domenica 23 ottobre 2022

PARTITI "NUOVI"

DEMOCRAZIA CREDIBILE, GOVERNI STABILI

IL PD? SI ORGANIZZI, CAMBI LO STATUTO 

Meloni premier. Auguri! Penso che farà bene al 30%. Troppe contraddizioni. Le storie e culture personali di molti ministri, poste in pratica e in luce, appariranno non di Destra ma fuori posto; pronte ad applaudire Putin e calpestare l'Europa e la democrazia. Vedremo i fatti.

Sogno una Destra europea, per il primo concorrere che ci manca (in Politica) e una Sinistra più di sostanza. Una Destra che conservi e una Sinistra che innovi. Europee. 

La Sinistra. Si ripensi unita (oggi tre parti malmesse), con chiare regole di decisione e una base culturale vivace, aperta, non com'è: leaderistica, divisa, tattica, di basso profilo, vuota nel merito e a rischio manipolazione. Se non ora, quando? A sei mesi dalle prossime elezioni? Democrazia è uno spazio di conflitto rispettoso, di lunga lena, arricchente. Basta dirlo! Praticarlo. 

L'Europa c'è! Ripensare le parti politiche: gli indispensabili Partiti. Siano democratici, contendibili, organizzati come scienza comanda: parti radicate nella società, che fanno proposte, Progetti di Governo e di Opposizione (ombra). Non macchine per il consenso, come sia sia, in un confronto che è drogato, truccato, se 12 milioni votano la Destra unita, 14 milioni la Sinistra del rancore e 18 milioni non votano. 

È decisiva l'organizzazione dei Partiti, argomenta Andrea Ruggeri (il Mulino, 11 cm): "Chi e come si decide?". Ruggeri propone al Pd di rilanciare i Circoli locali, perno e "palestra politica". E di fare, a Roma, "un centro studi che crei proposte". 

Non sono d'accordo. Così tutto si accentra, e i Circoli vedono le idee, le proposte, calare dall'alto. Se non c'è continuità e gradualità di confronto, subisci, non conti niente. E quindi rifiuti. Non voti. 

I Circoli vanno rivitalizzati e articolati con la presenza organizzata di competenti e appassionati di aree, temi e questioni, che fanno ricerca e lavorano su progetti attuali. Certo, che si coordinano nel Paese e in Europa. Solo così torneranno a far Politica chi è ricco di valori, i giovani, le donne. 

Va cambiato lo Statuto del Pd: valorizzare i contributi scientifici, riconosciuti, e impegnare le strutture dirigenti a confrontarsi con i competenti organizzati nel Partito, e a motivare le decisioni. 

Partecipazione: Giorgio Gaber! I Partiti, così come sono, hanno la fiducia di meno del 10%! 

 Mirare a Partiti nuovi (non nuovi Partiti), per la credibilità del sistema democratico nel confronto globale (è il ruolo dell'Europa, diceva Gadamer) e per la naturale stabilità dei Governi.

Francesco BIZZOTTO 

domenica 16 ottobre 2022

LA RUSSA E FONTANA PRESIDENTI

 

 POLITICA GRACILE 

SERVONO PARTITI NUOVI CHE RISCHIANO SU PROGETTI 

 Presidenza del Senato: tra alleanze, veti, tattiche e furbizie, escono bene solo Segre e La Russa. E i giornalisti professionisti. 

 Presidenza della Camera: succede l'incredibile e viene eletto Fontana, filo Putin, integralista e anti Europa. Un passo falso. 

 Inusuale? No, se fosse in campo anche l'altra metà della Politica: i contenuti, e la fiducia che potremo presto valutare il merito delle cose; che i partiti hanno competenze organizzate che aderiscono e rispettano la realtà, fanno ricerca, presentano progetti. Che a dominare sono la Democrazia e la Scienza. 

 Senza chiara e scientifica organizzazione di competenze che Politica è? Un tempo ferocemente ideale (macchina di potere). Oggi gracile, allo sbando. Può uscire di tutto. 

 Il problema della Politica è l'organizzazione lasca dei partiti. Poco democratica, poco costituzionale. Rischiano l'impotenza; essere palle al piede del Paese. O peggio: fargli male. 

 La Sinistra (che ha un po' voluto perdere questa partita: se era seria e unita...) si ripensi. E proponga di rendere più democratici, contendibili i partiti. Che si organizzino come Scienza comanda (anche in verticale, per temi, passioni e competenze), non solo in orizzontale (società e territorio). Penso a Partiti che rischiano su Progetti. 

 Infine, dico che va tenuto d'occhio Fontana (dirà sciocchezze) e ho fiducia di una cosa: che La Russa non sia filo Putin. Non è poco.

Francesco Bizzotto

UNA BUSSOLA PER IL PARLAMENTO

 Il discorso del presidente provvisorio del Senato Liliana Segre

pronunciato il 13 ottobre 2022 nell'Aula di Palazzo Madama in apertura della prima seduta della XIX legislatura

"Colleghe Senatrici, Colleghi Senatori, rivolgo il più caloroso saluto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a quest'Aula. Con rispetto, rivolgo il mio pensiero a Papa Francesco. Certa di interpretare i sentimenti di tutta l'Assemblea, desidero indirizzare al Presidente Emerito Giorgio Napolitano, che non ha potuto presiedere la seduta odierna, i più fervidi auguri e la speranza di vederlo ritornare presto ristabilito in Senato. Il Presidente Napolitano mi incarica di condividere con voi queste sue parole: "Desidero esprimere a tutte le senatrici ed i senatori, di vecchia e nuova nomina, i migliori auguri di buon lavoro, al servizio esclusivo del nostro Paese e dell'istituzione parlamentare ai quali ho dedicato larga parte della mia vita". Rivolgo ovviamente anch'io un saluto particolarmente caloroso a tutte le nuove Colleghe e a tutti i nuovi Colleghi, che immagino sopraffatti dal pensiero della responsabilità che li attende e dalla austera solennità di quest'aula, così come fu per me quando vi entrai per la prima volta in punta di piedi. Come da consuetudine vorrei però anche esprimere alcune brevi considerazioni personali.

LA GUERRA IN UCRAINA - Incombe su tutti noi in queste settimane l'atmosfera agghiacciante della guerra tornata nella nostra Europa, vicino a noi, con tutto il suo carico di morte, distruzione, crudeltà, terrore...una follia senza fine. Mi unisco alle parole puntuali del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "la pace è urgente e necessaria. La via per ricostruirla passa da un ristabilimento della verità, del diritto internazionale, della libertà del popolo ucraino".

IL CENTENARIO DELLA MARCIA SU ROMA - Oggi sono particolarmente emozionata di fronte al ruolo che in questa giornata la sorte mi riserva. In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica nella mia mente perché', vedete, ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!

IL NUOVO SENATO - Il Senato della diciannovesima legislatura è un'istituzione profondamente rinnovata, non solo negli equilibri politici e nelle persone degli eletti, non solo perché' per la prima volta hanno potuto votare anche per questa Camera i giovani dai 18 ai 25 anni, ma soprattutto perché' per la prima volta gli eletti sono ridotti a 200. L'appartenenza ad un così rarefatto consesso non può che accrescere in tutti noi la consapevolezza che il Paese ci guarda, che grandi sono le nostre responsabilità ma al tempo stesso grandi le opportunità di dare l'esempio. Dare l'esempio non vuol dire solo fare il nostro semplice dovere, cioè adempiere al nostro ufficio con "disciplina e onore", impegnarsi per servire le istituzioni e non per servirsi di esse.

LA POLITICA URLATA - Potremmo anche concederci il piacere di lasciare fuori da questa assemblea la politica urlata, che tanto ha contribuito a far crescere la disaffezione dal voto, interpretando invece una politica "alta" e nobile, che senza nulla togliere alla fermezza dei diversi convincimenti, dia prova di rispetto per gli avversari, si apra sinceramente all'ascolto, si esprima con gentilezza, perfino con mitezza.

IL VOTO DEL 25 SETTEMBRE - Le elezioni del 25 settembre hanno visto, come è giusto che sia, una vivace competizione tra i diversi schieramenti che hanno presentato al Paese programmi alternativi e visioni spesso contrapposte. E il popolo ha deciso. È l'essenza della democrazia. La maggioranza uscita dalle urne ha il diritto-dovere di governare; le minoranze hanno il compito altrettanto fondamentale di fare opposizione. Comune a tutti deve essere l'imperativo di preservare le Istituzioni della Repubblica, che sono di tutti, che non sono proprietà di nessuno, che devono operare nell'interesse del Paese, che devono garantire tutte le parti. Le grandi democrazie mature dimostrano di essere tali se, al di sopra delle divisioni partitiche e dell'esercizio dei diversi ruoli, sanno ritrovarsi unite in un nucleo essenziale di valori condivisi, di istituzioni rispettate, di emblemi riconosciuti.

LA COSTITUZIONE REPUBBLICANA - In Italia il principale ancoraggio attorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è la Costituzione Repubblicana, che come disse Piero Calamandrei non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti. Il popolo italiano ha sempre dimostrato un grande attaccamento alla sua Costituzione, l'ha sempre sentita amica. In ogni occasione in cui sono stati interpellati, i cittadini hanno sempre scelto di difenderla, perché' da essa si sono sentiti difesi. E anche quando il Parlamento non ha saputo rispondere alla richiesta di intervenire su normative non conformi ai principi costituzionali - e purtroppo questo è accaduto spesso – la nostra Carta fondamentale ha consentito comunque alla Corte Costituzionale ed alla magistratura di svolgere un prezioso lavoro di applicazione giurisprudenziale, facendo sempre evolvere il diritto.

LE RIFORME - Naturalmente anche la Costituzione è perfettibile e può essere emendata (come essa stessa prevede all'art. 138), ma consentitemi di osservare che se le energie che da decenni vengono spese per cambiare la Costituzione - peraltro con risultati modesti e talora peggiorativi - fossero state invece impiegate per attuarla, il nostro sarebbe un Paese più giusto e anche più felice. Il pensiero corre inevitabilmente all'art. 3, nel quale i padri e le madri costituenti non si accontentarono di bandire quelle discriminazioni basate su "sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali", che erano state l'essenza dell'ancien regime. Essi vollero anche lasciare un compito perpetuo alla "Repubblica": "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Non è poesia e non è utopia: è la stella polare che dovrebbe guidarci tutti, anche se abbiamo programmi diversi per seguirla: rimuovere quegli ostacoli!

LE FESTIVITA' CIVILI NON SIANO DIVISIVE - Le grandi nazioni, poi, dimostrano di essere tali anche riconoscendosi coralmente nelle festività civili, ritrovandosi affratellate attorno alle ricorrenze scolpite nel grande libro della storia patria. Perché' non dovrebbe essere così anche per il popolo italiano? Perché' mai dovrebbero essere vissute come date "divisive", anziché' con autentico spirito repubblicano, il 25 Aprile Festa della Liberazione, il 1 Maggio festa del lavoro, il 2 Giugno festa della Repubblica? Anche su questo tema della piena condivisione delle feste nazionali, delle date che scandiscono un patto tra le generazioni, tra memoria e futuro, grande potrebbe essere il valore dell'esempio, di gesti nuovi e magari inattesi.

IL LINGUAGGHIO DELL'ODIO – Altro terreno sul quale è auspicabile il superamento degli steccati e l'assunzione di una comune responsabilità è quello della lotta contro la diffusione del linguaggio dell'odio, contro l'imbarbarimento del dibattito pubblico, contro la violenza dei pregiudizi e delle discriminazioni. Permettetemi di ricordare un precedente virtuoso: nella passata legislatura i lavori della "Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza" si sono conclusi con l'approvazione all’unanimità di un documento di indirizzo. Segno di una consapevolezza e di una volontà trasversali agli schieramenti politici, che è essenziale permangano.

LA CENTRALITA' DEL PARLAMENTO - Concludo con due auspici. Mi auguro che la nuova legislatura veda un impegno concorde di tutti i membri di questa assemblea per tenere alto il prestigio del Senato, tutelare in modo sostanziale le sue prerogative, riaffermare nei fatti e non a parole la centralità del Parlamento. Da molto tempo viene lamentata da più parti una deriva, una mortificazione del ruolo del potere legislativo a causa dell'abuso della decretazione d'urgenza e del ricorso al voto di fiducia. E le gravi emergenze che hanno caratterizzato gli ultimi anni non potevano che aggravare la tendenza. Nella mia ingenuità di madre di famiglia, ma anche secondo un mio fermo convincimento, credo che occorra interrompere la lunga serie di errori del passato e per questo basterebbe che la maggioranza si ricordasse degli abusi che denunciava da parte dei governi quando era minoranza, e che le minoranze si ricordassero degli eccessi che imputavano alle opposizioni quando erano loro a governare. Una sana e leale collaborazione istituzionale, senza nulla togliere alla fisiologica distinzione dei ruoli, consentirebbe di riportare la gran parte della produzione legislativa nel suo alveo naturale, garantendo al tempo stesso tempi certi per le votazioni.

L'EMERGENZA ENERGETICA - Auspico, infine, che tutto il Parlamento, con unità di intenti, sappia mettere in campo in collaborazione col Governo un impegno straordinario e urgentissimo per rispondere al grido di dolore che giunge da tante famiglie e da tante imprese che si dibattono sotto i colpi dell'inflazione e dell'eccezionale impennata dei costi dell'energia, che vedono un futuro nero, che temono che diseguaglianze e ingiustizie si dilatino ulteriormente anziché ridursi. In questo senso avremo sempre al nostro fianco l'Unione Europea con i suoi valori e la concreta solidarietà di cui si è mostrata capace negli ultimi anni di grave crisi sanitaria e sociale. Non c’è un momento da perdere: dalle istituzioni democratiche deve venire il segnale chiaro che nessuno verrà lasciato solo, prima che la paura e la rabbia possano raggiungere i livelli di guardia e tracimare. Senatrici e Senatori, cari Colleghi, buon lavoro!".


giovedì 22 settembre 2022

FARSI CARICO DEL FUTURO

PRIMA L’AMBIENTE

Abbiamo alle spalle mesi drammatici di siccità, lo scioglimento del ghiacciaio sulla Marmolada, il caldo opprimente. Da ultimo la catastrofica alluvione delle Marche.

I cambiamenti climatici esistono e sono ormai sotto agli occhi di tutti, non sono in discussione.

Sono un convinto sostenitore del PD e del lavoro che abbiamo fatto in questi anni sul tema dell’ambiente.
Sono molto orgoglioso di essere uno dei parlamentari che ha portato a inserire la difesa dell’ambiente nella Costituzione italiana. Questa cosa è passata inosservata ma è di grande importanza.
Sono orgoglioso di stare in un partito che nel suo programma mette la questione ambientale tra le tre priorità, insieme al lavoro e ai diritti, su cui costruire un’altra idea di Paese.

Il PD, quindi, è un partito che ha capito che la questione ambientale attraversa e deve attraversare tutte le politiche (la politica estera, il governo delle città, i comportamenti individuali).

Dobbiamo però discutere di come affrontiamo questa situazione.

Su questo la risposta non è scontata. La politica italiana, e non solo italiana, dà risposte diverse.

C’è una risposta politica e culturale che dice che, di fronte a quello che sta succedendo, il primo problema che ci si deve porre è quello di difendere lo status quo e difendere ciò che esiste.
C’è poi la nostra idea che, invece, dice che dobbiamo cambiare, costruire in modo nuovo e secondo approcci nuovi e farci carico del futuro.
Non è una novità che c’è una destra che cerca di lucrare sul presente e preferisce dire alle persone che il problema è riscaldare quest’inverso e non importa cosa accadrà tra vent’anni e chi, invece, come pensiamo di fare noi, si preoccupa al futuro.
Credo che questa sia la motivazione più evidente di uno scontro tra posizioni diverse, su cui si cerca di far finta di niente ma c’è.
Quando parliamo, ad esempio, della necessità di rispettare i principi che l’Europa si è data per arrivare ad una transizione che porti nel 2035 a smettere di produrre auto con combustibili fossili, noi consideriamo giusto questo mentre altri ritengono che non lo sia perché costringe a cambiare il modo di produrre e di costruire.
Qui, dunque, c’è una differenza fondamentale, così c’è come rispetto a come si affronta l’emergenza bollette.
È evidente che di fronte alla crisi energetica abbiamo bisogno di pensare al gas come combustibile per gestire una transizione. Il problema, però, oltre a gestire la transizione, è quello di capire dove si intende andare.
Noi continuiamo a pensare che gli obiettivi che ci siamo dati anche in Europa di arrivare ad una produzione prevalentemente fatta con le energie rinnovabili debba essere la priorità.
Altri, anche in questi giorni, hanno messo in conto l’ipotesi di non abbandonare neppure i combustibili fossili. C’è una differenza fondamentale e credo che questo vada detto e vadano rivendicate le ragioni per cui abbiamo preso alcune posizioni.
Penso che abbiamo fatto tante cose in questa Legislatura, tra queste ci sono i 70 miliardi del PNRR destinati all’ambiente, al dissesto idrogeologico, alla manutenzione della rete idrica.
Queste sono cose importanti.
Abbiamo perso, però, una grande occasione: in Senato eravamo arrivati alla fine della costruzione della legge sulla rigenerazione urbana, che è il compendio di molte cose dette fin qui.
Si tratta di una legge che metteva tanti soldi al servizio dell’idea per cui dobbiamo guardare ciò che nelle nostre città non funziona più, come le aree dismesse o le aree degradate e cambiarle ma non guardando semplicemente all’edilizia ma anche alla necessità di dare risposte ai temi della mobilità sostenibile e dello sviluppo delle energie rinnovabili.
Credo, quindi, che interrompendo la Legislatura e non potendo arrivare all’approvazione della legge sulla rigenerazione urbana, abbiamo perso una grande occasione.
L’altra occasione che si è persa è quella del superbonus.
Io continuo a pensare che il superbonus sia stata un’iniziativa straordinaria, che ci ha consentito di mettere mano ad una parte importante del nostro patrimonio edilizio, di renderlo efficiente dal punto di vista energetico e più sostenibile, di mettere in campo energie alternative e fonti energetiche rinnovabili.
Spiace che tutto questo non si è fatto dove più serviva: le case popolari erano il posto in cui il superbonus andava realizzato. Pensiamo a che risparmio ci sarebbe sulle bollette di chi oggi paga pochi soldi di affitto e centinaia di euro di riscaldamento e pensiamo anche all’aumento del valore di quelle case se si avesse avuto il coraggio - e le aziende non lo hanno avuto - di utilizzare il superbonus.
Stiamo parlando di questioni molto concrete su cui la pensiamo in modo molto diverso dalla destra e come si voterà inciderà sulle cose che si faranno nei prossimi anni.

Sen. Franco MIRABELLI

sabato 17 settembre 2022

GIOVANI E LAVORO

 SALARI, STAGE, PRECARIATO

È TEMPO DI CAMBIARE ROTTA

Leggendo i programmi e ascoltando la destra parlare di giovani, sono colpito dalla grande differenza che c’è tra noi e loro e che credo dobbiamo farlo notare. Abbiamo idee diverse rispetto a come la politica e le istituzioni debbano guardare ai giovani.
Con le proposte e il lavoro che abbiamo fatto, noi cerchiamo di creare opportunità di lavoro e di dare ai giovani opportunità.

Siamo convinti, infatti, che le diseguaglianze di cui soffre questo Paese si possono superare se riusciamo a dare a tutti i giovani opportunità di istruzione, di formazione, di lavoro, di vita e di diritti.
La destra sui giovani dice altre cose. Giorgia Meloni, ad esempio, parla di devianze e di come bisogna correggerle, considerando come devianze qualunque cosa, dalla tossicodipendenza fino all’omosessualità. Salvini è già oltre: spiega c’è il tema di insegnare ai giovani la disciplina e recupera l’idea del militare di leva.
C’è, quindi, una grande differenza di impostazione e credo che dobbiamo raccontarla. Questo lo si è visto in questi anni di battaglie sui diritti civili e anche sui diritti sociali.
Siamo noi che nel PNRR abbiamo fatto scrivere che quei fondi dovessero servire soprattutto a garantire occupazione giovanile e femminile e abbiamo provato a realizzare questo con il Ministro Orlando.
Siamo noi ad esserci posti questa questione con forza.
Siamo noi che continuiamo a proporre l’idea che bisogna incentivare le assunzioni a tempo indeterminato, a partire proprio dai giovani. Questo, infatti, è un tema serio perché anche quando questi incentivi sono stati introdotti, la storia degli ultimi anni, compresa quella di questa ripresa economica dopo la pandemia, mostra che chi viene assunto comunque non sono i giovani ma sono persone over 40 e persone che hanno già una formazione. C’è, quindi, il problema di incentivare le assunzioni a tempo indeterminato per i giovani.
In questi mesi è emerso anche il tema di come far incontrare domanda e offerta di lavoro.
Questo tema mette fortemente in discussione il nostro sistema formativo.
Al di là della demagogia sul reddito di cittadinanza, ci sono migliaia di aziende che non trovano lavoratori (non sottopagati e non da tenere precari ma che però siano formati) ed è un altro problema serio che dobbiamo affrontare.
Va affrontato in maniera seria, facendo tesoro dell’esperienza dell’alternanza scuola – lavoro, che credo sia abbastanza fallimentare e che si lega anche alla vicenda degli stage gratuiti, per ripensare completamente il sistema formativo.
Il tema dei giovani è, dunque, decisivo.
Abbiamo bisogno di dare opportunità di lavoro e di vita.
Penso che sia importante che nel programma del PD ci sia anche molta attenzione al problema della casa per i giovani e, quindi, della possibilità di vivere una vita autonoma, senza essere costretti a stare in famiglia o in abitazioni precarie per toppo tempo.
Tra le proposte che abbiamo fatto c’è quella di dare 2.000 euro all’anno agli under 35 per contribuire all’affitto; di aumentare gli incentivi e le facilitazioni per i giovani che accedono a un mutuo per la prima casa. Inoltre, diciamo che bisogna costruire più appartamenti di edilizia sociale, con canoni sostenibili.
Abbiamo fatto degli sforzi in questi anni per mettere la condizione giovanile al centro dell’iniziativa del PD, sia con le proposte che con l’azione di Governo degli ultimi mesi, soprattutto dopo che Letta è diventato Segretario.

Ci sono questioni che andrebbero approfondite perché coinvolgono le politiche territoriali.
Una riflessione che vorrei fare riguarda il reddito di cittadinanza: io ne vedo tutti i limiti e sicuramente è un istituto che va riformato ma senza il reddito di cittadinanza, durante e dopo la pandemia, avremmo avuto circa due milioni di persone in più sotto la soglia di povertà nel nostro Paese.
Il reddito di cittadinanza, quindi, ha svolto una funzione.
È una bugia dire che i giovani non vanno a lavorare perché c’è il reddito di cittadinanza, anche perché nel nostro Paese ci sono già migliaia di persone che prendono il reddito di cittadinanza pur lavorando e, dunque, serve per integrare salari bassissimi.
Ci può essere il problema di chi si approfitta del reddito di cittadinanza ma il problema enorme riguarda i livelli salariali.
Un’altra osservazione che voglio fare riguarda le pensioni.
Non è vero che le questioni pensionistiche non riguardano i giovani.
Il merito del PD è quello di aver messo, in questi ultimi anni, la questione giovanile al centro di molte politiche.
Non c’è solo il tema dei diritti che riguarda i giovani.
La destra ragiona in termini di disciplina e devianze mentre noi di opportunità.
Quando parliamo di pensioni, spesso ci occupiamo di chi deve andare in pensione l’anno prossimo, magari mettendo in programma di spendere miliardi, come è avvenuto con quota 100, e non ci si pone il problema dei giovani che fanno lavori saltuari e precari e avranno il regime contributivo, rischiando, quindi, di non avere una pensione.
Penso, dunque, che quando parliamo di pensioni dobbiamo sempre mettere in nota l’idea di una pensione minima garantita. Abbiamo bisogno di costruire un sistema che consenta ai giovani di avere la pensione e che sia una pensione accettabile.
Noi siamo gli unici a dire questo.
Per convincere le persone sul fatto che il PD è credibile, occorre innanzitutto che ci crediamo noi.
Non dobbiamo sottovalutare quello che abbiamo fatto o tentato di fare in questi ultimi anni.
In questa Legislatura siamo stati la quarta forza politica in Parlamento.
Il fatto di essere riusciti a mettere come priorità del PNRR l’occupazione giovanile e femminile è stato fatto nonostante fossimo solo la quarta forza politica in Parlamento.
Abbiamo anche posto questioni su cui oggi siamo credibili perché ci siamo battuti.
Una di queste questioni è un drammatico tema che c’è nel nostro Paese e che vale per tutti e in cui si riassumono molti dei ragionamenti fatti fino ad ora ed è la questione salariale.
L’Italia è l’unico Paese in Europa in cui i salari non crescono da tanti anni.
Da noi oggi, con l’inflazione che cresce e il costo delle bollette che aumentano, il potere d’acquisto dei salari diventa un problema.
Questo è un tema fondamentale e lo abbiamo posto con forza.
Abbiamo fatto delle proposte chiare su questo: chiediamo di tagliare il cuneo fiscale, cioè di abbassare le tasse sul lavoro per creare le condizioni per lasciare ai lavoratori l’equivalente di un mese di salario.
Noi pensiamo che non si possa ricorrere al reddito di cittadinanza per integrare stipendi da fame e pensiamo che non si possa innescare una competizione al ribasso sui salari.
Il tema del salario minimo è fondamentale.
Non è pensabile che ci siano stipendi di tre o quattro euro l’ora. Questo non garantisce livelli accettabili.
Su questi temi abbiamo lavorato con il Ministro Orlando e dobbiamo rivendicare questo lavoro.
Questo ci dà la credibilità per poter dire ai lavoratori che siamo dalla loro parte e ai giovani che ci facciamo carico del loro futuro e del loro reddito.
Oggi la priorità sono il lavoro e i salari e noi abbiamo proposte forti su questi temi, dobbiamo raccontarle e valorizzarle e penso che riusciremo a convincere molti.

Sen. Franco MIRABELLI Intervento svolto alla Festa del PD di Carugate il 2 settembre 2022

 

 

venerdì 16 settembre 2022

CHIAMARE LE COMPETENZE AL RISCHIO

 (cuore della Democrazia)

PER DARE FORZA E STABILITÀ AI GOVERNI 

 Chiare note di Angelo Panebianco (Editoriale del Corriere della sera di oggi): poiché i Partiti sono deboli, occorre dare stabilità al Governo. Per decidere, contenere, piegare una società e una burocrazia fortissime: "solo contrappesi senza pesi, i poteri di veto che si mangiano il potere di decisione". Non esposte al rischio, coltivano privilegi. Vero. Ma, una soluzione centralista è impraticabile e darebbe ragione a Putin. 

 Per Governare la società e le burocrazie (ricche di visioni, articolazioni, competenze) serve una Politica forte, autorevole, cioè Partiti organizzati non in modo chiuso, centralista, anti-Costituzione, ma aperto, coinvolgente, coraggioso: che chiama i competenti ad esporsi, contribuire, rischiare. Per sé, per il Paese, per l'Europa. Un modo democratico. 

 Per rafforzare il Governo e dargli stabilità il nodo sta lì: nei Partiti. Fare in modo che amino, vivano e diffondano il rischio, cuore della Democrazia. Parlarne.

Francesco BIZZOTTO

 

sabato 10 settembre 2022

“IL TEMPO DELLE DONNE” L’IMPATTO

 GESTIRE INSIEME POSSIBILITÀ E RISCHI 

PER UN SALDO D'IMPATTO POSITIVO 

 C'è "un capitalismo che si sta riformando", dice Giovanna Melandri al Corriere della sera che il 9 c.m. presenta la nona edizione de "Il tempo delle donne" (Triennale di Milano). 

Melandri: ai cardini dell'economia (rischio e rendimento) va aggiunto l'impatto, gli effetti, le conseguenze. E il mercato finanziario sta facendo grossi investimenti pensati "per produrre effetti positivi". Bene. Che impatto, quali conseguenze – desiderate e non – producono la mia attività, le mie azioni? 

Melandri fa appello alla multidisciplinarità e io condivido l'impressione che il sistema di libero mercato stia seriamente cercando la via per superare le crisi in cui siamo. Quella ambientale e quella sociale. Contribuire da protagonista. Un altro esempio? Il Capitale umano: la diversità, il coinvolgimento, il contributo creativo, la soddisfazione. Qui il mercato è in ricerca e più avanti della politica. 

Ora, il mio contributo. Noto che l'impatto è un evento – positivo e negativo – misurabile a posteriori. Tardi, dice il Risk management. Abbiamo bisogno di valutare l'impatto a livello strategico, in anticipo. Valutarne il grado di attesa – direbbe Bruno de Finetti –, le sue Probabilità. Per rendere valutato e più sicuro il nostro agire. Per avere un saldo positivo d'impatto. 

A questo scopo si possono gestire insieme (non separare, come oggi facciamo) le due Possibilità d'impatto (guadagni, vantaggi, affari & perdite, danni, disastri). Questa Possibilità è infatti una dualità in Potenza. E "tutto ciò che è in potenza è in potenza gli opposti" (Aristotele, ricordato da Emanuele Severino). 

La Potenza contiene due dati incerti ma per lo più valutabili; due Probabilità, appunto.

Il nostro problema è che le separiamo. È un limite della nostra intelligenza, dice Henri Bergson. Miriamo al risultato, al rendimento, ai vantaggi, allo scopo, e trascuriamo (trattiamo in modo irresponsabile) i Rischi (il processo, il percorso, il cammino e le conseguenze indesiderate). 

Dunque, vanno messi in parallelo le Possibilità (di esiti desiderati, impatti positivi) e i Rischi (esiti temuti, possibili, negativi). Possibilità & Rischi viaggiano insieme (come i due lati di un foglio, come la luce e l'ombra) e insieme vanno gestiti. Separare è l'errore. 

E possono esserci iniziative, ambizioni (Possibilità) capaci di produrre conseguenze indesiderate superiori ai benefici attesi. Oppure Possibilità di cui vediamo e valutiamo il lato in fiore (il vantaggio, i benefici) e non quello in ombra: non siamo in grado di valutare l'ombra delle Possibilità. Niklas Luhmann le chiama Pericoli, non Rischi. Perché Rischio è Probabilità, cioè misura. Cosa facciamo in questi casi? 

Dalle donne un bel contributo per cambiare la nostra idea di Possibilità (e Sostenibilità): per passare da un approccio unilaterale, violento, aggressivo, arrogante, immaturo, squilibrato (maschile?) a un approccio multilaterale, prudente, gentile, equilibrato, maturo , pacato (femminile). 

Francesco Bizzotto.

giovedì 1 settembre 2022

INCROCIARE GLI SGUARDI

 

"OGNI UOMO RAGIONEVOLE

PENSA CON IL CUORE".

VOLARE, RISCHIARE, STUDIARE.

GESTIRE LE OMBRE, I RISCHI

 Al Festival del cinema di Venezia va in scena il confronto tra adulti inadeguati e giovani inquieti, in fiamme e sessualmente irrisolti. Spero anche altro e che non sia noia. 

 Certo non annoia il Massimo Cacciari che esplora le nostre idee arretrate: la materialità delle cose e le separazioni (tra ragione e sentimenti, mezzi e giustizia - valori, benessere e bontà). Idee pesanti: alzano a dismisura il rischio di inabissarci. 

 Cacciari (Corriere della sera di ieri 31 agosto) ricorda lo scrittore Daniele Del Giudice, il suo bisogno di andare, volare, rischiare, oltre il ragionare, che la scienza (la grande Fisica) dice ormai insufficiente. 

Il materiale, la cosa, non basta. E "in volo ogni progetto è a rischio". Serve la relazione, l'incrocio degli sguardi. "Infinite possibilità si aprono nella relazione che gli sguardi consentono". 

 Sono "incontri massimamente pericolosi", dice Cacciari. "Per quanto avventuroso sia il volo, per quanto intenso lo sguardo, sempre lasceremo a terra la nostra ombra. (...) Per quanto in alto si vada, la nostra ombra resta quaggiù, a testimoniare che siamo di quaggiù anche se non vi possediamo più alcuna salda dimora". 

Cacciari che, con Del Giudice, cerca (sogna) una scrittura nuova, un pensiero "analogo alla potenza dello sguardo, della relazione", conclude così: "Anche le ombre andranno perciò studiate con cura". 

Di questo noi Assicuratori e Risk manager ci occupiamo. Ci piace l'idea del nostro Massimo. E diciamo: per correre in scioltezza (misurare e reggere) i rischi sia del digitale sia dei sentimenti (del cuore) serve una ragione aperta, plurale, che ami le diversità, le avversità (come Carlo Maria Martini); che vada piano e respiri e sorrida. Una ragione che sappia stare anche un passo indietro. Un po' come Renzi con Calenda. 

"Ogni uomo ragionevole pensa con il cuore", dicevano gli indiani Pueblos a Jung. Che sintesi, pensare con il cuore! 

Al grande Cinema (di Venezia e poi di S. Sebastian, di Toronto) proponiamo di esplorare con fiducia – immaginando e creando finali positivi, incoraggianti – il linguaggio della relazione, dello sguardo. 

È ciò che ci manca per poter gestire i rischi della traiettoria in cui siamo. E speriamo non siano azzardi fuori controllo. Speriamo siano i "bei rischi" di cui parla Deborah Lupton.

Francesco Bizzotto

CALL FOR PAPERS IVASS

IL SISTEMA "BONUS / MALUS" - RC Auto

Assicurazione sulla patente e un modello di penalizzazione (malus) che instaura un patto di fiducia con i giovani.

PREMESSA

Contribuire a rendere sostenibili le attività, prevenire i danni, investire e operare ex ante. Per poi effettuare indennizzi e risarcimenti veloci ex post.

Questa è il futuro delle Assicurazioni e deve valere anche, e soprattutto per il mercato della RC Auto.

La prevenzione è via maestra per misurare e rendere sicuri nel tempo (assicurare) i rischi. Anzi, sempre più la probabilità di danno, il rischio, è questione di Giusta misura (la Métrion degli antichi Greci), per definizione relazionale, saggia, condivisa, anticipatrice.

Bain & Company sostiene che in tutto il mondo gli Assicuratori "mirano ad aumentare la protezione con la prevenzione", resa agevole dalle interconnessioni digitali.

"RC AUTO" E SISTEMA "BONUS/MALUS"

Questa responsabilità tende a spostarsi dal possesso all’utilizzo del veicolo, condiviso non più solo in ambito familiare ma oggi anche d'impresa, associativo, di servizio. Il rischio si fa personale, con un preciso riferimento necessario: l’abilitazione alla guida.

E la mobilità nel futuro prevederà sempre più l’utilizzo di diversi tipi di mezzi a seconda degli spostamenti che l’utente dovrà fare (da 4 a 1 ruota, da veicoli con supporti alla guida a veicoli a guida autonoma).

La responsabilità dovrà quindi essere valorizzata nell’utilizzo di beni condivisi, sia per i danni a terzi (accanto alla responsabilità del costruttore per i veicoli a guida autonoma) sia per i danni al bene condiviso (un bene della comunità, quindi di terzi).

Questo sistema ovviamente prevede la necessità di modificare gli elementi su cui tariffare il rischio: il bene assicurato non dovrà più essere un elemento di valutazione, anche perché il bene (il veicolo) sarà indeterminato.

Le Compagnie assicurative ormai lo sanno già.

La tariffazione già ora si sta gradualmente spostando sempre di più sui dati di guida e sempre meno saranno legati alla tipologia di veicolo.

Difatti, come un coltello può essere uno strumento utile oppure un’arma pericolosa, anche una stessa automobile è di per sé non pericolosa se viene utilizzata correttamente.

È l’utente che fa la differenza, e questo deve essere valorizzato e trasmesso all’assicurato per responsabilizzarlo.

L’assicurazione come strumento di responsabilizzazione.

Il mercato può inoltre trovare il modo di premiare gruppi di patenti (famiglie o imprese) per diverse ragioni: i nuclei famigliari meno abbienti o gruppi con particolare cura delle specifiche responsabilità (sia rispetto ai comportamenti di guida sia rispetto ai mezzi usati).

Questi modelli esistono già in altri mercati: si possono analizzare e valutare per adeguarli al mercato italiano.

Su questo aspetto dovrà essere promossa una sana competizione del mercato in grado di trovare soluzioni vantaggiose per i nuclei famigliari e, in tutto ciò, il regolatore potrà (dovrà) vigilare e promuovere queste soluzioni a vantaggio dei consumatori (es.: attraverso il potenziamento del preventivatore IVASS).

L’Italia così potrebbe diventare la prima nazione in Europa che innova l’assicurazione Auto, così come è già leader nella diffusione delle scatole nere che premia il comportamento di guida corretto sempre in ottica “preventiva”.


FIDUCIA NEI GIOVANI

Il pensiero positivo (avere fiducia) è efficiente, rigoroso e accettato, se non esclude di punire ("Malus") ed è coerente: se informa con continuità, è amichevole, sta in relazione.

Tanto più vale per i giovani! Partire apertamente da loro. Renderli perno di una nuova responsabilità: che suppone la buona fede e aiuta, informa, sostiene. Per premiare, appunto, e per avere chiare le sfumature di chi non sa o casualmente non riesce o, peggio, non vuole rispettare il patto e merita una diversa attenzione e fiducia.

Supporre la buona fede implica di non chiedere di meritare fiducia, di conquistarla: così il patto è già "rotto", la scarsa fiducia spinge i giovani a cercare vantaggi (economici) nel breve termine; vince la concorrenza quantitativa (solo sul premio) e siamo a un passo dal malcostume delle frodi.

Certo, verrà valutato, misurato il rischio d'ingresso del neopatentato e potranno essere stabiliti obiettivi di crescita nell’abilità e nel comportamento di guida.


CONCLUSIONI

Facciamo, dunque, tre proposte:

1.    Legare la RC Auto non al veicolo e agli eventi (ai danni) ma alla patente e alla probabilità di danno (al rischio). Una patente, ovviamente, dinamica e che registri i comportamenti.

2.    Il giovane neopatentato deve partire da un livello di Bonus massimo; da una fiducia piena.

inoltre

3.    Il Governo dia un vantaggio fiscale alle polizze che prevedono percorsi di prevenzione, che siano accompagnate da servizi per la sostenibilità dei rischi.

Una nuova responsabilità (positiva) che dai giovani passerà facilmente agli adulti e che, in generale, è indispensabile per rientrare dal Debito accumulato dal Paese e per contribuire a costruire l'Europa.

Network Assicuratori 

Milano 30 agosto 2022

 


lunedì 29 agosto 2022

DOMANDA DISTRIBUTIVA. L'ESEMPIO LAVORO.

FARE COME DON BOSCO 

UN VANTAGGIO FISCALE A CHI INGAGGIA E SI CURA DEL LAVORO.

Ci lamentiamo dei partiti. Troppe volte, organizzati per prendere e gestire potere, hanno antenne per gli umori e i problemi. Non per le soluzioni. Non sono organizzati, non hanno spazio per le competenze, per il lavoro scientifico, che è lavoro di gruppo e di lunga lena. Non si fa scienza in una testa in un giorno. Così, pressati dalle richieste, s'attaccano al debito. 

Di riflesso nel dibattito pubblico, in cui hanno gran parte i media: sentiamo i problemi a livello limbico, come emozioni, umori, timori. E così voteremo. 

Cosa ci aspettiamo che bolla nella pentola della Pubblica opinione?

Responsabilità, iniziativa riformatrice, coraggio, proposte innovative, amore per il rischio? Bolle e ribolle l'auto difesa, la rivendicazione, e il rifiuto di farsi carico di soluzioni calate. La Politica organizzata per il potere produce domanda distributiva. È vero, come dice L'Economia del Corriere di oggi: "La ricchezza va creata prima di essere distribuita". Ma, caro Corriere, guardiamo se sono in campo le condizioni. 

Ad esempio il LAVORO. Draghi ha messo 5 miliardi nel PNRR per riformare e far decollare le Politiche attive, su cui l'Europa insiste da 20 anni e l'Italia fa 10 volte meno della Germania (10 volte!). Perché? Vogliamo parlarne? Intanto il LAVORO scivola scientificamente nel precariato, specie nella medio-grande impresa (che dà forma alla prassi). 

Per fortuna siamo un Paese di PMI che largamente curano il capitale umano, innovano ed esportano. E abitano il Contado, la provincia, che in Italia non conta niente. 

Non facciamoci prediche. Poniamo al centro le buone relazioni d'impresa. Favoriamo il dialogo, la creatività e l'innovazione. E se un rapporto di lavoro è incerto, precario, insoddisfacente (per entrambe le parti, ovviamente) introduciamo strutture di accoglienza e soluzione del problema. Niente di più semplice. 

Politiche attive e libertà sia di fare impresa sia di lavorare bene. Non limitiamoci ai casi di crisi produttive. Non aspettiamo i licenziamenti (come fanno un po' tutti, tranne Cristina Tajani) o le dimissioni di disperazione. 

Per creare ricchezza, allora: sostenere, formare, accompagnare il LAVORO sul territorio, con Istituzioni dedicate e belle, curate. Lo faceva don Bosco, da solo, a Torino nel 1800!

E in azienda? Rispettarlo, coinvolgerlo, ingaggiarlo. Diamo un vantaggio fiscale a chi lo fa. A chi investe (rischia) sul capitale umano.

Francesco Bizzotto