPIRITUALITÀ

 La nostalgia del "lampo del '17"

S VOLTARE PER LA "SOCIETÀ DEL RISCHIO"

"Io non ho scelto il mio campo. Ci sono nato. Ero giovane, convinto che avessimo ragione, che non ci fosse altra soluzione per il nostro Paese", dice Pavel a Michel (Il club degli incorreggibili ottimisti, romanzo di Jean-Michel Guenassia, Ed. Mauri Spagnol, 2021). 

La nostalgia del "lampo del '17" (del potere, della rivoluzione) è la malattia di chi crede di avere la verità e si tratta (solo) di realizzarla. Come sia sia. Non serve dire altro. 

Ora, stiamo capendo che conta sì l'obiettivo, il sogno e il progetto, ma poi devi aderire alla realtà, procedere per gradi. Noi, invece, ci proiettiamo sull'opera come compiuta (un limite dell'intelligenza, dice Henry Bergson). 

Oltre al sogno, conta il percorso, il cammino, il processo. E i molti che incontrerai e che contribuiranno. Ed è qui che sarai vivo e reale, cioè incerto, aperto, in pericolo. E potrai, se vorrai, giungere a essere, sentirti, in un "Rischio", cioè a valutare, misurare, creare e padroneggiare la vita, in una certa misura. 

Perché Rischio è probabilità, misura, attesa fiduciosa (Bruno de Finetti) personale e relazionale. Curati del processo, delle relazioni (Georg Simmel), dei rischi! E l'obiettivo? Ti sorprenderà. Sarà bellissimo e "sostenibile"! 

Il processo comporta azioni, regole, diversità, conflitti. Ci chiama a non separare ma gestire insieme le Possibilità e i Rischi (la nostra Potenza, ormai scatenata, diffusa, non più riservata a Dio, ai signori, agli eroi). È la Democrazia, la società del rischio (Ulrich Beck)! Uno spazio di libertà, di creatività. 

Noi l'abbiamo declinata come sviluppo, crescita di benessere materiale illimitata (folle). In realtà può essere innovazione, valore, apprezzamento, equità, gioia. Può (deve oggi!) portare con sé una riduzione di pericoli (azioni smisurate), azzardi, volumi, traffico, stress, inquinamento, bombardamento. Era il trend del Nord Milano nel 2008. Ora non so. 

Si tratta di svoltare verso una crescita saggia, armoniosa, gestita come Potenza (Possibilità & Rischi: i due inseparabili lati di un unico foglio). Abbiamo molto da recuperare in termini di equilibrio, discernimento (Carlo Maria Martini), cultura, relazioni, spiritualità. 

L'Europa sia motore di questa crescita! Lo auspicava il filosofo Hans Georg Gadamer. 

Francesco Bizzotto

P.S. Qualcuno vuole fermare i moltissimi centri di ricerca che, in tutto il mondo, stanno manipolando virus in modo irresponsabile (Ilaria Capua, ieri sera in TV, coraggiosa)?

mercoledì 2 novembre 2022

PARTITI

QUAL È LA CARTA VINCENTE?

Fini: l'identità; D'Alema: l'ideologia. C'è del vero. Oggi basta?

Gianfranco Fini e Massimo D'Alema hanno detto In TV la loro, mi è parso con una certa sofferenza. Mi è dispiaciuto.

Servono Partiti che si propongano con un'interpretazione della realtà, con progetti di indirizzo e cambiamento e con significative fiscalità di vantaggio. Che rischino il consenso e diano spazio, al loro interno, a gruppi di ricercatori politici, specialisti, appassionati. Diano spazio a un fare Politica organizzato, mirato, scientifico. Altrimenti le loro proposte non hanno il piede, direbbe Vito Mancuso.

Ad esempio. La Gestione dei Rischi (renderli misurati) è chiave di volta della Sostenibilità. Deve interessare di più la Politica, i Partiti. 

Il mondo Assicurativo fa qui il 70% del lavoro. È interessato (ora obbligato dall'Europa) a investire per la Prevenzione dei danni. Eppure, è catturato oltre misura dal suo importante ruolo finanziario e da conflitti di interesse nelle reti di vendita. 

 Basterebbe una fiscalità di vantaggio, in generale per le attività che non separano i loro scopi dai loro Rischi, e in particolare per le Polizze precedute e accompagnate da Informazioni e Servizi di Prevenzione.

Avremmo un significativo guadagno generale: rischi misurati, meno danni e stress, meno catastrofi. Scusate se è poco. Francesco Bizzotto

 

domenica 23 ottobre 2022

PARTITI "NUOVI"

DEMOCRAZIA CREDIBILE, GOVERNI STABILI

IL PD? SI ORGANIZZI, CAMBI LO STATUTO 

Meloni premier. Auguri! Penso che farà bene al 30%. Troppe contraddizioni. Le storie e culture personali di molti ministri, poste in pratica e in luce, appariranno non di Destra ma fuori posto; pronte ad applaudire Putin e calpestare l'Europa e la democrazia. Vedremo i fatti.

Sogno una Destra europea, per il primo concorrere che ci manca (in Politica) e una Sinistra più di sostanza. Una Destra che conservi e una Sinistra che innovi. Europee. 

La Sinistra. Si ripensi unita (oggi tre parti malmesse), con chiare regole di decisione e una base culturale vivace, aperta, non com'è: leaderistica, divisa, tattica, di basso profilo, vuota nel merito e a rischio manipolazione. Se non ora, quando? A sei mesi dalle prossime elezioni? Democrazia è uno spazio di conflitto rispettoso, di lunga lena, arricchente. Basta dirlo! Praticarlo. 

L'Europa c'è! Ripensare le parti politiche: gli indispensabili Partiti. Siano democratici, contendibili, organizzati come scienza comanda: parti radicate nella società, che fanno proposte, Progetti di Governo e di Opposizione (ombra). Non macchine per il consenso, come sia sia, in un confronto che è drogato, truccato, se 12 milioni votano la Destra unita, 14 milioni la Sinistra del rancore e 18 milioni non votano. 

È decisiva l'organizzazione dei Partiti, argomenta Andrea Ruggeri (il Mulino, 11 cm): "Chi e come si decide?". Ruggeri propone al Pd di rilanciare i Circoli locali, perno e "palestra politica". E di fare, a Roma, "un centro studi che crei proposte". 

Non sono d'accordo. Così tutto si accentra, e i Circoli vedono le idee, le proposte, calare dall'alto. Se non c'è continuità e gradualità di confronto, subisci, non conti niente. E quindi rifiuti. Non voti. 

I Circoli vanno rivitalizzati e articolati con la presenza organizzata di competenti e appassionati di aree, temi e questioni, che fanno ricerca e lavorano su progetti attuali. Certo, che si coordinano nel Paese e in Europa. Solo così torneranno a far Politica chi è ricco di valori, i giovani, le donne. 

Va cambiato lo Statuto del Pd: valorizzare i contributi scientifici, riconosciuti, e impegnare le strutture dirigenti a confrontarsi con i competenti organizzati nel Partito, e a motivare le decisioni. 

Partecipazione: Giorgio Gaber! I Partiti, così come sono, hanno la fiducia di meno del 10%! 

 Mirare a Partiti nuovi (non nuovi Partiti), per la credibilità del sistema democratico nel confronto globale (è il ruolo dell'Europa, diceva Gadamer) e per la naturale stabilità dei Governi.

Francesco BIZZOTTO