lunedì 29 agosto 2022

DOMANDA DISTRIBUTIVA. L'ESEMPIO LAVORO.

FARE COME DON BOSCO 

UN VANTAGGIO FISCALE A CHI INGAGGIA E SI CURA DEL LAVORO.

Ci lamentiamo dei partiti. Troppe volte, organizzati per prendere e gestire potere, hanno antenne per gli umori e i problemi. Non per le soluzioni. Non sono organizzati, non hanno spazio per le competenze, per il lavoro scientifico, che è lavoro di gruppo e di lunga lena. Non si fa scienza in una testa in un giorno. Così, pressati dalle richieste, s'attaccano al debito. 

Di riflesso nel dibattito pubblico, in cui hanno gran parte i media: sentiamo i problemi a livello limbico, come emozioni, umori, timori. E così voteremo. 

Cosa ci aspettiamo che bolla nella pentola della Pubblica opinione?

Responsabilità, iniziativa riformatrice, coraggio, proposte innovative, amore per il rischio? Bolle e ribolle l'auto difesa, la rivendicazione, e il rifiuto di farsi carico di soluzioni calate. La Politica organizzata per il potere produce domanda distributiva. È vero, come dice L'Economia del Corriere di oggi: "La ricchezza va creata prima di essere distribuita". Ma, caro Corriere, guardiamo se sono in campo le condizioni. 

Ad esempio il LAVORO. Draghi ha messo 5 miliardi nel PNRR per riformare e far decollare le Politiche attive, su cui l'Europa insiste da 20 anni e l'Italia fa 10 volte meno della Germania (10 volte!). Perché? Vogliamo parlarne? Intanto il LAVORO scivola scientificamente nel precariato, specie nella medio-grande impresa (che dà forma alla prassi). 

Per fortuna siamo un Paese di PMI che largamente curano il capitale umano, innovano ed esportano. E abitano il Contado, la provincia, che in Italia non conta niente. 

Non facciamoci prediche. Poniamo al centro le buone relazioni d'impresa. Favoriamo il dialogo, la creatività e l'innovazione. E se un rapporto di lavoro è incerto, precario, insoddisfacente (per entrambe le parti, ovviamente) introduciamo strutture di accoglienza e soluzione del problema. Niente di più semplice. 

Politiche attive e libertà sia di fare impresa sia di lavorare bene. Non limitiamoci ai casi di crisi produttive. Non aspettiamo i licenziamenti (come fanno un po' tutti, tranne Cristina Tajani) o le dimissioni di disperazione. 

Per creare ricchezza, allora: sostenere, formare, accompagnare il LAVORO sul territorio, con Istituzioni dedicate e belle, curate. Lo faceva don Bosco, da solo, a Torino nel 1800!

E in azienda? Rispettarlo, coinvolgerlo, ingaggiarlo. Diamo un vantaggio fiscale a chi lo fa. A chi investe (rischia) sul capitale umano.

Francesco Bizzotto 

 

martedì 9 agosto 2022

VERSO LE ELEZIONI

UNA CAMPAGNA DI VERITA’ E DI MERITO

Il Network Assicuratori PD è nato con l'idea del Partito democratico - "partito nuovo", che intende la Democrazia sia come impegno diffuso sia come spazio di conflitti positivi, di merito, arricchenti; che scommette su modi di fare Politica aperti ai competenti e mirati a indirizzi e progetti di cambiamento maturi, giusti, attesi. 

Un far Politica che affianchi la comunicazione di massa dei Partiti e i loro Circoli territoriali, e coinvolga le realtà professionali; che contribuisca a fondare in modo scientifico, con-vincente, i programmi degli stessi Partiti e poi dei Governi.

"È giunto il momento di rianimare e rafforzare la politica, partendo proprio dai partiti, con (...) regole di governance e (...) requisiti organizzativi minimi" (Stefano Caselli sul Corriere della sera, 9 agosto, p. 26).

Il Network ritiene grave la caduta del Governo Draghi mentre è in corso la guerra aggressiva della Russia all'Ucraina e si alzano in modo smisurato i Rischi per la Salute, l'Ambiente, le attività, le famiglie. Draghi ha operato bene. Sui temi e le riforme del PNRR va fatta chiarezza e campagna elettorale. 

 Il confronto politico invece si caratterizza in modi rifiutati dai cittadini: leaderistici, per slogan, tattiche e alleanze, solo vagamente ancorati ai contenuti. 

E le lacerazioni del Centro-Sinistra? Derivano da ritardi di programma e di assetto organizzativo (più "democratico", rispettoso della Costituzione, scientifico). 

 Il Network invita il frantumato Centro Sinistra a non drammatizzare le divisioni e a fare una campagna elettorale di verità e di merito, che mostri la non adeguatezza per il Paese e l'Europa delle idee di Populisti e Sovranisti. Porterebbero a isolamento del Paese, crisi economica, aggravamento della crisi ambientale e arrendevolezza di fronte a pericolosi autoritarismi.

mercoledì 6 luglio 2022

IMPRESA E LAVORO

ENTRAMBI LIBERI 

Serve un dibattito alto, “fiorentino”, per mettere a terra gli investimenti del Pnrr sul lavoro

Sono in Toscana e noto che il Corriere Fiorentino (inserto del Corriere della sera) è +bello del Corriere Milano. Anche L'Economia del Fiorentino è +interessante: sta sulle questioni e va a fondo. 

C'è una pagina – oggi 4 luglio – sul "Lavoro" di Alessandro Petretto che bagna il naso a Milano. Focalizza bene due temi chiave: 

1. il mismatch tra Domanda e Offerta da gestire. Manca il 2% di lavoratori "ad alto tasso di capitale umano". E quanti – mi chiedo – ad alto tasso di stagionalità, saltuarietà, fatica, servizio e cura domestica? Un problema enorme, non di oggi. 

2. le dimissioni dei dipendenti. Un fenomeno negli Usa. Da noi un significativo accenno.

I giovani cercano "un maggiore equilibrio tra vita privata e vita lavorativa". E poi vogliono imprese flessibili, in cui star bene, di cui condividere la cultura e i valori. Si vogliono sentire ingaggiati, chiamati a bordo come persone di cui vengono valorizzate sia una certa libertà negli impegni sia le differenze. Tema, questo, sugli scudi negli Usa, perché le differenze arricchiscono l'impresa e tutti. 

Alessandro Petretto conclude sottolineando che questi due temi pongono al centro l'esigenza di avere Centri per l'Impiego efficienti: "rendere conveniente per le imprese l'investimento nel personale" e rivedere "il delicato capitolo delle relazioni scuola/lavoro e dell'offerta formativa universitaria". 

Complimenti ad Alessandro Petretto! 

Il dibattito (anche a Milano) è a un +basso livello: flessibilità come precarietà, diritti come tutele e poco altro. E scuola, università, formazione professionale? Un po' supponenti. 

Ma, è cambiato il mondo. La questione chiave è la libertà, ovvero la responsabilità, il rischio e la soddisfazione sia del lavoro sia dell'impresa. Di ambo le parti. E non c'è soddisfazione senza responsabilità personale. Perché la libertà (il rischio) è il cuore della produttività, dell'impegno creativo, innovativo. Quel che serve per competere. 

La soddisfazione poi è facile da misurare e affrontare (capire, anticipare, cambiare), se ci sono le Istituzioni e le strutture del caso. 

Draghi ha messo 5 miliardi del Pnrr sui Centri per l'impiego e le Politiche attive. Ora, tocca alle Regioni mettere a terra iniziative. Non so in Toscana. La Lombardia e Milano ci stanno provando. Le parti sociali si sono mosse perché le risorse son legate ai risultati. Senza risultati, salta tutto. L'impressione però è che non abbiano vento (dibattito) favorevole.

Francesco Bizzotto

 


lunedì 4 luglio 2022

A PIOMBINO

 UN RIGASSIFICATORE

"TUTTO STA NEL LAVORARE PER RIDURRE IL RISCHIO”

 Nel porto di Piombino il Governo pensa di ancorare il Rigassificatore Golar Tundra (una nave di 300 metri). Per riportare allo stato naturale, riscaldandolo con l'acqua del mare, il gas trasportato liquido a – 160 gradi. Per poi immetterlo nella usuale rete distributiva. 

Con i tempi che corrono...  Ma, la città è in subbuglio e si oppone: Non qui da noi! 

"Un rigassificatore può avere perdite, ma trascurabili", dice il professor Bruno Facchini, docente di Sistemi per l'energia e l'ambiente al dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Firenze. Va piuttosto valutato attentamente il contesto portuale. L'impatto maggiore deriva dalla movimentazione delle navi. Ci sono rischi di inquinamento e di esplosioni. "Tutto sta nel lavorare per ridurre il rischio. (...) Il rischio diventa bassissimo se le procedure vengono studiate correttamente". Intervista del Corriere Fiorentino, oggi, 2 luglio. 

Ci chiediamo quale contributo può dare l'Assicuratore in queste delicate e complesse situazioni? È interessato alla partita, sia per ragioni immediate, di coperture assicurative, sia per un indirizzo europeo che lo impegna ad avere sguardo prospettico, a investire avanti per mettere in sicurezza i bilanci. 

Potrebbe, l'Assicuratore, legare meglio (senza imposizioni) la propria valutazione e la quotazione del rischio (il "premio" delle polizze) alle iniziative di "prevenzione e protezione" dei soggetti assicurati, oltre che alla specifica attività e ai precedenti. E il Governo (con il supporto di Ivass) potrebbe stimolare questa prassi con una fiscalità di vantaggio. Prassi virtuosa, di mercato. A ben vedere ha un bel potenziale positivo. E manda un segnale alle Istituzioni.

Il mercato racconta di un precedente. Qualche lustro addietro una grande compagnia petrolifera voleva perforare il Polo Nord in cerca di petrolio. I rischi, altissimi, furono valutati da potenti Assicuratori, che conclusero con il rifiuto delle coperture. E il progetto rientrò.

Francesco Bizzotto

giovedì 30 giugno 2022

PARTITI

 

DARE SPAZIO AI COMPETENTI 

BADARE AL COME, PRIMA CHE AL COSA

Dare al mondo buoni esempi di Democrazia.

Battere i Putin di oggi e di domani. 

Bell'Editoriale di Angelo Panebianco (Corriere della sera di oggi, 30 giugno). Indica a FdI e Pd le rispettive aree di crescita, per vincere le prossime elezioni politiche. 

Azione meritoria: dissipare gli equivoci, qualificare la Politica. Prova di Democrazia. 

"Sovranità e interesse nazionale non coincidono", dice a FdI. Questo interesse si difende "partecipando al gioco dell'integrazione, non tentando di allentarne i vincoli". 

E al Pd? Non privilegiare le alleanze, "per battere le destre". "Finite le vecchie ideologie, devi spiegare cosa vuoi fare. E solo dopo, di risulta, devi dire contro chi sei". Vecchia storia: cosa vuoi? Perché vuoi potere? 

Chiaro, lineare. Forse le indicazioni valgono per tutti i Partiti. Tutti troppo centrati sul consenso a breve: vincere! 

A Panebianco ci permettiamo di obiettare che per vincere (e recuperare un bel po' del 50% che non vota) forse non bastano queste puntuali indicazioni. Forse, serve uno scarto di qualità nel MODO di fare Politica.

La vera domanda (latente, da interpretare, a cui dare risposte creative) riguarda, ci pare, il COME fare Politica, la via per giungere al COSA. 

Nella concentrazione sul COSA c'è molto centralismo, un po' di supponenza e fallimenti evidenti: la complessità delle cose; la cronaca di troppe riforme. 

Per giungere a progetti di cambiamento credibili, praticabili, convincenti, i Partiti devono organizzarsi in modo scientifico (oltre che "democratico", rispettoso della Costituzone). 

Devono dare seriamente spazio ai competenti della propria parte, per sviluppare progetti di cambiamento, secondo indirizzi di parte, appunto. Prendere sul serio il potere. Gestirlo seriamente. Scientificamente.

E dare al mondo buoni esempi di vita democratica. Così, crediamo, si battono i Putin (i violenti) di oggi e di domani. 

Francesco BIZZOTTO

martedì 14 giugno 2022

PROBABILITA’ SOGGETTIVA E RELAZIONI RESPONSABILI

BRUNO DE FINETTI  

E L'ASSICURATORE

Mirare all'impossibile: anticipare i rischi! 

Dedico la riflessione che segue alla Calabria, alla Città di Calabria, multicentrica e bellissima. Ai suoi coraggiosi giovani che non smettono di immaginare e lottare per l'impossibile... Francesco BIZZOTTO

116 anni fa, il 13 giugno 1906, nasceva in Austria, a Innsbruck, Bruno de Finetti, matematico applicato e, per un po', Assicuratore, alle Generali. Morirà a Roma il 20 luglio 1985. 

Dobbiamo a sua figlia Fulvia l'uscita nel 2006 del suo testo "L'invenzione della verità", scientifico e appassionato, diceva il filosofo della scienza milanese Giulio Giorello. 

Teorico della Probabilità soggettiva - che fa perno sulle informazioni disponibili, su atteggiamenti, comportamenti e attese - de Finetti invita l'Assicuratore (ci pare) a orientarsi di più alla Relazione con gli Assicurati, alla Prevenzione dei danni. A non fidarsi troppo della statistica, del digitale, dei Big data. 

L'ho scoperto nei primi anni '80, poco convinto dal modo statico con cui noi Assicuratori assumevamo i rischi, specie i grandi, quelli di nostra competenza: con le Tariffe, osservando cioè il passato. Il passato sa poco del futuro, direbbe de Finetti. 

Certo, facevamo molte altre valutazioni, e sconti e aggravi. Ma il mercato sottostimava (come sottostima) la Probabilità vera, che è sempre il prodotto di un incontro di soggetti. Un fatto culturale. Nel nostro caso: attivo, relazionale.

Ne ebbi poi conferme a contatto con i commerciali dell'Ina Assitalia di Milano (1987), in specie da una donna straordinaria, Valentina Mascetti, titolare di "Futuro Donna". Le piaceva la prospettiva della vendita che mostra il futuro, mette un tassello, lo anticipa. Il Futuro? Sarà Donna, relazionale e creativo; domerà il rischio.

Sì, la Probabilità di danno dipende anche da noi Assicuratori. Sui rischi assicurati abbiamo responsabilità, perché siamo influenti, volenti o nolenti. E lo siamo in generale: ad esempio quando compriamo il Debito pubblico.

È il combinato disposto della Probabilità soggettiva di de Finetti e della Meccanica quantistica di Heisenberg. È un fardello che esalta l'Assicuratore. Ha infatti un duplice ruolo formale (garantire, liberare nel rischio) e finanziario (essere attento investitore istituzionale "infrastrutturale prospettico", dice l'Europa: investire guardando avanti; preparare il terreno al rischiare sostenibile). 

Un duplice ruolo necessario, a fronte della grande variabilità degli eventi attesi (fino a 400 volte, dicono gli scienziati, per quelli ambientali). Ce ne stiamo accorgendo. 

Un ruolo largamente incompreso dalla Politica. Fa bella eccezione, come dicevo, l'Europa che li chiama a un ruolo strategico: investire sulle infrastrutture materiali e sociali. Il massimo.

Certo, i progetti politici dovranno avere i caratteri di affidabilità richiesti dagli Assicuratori, che investono a garanzia degli Assicurati. Il rischio di sbagliare va ridotto al minimo. Come per il Cyber risk: anticipato! Mirare all'impossibile.

giovedì 9 giugno 2022

EUROPA E LAVORO

 SALARIO MINIMO?

Meglio Politiche attive europee...

Ho fiducia nell'Europa, tanto più ora, di fronte a una Russia che tradisce la sua grande cultura. L'Europa aiuterà l'Ucraina a liberarsi e la Russia a ritrovarsi.
E sul lavoro? Anche qui ho fiducia e chiedo un cambio di passo, una Politica comune europea. Le Politiche attive (e il Reddito di Cittadinanza, condizionato, per chi proprio non ce la fa: pochi) rendono forse inutile in Italia il salario minimo. Comunque, insisterei prima su Politiche "attive" anziché "difensive".
Politiche attive del lavoro significa Orientare, Formare, Accompagnare al dialogo le offerte di lavoro e le domande delle imprese. E non significa "Aspettare le crisi" (produttive o relazionali). Deve significare "Anticipare" il più possibile i licenziamenti, muovendo in Relazione tra loro gli attori e creando le giuste prospettive. Vuoi licenziare o assumere? Sei insoddisfatto e vuoi andartene, dimetterti, cambiare? Facile, se si vuole. Nel nord Europa si fa. Basta:
1° rafforzare le Istituzioni ad hoc (bene il Pnrr) oltre la diatriba pubblico / privato (che, separati, sono due alibi),
2° dare un vantaggio fiscale a chi s'impegna in questo senso (al dialogo) e
3° accettare un balzo (un raddoppio?!) del tasso di Concorrenza nel fare attività. Una sfida, sì, per l'intrapresa e il lavoro (per entrambi): concorrere nel curare e soddisfare i collaboratori, da un lato, e l'impresa, il suo mercato, dall'altro. È il 1° Rischio percepito dalle imprese negli Usa! È nelle corde delle nostre PMI, e alla portata delle grandi imprese. E il lavoro? Tra disincanti e crisi, penso sia pronto.
Un salario minimo è doveroso per realtà deboli
In cui mancano condizioni di dignità. Tuttavia, anche qui preferirei attivare, dare un corso e un percorso di crescita e cambiamento, prima che due euro in più all'ora.
In generale, se attivi, chiami a concorrere, a partecipare, ad assumere responsabilità. A rischiare e innovare. Ingaggi davvero.
Che prospettiva! È auspicata dal Nobel 2006 per l'economia Phelps. Così, la produttività d'impresa va alle stelle e il ruolo & valore del lavoro (gli stipendi) anche. La quadratura del cerchio. E l'Italia è imbattibile sui mercati.
Ora, dove si può fare questo passo se non a Milano? Milano dia il buon esempio (europeo).
Sala, con la sua storica AFOL Metropolitana, e i Sindacati e Assolombarda, si trovino, si chiudano in una stanza e... buttino via la chiave finché non raggiungono un accordo.
E, se vogliono osare in grande, chiamino anche altri privati competenti e interessati: ad esempio l'Assicuratore, che cerca terreni di rilancio soprattutto in termini infrastrutturali (d'investimento prospettico, dice l'Europa), per mettere in sicurezza i bilanci mettendo in sicurezza il futuro. Cosa vale più del lavoro e dell'armonia d'impresa?

Francesco BIZZOTTO

domenica 5 giugno 2022

CHIEF IDEAS OFFICER

 INNOVAZIONE AL RADDOPPIO!

PER INNOVARE, RISCHIARE!

Bella intervista a Edmund Phelps – premio Nobel per l'economia 2006 –  di Giuliana Ferraino (Corriere della sera, 1.6, p. 29).
Phelps dice che il tasso di innovazione oggi è la metà di quello che sarebbe se tutti innovassimo.
Phelps:
- Abbiamo bisogno di Ceo e manager capaci di apprezzare e valorizzare le idee dei loro collaboratori.
Serve un cambiamento nella gestione delle persone.
- Il lavoro? Deve essere gratificante, significativo, appagante, coinvolgente.

Vedo utile mettere in relazione questa prospettiva con la significativa indagine PwC tra i Direttori di grandi aziende Usa sui >Rischi percepiti nel 2021. Ne ho già parlato. Credo che piacerebbe a Phelps. Perché Innovare non è lineare. Significa Rischiare. È un processo pericoloso da gestire. Bisogna starci attenti!
Secondo PwC emergono due chiari macro Rischi (che in questi giorni qua e là rimbalzano):
■ La gestione dei talenti è in cima all'elenco delle priorità e dei rischi. Le imprese si differenziano per competere come datori di lavoro (75%); cercano di essere "datori di lavoro scelti".
■ Rischi "ESG" (secondo l'indicazione Onu): Ambiente, Inclusione sociale, Decisioni condivise. È un imperativo aziendale (per il 52%) strategico (per il 64%).
E nei team del Risk management appare il "Responsabile delle preoccupazioni" (Chief Worry Officer). Si prende cura di eventi insoliti e timori sussurrati (da competenti).
Credo che Phelps lo vorrebbe Chief Ideas Officer, e gli assegnerebbe il ruolo di far emergere sia le belle occasioni, le chance di performance, le Possibilità, sia i timori, le preoccupazioni, i Rischi. Nella cultura Usa d'impresa da sempre viaggiano insieme.

Quale morale? Al nostro orizzonte appare un sorprendente e risolutivo approccio relazionale: positivo, produttivo e promettente. Umano a tutto tondo.
Le nostre PMI (e molte grandi) sono all'altezza della sfida e ben predisposte.
Basta poco. Dare un vantaggio fiscale alle Reti d'impresa che si pongano l'obiettivo di coinvolgere le persone per innovare e gestire (reggere) i grandi rischi in cui siamo.
E a Milano? Aprire un dialogo.

Francesco Bizzotto

mercoledì 1 giugno 2022

AIUTARE A FIORIRE & RISCHIARE

 

IL MERITO. IL LAVORO

Serve un vantaggio fiscale per le Reti (sistemi di relazioni libere, scelte)

 

 

Dare spazio a chi se lo merita: è lo slogan più democratico e la paura degli autocrati che temono d’essere scalzati dai giovani, dalle donne, dai migliori. Questi, cosa vogliono? Spazio orizzontale (cambiare) e verticale (potere). Ora, qual è lo stato del “Merito”, della Mobilità sociale, nel confronto europeo? L’Università Cattolica di Milano dice che siamo all’ultimo posto. In testa Finlandia (che ha una premier, Sanna Marin, qui a lato, di 36 anni!), Svezia e Danimarca. Più brava di noi anche la Spagna. E quali sono le nostre aree di crescita? Queste:


 

A.   Il sistema educativo. Vecchia storia. Darei la parola a Umberto Galimberti e metterei in mobilità o assistenza (licenzierei) chi insegna senza amore. Servono Istituti scolastici con piena autonomia e responsabilità, dice il milanese Giovanni Cominelli. Che verifichino la “vocazione”, assumano e premino il “merito” degli insegnanti.

B.   Le pari opportunità. Non esistono. Il 23% dei giovani non studia e non lavora. Un familismo mortifero impedisce la fioritura di figli e nipoti. E le Istituzioni? Quasi assenti.

C.   Attrarre talenti. Siamo scarsi (Enti e imprese) nell’attirare collaboratori, dipendenti e autonomi, e nel soddisfarli. È il rischio più alto per imprese e sistemi. Ci sono progetti.

 

Qui l’Europa può fare contaminazione positiva: dare voce alle idee e pratiche migliori, a chi s’impegna, nei diversi ambiti. È il nostro punto di forza ed è concorrenza solidale, conflitto rispettoso, nel merito delle cose. È vera amicizia. Anche l’Italia, beninteso, ha eccellenze da vantare: in tante PMI ed Enti esemplari, nel food, nella meccanica di precisione, nel turismo d’arte, nel volontariato. Siamo un Paese straordinario che deve innovare per ben conservare e competere. Vedo in stretta relazione i nostri tre punti deboli.



 

Insegnare con amore (A.) significa innanzitutto Orientare: avere presente, essere in relazione con il mondo (di cosa avrà bisogno?) e comprendere il prezioso bene che si va educando. Orientarlo a formarsi con riferimento al mondo; certo, a partire da desideri e punti di forza. Pensarci. Rivalutare, ad esempio, la manualità, la mano, diceva Giulio Giorello. E mostrare possibilità come “chance”, alla Dahrendorf: occasioni, aiuto, impegno e rischio personali; nulla di scontato. Educare come aiutare a Fiorire & Rischiare. Fondamentale.

 

Pari opportunità (B.), allora, non potrà significare diritto come attesa passiva o aggressiva (“Mi devi!”) ma accompagnamento, formazione, consapevolezza: dove e come posso crescere? Non banalizzo il diritto. È patto sociale (di Sicurezza) decisivo, ma deve farsi Libertà e sostanza. Se no, è forma stantia, conservazione. Il diritto è base e strumento per vedere bene e muovere oltre: entrare nel merito di ciò che vale, delle attività e dei loro frutti. Rispettare il lavoro è liberarlo, non ingabbiarlo nel diritto, non rimanere sul formale: le ore lavorate, la presenza, il contratto e il compito. C’è ben altro oltre agli aspetti formali, come sa bene chi immagina, intraprende e rischia. In questo senso il diritto, sia individuale sia collettivo, è lì per essere superato. Per farsi partecipazione, sostanza.

 

E per attrare talenti (C.)? Devi avere un sogno, e dimostrarti capace di soddisfare i collaboratori. Quelli che hai. Chiamarli a testimoniare. Non promesse e vagheggi. È il primo rischio delle attività organizzate ed è una valanga. Le imprese lo sanno, mentre gli Enti sono indietro; ci devono pensare. “Esselunga” a Pioltello (Milano, Contado) farà un quartier generale – ha detto Marina Caprotti al Corriere della sera, 26 c.m. – che mostri “la centralità delle nostre persone, che rappresentano il motore della crescita e della capacità di innovare della nostra azienda”. Certo, c’è una dinamica da rivitalizzare negli Enti e nelle Imprese: occorre abilitare i protagonisti (chance!), sapendo che “il protagonismo non è mai una concessione. Si conquista.” (Cristina Tajani, Città prossime, Guerini e Associati, 2021, p. 118). E la questione delle retribuzioni (ferme qui da 30anni e cresciute in Europa del 30%!) è anche conseguenza dello stallo di protagonismo (cioè di sana produttività) del lavoro.

 

Come i bravi architetti amano le periferie e innovano le città (Renzo Piano: rammendare le periferie. Mario Cucinella: sconfiggere l’idea di periferia), così la Politica deve amare e innovare l’intrapresa e il lavoro (i nostri diversi ruoli e modi di essere attivi). La scienza consente di sconfiggere il lavoro come periferia, come fatica, sia con l’introduzione di macchine e intelligenza artificiale (si elimina il lavoro ripetitivo), sia con la latente e snobbata valorizzazione degli aspetti relazionali, interpretativi, creativi (in tempo reale) nelle attività.

 

Rammendare l’Impresa e il Lavoro significa intrecciare nuovi fili, tracciare sentieri, oltre i diritti, le tutele (la statica, il controllo: l’esclusione); oltre le separazioni e gli attriti del ‘900. Dare spazio al “Lavoro dello Spirito”, motore scientifico d’innovazione e crescita sostenibili. Per inciso: solo questo lavoro (che in Risk management chiamo Contemplativo) consente di reggere i Rischi in cui siamo! E il Lavoro dello Spirito non mira certo alla libertà frustrante del tempo libero (fare quello che mi pare e piace). Questa periferia delle attività che è il lavoro, va negata come periferia: posta in Rete nel sistema che intraprende. Per relazioni responsabili che utilizzino al meglio le competenze. Diamo un vantaggio fiscale alle Reti!

 

 

Qui mi pare sarebbero venuti a parare sindacalisti sottili del secolo scorso come Bruno Trentin, comunista della Cgil (“La libertà viene prima”), Pierre Carniti, cattolico socialista della Cisl (“Osare più democrazia”) e Giorgio Benvenuto, socialista della Uil (“Essere cittadini”). Erano i leader (foto a lato) della Federazione Lavoratori Metalmeccanici – FLM negli anni ‘70.

 

E qui mira il Governo Draghi con l’investimento di 5 miliardi del Pnrr sui Centri per l’impiego e le Politiche attive del lavoro: creare forti Enti dedicati di collaborazione e soluzione di problemi e crisi produttive o di relazione. Dialogo, anticipazione. Enti in cui siano coinvolte le parti sociali, con i competenti pubblici e privati. Il ministro Orlando invita la Lombardia e Milano a renderli “parti attive rispetto a obiettivi, controlli, risultati”, in accordo con gli Enti locali periferici. Governance! È indicazione europea e nostro ritardo stellare.

 

 


Così, matureranno nuovi Diritti e un nuovo tipo di Conflitto
: produttivo, di contenuto, di sostanza; un lavoro che concorre. Nel milanese si stanno mettendo le fondamenta con patti territoriali (nel comune di Milano, nella Martesana, nel Legnanese). Rammendare, curare le periferie, i lavori, per la buona salute e la tenuta dei sistemi. E garantire redditi e pensioni; sradicare il precariato senza prospettive (il sale che irrigidisce il lavoratore), precisa per parte sua Massimo Bonini – Cgil di Milano. E ha ragione: quando sei laureato e i lavoretti, le 10 ore al giorno di fatto, i sabati disponibili, durano tre, cinque, dieci anni (“E pedala!”), è ingiustizia anticostituzionale. Checché ne dicano i soloni.

 

Le risorse per farlo ci sono, abbondanti. È questione di idee, progetti, fiducia. Serve sguardo lungo e coraggio. Equivale a dare spazio al Merito, alla Mobilità sociale, e tenere alte al vento le bandiere della Libertà e della Democrazia. Perché, conquistare la Pace (comunque intesa) implica cambiare noi, alla radice. Non basta cambiare in superficie. Se non qui, su cosa merita investire con scienza e orgoglio?


Francesco Bizzotto (ex presidente di AFOL Nord Milano)

martedì 3 maggio 2022

1° MAGGIO

 IL RUOLO DEL LAVORO

La sfida del Lavoro, tra pandemia e guerra, in Europa è questa: qualificare il proprio ruolo e comunicarlo, per essere riconosciuto e apprezzato: avere valore. Se per l’opinione pubblica sei un residuo d’altri tempi, se sei in ritirata di fronte alle macchine e ti difendi, non vali niente! Ti daranno un tozzo di pane; assistenza. Per valere, devi stare nelle relazioni, avere un ruolo utile, crederci e comunicarlo.

Il Lavoro. Va dall’imprenditore che organizza (“un lavoratore che rischia” – Walter Veltroni) al professionista dipendente e autonomo (reggono la baracca), all’impiegato esecutivo scontento e lasco, al giovane precario, povero o ingabbiato (i lavoretti). Ora, i collaboratori al Nord mancano e hanno perso reddito nel decennio. Pagano più tasse dell’imprenditore e insieme formano un sistema economico spesso performante all’esterno ma che arretra, scontenta e vacilla all’interno. È un problema per la società aperta, la Democrazia, che offre argomenti ai Paesi autoritari: se conta la macchina, l’organizzazione (se questa è Scienza e il Lavoro un costo), si faccia sistema con forza, si unifichi il comando (il Partito) e si distribuisca quanto serve. E tutti zitti. Ma, non è così: le macchine (le cose) sono importanti ma le relazioni, la direzione di marcia e l’apertura lo sono di più. Solo uniti fanno Scienza. In ogni istante l’uomo (competente in relazione) è presente e consapevole, intraprende e decide, si cura, innova; rischia. Si tratta di creare, non di distribuire!

"DATORI DI LAVORO SCELTI"

Lo dimostra una indagine PwC tra i direttori di grandi aziende Usa sui rischi percepiti emergenti nel 2021. Traggo le informazioni da NC State University – Enterprise Risk Management Initiative. L’approccio è quello pragmatico e positivo del più avanzato Risk management: i rischi sono possibilità sia positive (performances) sia negative (conseguenze indesiderate, danni); aree benedette, indispensabili, da amare e temere, esplorare e gestire, sviluppare e rispettare. Avanzano due temi in particolare:

Primo: "La gestione dei talenti è in cima all'elenco delle priorità e dei rischi". Le imprese si differenziano per competere come datori di lavoro (al 75%); cercano di scoprire e attirare i migliori talenti; di essere "datori di lavoro scelti". Gli Usa sono sempre frontiera!

Secondo: preoccupano i rischi "ESG" (nell'indicazione Onu: Ambiente, Inclusione sociale, Decisioni condivise). Occuparsi di questi rischi è un "imperativo aziendale" (per il 52%) strategico (per il 64%). Ora, i Cda mirano a "legare la retribuzione dei dirigenti a parametri non finanziari", e a diversificare la loro composizione, specie in termini di etnia (premiano la "D & I" – Diversità e Inclusione). Insomma, le imprese Usa ci danno filo da torcere, anche culturale. Emergono tre capitoli di rischi da correre / gestire / profittare:

1° Talenti (Capitale umano): cercarli, formarli, soddisfarli;

2° "ESG" (Ambiente, Società, Governance) come visione globale;

3° "D & I" (Diversità & Inclusione). La Relazione si porta al centro; si fa ricchezza.

Nell’impresa appare un sorprendente tono e calore umano, relazionale; positivo e produttivo. Bellissimi questi Rischi! Vien da dire: come è lontana e stupida la guerra!

Per inciso, nella squadra del Risk management, appare un nuovo specialista: il "Responsabile delle preoccupazioni" (Chief Worry Officer). Si prende cura degli eventi insoliti, dei quasi sinistri (near miss) e dei timori e malumori sussurrati dai competenti.

QUALITÀ E MOBILITÀ. RADDOPPIA LA CONCORRENZA

Tutto ciò mentre in Europa ci attardiamo sul costo del lavoro (a sé stante). Non è il fattore decisivo nel tipo di globalizzazione che si prospetta: far rientrare produzioni e stringere rapporti di interscambio tra partner “democratici” (friend-shoring). Obbliga al rispetto delle opinioni pubbliche coinvolte. Se no, ti fai una brutta immagine, perdi valore, non attiri risorse umane e investimenti qualificati. Perdi i giovani e non vieni scelto. Conta la qualità.

Serve allora ritessere il rapporto con il Lavoro: “un rinnovato ciclo di protagonismo sociale", dice Dario Di Vico nell’Editoriale del Corriere della sera del 1° maggio. Con quali obiettivi? Orientare e Formare talenti innanzitutto di imprenditori che attirino investimenti con le loro idee, i loro progetti; e poi di competenti che li affianchino. Formarli e farli incontrare, affinché si ingaggino reciprocamente, con soddisfazione. E sostenerli, aiutarli nelle crisi (produttive e relazionali). Magari, anticiparle le crisi. È chiaro: penso a una stagione di protagonismo plurale e sostanziale; a rappresentanze dinamiche e dialoganti; a un diritto collettivo basato sul diritto individuale alla Mobilità sociale, che è il segreto del nostro boom negli anni ‘60. Anni in cui a Milano c’erano, pare, 90mila studenti nelle scuole serali. Con la Mobilità raddoppia il tasso di concorrenza del sistema economico.

I SERVIZI ALLE IMPRESE!

Concretamente. Formare e sostenere imprenditori e collaboratori per offrire chance, fare giustizia, e per recuperare un grave ritardo che ci penalizza: i Servizi alle imprese. È il nostro tallone d’Achille. Se cresciamo qui il manifatturiero vola e stravince. Dice Dario Di Vico: "Abbiamo un impresentabile terziario low cost che ci fa apparire dei nani della società dei servizi a confronto dei partner europei". Sì. Abbiamo trascurato i Servizi alle attività, di cui è protagonista il lavoro autonomo e capitale la Lombardia. Quali Servizi? Molti, tra cui quelli finanziari, digitali e relazionali, appunto. È il primo rischio d’intrapresa!

Una prova? Nell’infuocato dibattito sul rinnovo del Cda di Assicurazioni Generali, grandi azionisti si sono sfidati senza dire una parola sul ruolo della più bella compagnia di assicurazioni, ad eccezione dell’ex presidente Galateri di Genola, che ha visto l’esigenza che si orienti alla Prevenzione dei danni: per rendere sostenibili (più sicuri: ad securo) i sistemi, in coerenza con l’indirizzo europeo a investire sulla prospettiva. Tema centrale, decisivo. E il dibattito? Non esiste! Politica assente, giornalisti distratti, Servizi scarsini.

LA POLITICA, LA LOMBARDIA E MILANO

Dunque, il Lavoro inteso in senso ampio, positivo, creativo (imprenditivo e collaborativo), è questione e rischio chiave: di performance e di sostenibilità delle attività, e non solo economiche. La Lombardia ne parli in un dialogo globale. È il dialogo che fa la Pace! Diamoci tre grandi obiettivi. I primi due li ho detti: rinsaldare le Reti di intrapresa e crescere nei Servizi alle attività. Il terzo riguarda la qualità della Politica: se non si basa su competenze organizzate in modo continuativo e per progetti di cambiamento credibili, affonda e noi con lei. Non basteranno bravi leader risoluti e forti Istituzioni stabili.

Ed è l’aspetto istituzionale (il governo) l’emergenza per il Lavoro. L’assetto attuale, frammentato, alimenta la sfiducia tra imprese, collaboratori e rappresentanze. È vecchia cultura. In particolare, le Agenzie del Lavoro dipendente (AFOL a Milano) sono in fermento e sostenute dal Governo centrale (il Pnrr mette 5 miliardi), ma se non si aprono alle parti sociali e al privato (con golden share di indirizzo pubblico) le Politiche attive non decolleranno; non si schioderanno da risultati miseri, insostenibili. Lo ha detto chiaro alla Lombardia il ministro Orlando. Molto dipende da Milano; dal Sindaco Sala. Siamo svelti ad allinearci. Poi, nella pratica, rischiamo di tornare a difendere l’orticello. Apriamoci, invece!

Francesco Bizzotto