mercoledì 6 luglio 2022

IMPRESA E LAVORO

ENTRAMBI LIBERI 

Serve un dibattito alto, “fiorentino”, per mettere a terra gli investimenti del Pnrr sul lavoro

Sono in Toscana e noto che il Corriere Fiorentino (inserto del Corriere della sera) è +bello del Corriere Milano. Anche L'Economia del Fiorentino è +interessante: sta sulle questioni e va a fondo. 

C'è una pagina – oggi 4 luglio – sul "Lavoro" di Alessandro Petretto che bagna il naso a Milano. Focalizza bene due temi chiave: 

1. il mismatch tra Domanda e Offerta da gestire. Manca il 2% di lavoratori "ad alto tasso di capitale umano". E quanti – mi chiedo – ad alto tasso di stagionalità, saltuarietà, fatica, servizio e cura domestica? Un problema enorme, non di oggi. 

2. le dimissioni dei dipendenti. Un fenomeno negli Usa. Da noi un significativo accenno.

I giovani cercano "un maggiore equilibrio tra vita privata e vita lavorativa". E poi vogliono imprese flessibili, in cui star bene, di cui condividere la cultura e i valori. Si vogliono sentire ingaggiati, chiamati a bordo come persone di cui vengono valorizzate sia una certa libertà negli impegni sia le differenze. Tema, questo, sugli scudi negli Usa, perché le differenze arricchiscono l'impresa e tutti. 

Alessandro Petretto conclude sottolineando che questi due temi pongono al centro l'esigenza di avere Centri per l'Impiego efficienti: "rendere conveniente per le imprese l'investimento nel personale" e rivedere "il delicato capitolo delle relazioni scuola/lavoro e dell'offerta formativa universitaria". 

Complimenti ad Alessandro Petretto! 

Il dibattito (anche a Milano) è a un +basso livello: flessibilità come precarietà, diritti come tutele e poco altro. E scuola, università, formazione professionale? Un po' supponenti. 

Ma, è cambiato il mondo. La questione chiave è la libertà, ovvero la responsabilità, il rischio e la soddisfazione sia del lavoro sia dell'impresa. Di ambo le parti. E non c'è soddisfazione senza responsabilità personale. Perché la libertà (il rischio) è il cuore della produttività, dell'impegno creativo, innovativo. Quel che serve per competere. 

La soddisfazione poi è facile da misurare e affrontare (capire, anticipare, cambiare), se ci sono le Istituzioni e le strutture del caso. 

Draghi ha messo 5 miliardi del Pnrr sui Centri per l'impiego e le Politiche attive. Ora, tocca alle Regioni mettere a terra iniziative. Non so in Toscana. La Lombardia e Milano ci stanno provando. Le parti sociali si sono mosse perché le risorse son legate ai risultati. Senza risultati, salta tutto. L'impressione però è che non abbiano vento (dibattito) favorevole.

Francesco Bizzotto

 


lunedì 4 luglio 2022

A PIOMBINO

 UN RIGASSIFICATORE

"TUTTO STA NEL LAVORARE PER RIDURRE IL RISCHIO”

 Nel porto di Piombino il Governo pensa di ancorare il Rigassificatore Golar Tundra (una nave di 300 metri). Per riportare allo stato naturale, riscaldandolo con l'acqua del mare, il gas trasportato liquido a – 160 gradi. Per poi immetterlo nella usuale rete distributiva. 

Con i tempi che corrono...  Ma, la città è in subbuglio e si oppone: Non qui da noi! 

"Un rigassificatore può avere perdite, ma trascurabili", dice il professor Bruno Facchini, docente di Sistemi per l'energia e l'ambiente al dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Firenze. Va piuttosto valutato attentamente il contesto portuale. L'impatto maggiore deriva dalla movimentazione delle navi. Ci sono rischi di inquinamento e di esplosioni. "Tutto sta nel lavorare per ridurre il rischio. (...) Il rischio diventa bassissimo se le procedure vengono studiate correttamente". Intervista del Corriere Fiorentino, oggi, 2 luglio. 

Ci chiediamo quale contributo può dare l'Assicuratore in queste delicate e complesse situazioni? È interessato alla partita, sia per ragioni immediate, di coperture assicurative, sia per un indirizzo europeo che lo impegna ad avere sguardo prospettico, a investire avanti per mettere in sicurezza i bilanci. 

Potrebbe, l'Assicuratore, legare meglio (senza imposizioni) la propria valutazione e la quotazione del rischio (il "premio" delle polizze) alle iniziative di "prevenzione e protezione" dei soggetti assicurati, oltre che alla specifica attività e ai precedenti. E il Governo (con il supporto di Ivass) potrebbe stimolare questa prassi con una fiscalità di vantaggio. Prassi virtuosa, di mercato. A ben vedere ha un bel potenziale positivo. E manda un segnale alle Istituzioni.

Il mercato racconta di un precedente. Qualche lustro addietro una grande compagnia petrolifera voleva perforare il Polo Nord in cerca di petrolio. I rischi, altissimi, furono valutati da potenti Assicuratori, che conclusero con il rifiuto delle coperture. E il progetto rientrò.

Francesco Bizzotto

giovedì 30 giugno 2022

PARTITI

 

DARE SPAZIO AI COMPETENTI 

BADARE AL COME, PRIMA CHE AL COSA

Dare al mondo buoni esempi di Democrazia.

Battere i Putin di oggi e di domani. 

Bell'Editoriale di Angelo Panebianco (Corriere della sera di oggi, 30 giugno). Indica a FdI e Pd le rispettive aree di crescita, per vincere le prossime elezioni politiche. 

Azione meritoria: dissipare gli equivoci, qualificare la Politica. Prova di Democrazia. 

"Sovranità e interesse nazionale non coincidono", dice a FdI. Questo interesse si difende "partecipando al gioco dell'integrazione, non tentando di allentarne i vincoli". 

E al Pd? Non privilegiare le alleanze, "per battere le destre". "Finite le vecchie ideologie, devi spiegare cosa vuoi fare. E solo dopo, di risulta, devi dire contro chi sei". Vecchia storia: cosa vuoi? Perché vuoi potere? 

Chiaro, lineare. Forse le indicazioni valgono per tutti i Partiti. Tutti troppo centrati sul consenso a breve: vincere! 

A Panebianco ci permettiamo di obiettare che per vincere (e recuperare un bel po' del 50% che non vota) forse non bastano queste puntuali indicazioni. Forse, serve uno scarto di qualità nel MODO di fare Politica.

La vera domanda (latente, da interpretare, a cui dare risposte creative) riguarda, ci pare, il COME fare Politica, la via per giungere al COSA. 

Nella concentrazione sul COSA c'è molto centralismo, un po' di supponenza e fallimenti evidenti: la complessità delle cose; la cronaca di troppe riforme. 

Per giungere a progetti di cambiamento credibili, praticabili, convincenti, i Partiti devono organizzarsi in modo scientifico (oltre che "democratico", rispettoso della Costituzone). 

Devono dare seriamente spazio ai competenti della propria parte, per sviluppare progetti di cambiamento, secondo indirizzi di parte, appunto. Prendere sul serio il potere. Gestirlo seriamente. Scientificamente.

E dare al mondo buoni esempi di vita democratica. Così, crediamo, si battono i Putin (i violenti) di oggi e di domani. 

Francesco BIZZOTTO

martedì 14 giugno 2022

PROBABILITA’ SOGGETTIVA E RELAZIONI RESPONSABILI

BRUNO DE FINETTI  

E L'ASSICURATORE

Mirare all'impossibile: anticipare i rischi! 

Dedico la riflessione che segue alla Calabria, alla Città di Calabria, multicentrica e bellissima. Ai suoi coraggiosi giovani che non smettono di immaginare e lottare per l'impossibile... Francesco BIZZOTTO

116 anni fa, il 13 giugno 1906, nasceva in Austria, a Innsbruck, Bruno de Finetti, matematico applicato e, per un po', Assicuratore, alle Generali. Morirà a Roma il 20 luglio 1985. 

Dobbiamo a sua figlia Fulvia l'uscita nel 2006 del suo testo "L'invenzione della verità", scientifico e appassionato, diceva il filosofo della scienza milanese Giulio Giorello. 

Teorico della Probabilità soggettiva - che fa perno sulle informazioni disponibili, su atteggiamenti, comportamenti e attese - de Finetti invita l'Assicuratore (ci pare) a orientarsi di più alla Relazione con gli Assicurati, alla Prevenzione dei danni. A non fidarsi troppo della statistica, del digitale, dei Big data. 

L'ho scoperto nei primi anni '80, poco convinto dal modo statico con cui noi Assicuratori assumevamo i rischi, specie i grandi, quelli di nostra competenza: con le Tariffe, osservando cioè il passato. Il passato sa poco del futuro, direbbe de Finetti. 

Certo, facevamo molte altre valutazioni, e sconti e aggravi. Ma il mercato sottostimava (come sottostima) la Probabilità vera, che è sempre il prodotto di un incontro di soggetti. Un fatto culturale. Nel nostro caso: attivo, relazionale.

Ne ebbi poi conferme a contatto con i commerciali dell'Ina Assitalia di Milano (1987), in specie da una donna straordinaria, Valentina Mascetti, titolare di "Futuro Donna". Le piaceva la prospettiva della vendita che mostra il futuro, mette un tassello, lo anticipa. Il Futuro? Sarà Donna, relazionale e creativo; domerà il rischio.

Sì, la Probabilità di danno dipende anche da noi Assicuratori. Sui rischi assicurati abbiamo responsabilità, perché siamo influenti, volenti o nolenti. E lo siamo in generale: ad esempio quando compriamo il Debito pubblico.

È il combinato disposto della Probabilità soggettiva di de Finetti e della Meccanica quantistica di Heisenberg. È un fardello che esalta l'Assicuratore. Ha infatti un duplice ruolo formale (garantire, liberare nel rischio) e finanziario (essere attento investitore istituzionale "infrastrutturale prospettico", dice l'Europa: investire guardando avanti; preparare il terreno al rischiare sostenibile). 

Un duplice ruolo necessario, a fronte della grande variabilità degli eventi attesi (fino a 400 volte, dicono gli scienziati, per quelli ambientali). Ce ne stiamo accorgendo. 

Un ruolo largamente incompreso dalla Politica. Fa bella eccezione, come dicevo, l'Europa che li chiama a un ruolo strategico: investire sulle infrastrutture materiali e sociali. Il massimo.

Certo, i progetti politici dovranno avere i caratteri di affidabilità richiesti dagli Assicuratori, che investono a garanzia degli Assicurati. Il rischio di sbagliare va ridotto al minimo. Come per il Cyber risk: anticipato! Mirare all'impossibile.

giovedì 9 giugno 2022

EUROPA E LAVORO

 SALARIO MINIMO?

Meglio Politiche attive europee...

Ho fiducia nell'Europa, tanto più ora, di fronte a una Russia che tradisce la sua grande cultura. L'Europa aiuterà l'Ucraina a liberarsi e la Russia a ritrovarsi.
E sul lavoro? Anche qui ho fiducia e chiedo un cambio di passo, una Politica comune europea. Le Politiche attive (e il Reddito di Cittadinanza, condizionato, per chi proprio non ce la fa: pochi) rendono forse inutile in Italia il salario minimo. Comunque, insisterei prima su Politiche "attive" anziché "difensive".
Politiche attive del lavoro significa Orientare, Formare, Accompagnare al dialogo le offerte di lavoro e le domande delle imprese. E non significa "Aspettare le crisi" (produttive o relazionali). Deve significare "Anticipare" il più possibile i licenziamenti, muovendo in Relazione tra loro gli attori e creando le giuste prospettive. Vuoi licenziare o assumere? Sei insoddisfatto e vuoi andartene, dimetterti, cambiare? Facile, se si vuole. Nel nord Europa si fa. Basta:
1° rafforzare le Istituzioni ad hoc (bene il Pnrr) oltre la diatriba pubblico / privato (che, separati, sono due alibi),
2° dare un vantaggio fiscale a chi s'impegna in questo senso (al dialogo) e
3° accettare un balzo (un raddoppio?!) del tasso di Concorrenza nel fare attività. Una sfida, sì, per l'intrapresa e il lavoro (per entrambi): concorrere nel curare e soddisfare i collaboratori, da un lato, e l'impresa, il suo mercato, dall'altro. È il 1° Rischio percepito dalle imprese negli Usa! È nelle corde delle nostre PMI, e alla portata delle grandi imprese. E il lavoro? Tra disincanti e crisi, penso sia pronto.
Un salario minimo è doveroso per realtà deboli
In cui mancano condizioni di dignità. Tuttavia, anche qui preferirei attivare, dare un corso e un percorso di crescita e cambiamento, prima che due euro in più all'ora.
In generale, se attivi, chiami a concorrere, a partecipare, ad assumere responsabilità. A rischiare e innovare. Ingaggi davvero.
Che prospettiva! È auspicata dal Nobel 2006 per l'economia Phelps. Così, la produttività d'impresa va alle stelle e il ruolo & valore del lavoro (gli stipendi) anche. La quadratura del cerchio. E l'Italia è imbattibile sui mercati.
Ora, dove si può fare questo passo se non a Milano? Milano dia il buon esempio (europeo).
Sala, con la sua storica AFOL Metropolitana, e i Sindacati e Assolombarda, si trovino, si chiudano in una stanza e... buttino via la chiave finché non raggiungono un accordo.
E, se vogliono osare in grande, chiamino anche altri privati competenti e interessati: ad esempio l'Assicuratore, che cerca terreni di rilancio soprattutto in termini infrastrutturali (d'investimento prospettico, dice l'Europa), per mettere in sicurezza i bilanci mettendo in sicurezza il futuro. Cosa vale più del lavoro e dell'armonia d'impresa?

Francesco BIZZOTTO

domenica 5 giugno 2022

CHIEF IDEAS OFFICER

 INNOVAZIONE AL RADDOPPIO!

PER INNOVARE, RISCHIARE!

Bella intervista a Edmund Phelps – premio Nobel per l'economia 2006 –  di Giuliana Ferraino (Corriere della sera, 1.6, p. 29).
Phelps dice che il tasso di innovazione oggi è la metà di quello che sarebbe se tutti innovassimo.
Phelps:
- Abbiamo bisogno di Ceo e manager capaci di apprezzare e valorizzare le idee dei loro collaboratori.
‐ Serve un cambiamento nella gestione delle persone.
- Il lavoro? Deve essere gratificante, significativo, appagante, coinvolgente.

Vedo utile mettere in relazione questa prospettiva con la significativa indagine PwC tra i Direttori di grandi aziende Usa sui >Rischi percepiti nel 2021. Ne ho già parlato. Credo che piacerebbe a Phelps. Perché Innovare non è lineare. Significa Rischiare. È un processo pericoloso da gestire. Bisogna starci attenti!
Secondo PwC emergono due chiari macro Rischi (che in questi giorni qua e là rimbalzano):
■ La gestione dei talenti è in cima all'elenco delle priorità e dei rischi. Le imprese si differenziano per competere come datori di lavoro (75%); cercano di essere "datori di lavoro scelti".
■ Rischi "ESG" (secondo l'indicazione Onu): Ambiente, Inclusione sociale, Decisioni condivise. È un imperativo aziendale (per il 52%) strategico (per il 64%).
E nei team del Risk management appare il "Responsabile delle preoccupazioni" (Chief Worry Officer). Si prende cura di eventi insoliti e timori sussurrati (da competenti).
Credo che Phelps lo vorrebbe Chief Ideas Officer, e gli assegnerebbe il ruolo di far emergere sia le belle occasioni, le chance di performance, le Possibilità, sia i timori, le preoccupazioni, i Rischi. Nella cultura Usa d'impresa da sempre viaggiano insieme.

Quale morale? Al nostro orizzonte appare un sorprendente e risolutivo approccio relazionale: positivo, produttivo e promettente. Umano a tutto tondo.
Le nostre PMI (e molte grandi) sono all'altezza della sfida e ben predisposte.
Basta poco. Dare un vantaggio fiscale alle Reti d'impresa che si pongano l'obiettivo di coinvolgere le persone per innovare e gestire (reggere) i grandi rischi in cui siamo.
E a Milano? Aprire un dialogo.

Francesco Bizzotto

mercoledì 1 giugno 2022

AIUTARE A FIORIRE & RISCHIARE

 

IL MERITO. IL LAVORO

Serve un vantaggio fiscale per le Reti (sistemi di relazioni libere, scelte)

 

 

Dare spazio a chi se lo merita: è lo slogan più democratico e la paura degli autocrati che temono d’essere scalzati dai giovani, dalle donne, dai migliori. Questi, cosa vogliono? Spazio orizzontale (cambiare) e verticale (potere). Ora, qual è lo stato del “Merito”, della Mobilità sociale, nel confronto europeo? L’Università Cattolica di Milano dice che siamo all’ultimo posto. In testa Finlandia (che ha una premier, Sanna Marin, qui a lato, di 36 anni!), Svezia e Danimarca. Più brava di noi anche la Spagna. E quali sono le nostre aree di crescita? Queste:


 

A.   Il sistema educativo. Vecchia storia. Darei la parola a Umberto Galimberti e metterei in mobilità o assistenza (licenzierei) chi insegna senza amore. Servono Istituti scolastici con piena autonomia e responsabilità, dice il milanese Giovanni Cominelli. Che verifichino la “vocazione”, assumano e premino il “merito” degli insegnanti.

B.   Le pari opportunità. Non esistono. Il 23% dei giovani non studia e non lavora. Un familismo mortifero impedisce la fioritura di figli e nipoti. E le Istituzioni? Quasi assenti.

C.   Attrarre talenti. Siamo scarsi (Enti e imprese) nell’attirare collaboratori, dipendenti e autonomi, e nel soddisfarli. È il rischio più alto per imprese e sistemi. Ci sono progetti.

 

Qui l’Europa può fare contaminazione positiva: dare voce alle idee e pratiche migliori, a chi s’impegna, nei diversi ambiti. È il nostro punto di forza ed è concorrenza solidale, conflitto rispettoso, nel merito delle cose. È vera amicizia. Anche l’Italia, beninteso, ha eccellenze da vantare: in tante PMI ed Enti esemplari, nel food, nella meccanica di precisione, nel turismo d’arte, nel volontariato. Siamo un Paese straordinario che deve innovare per ben conservare e competere. Vedo in stretta relazione i nostri tre punti deboli.



 

Insegnare con amore (A.) significa innanzitutto Orientare: avere presente, essere in relazione con il mondo (di cosa avrà bisogno?) e comprendere il prezioso bene che si va educando. Orientarlo a formarsi con riferimento al mondo; certo, a partire da desideri e punti di forza. Pensarci. Rivalutare, ad esempio, la manualità, la mano, diceva Giulio Giorello. E mostrare possibilità come “chance”, alla Dahrendorf: occasioni, aiuto, impegno e rischio personali; nulla di scontato. Educare come aiutare a Fiorire & Rischiare. Fondamentale.

 

Pari opportunità (B.), allora, non potrà significare diritto come attesa passiva o aggressiva (“Mi devi!”) ma accompagnamento, formazione, consapevolezza: dove e come posso crescere? Non banalizzo il diritto. È patto sociale (di Sicurezza) decisivo, ma deve farsi Libertà e sostanza. Se no, è forma stantia, conservazione. Il diritto è base e strumento per vedere bene e muovere oltre: entrare nel merito di ciò che vale, delle attività e dei loro frutti. Rispettare il lavoro è liberarlo, non ingabbiarlo nel diritto, non rimanere sul formale: le ore lavorate, la presenza, il contratto e il compito. C’è ben altro oltre agli aspetti formali, come sa bene chi immagina, intraprende e rischia. In questo senso il diritto, sia individuale sia collettivo, è lì per essere superato. Per farsi partecipazione, sostanza.

 

E per attrare talenti (C.)? Devi avere un sogno, e dimostrarti capace di soddisfare i collaboratori. Quelli che hai. Chiamarli a testimoniare. Non promesse e vagheggi. È il primo rischio delle attività organizzate ed è una valanga. Le imprese lo sanno, mentre gli Enti sono indietro; ci devono pensare. “Esselunga” a Pioltello (Milano, Contado) farà un quartier generale – ha detto Marina Caprotti al Corriere della sera, 26 c.m. – che mostri “la centralità delle nostre persone, che rappresentano il motore della crescita e della capacità di innovare della nostra azienda”. Certo, c’è una dinamica da rivitalizzare negli Enti e nelle Imprese: occorre abilitare i protagonisti (chance!), sapendo che “il protagonismo non è mai una concessione. Si conquista.” (Cristina Tajani, Città prossime, Guerini e Associati, 2021, p. 118). E la questione delle retribuzioni (ferme qui da 30anni e cresciute in Europa del 30%!) è anche conseguenza dello stallo di protagonismo (cioè di sana produttività) del lavoro.

 

Come i bravi architetti amano le periferie e innovano le città (Renzo Piano: rammendare le periferie. Mario Cucinella: sconfiggere l’idea di periferia), così la Politica deve amare e innovare l’intrapresa e il lavoro (i nostri diversi ruoli e modi di essere attivi). La scienza consente di sconfiggere il lavoro come periferia, come fatica, sia con l’introduzione di macchine e intelligenza artificiale (si elimina il lavoro ripetitivo), sia con la latente e snobbata valorizzazione degli aspetti relazionali, interpretativi, creativi (in tempo reale) nelle attività.

 

Rammendare l’Impresa e il Lavoro significa intrecciare nuovi fili, tracciare sentieri, oltre i diritti, le tutele (la statica, il controllo: l’esclusione); oltre le separazioni e gli attriti del ‘900. Dare spazio al “Lavoro dello Spirito”, motore scientifico d’innovazione e crescita sostenibili. Per inciso: solo questo lavoro (che in Risk management chiamo Contemplativo) consente di reggere i Rischi in cui siamo! E il Lavoro dello Spirito non mira certo alla libertà frustrante del tempo libero (fare quello che mi pare e piace). Questa periferia delle attività che è il lavoro, va negata come periferia: posta in Rete nel sistema che intraprende. Per relazioni responsabili che utilizzino al meglio le competenze. Diamo un vantaggio fiscale alle Reti!

 

 

Qui mi pare sarebbero venuti a parare sindacalisti sottili del secolo scorso come Bruno Trentin, comunista della Cgil (“La libertà viene prima”), Pierre Carniti, cattolico socialista della Cisl (“Osare più democrazia”) e Giorgio Benvenuto, socialista della Uil (“Essere cittadini”). Erano i leader (foto a lato) della Federazione Lavoratori Metalmeccanici – FLM negli anni ‘70.

 

E qui mira il Governo Draghi con l’investimento di 5 miliardi del Pnrr sui Centri per l’impiego e le Politiche attive del lavoro: creare forti Enti dedicati di collaborazione e soluzione di problemi e crisi produttive o di relazione. Dialogo, anticipazione. Enti in cui siano coinvolte le parti sociali, con i competenti pubblici e privati. Il ministro Orlando invita la Lombardia e Milano a renderli “parti attive rispetto a obiettivi, controlli, risultati”, in accordo con gli Enti locali periferici. Governance! È indicazione europea e nostro ritardo stellare.

 

 


Così, matureranno nuovi Diritti e un nuovo tipo di Conflitto
: produttivo, di contenuto, di sostanza; un lavoro che concorre. Nel milanese si stanno mettendo le fondamenta con patti territoriali (nel comune di Milano, nella Martesana, nel Legnanese). Rammendare, curare le periferie, i lavori, per la buona salute e la tenuta dei sistemi. E garantire redditi e pensioni; sradicare il precariato senza prospettive (il sale che irrigidisce il lavoratore), precisa per parte sua Massimo Bonini – Cgil di Milano. E ha ragione: quando sei laureato e i lavoretti, le 10 ore al giorno di fatto, i sabati disponibili, durano tre, cinque, dieci anni (“E pedala!”), è ingiustizia anticostituzionale. Checché ne dicano i soloni.

 

Le risorse per farlo ci sono, abbondanti. È questione di idee, progetti, fiducia. Serve sguardo lungo e coraggio. Equivale a dare spazio al Merito, alla Mobilità sociale, e tenere alte al vento le bandiere della Libertà e della Democrazia. Perché, conquistare la Pace (comunque intesa) implica cambiare noi, alla radice. Non basta cambiare in superficie. Se non qui, su cosa merita investire con scienza e orgoglio?


Francesco Bizzotto (ex presidente di AFOL Nord Milano)

martedì 3 maggio 2022

1° MAGGIO

 IL RUOLO DEL LAVORO

La sfida del Lavoro, tra pandemia e guerra, in Europa è questa: qualificare il proprio ruolo e comunicarlo, per essere riconosciuto e apprezzato: avere valore. Se per l’opinione pubblica sei un residuo d’altri tempi, se sei in ritirata di fronte alle macchine e ti difendi, non vali niente! Ti daranno un tozzo di pane; assistenza. Per valere, devi stare nelle relazioni, avere un ruolo utile, crederci e comunicarlo.

Il Lavoro. Va dall’imprenditore che organizza (“un lavoratore che rischia” – Walter Veltroni) al professionista dipendente e autonomo (reggono la baracca), all’impiegato esecutivo scontento e lasco, al giovane precario, povero o ingabbiato (i lavoretti). Ora, i collaboratori al Nord mancano e hanno perso reddito nel decennio. Pagano più tasse dell’imprenditore e insieme formano un sistema economico spesso performante all’esterno ma che arretra, scontenta e vacilla all’interno. È un problema per la società aperta, la Democrazia, che offre argomenti ai Paesi autoritari: se conta la macchina, l’organizzazione (se questa è Scienza e il Lavoro un costo), si faccia sistema con forza, si unifichi il comando (il Partito) e si distribuisca quanto serve. E tutti zitti. Ma, non è così: le macchine (le cose) sono importanti ma le relazioni, la direzione di marcia e l’apertura lo sono di più. Solo uniti fanno Scienza. In ogni istante l’uomo (competente in relazione) è presente e consapevole, intraprende e decide, si cura, innova; rischia. Si tratta di creare, non di distribuire!

"DATORI DI LAVORO SCELTI"

Lo dimostra una indagine PwC tra i direttori di grandi aziende Usa sui rischi percepiti emergenti nel 2021. Traggo le informazioni da NC State University – Enterprise Risk Management Initiative. L’approccio è quello pragmatico e positivo del più avanzato Risk management: i rischi sono possibilità sia positive (performances) sia negative (conseguenze indesiderate, danni); aree benedette, indispensabili, da amare e temere, esplorare e gestire, sviluppare e rispettare. Avanzano due temi in particolare:

Primo: "La gestione dei talenti è in cima all'elenco delle priorità e dei rischi". Le imprese si differenziano per competere come datori di lavoro (al 75%); cercano di scoprire e attirare i migliori talenti; di essere "datori di lavoro scelti". Gli Usa sono sempre frontiera!

Secondo: preoccupano i rischi "ESG" (nell'indicazione Onu: Ambiente, Inclusione sociale, Decisioni condivise). Occuparsi di questi rischi è un "imperativo aziendale" (per il 52%) strategico (per il 64%). Ora, i Cda mirano a "legare la retribuzione dei dirigenti a parametri non finanziari", e a diversificare la loro composizione, specie in termini di etnia (premiano la "D & I" – Diversità e Inclusione). Insomma, le imprese Usa ci danno filo da torcere, anche culturale. Emergono tre capitoli di rischi da correre / gestire / profittare:

1° Talenti (Capitale umano): cercarli, formarli, soddisfarli;

2° "ESG" (Ambiente, Società, Governance) come visione globale;

3° "D & I" (Diversità & Inclusione). La Relazione si porta al centro; si fa ricchezza.

Nell’impresa appare un sorprendente tono e calore umano, relazionale; positivo e produttivo. Bellissimi questi Rischi! Vien da dire: come è lontana e stupida la guerra!

Per inciso, nella squadra del Risk management, appare un nuovo specialista: il "Responsabile delle preoccupazioni" (Chief Worry Officer). Si prende cura degli eventi insoliti, dei quasi sinistri (near miss) e dei timori e malumori sussurrati dai competenti.

QUALITÀ E MOBILITÀ. RADDOPPIA LA CONCORRENZA

Tutto ciò mentre in Europa ci attardiamo sul costo del lavoro (a sé stante). Non è il fattore decisivo nel tipo di globalizzazione che si prospetta: far rientrare produzioni e stringere rapporti di interscambio tra partner “democratici” (friend-shoring). Obbliga al rispetto delle opinioni pubbliche coinvolte. Se no, ti fai una brutta immagine, perdi valore, non attiri risorse umane e investimenti qualificati. Perdi i giovani e non vieni scelto. Conta la qualità.

Serve allora ritessere il rapporto con il Lavoro: “un rinnovato ciclo di protagonismo sociale", dice Dario Di Vico nell’Editoriale del Corriere della sera del 1° maggio. Con quali obiettivi? Orientare e Formare talenti innanzitutto di imprenditori che attirino investimenti con le loro idee, i loro progetti; e poi di competenti che li affianchino. Formarli e farli incontrare, affinché si ingaggino reciprocamente, con soddisfazione. E sostenerli, aiutarli nelle crisi (produttive e relazionali). Magari, anticiparle le crisi. È chiaro: penso a una stagione di protagonismo plurale e sostanziale; a rappresentanze dinamiche e dialoganti; a un diritto collettivo basato sul diritto individuale alla Mobilità sociale, che è il segreto del nostro boom negli anni ‘60. Anni in cui a Milano c’erano, pare, 90mila studenti nelle scuole serali. Con la Mobilità raddoppia il tasso di concorrenza del sistema economico.

I SERVIZI ALLE IMPRESE!

Concretamente. Formare e sostenere imprenditori e collaboratori per offrire chance, fare giustizia, e per recuperare un grave ritardo che ci penalizza: i Servizi alle imprese. È il nostro tallone d’Achille. Se cresciamo qui il manifatturiero vola e stravince. Dice Dario Di Vico: "Abbiamo un impresentabile terziario low cost che ci fa apparire dei nani della società dei servizi a confronto dei partner europei". Sì. Abbiamo trascurato i Servizi alle attività, di cui è protagonista il lavoro autonomo e capitale la Lombardia. Quali Servizi? Molti, tra cui quelli finanziari, digitali e relazionali, appunto. È il primo rischio d’intrapresa!

Una prova? Nell’infuocato dibattito sul rinnovo del Cda di Assicurazioni Generali, grandi azionisti si sono sfidati senza dire una parola sul ruolo della più bella compagnia di assicurazioni, ad eccezione dell’ex presidente Galateri di Genola, che ha visto l’esigenza che si orienti alla Prevenzione dei danni: per rendere sostenibili (più sicuri: ad securo) i sistemi, in coerenza con l’indirizzo europeo a investire sulla prospettiva. Tema centrale, decisivo. E il dibattito? Non esiste! Politica assente, giornalisti distratti, Servizi scarsini.

LA POLITICA, LA LOMBARDIA E MILANO

Dunque, il Lavoro inteso in senso ampio, positivo, creativo (imprenditivo e collaborativo), è questione e rischio chiave: di performance e di sostenibilità delle attività, e non solo economiche. La Lombardia ne parli in un dialogo globale. È il dialogo che fa la Pace! Diamoci tre grandi obiettivi. I primi due li ho detti: rinsaldare le Reti di intrapresa e crescere nei Servizi alle attività. Il terzo riguarda la qualità della Politica: se non si basa su competenze organizzate in modo continuativo e per progetti di cambiamento credibili, affonda e noi con lei. Non basteranno bravi leader risoluti e forti Istituzioni stabili.

Ed è l’aspetto istituzionale (il governo) l’emergenza per il Lavoro. L’assetto attuale, frammentato, alimenta la sfiducia tra imprese, collaboratori e rappresentanze. È vecchia cultura. In particolare, le Agenzie del Lavoro dipendente (AFOL a Milano) sono in fermento e sostenute dal Governo centrale (il Pnrr mette 5 miliardi), ma se non si aprono alle parti sociali e al privato (con golden share di indirizzo pubblico) le Politiche attive non decolleranno; non si schioderanno da risultati miseri, insostenibili. Lo ha detto chiaro alla Lombardia il ministro Orlando. Molto dipende da Milano; dal Sindaco Sala. Siamo svelti ad allinearci. Poi, nella pratica, rischiamo di tornare a difendere l’orticello. Apriamoci, invece!

Francesco Bizzotto

martedì 19 aprile 2022

“PNRR” E LAVORO

 DIALOGO E SINTONIA A MILANO

CITTÀ METROPOLITANA A CONVEGNO

 C’è una buona notizia per il Paese: Milano discute di Lavoro e – sarà la pandemia, sarà la guerra – tutti sono pronti a collaborare; mettono via le armi. L'occasione è un Convegno di Città Metropolitana – che ha la delega della Regione in materia – sul Pnrr e il Progetto GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori). Segue un sintetico resoconto.

 Il governo ha mantenuto la parola: mette 5 miliardi per potenziare i Centri per l’impiego, l’accoglienza e le Politiche attive del lavoro. Qui, Milano si è spesa, ha rischiato. Con l’Agenzia AFOL Metropolitana (Formazione, Orientamento, Lavoro) gestisce i Centri per l’impiego e ha messo a sistema una storia straordinaria di sostegno e formazione dei lavoratori. Ha le basi, ma il Paese no: per molti decenni ha investito un decimo della Germania! Ora, il Comune di Milano passerà da un Centro a nove (come i Municipi) e ogni Comune della Provincia avrà il suo, come ogni Istituto carcerario, ha detto l’assessora alla partita di Città Metropolitana Diana De Marchi.

Il punto è che il Pnrr pone temi forti e obiettivi vincolanti. Niente risultati? Niente seguito ai finanziamenti! Ogni Regione ha il suo Piano attuativo, i suoi obiettivi, il suo rischio e un vivo interesse a dare e ricevere collaborazione. Se no salta tutto. Ben fatto!

Il Piano lombardo c’è e presto definirà il suo percorso attuativo con il Ministero e l’Anpal (Agenzia nazionale per le Politiche attive, nata nel 2015), che lo ha approvato il 26 marzo scorso, ha detto Paolo Mora, Direttore Formazione e Lavoro in Regione.

La Lombardia Punta a triplicare i soggetti accolti e accompagnati, con attenzione ai più deboli e “ampi coinvolgimenti” dei competenti (compresi il privato accreditato e il terzo settore). E Milano? Avrà il 35% del target e il 40% dei fragili. Par di capire che a Milano vi siano – scandalosamente mischiate – sia più competenze sia più precarietà e povertà.

 La bella relazione della De Marchi ha dato il tono: innovare il patrimonio storico dei Servizi di AFOL, per “intercettare chi non ci conosce”, fino ai carcerati; vicinanza alle imprese (formare in relazione a loro) e dialogo intenso pubblico / privato / parti sociali. Le idee chiave: coordinarsi, discutere in modo mirato, curare le relazioni, procedere insieme.

 Il ministro Orlando, online e con il suo stile senza fronzoli, ha invitato la Lombardia e Milano a rendere protagonisti gli Enti locali periferici, e a tener conto sia dei diversi attori sia delle parti sociali: “parti attive rispetto a obiettivi, controlli, risultati”. C’è, ha detto con franchezza, “un centralismo regionale da superare, come quello nazionale”. La vera sfida? È “la messa a terra dei progetti”. La Lombardia e Milano “aprano la strada al Paese!”

 Cristina Tajani (Ministero del lavoro) ha puntualizzato GOL. In breve: i 5 miliardi sono da spendere entro il 2025; vanno coinvolti 3 milioni di persone (al 75% donne e giovani); anche “in costanza di lavoro, se precari, cassintegrati e working poor”; 800mila devono essere portati in formazione. E i finanziamenti? Arriveranno se si è sull’80% degli obiettivi.

 Marco Leonardi (Presidenza del Consiglio) ha detto: la transizione digitale / ecologica impone di “programmare, monitorare e spendere” per creare lavoro e fare inclusione sociale. Non come “molti fondi non spesi della Coesione europea, da restituire”. “La cosa più importante è la formazione intensa”. Ci saranno 1,5 miliardi per nuove competenze.

Federico Ottolenghi, Direttore Lavoro di Città Metropolitana: sono state assunte 180 persone (+ 75 entro l’anno) per i Centri per l’impiego, e ci sono 15 milioni per nuove sedi. EuroLavoro di Legnano entra in AFOL, che si apre alle parti sociali “in permanenza e in presa diretta”. E le imprese? Dentro il sistema, per “decidere e essere utenti dei servizi”.

 Maurizio del Conte presidente della Agenzia AFOL Metropolitana ha rilanciato: la Formazione è garanzia di dinamica e occupabilità; anticipa le espulsioni. Pubblico e privato? Specialisti che collaborano intensamente per chiari obiettivi comuni.

 Antonella Marsala (Direttrice Anpal Lombardia): “Siamo a una svolta”; costruire la rete degli attori e coinvolgere le parti sociali per capire le imprese, e le famiglie per orientarle.

 Tommaso Di Rino, Direttore di AFOL ha puntualizzato su target e comunicazione: coinvolgere i giovani che non cercano (i NEET, poco meno del 20%!) con i loro media.

 Alessia Cappello, assessora al Lavoro del Comune di Milano, ha proposto un “Patto per il lavoro”: per una città solidale e che (“perno in Europa”) sappia attrarre i talenti.

 Diversi altri i contributi (alla milanese: sostanza, sintesi) e conclusioni alle 12,45. Ne segnalo due di parti sociali protagoniste, mostratesi molto disponibili, non più antagoniste:

 Massimo Bonini (Cgil Milano), a nome di Cgil, Cisl e Uil, ha chiesto di investire per la qualità del Lavoro (via sicura, europea, alla produttività). Servono Politiche attive, Tutele del reddito (e della pensione) e molta Formazione. Dare serie prospettive al troppo Lavoro precario. La rigidità del Lavoro, a fronte delle transizioni, nasce dalla non ricollocabilità.

 Valeria Innocenti (Assolombarda) riporta dati di ascolto delle imprese: preoccupate dalla obsolescenza delle competenze, vogliono capire e ingaggiare i giovani e contribuire (con i Sindacati) a Politiche attive e di Formazione ampia, per la qualità dei Lavoratori e degli Imprenditori. Non si fidano del solo pubblico. Serve un sistema competente ed efficiente.

 Che dire in fine? Il tema merita e la metropoli milanese è pronta a svolgerlo con sguardo lombardo, in sintonia con l’Europa, per il Paese. Il passaggio chiave è forse di innovazione istituzionale per coordinare i soggetti, condividere obiettivi, lavorare insieme: “mettere a terra i progetti” e gestire a dovere i relativi rischi. Manca un po' la Politica alta (i partiti, i sogni, le idee lunghe) ma le Istituzioni e la società si dimostrano in forma e vicine. Occuparsi del Lavoro è occuparsi d’Impresa competitiva; della Milano / Lombardia che investe e concorre a fare mondo, in pace. È vitale.

 Resoconto di Francesco Bizzotto

mercoledì 6 aprile 2022

POLITICHE ATTIVE PER IL LAVORO

 TEMA: IL “LAVORO DELLO SPIRITO”

 Il Lavoro è veicolo di libertà, decisivo nella competizione globale. I lavori, le attività, gli impegni: come li concepiamo, li gestiamo, ce ne curiamo? Approcci diversi, troppo spesso separati. Tutti legittimi e insufficienti, mentre il Lavoro necessario (per creare, avere cura e innovare) è sempre più “lavoro dello spirito”, dice Massimo Cacciari, che interpreta Max Weber e pensa al futuro. Dobbiamo guardare avanti, uscire dal sonno degli interessi a breve. I lavori sono potenze scientifiche; “beni comuni”, direbbe Elinor Ostrom (Governare i beni collettivi, Marsilio, 2006). Ci possono assicurare un bel vantaggio rispetto ai grandi, fragili e spicci (facili alla guerra) sistemi politici autoritari. Valorizziamoli, curiamoli! Per il loro governo, la Ostrom (prima donna Nobel per l’Economia – 2009) parla di Istituzioni costruite in modo graduale, incrementale, per tentativi ed errori, da attori pubblici e privati sulla base di scelte condivise. Decidere insieme, in modo trasparente.

 Politica del lavoro è sì orientare, decidere, tutelare e – prima – chiamare i diversi approcci al dialogo pratico in Istituzioni ad hoc (luoghi di ascolto, contaminazione e iniziativa). Non il contrario. Alla Politica mancano le basi scientifiche se non si allea con la Scienza (Cacciari). È indicazione europea: nelle Politiche del Lavoro, dare spazio a coloro che hanno competenza, passione, interesse. Partire da lì. Per un conflitto di merito, produttivo e liberante: è Democrazia. Rende l’Europa vincente e convincente.

 Le Agenzie del Lavoro (“AFOL Metropolitana” a Milano) sono le Istituzioni del caso. Si formano per decisione dei livelli amministrativi responsabili. A Milano per delega della Regione Lombardia alla Città Metropolitana. La funzione di indirizzo è, dunque, della Città Metropolitana che, sui temi del Lavoro, può assumere uno sguardo autentico, lombardo.

 La Metropoli potrebbe ritenere che la priorità non sia più questione di quantità, di occupazione, ma di qualità, rapporti e contributi (il “lavoro dello spirito”). In effetti, se mettiamo in buona relazione domanda e offerta di Lavoro – e sosteniamo i fronti giovanile e femminile – la disoccupazione lombarda è fisiologica. Possiamo, tutelato il bisogno, puntare a promuovere e liberare insieme l’Impresa e il Lavoro. E, forse, ce ne manca.

 Il nodo sta, dunque, nell’indirizzo e nella decisione politica. Qui c’è incertezza, attesa, e alibi, opacità. I Governi sono in affanno, le Istituzioni in tensione e i protagonisti (il meraviglioso intreccio di società, scienza ed economia) assai spesso curano l’orticello e si lamentano. Questa idea piramidale e patriarcale della Politica, che va dall’alto al basso, dal comando all’esecuzione, intessuta di autorità e furberie, è inadeguata rispetto alla nostra maturità, alla potenza dell’insieme. Occorre passare a un’idea di Rete dell’indirizzo e della decisioni politiche: tutte le parti hanno ruolo anche politico e si espongono; prendono parte, contribuiscono, dialogano e confliggono aperta-mente. Parlano chiaro.

 Per esempio. Le Politiche Attive del Lavoro. Sono fatte di Orientamento, Accoglienza sul territorio, Formazione mirata, Accompagnamento al dialogo tra offerta e domanda delle Imprese. Qui c’è il nostro ritardo (facciamo un decimo della Germania. 1/10!). L’Europa e il Governo Draghi le vogliono rilanciare. È possibile che sorgano a tavolino, come pensata di chi decide, fosse pure un Draghi? No. Le Politiche Attive devono maturare nel dialogo delle parti: progetti delle Istituzioni preposte, che recepiscono e contribuiscono all’indirizzo politico. Esporsi, fare proposte, pratica politica. Alla Elinor Ostrom.

 La Formazione, in specifico: fatto salvo un giusto livello di privacy, le imprese devono dire chiaro cosa serve loro, e concordare contenuti e obiettivi con i sistemi scuola e formazione professionale (e con la pubblica opinione). A Milano c’è un mondo che rifiuta una formazione tecnico funzionale che trascuri i riferimenti umanistici e relazionali. Perché non aiuta la creatività. È pensabile una mediazione intelligente, che ne tenga conto.

 Assolombarda e i Sindacati milanesi (e diversi altri attori interessati al tema: per esempio gli Assicuratori, impegnati da Solvency II a fare “investimenti infrastrutturali prospettici”, a guardare lontano) si confrontino in AFOL Metropolitana: che idea abbiamo di Lavoro e come valorizzarlo? Lo lasciamo morire di digitale, assistito nel precariato, o lo promuoviamo, orientiamo, sosteniamo e formiamo perché diventi “lavoro dello spirito”?

 Francesco Bizzotto