mercoledì 25 aprile 2018

OSARE, INNOVARE, MANIFESTARE IL FUTURO


GIOVANI E FUTURO



Il futuro è incerto; molte le possibilità e i pericoli. Farne dei Rischi: probabilità soggettive & relazionali, gestibili, sostenibili. Recuperare liricità e libertà; dare spazio a chi ha interesse alla Prevenzione



 “Il futuro – promessa è diventato futuro – minaccia” dice Miguel Benasayag in L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli, 04, p. 40). E Umberto Galimberti (30.03.’18 - Colloquia 10.0) ne trae che il futuro è imprevedibile e quindi “non retroagisce come motivazione” sui giovani. Il problema, mi pare, è di adulti e Istituzioni, che pensano a una crescita quantitativa senza limiti e chiudono gli occhi sulla minacciosa prospettiva. Il futuro merita l’impegno dei giovani proprio perché è imprevedibile e incerto – non è una promessa. La perdita di fiducia dei giovani è nei confronti dei creduloni adulti, il cui futuro è minaccioso. Infatti, dice Benasayag (p. 42): “Occorre che gli adulti considerino il futuro e ciò che deve essere costruito come qualcosa di positivo e desiderabile”. E conclude: “La configurazione del futuro dipende in buona parte da ciò che sapremo fare nel presente” (p.22). Fare cosa?

Smascherare la folle illusione (Politica) della crescita senza limiti, ovvero senza gestire i Rischi insiti nelle Possibilità. Promesse per il futuro non ne esistono. Scienza e tecnica aprono potenziali incerti perché “tutto ciò che è in potenza è in potenza gli opposti” (Aristotele). Non si tratta di Possibilità (positivo) e Rischio (negativo), come siamo soliti dire, fare, separare. L’incertezza è interna alla Possibilità, e dire Rischio implica avere già misurato l’evento atteso (è una probabilità). Dovremmo pensare per immagini. Ci serve un ideogramma che contenga gli opposti: la Possibilità / Pericolo da esplorare e valutare; da gestire e ridurre a Rischio. In questo, Aristotele non ci aiuta: bada alla sostanza più che alle relazioni processuali (ai Rischi). Noi siamo soggetti responsabili in cammino. Non c’è realtà senza relazione, senza Rischio. Una difficile messa a punto, forse per un limite dell’intelligenza. Infatti

“È il risultato delle azioni che ci interessa. […] Noi siamo interamente tesi al fine da realizzare. […] La mente si dirige di colpo allo scopo, ossia alla visione schematica e semplificata dell’atto nel suo essere immaginato come compiuto. […] L’intelligenza rappresenta dunque alla attività solo degli scopi da raggiungere, ovvero dei punti di stasi. E, di scopo raggiunto in scopo raggiunto, di stasi in stasi, la nostra attività si sposta attraverso una serie di salti, durante i quali la nostra coscienza si distoglie il più possibile dal movimento che si compie per conservare soltanto l’immagine anticipata del movimento compiuto. Henri Bergson, L'evoluzione creatrice (1941), Cortina ‘02, p. 244 e successive.

Un limite da spavento. Come lavorarci sopra per crescere e tenere insieme i due lati della Possibilità (il vantaggio atteso e il danno temuto, il pericolo implicato, da trasformare in Rischio misurato e quindi agibile, processabile con relativo successo)? Invito i Giovani a svolgere il tema; a ribaltare i paradigmi. Papa Francesco offre molti spunti. Faccio due vertiginosi accenni:

1° Impariamo (affermiamo) il valore del concentrarsi sulle possibilità: riflettere a fondo, darsi tempo e limiti, fare dialogo e pause, rallentare per vedere bene, soppesare, prepararsi e agire con delicatezza e appropriatezza (la Giusta Misura Métrion degli antichi Greci), entrare nei processi (azioni, percorsi) con piedi leggeri, spirito artistico, cuore poetico. Ovvero, recuperare l’agire lirico e libero (spirituale?) dei padri del deserto (e di beghine e begardi) cristiani, dei sufi musulmani, dei dervisci, dei taoisti, dei buddisti impegnati alla Thich Nhat Hanh, dei mistici dell’ebraismo (qabbālāh), dei nativi americani. Vito Mancuso ci può dire. Un po’ come ha fatto Stoccarda quando ha deciso per il passante ferroviario. Un modo, una forma che predispone al Risk management; a Gestire bene le Possibilità & i pericoli; farne Rischi belli, che meritano.

E, 2°, diamo spazio al soggetto di mercato che tratta i pericoli e ha interesse a ridurli a Rischi (oggi per via di Prevenzione, perché la Statistica è collassata): l’Assicuratore prefigurato dall’Europa – Solvency II – e da Bianca Maria Farina, coraggiosa presidente dell’Associazione delle compagnie italiane - Ania. Sì. Osare, innovare, manifestare il futuro.

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“Per i Greci era fondamentale conoscere se stessi e avere il senso del limite. E non oltrepassarlo, pena la rovina. Esprimi la tua virtù in Giusta Misura. E conoscine il limite. L’Occidente? Ha una cultura dell’illimitato.” U. Galimberti, intervista a Radio Soul, 09.04.’16



Francesco Bizzotto

lunedì 23 aprile 2018

ASSICURARE IL LAVORO E IL FUTURO DEI GIOVANI


LAVORETTI



Vederne il lato in fiore. Fare un Test di accompagnamento “assicurato”: uno Sportello (pubblico e partecipato) di tutela territoriale. Spingerà i giovani a osare, scoprire, rischiare



La gig economy, l’economia dei piccoli giri o lavoretti, si fonda sui servizi prenotabili online (consegne o logistica). Veloci fattorini e corrieri ne sono il punto di forza. Esternalizza il lavoro di trasporto e consegna; crea piattaforme d’incontro tra ristoranti (e altri servizi) e cittadini. In genere non fornisce i veicoli per il trasporto e non crea rapporti di lavoro diretti tra aziende e fattorini o autisti. Questi sono autonomi, e si autogestiscono. I costi aziendali sono bassi, flessibili al massimo; la strategia di sviluppo è libera e sciolta. L’azienda corrisponde salari con pagamenti a ore o a cottimo, senza ferie retribuite, malattia o altri benefit. Poche regole, niente contratto.

Può non essere precariato, condizione spesso reale. È uno sviluppo atteso e utile dei servizi urbani specifici, e merita di essere un lavoro da coraggiosi, iniziale, con prospettive di crescita, verso un altro lavoro dipendente o autonomo. Può anche essere una scelta di vita (ci si gode la città), ma in genere è un rimedio, un meritevole adattarsi. Chapeau a chi vi si impegna.

Mi propongo di affermare, in una nicchia tipica, che è possibile non essere lasciati soli; che, nella massima flessibilità, la dignità del lavoro viene rispettata e trova una salvaguardia sociale; che, se è un inizio provvisorio di attività, non proprio scelto, così sarà, avrà sostegni e prospettive che meritano; all’altezza del coraggio messo in campo.

Questa salvaguardia incentiverà i giovani a provarci, a misurarsi, a rischiare, a inventare lavoretti. Con vantaggi per tutti. Immaginate il risparmio, se potessimo sostituire i numerosissimi, costosissimi e pressoché vuoti autobus pubblici che corrono per il Contado di Milano (134 Comuni) con un efficiente servizio tipo “taxi condiviso 2.0” (una navetta che percorre tratte fisse da prenotare tramite un tocco sullo smartphone). È la scelta del Dubai Future Accelerator. Cifre da capogiro: Dubai le investe, noi le sprechiamo in disservizi.

Concretamente: parliamone con l’AFOL milanese, l’Agenzia Metropolitana per la Formazione, l’Orientamento e il Lavoro, che ha messo a sistema un pezzo di storia della Milano che accoglie e promuove. Predisponiamo con Regione Lombardia un progetto di Test da presentare all’Europa (lo finanzierà): accompagnare questo nuovo lavoro – come faceva don Bosco nell’800 – e farne un prezioso marketing sociale, con uno Sportello dedicato che lo sostenga, che faciliti il dialogo tra Domanda e Offerta (aziende e prestatori d’opera) e che gestisca, anticipi i problemi tecnici e relazionali. Un Test di contratto di lavoro o regola sociale; uno Sportello pubblico partecipato da tutte le parti, con servizi di formazione specifica o mirata, anche a crescere, fare meglio o cambiare, volare alto, se l’aspirazione, l’immaginazione e la volontà sostengono il giovane interessato.

Un lavoro accompagnato che immagino “assicurato”. Il rischio specifico è misurabile. L’Assicuratore, tipico cavaliere bianco interessato a non avere “sinistri”, può prender parte alla gestione dello Sportello e mettere in campo particolari servizi, varie garanzie di tutela (malattia, maternità - paternità, disoccupazione). Per lui, sarebbe un modo utile e bello d’interpretare la direttiva europea Solvency II, che lo invita a investire per ridurre i rischi di prospettiva e rendere più sicuri i Bilanci (e minori i capitali di garanzia da tenere fermi). Assicurare il Lavoro e il Futuro dei Giovani è il modo migliore per fare i suoi interessi e insieme quelli del Paese.

Lavoretti: tipica periferia di Milano. Il Sindaco Sala ne faccia una priorità e una bandiera.

Francesco Bizzotto 

mercoledì 18 aprile 2018

ASSICURIAMO LA MOBILITA’


CARI PROFESSORI



Jobs act: mano alla Politica!

Il lavoro come fattore di concorrenza tra imprese. 



Pietro Ichino, Pietro Garibaldi, Tito Boeri, Tommaso Nannicini: l’impegno in Politica dei professori fa loro onore; la sanno lunga; hanno visione e passione per la cosa pubblica; nei loro profili trovi scintille di skill (“Ha lavorato come economista nel Dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale”). Tipici cooptati, nelle scelte politiche (pesi, priorità, motivazioni, equilibri) vengono mandati avanti e lasciati soli. La Politica è cosa particolare, sottile vertice interdisciplinare (oltre che della carità, diceva Paolo VI). E i prof sono spesso piagati dal “virtuosismo matematico” e poco inclini a “riconoscere l’importanza delle variabili psicologiche nei fenomeni economici” (Herbert Simon).

Il Jobs act per esempio. I prof dicono cose vere e insistono, dopo il patatrac elettorale: Renzi (bene: l’occupazione) e Camusso (male: la licenziabilità)? “Sappiamo oggi in modo scientifico che avevano ragione entrambi”, dicono Tito Boeri e Pietro Garibaldi su lavoce.info (articolo riportato da questa News la scorsa settimana). È troppo. Con il Jobs act – in sostanza: decontribuzione fiscale e contratto a tutele crescenti, senza l’art. 18, per i nuovi – si è alzato di quasi il 20% il numero di imprese con oltre 15 dipendenti; sono cresciute le tutele per gli esclusi dal lavoro stabile e l’occupazione (800mila posti); è aumentata la flessibilità del lavoro (fermi i licenziamenti all’1,4%); si è creata l’Agenzia nazionale per le Politiche attive ANPAL, che sta convincendo le Camere di commercio (le imprese) a fare chiarezza sulla Domanda di lavoro, per orientare famiglie e scuole e per formare a quel che serve; si è ridotta la conflittualità in azienda del 70%.

Ora, come nel Gioco dell’oca, si torna daccapo: M5S e Lega parlano con Camusso e pensano di reintrodurre l’art. 18 (il diritto al reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza una giusta causa). Dico che una Politica coraggiosa (Matteo Salvini e Beppe Grillo per primi, non solo il Pd sconfitto) farebbe bene a riflettere su pregi e limiti del Jobs act, e su cosa serve al sistema economico (imprese e lavoratori).

Serve un approccio positivo, non solo reattivo, negativo, di rimessa, perdente per definizione; un approccio che non valga solo per disoccupati, espulsi e malmessi. Farsi carico di proposte di civile convivenza. La Crocerossa poi costerà molto meno.

Puntiamo a Politiche di Mobilità per tutti (il 68% è insoddisfatto), per mettere il lavoratore giusto con l’imprenditore giusto; che possano scegliersi e impegnarsi, creare, innovare, farsi apprezzare. E il conflitto? Solo di merito, per fare bene: concorrere, misurarsi. Cresce ed è grande l’imprenditore che regge questa concorrenza! Si tratta di passare (Marco Bentivogli) da ottiche di protezione (del lavoro) a ottiche di promozione. La Sinistra accetti la concorrenza tra lavoratori (tabù e terrore dei vetero marxisti) e rilanci: il lavoro come fattore di concorrenza tra imprese. E il conflitto di relazione? Lo portiamo fuori dall’azienda, nel territorio. Ha detto a Il Sole 24 Ore dell’11 cm. Federico Visentin, presidente della Mevis (leader nei componenti metallici): “Quando una relazione si viene a rompere è sempre un fallimento. Ma come si può pretendere che in quella situazione ci possa venire imposto di continuare a convivere?” Ha ragione da vendere.

Manca l’Istituzione che porti il problema sul territorio (i Centri per l’impiego riformati, partecipati e potenziati) e faccia quel che abbiamo sempre rinviato: le Politiche attive.

E le tutele? Innoviamo! Ad esempio, “assicuriamo” il lavoro con 3 garanzie: continuità del reddito, formazione mirata e ricerca d’impiego. Si può agire bene per questa via. Chiamare l’Assicuratore significa mettere in campo un soggetto economico che faccia, in

una logica di mercato, da Cavaliere bianco: non guadagna sui disoccupati ma, al contrario, se ci sono pochi e piccoli “sinistri”. Il suo ruolo? Rendere misurati i rischi specifici attivandosi in diverse direzioni: soprattutto per anticipare i problemi e prevenire i licenziamenti, le crisi aziendali. Ridurrà il rischio e renderà compatibile il Reddito di cittadinanza o di inclusione. E le imprese saranno ancor più libere e imbattibili sui mercati.

Ci aiutino i professori a fare un test lombardo in un contesto di accordo europeo.

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RISORSE COMUNI. L'idea chiave di Elinor Ostrom (1933 - 2012, prima donna Nobel per l'economia ‘09: "Governare i beni collettivi", Marsilio, '06) è la "adattabilità istituzionale come prerequisito per la sopravvivenza e il successo nell'assicurare l'uso di risorse comuni nel lungo periodo" (A. Ristuccia, Introduzione, p. XVII). Una "alternativa empirica (per il governo delle realtà sociali complesse) basata sulla valorizzazione delle istituzioni collettive (e, dunque, né 'pubbliche' né 'private', nel senso voluto dall'armamentario ideologico dei sostenitori dello 'stato' e del 'mercato'), costruite in maniera incrementale, per tentativi ed errori, da attori pubblici e privati", in base a scelte strategiche condivise. (G. Vetritto e F. Velo, p. XXIX). Verso "nuovi paradigmi di processi decisionali inclusivi" (Idem, p. XXXI). Con l’obiettivo di "cercare di risolvere i problemi comuni per migliorare nel tempo la propria produttività" (Ostrom, p. 44), per evitare la "tragedia dei beni collettivi" (Garrett Hardin, Science, 1968, citato a p. 44). Già Aristotele diceva: "Ciò che è comune alla massima quantità di individui riceve la minima cura. Ognuno pensa principalmente a se stesso, e quasi per nulla all'interesse comune" (Politico, libro II, cap. 3, citato a p. 13).

“Gli strumenti dell’econometria contemporanea sono assolutamente inadeguati (…). Gli economisti, anche quelli a orientamento empirico, non possono più ripararsi dal mondo dietro cumuli di dati statistici, dati che spesso hanno un elevato contenuto di rumore e sono scarsamente pertinenti. Dovranno avventurarsi nel mondo, come gli antropologi che imparano la lingua degli indigeni.” Herbert A. Simon, Premio Nobel per l’economia 1978, Scienza economica e comportamento umano, Edizioni di Comunità, ‘00, p. 57.

"Il vero problema di oggi non è premiare i meritevoli, ma portare il maggior numero di persone in condizione di realizzare il massimo delle loro potenzialità." Salvatore Natoli, filosofo - 1942. Il Sole 24 Ore, 18.02.'10.

Francesco Bizzotto


mercoledì 11 aprile 2018

AUTONOMIE LOCALI, DA LECCO UN ESEMPIO DA SEGUIRE


FEDERALISMO SANO, SENZA PRETESE



Jyrki Katainen, vicepresidente delle Ue, è il giovane falco dell’austerità. In una intervista a Francesca Basso (Corriere della sera, 7 c.m.) ha ribadito: per garantire una società del benessere occorre condurre una politica fiscale responsabile e avere conti pubblici sani, finanze pubbliche in salute. Chiaro. Anche quando mette insieme “economia circolare sostenibile”, crescita (a mezzo intelligenza artificiale) di produttività e occupazione, e commercio globale. Par di capire: la crescita ha bisogno di differenze tra settori e territori; il Nord Italia, ad esempio, deve crescere in valore (avere cura, innovare) e de-crescere in termini quantitativi in molti campi. Così, il sistema non è sostenibile. Va detto. E deve gestire meglio i rischi e qualificare infrastrutture e Istituzioni: riorganizzarsi, fare grandi investimenti, aumentare la partecipazione e la trasparenza, ritrovare la PA (ruolo, efficacia ed efficienza), e ridurre la prassi isolante del dire generico, non vedere e non sapere.

Il limite della Politica europea? Di motivazioni e puntuali indicazioni. Così, troppi Paesi tacciono sul debito, non mandano segnali (ai creditori) che diminuirà e non innovano il sistema (Draghi: riforme strutturali). Come schiodare l’impostazione di spesa pubblica? Serve un Federalismo senza pretese, dal basso, concreto: agire in modo giusto e tenere gli occhi aperti. L’autonomia (la libertà) esce solo dal prender parte responsabile. Un esempio? L’iniziativa della lista civica Appello per Lecco, di cui Municipalità Metropolitane ha dato conto: si fondono 13 Comuni, si dà vita a una città di 108mila abitanti, si riorganizza la PA locale, si risparmia e si hanno contributi dalla legge 142 (Fusioni tra Comuni) e da quella di stabilità 2014. Lecco così si riposiziona, governa meglio le sue storiche realtà e coglie appieno i benefici del flusso turistico che sta montando.

I risparmi di spesa non sono la prima motivazione, anche se va detto che oggi, mentre la media italiana è di 7.595 abitanti per Comune (Appello per Lecco, pag. 33), i sistemi possono gestire 30 volte i volumi e i problemi di 30 anni fa. Gli 8.000 Comuni sono frutto di logiche divisive e di indebolimento, prima che di campanilismi (idem, pag. 25). È necessaria una sana e apprezzata PA locale. Vanno messi in evidenza i vantaggi di questo urgente processo di Federalismo dal basso. Provo a farlo. Io ho in mente Milano, con i suoi 134 Comuni: uno monstre, gli altri ogni 3 chilometri, a capire poco e non contare nulla. La Fusione tra Comuni è una priorità: la montagna alla portata delle nostre gambe. Vediamone alcuni modi, ragioni e vantaggi:

1. Governo di area vasta: una giusta visione delle vocazioni, delle possibilità e dei problemi; scelte lungimiranti e discussioni alla pari con gli enti paralleli e sovrastanti;

2. Cresce la fiducia e si attraggono idee e investimenti infrastrutturali e imprenditoriali;

3. Aumenta l’occupazione e ci sono risorse per le tutele, la ricerca, il non profit;

4. Il sistema pubblico (Istruzione, Giustizia, Salute, Camera di commercio) si qualifica;

5. La PA può organizzarsi per Lavorare in Gruppo, a partire dai Sindaci. Così, le tradizioni di rappresentanza e servizio locale rimangono e si rinnovano;

6. Si realizzano decisioni trasparenti e convincenti; sinergie di acquisto e spesa;

7. Cresce il ruolo della PA e delle Istituzioni locali, in particolare per la promozione delle Relazioni tra i soggetti del territorio (imprese, lavoro, professioni, giovani, donne);

8. La PA non licenzia. Anzi, assume esperti di relazioni, ricercatori, informatici, pianificatori urbanistici innovativi per il salto di qualità dei servizi;

9. Si rafforza il dialogo sociale, la partecipazione e l’evidenza del merito (il positivo concorrere che aumenta le chance di ciascuno ed è solidale, non lascia in difficoltà.



Francesco Bizzotto

mercoledì 21 marzo 2018

Voto del 4 marzo ANALISI EULER HERMES


All’economia serve un governo?

Prima ancora che Moscovici dichiarasse che i mercati e la UE non sono preoccupati del risultato delle elezioni italiane, lo avevano già affermato gli operatori economici.
Infatti nell’ultimo report di Euler Hermes, società del gruppo Allianz, operante nell’assicurazione crediti, si sostiene che “Dopo il voto dello scorso 4 marzo, il Sistema Italia ,si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni” e  presenta le principali leve macroeconomiche “che potranno consentire al Paese di liberare tutto il potenziale economico per proseguire sul sentiero virtuoso della crescita a un ritmo più elevato”.
“In un contesto congiunturale europeo positivo, grazie alla ripresa degli scambi e alle condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, possiamo prevedere per l’Italia altri due anni di ciclo positivo con una crescita del PIL dell’1,4% nel 2018 e dell’1,2% nel 2019 L’economia sarà sostenuta dai consumi privati che ritorneranno in terreno positivo (+1,0%), dagli investimenti (+4,4%) e dalle esportazioni (+4,4% in termini reali)”.
Nello studio vengono analizzate alcune macro-aree di intervento per accrescere il potenziale del sistema economico nazionale.
Al primo punto c’è l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie.
Sebbene i consumi privati siano stati il principale motore della crescita, negli ultimi anni il potere d’acquisto degli italiani si è rivelato inferiore rispetto a quello di latri paesi europei. Si potrebbe procedere con l’adozione di un regime per le imposte sul reddito più graduale rispetto a quello attuale per liberare più risorse. Il livello dei prezzi dell’energia al consumo, per esempio, rimane ancora superiore a quello di Francia e Spagna. Lo stesso vale per il settore dei servizi di pubblica utilità, in cui i prezzi non si sono adeguati rispetto ad altri paesi dell’area euro. Riformare questi settori con una maggior liberalizzazione contribuirebbe a diminuire la rigidità dei prezzi e a garantire un maggiore potere d’acquisto ai privati.
E’ necessario poi sbloccare i finanziamenti e gli investimenti
Le banche italiane si trovano in una posizione decisamente migliore rispetto a un anno fa. Lo stock totale delle sofferenze è diminuito di 104 miliardi di Euro, attestandosi a 274 miliardi. Nonostante questo, evidenziano i curatori dello studio, la maggioranza delle sofferenze continua a essere di natura aziendale, circa il 70%. Una soluzione potrebbe essere migliorare le regole per i prestiti alle imprese, intervento che faciliterebbe la valutazione e la vendita degli stock, consentendo agli Istituti di credito di migliorare l’erogazione del credito.
Le PMI potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo per il rilancio del Paese purchè si adottino provvedimenti concreti di sostegno e misure per rendere la loro vita più semplice. Sarebbe utile ritoccare ancora verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito, rendendola più graduale, così come si potrebbero mitigare maggiormente gli oneri sociali a carico del datore di lavoro, migliorando così la competitività delle PMI sui mercati internazionali.
Un tema fondamentale riguarda i tempi di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso è di 85 giorni. Sarebbe interessante ipotizzare un incentivo fiscale o addirittura uno sgravio per le aziende che riescono a ridurre i ritardi di pagamento a un livello accettabile, inoltre, anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria al gennaio 2019 rappresenterebbe un importante passo in avanti.
“Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano ancora state risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il trend delle abitudini di pagamento a livello nazionale è in miglioramento da cinque anni a questa parte e il numero delle insolvenze è calato di conseguenza (-12% nel 2017, -10% nel 2018)  “Il fermento che si riscontra nelle start-up è un altro elemento virtuoso della nostra economia, in particolare per quanto riguarda l’innovazione tecnologica (ICT) e negli investimenti esteri. I maggiori rischi all’orizzonte sono al momento ravvisabili nella fine dei programmi di allentamento monetario europei, in particolare per i settori più indebitati “
Il coraggio delle riforme e le iniziative mirate a rendere il “Sistema Italia” più attraente stanno portando alcuni frutti, ma il Paese necessita di una strategia e di un piano per migliorare la propria immagine per quanto riguarda burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti. I risultati anche nel 2018, saranno ancora una volta da traino per l’intera economia del Paese, con le esportazioni del settore macchinari e attrezzature che aumenteranno di altri 6,9 miliardi di Euro rispetto al 2017, seguite da quelle del settore chimico (+4,6 miliardi) e tessile (+3,4 miliardi).
L’Italia si classifica al ventinovesimo posto (tra 115 paesi) nell’Indice di digitalizzazione. Le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività lascia ancora molto a desiderare. L’innovazione, inclusa la qualità della ricerca scientifica e l’aumento delle competenze dei lavoratori, migliorando la formazione, sono asset importanti.
Più internet e più fibra sono state sempre all’ordine del giorno di chi ha governato in questi ultimi 20 anni, ma poco è stato fatto.
Dopo tutto in questi anni sono state senza governo Spagna, Belgio, Olanda , per ultima la Germania, e la crescita di economia e diseguaglianze sono continuate , forse la vera riflessione dovrebbe essere su questi aspetti.
Per cui che ci siano le elezioni tra 6 mesi o tra 5 anni, il paese andrà avanti lo stesso.



Massimo Cingolani


lunedì 19 marzo 2018

DOPO LA SCONFITTA


SINISTRA A TERRA



La Sinistra è a terra. Condizione ideale per ripararsi e rifornirsi. Vedo 4 nodi. (1°) il lavoro, il core business. Il Jobs act senza forti Istituzioni locali per le Politiche attive, crea ingorghi di precarietà. Qui, giocato il primo tempo, pare finita la partita. Così, regolato un po’ di lavoro nero, cresciuta l’occupazione, diminuita di 2/3 la conflittualità, abbiamo fatto la flessibilità: chi non si piega all’impresa, in un modo o nell’altro salta, se ne va, come è giusto se ci sono condizioni di rispetto e reciprocità, di tutela e mobilità. Se il lavoro non mi soddisfa, voglio crescere e non c’è spazio, m’impegno e non m’intendo, uno Stato serio mi aiuta per tempo a formarmi, cambiare, rischiare. Obiettivo: il miglior lavoratore con il miglior imprenditore. È l’ABC di quel che si deve fare. Giocare anche il secondo tempo. Diciamolo: l’impresa di suo, non ama la concorrenza, anche quella del Capitale umano, indispensabile per innovare.

Ma, è fragile la rappresentanza politica (2°), concepita alla vecchia e meritoria maniera: tutelare e proteggere deboli ed esclusi. E attendere che lo siano. Con il profluvio che sappiamo di ragioni e racconti, tutti veri e difensivi, negativi. La loro speranza? Che vada io al potere, a governare. Sappiamo che non è così, e che i lavoratori hanno più bisogno di promozione che di protezione (copyright Marco Bentivogli), più di partecipazione che di distribuzione; e l’impresa più di risorse collaborative che di manodopera tipo merce. Così, alla Sinistra sono mancati (in positivo): l’emancipazione del lavoro (responsabile, utile allo sviluppo delle forze produttive); il conflitto (di merito, costruttivo); la società (dialogica e fondata su reti e autonomie). Ha mitizzato (sterilizzato) l’uguaglianza e pensa ancora che la Democrazia debba sfociare in qualche forma di comunitarismo o Socialismo. Il filosofo Franco Volpi ebbe a dire il contrario: dalle idee socialiste protettive (e quindi centraliste) alla Democrazia radicata, aperta, plurale.

Con Galli Della Loggia penso che, se non è la Politica a impostare il futuro, sgomitiamo, arranchiamo e ci facciamo male. Così, la Sinistra ha più responsabilità dell’impresa e dei sindacati. E gli altri Partiti? C’è un problema. Il sistema dei Partiti (3°) non è in regola e non è all’altezza della Politica che serve. I Partiti decidono e s’immischiano nella PA, senza il “concorrere con metodo democratico” previsto dall’art. 49 della Costituzione: vita interna, obbligo di bilancio, contendibilità vera, responsabilità amministrativa. Finiscono per fare i tram delle carriere. Non ci siamo. Caricano di rischi il Paese e non ne rispondono. È contrario al D.lgs. 231/01. Devono fare il DVR (Documento di valutazione dei rischi). Con un’aggravante: l’organizzazione interna è spesso inconsistente. Finite le narrazioni (prospettive definite a tavolino), dove e come attingono alle competenze per governare?

Infine, rispetto alle scelte di Governo, il problema è di decisioni e progetti, certo non di risorse (4°). I soldi per fare le cose ci sono e un po’ si perdono in rivoli di spreco e (dicunt) corruzione. Non penso a Sicilia e dintorni e nemmeno alle burocrazie ministeriali. Non mi permetto. Con Sabino Cassese, dico che possiamo tagliare i rami bassi della PA. Milano ha uno sproposito di 134 Comuni (uno ogni tre chilometri in linea d’aria!) e dice di non poter realizzare la Città Metropolitana perché non ha risorse. Sala proponga a Fontana un progetto visionario che renda la Lombardia leader in Europa: infrastrutture innovative per il trasporto di merci e persone, il riassetto idrogeologico e la vivibilità ambientale; per gestire e rendere belli e sostenibili i rischi in cui siamo. Così non va. E le risorse? Proponga di aggregare i Municipi, a partire da Milano: da 134 a 20 / 30; per vedere bene i problemi, lavorare in gruppo e trasparenza (senza licenziare), rilanciare l’utilità e il ruolo della PA e risparmiare un miliardo l’anno (Politecnico). Si guardi attorno: a questo miliardo se ne aggiungeranno molti altri. Non vada a Roma con il cappello in mano. Lanci un Crowdfunding (investi su Milano e la Lombardia). Che segnale ai cittadini e ai mercati!

Francesco Bizzotto

giovedì 15 marzo 2018

BELLA INTERVISTA AL PRESIDENTE ANIA


L’assicuratore per la prevenzione


Fiducia nel dialogo e collaborazione tra Pubblico e Privato
“Una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”, per “la ripresa strutturale e sostenibile”



Con la bella intervista del 1° marzo rilasciata ad Antonella Baccaro del Corriere della Sera, che riportiamo di seguito, Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania (dal 2015) e di Poste Italiane (dal 2017), schiera l’Assicuratore con il presidente Mattarella, che ha auspicato con forza che il Paese cambi passo rispetto ai rischi e alle ricorrenti catastrofi, naturali per modo di dire: si doti di una cultura e di strumenti di Prevenzione.

Dice Farina: “L’obiettivo comune è arrivare a una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”. Elementare e difficilissimo. Provate a dirlo al sistema Sanitario, centrato sull’attesa (della malattia) e sul rimedio! Assicuratori sulla via di Damasco? No.

Competenti del rischio con una grande storia, che hanno maturato la lezione del matematico applicato Bruno de Finetti (1906 – 1985): la probabilità (il rischio) è grado di fiducia personale; attiva, dinamica, non statica. E io penso che fare Prevenzione meriti una fiscalità di vantaggio.

È il dato macro. Poi ci sono i temi del rapporto tra Pubblico e Privato e degli investimenti infrastrutturali per stare al mondo, ripartire con l’innovazione, la qualità e il lavoro. Mancano le risorse? L’Assicuratore – investitore istituzionale da 800 miliardi – mette una chip di 15 miliardi. E non è generosità. L’Europa con Solvency II gli chiede di fare “investimenti prospettici” (gestire in grande i rischi). Perché stare in attesa e assicurare, riserva dolori e obbliga a volare basso. Già Ulrich Beck lo aveva detto: “Le modalità di calcolo del rischio (…) collassano.” (La società del rischio, Carocci ‘00, p. 29).

L’offerta è storica, al di là delle concorrenze interne (Poste pensa di vendere anche polizze Danni e RCA). Perché rinuncia alla autoreferenzialità (statistica) e propone la collaborazione tra Pubblico e Privato. I piani si vanno intrecciando: mentre autonomia con responsabilità/imprenditività resta la plateale incompetenza della PA (con eccezioni: non a caso l’IVASS, Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni), visione e sostenibilità stanno andando al cuore dell’attività privata. E una buona Polizza 4.0 ne può essere garante. Per inciso: a monte della PA ci sono i Partiti che devono darsi regole, a termini di Costituzione, e possono organizzarsi per recuperare competenza che – come il rischio – è relazionale: mettere l’orecchio a terra, comprendere e con-vincere (fare sintesi creative, sorprendenti).

Molti gli spunti offerti da Maria Bianca Farina. Mi piace immaginare che, quando parla di infrastrutture immateriali, si riferisca al Lavoro. Cosa potrebbe voler dire Assicurare (investire e garantire) il Lavoro? Forse, contribuire a ridefinirlo e promuoverlo, a non starne mai fuori, costretti o neet o attaccati a un posto che non piace. Promuovere è più di proteggere e distribuire (l’ossessione della sinistra alla Piketty e Cacciari); è liberare, dare ali; fare produttività e giustizia. Allora diventano sostenibili le dovute (nel tempo dei robot) tutele economiche nella difficoltà (nel “sinistro”).

In generale – poiché libertà è rischio e responsabilità, se no è noia e violenza – servono polizze, strumenti di solidarietà impersonale, scelta, su misura e pagata. E per il Lavoro? Serve un’Istituzione ad hoc: potenti Agenzie pubbliche partecipate, dialogiche, orientate ad anticipare i problemi e, appunto, assicurate (qualcuno interessato a non avere “sinistri”; che non guadagni sui disoccupati, detta fuori dai denti). Per contribuire al nuovo, creare ponti: tra le attività di mercato e quelle di servizio alla PA (ad esempio nelle scuole); tra le imprese innovative e le mille terre del sociale, fino alla miniera del Volontariato delle competenze, per professionisti e neoimprese. A Milano e a Monza Brianza c’è già il prototipo, l’Agenzia Formazione Orientamento Lavoro (AFOL).



Insomma, con Hans Jonas:

…“Io credo […] alla forza inventiva dell’uomo e alla sua scaltrezza vitale, alla sua capacità di vedere, progettare, dominarsi, fare e seguire leggi. Egli inventerà anche degli strumenti contro ciò che proviene da lui medesimo.” Sull’orlo dell’abisso, G. Einaudi, ’00, p. 44



Francesco Bizzotto
Qui il link per leggere l'intervista a Bianca Maria Farina "infrastrutture, un fondo di 15 miliardi"

mercoledì 7 marzo 2018

JOB ACT FREE? Resta la pura assistenza


LAVORO CHIAMA EUROPA



Servono Politiche europee di Mobilità e Concorrenza, anticipatrici dei problemi

Bene il Governo. Il Jobs act è un sentiero di Libertà e Partecipazione



Lavoro: il Governo ha operato bene; giova ripeterlo. Il Jobs act è un percorso a due binari: 1° un clima nuovo in azienda (un assumere e licenziare più facili per i nuovi, con minore sicurezza del posto, crollo delle liti e pochi licenziamenti), e 2° maggiori tutele per tutti, fuori, nel territorio, in termini economici, di orientamento, formazione e incontro tra Domanda e Offerta. Il primo binario ha ridotto i diritti in azienda (articolo 18). Il secondo ha istituito l’ANPAL, l’Agenzia nazionale delle Politiche attive, per fare come dice l’Europa: forti azioni di accompagnamento per trovare e cambiare lavoro se l’azienda o il rapporto non va.

È evidente che siamo fermi al primo binario (il clima). Le Politiche attive, perso il referendum, sono rimaste al palo (regionale). Ma, il guaio vero era l’idea di poter fare senza le imprese. Vi ha posto rimedio la riforma delle Camere di commercio (2017) che impegna il sistema a contribuire alle Politiche attive. Così il Governo ha messo il pilastro fondamentale all’edificio, con l’obiettivo di sapere qual è la Domanda di lavoro (e qualcosa si muove), per Orientare e Formare in modo più consapevole, e quindi responsabilizzare un po’ tutti, dalle famiglie ai formatori aziendali e alle Università (giusta l’autonomia, non l’autoreferenzialità).

Impresa titanica. Urge un carico istituzionale europeo. Il problema è di tutti, Francia e Italia per primi. Ognuno per sé, indebolisce l’Europa e offre spazio agli amici di Trump e Putin. Serve un Regolamento dell’Ue che segni un percorso ormai chiaro: lasciare andare l’antagonismo del ‘900 e scommettere sul sistema impresa, sulla nostra capacità di anticipare i problemi e così renderli sostenibili (come è per i rischi). Possiamo garantire a tutti diritti, aiuti e tutele ma non più in azienda (al 95% ha meno di 5 dipendenti), nel territorio. In azienda è indispensabile l’armonia delle relazioni e, semmai, il conflitto di merito.

Per alzare il tasso di contributo alle attività da parte di tutti. Così, l’intrapresa realizza visioni e progetti in libertà, con minori vincoli, e il lavoro vi partecipa se trova spazio e sintonia. Altrimenti cambia. Al centro si pongono le (buone) relazioni di collaborazione, gli apporti attivi, la sostanza, per esaltare il nostro punto di forza: creare, innovare, farci apprezzare (tenere alti i prezzi) e convincere a investire e a non de localizzare. Si possono forse imporre i prezzi e gli investimenti? Come dire: realizzare insieme il sogno schumpeteriano d’impresa e quello marxiano di emancipazione del lavoro. Il contributo passivo (manodopera) e la rigidità che se ne frega della relazione, sono fuori dal mondo e ci condannano tutti (imprese, lavoratori, Europa).

Così, non si capisce l’dea Jobs act free fiorita prima a Roma (Acea) a poi a Napoli, se non in termini di accomodamento alle crisi e agli andazzi. Significa lasciare il lavoro – anche il più umile, che certo merita di essere capito e tutelato – fuori dalla porta (della dignità, del contributo attivo e responsabile). È incapacità di comprendere i problemi delle imprese e delle città. “Qui facciamo sul serio”, ha detto Enrico Panini, assessore di Napoli al Lavoro e pure alle Attività produttive. In una lunga intervista al Corriere del Mezzogiorno (25.02.’18) non dice una parola sulla volontà e possibilità della larga maggioranza dei lavoratori di contribuire a risanare e rilanciare il sistema delle imprese pubbliche e private napoletane. Per l’assessore, fare impresa ed ente pubblico ha come obiettivo posti di lavoro garantiti. Non esiste. Perché non funziona; non si paga; pagano altri. Ce lo vogliamo porre il problema?

Francesco Bizzotto


martedì 27 febbraio 2018

ELEZIONI POLITICHE 2018


una scelta ragionata

NEL 2017 L’ITALIA HA AVUTO UNA CRESCITA ECONOMICA DOPPIA RISPETTO ALLE PREVISIONI. E’ TORNATA LA FIDUCIA DEI MERCATI VERSO IL NOSTRO PAESE, NON SIAMO PIU’ I SORVEGLIATI SPECIALI D’EUROPA.

Noi contiamo sulla capacità di ragionamento, sulla voglia di conoscere e non sulla paura e i rancori che molti alimentano.

Per questo non abbiamo il libro dei sogni (e siamo gli unici), delle promesse impossibili.

Abbiamo un programma delle 100 cose fatte (davvero) e delle 100 cose da fare ancora, che trovate qui: http://ftp.partitodemocratico.it/politiche2018/programma-100x100-A4web-7febOK.pdf

MOLTO RESTA ANCORA DA REALIZZARE PER AGGANCIARE I PAESI EUROPEI PIU’ PERFORMANTI, MA LA STRADA TRACCIATA NEGLI ULTIMI TRE ANNI E’ QUELLA GIUSTA.

tra ripresa e incertezza

IL 4 MARZO NON VANIFICHIAMO I BUONI RISULTATI RAGGIUNTI CON IMPEGNO E SACRIFICIO DI TANTA PARTE DEGLI ITALIANI.

VI CHIEDIAMO UN VOTO AL PD E ALLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA, UN VOTO UTILE PER NON FAR RICADERE IL PAESE IN QUELLE CONDIZIONI DI INCERTEZZA E DEBOLEZZA SUPERATE CON TANTA FATICA.

Nella scheda ROSA e in quella GIALLA (Camera e Senato) è sufficiente barrare il simbolo del PD.

mercoledì 14 febbraio 2018

IL NETWORK PER IL PROGRAMMA DI GORI


LOMBARDIA PUBBLICO E PRIVATO:
DIALOGO E COLLABORAZIONE

Il Network Assicuratori del Pd auspica il dialogo tra Assicuratori (nella loro duplice veste di investitori istituzionali e di attori di solidarietà responsabile) e Pubbliche Istituzioni milanesi e lombarde. Obiettivo: favorire un percorso di reciproca collaborazione.
La Lombardia (con Milano) ha l’esigenza di ripensare, con sguardo policentrico, le infrastrutture del tessuto urbano. Per essere competitiva, attrarre risorse umane e finanziarie, ridurre i rischi ambientali (congestione del traffico, inquinamento, fenomeni atmosferici abnormi) e trarne vantaggi (energia dalla falda idrica; maggiore mobilità sicura).
Le imprese assicuratrici sono impegnate in un mercato aperto all’Europa, con ampi margini di sviluppo interno e buone chance (tecniche, culturali e patrimoniali) esterne.
Solvency II è la direttiva europea del comparto assicurativo che “mette al centro (…) la qualità e quantità di rischi che ogni impresa si assume con le sue decisioni di impegno verso gli assicurati e di investimento delle disponibilità finanziarie”. “La nuova disciplina prudenziale (…) collega strettamente i requisiti di capitale ai rischi del portafoglio assicurativo”. Mira a “prevenire le crisi”. Così IVASS (l’Istituto italiano di vigilanza) nella sua pubblicazione “Solvency II”, che prosegue: “Maggiori sono i rischi che decidono di coprire con le loro polizze, maggiore è il capitale di cui devono disporre.” Il Consiglio di amministrazione “approva anche le politiche di valutazione e gestione dei rischi nonché i piani di emergenza, di riservazione, di riassicurazione e delle altre tecniche per la mitigazione dei rischi.” La compagnia di assicurazioni è chiamata a darsi un “cruscotto del rischio” che determini, “sulla base delle valutazioni attuali e prospettiche dei rischi, la propensione al rischio dell’impresa in coerenza con l’obiettivo di salvaguardia del patrimonio della stessa”. Ne consegue – stante l’ampia libertà d’investimento prevista – un delicato ruolo di “governance” del Cda: “politiche scritte” per una “struttura organizzativa trasparente” che realizzi una “chiara ripartizione e un’appropriata separazione delle responsabilità e un sistema efficace per garantire la trasmissione delle informazioni”. Solvency II chiama così anche gli Intermediari ad assumere ruolo e responsabilità nuovi.
Solvency II capovolge la storia degli ultimi tre secoli del mestiere di assicuratore e lo riporta alle politiche d’impresa dei suoi primi quattro secoli, quando non aveva lo strumento statistico (Blaise Pascal, 1662) e guardava poco agli eventi del passato per valutare le probabilità di danno. Compiva, appunto, valutazioni prospettiche dei rischi: valutazioni soggettive e attive; pesava l’uomo, il processo, il percorso, anche ponendosi in relazione con le Istituzioni influenti: Venezia favoriva l’armamento delle navi commerciali e proibiva, ad esempio, di navigare di notte tra le isole della Dalmazia.
Il presidente dell’IVASS Salvatore Rossi (Insurance Trade.it, 2 marzo 2016) ha detto: “Il passaggio dall’approccio statico di Solvency I, basato su dati storici, a uno prospettico come quello di Solvency II è rivoluzionario”.

Seguono alcuni esempi di Temi per il dibattito lombardo tra PA e Mercato Assicurativo:
A. INFRASTRUTTURE DEL TERRITORIO. Riprogettare le infrastrutture del sistema policentrico lombardo (una esigenza matura) richiede visione, grandi progetti e ingenti capitali. Riguarda in primo luogo il trasporto di persone e di merci e il conseguente riassetto idrogeologico. Obiettivo: aumentare mobilità, attrattività e competitività, e ridurre i grandi rischi del traffico, dell’ambiente e catastrofali. La partecipazione dell’Assicuratore (investimenti e polizze) sarebbe segnale di affidabilità dei progetti.
B. SALUTE. Riteniamo che la cura della Salute debba avere a base la Personalizzazione delle cure e la Prevenzione di malattie e infortuni. L’Assicuratore può integrare e personalizzare il sistema Sanitario Pubblico (sino alla tutela del rischio di Non Autosufficienza, che per un 70enne è oggi al 40%) ed è economicamente interessato alla prevenzione. Anzi, la prevenzione dei danni è propriamente conseguente all’indirizzo di Solvency II.
C. CASA. Risorsa tipica del lombardo: ne è proprietario l’80% (Francia e Germania sono tra il 40 e il 50%). A Milano l’85% è proprietario di casa e il 40% è ultra 60enne. Le polizze e garanzie per la casa meritano sostegno e sviluppo. Vi sono segnali di difficoltà: si vende la nuda proprietà della casa per risolvere i problemi dell’età avanzata.
D. AZIENDE. È il fronte dei rischi grandi e complessi. È interesse del Paese che anche i servizi assicurativi avanzino sul terreno di Industry 4.0, della interconnessione, delle relazioni di rete, in tempo reale; che abbiano campo e trovino mercato interno e d’esportazione. Possiamo definire queste relazioni prospettiche, cioè capaci di dare ai rischi d’impresa una forma (probabilità) vincente nel mondo e compatibile con l’ambiente.
E. CULTURA DELLA PREVENZIONE. La visione prospettica dei rischi (Solvency II) richiede una crescita culturale della società e il suo orientarsi alla Gestione dei rischi, alla prevenzione, come ha fortemente auspicato il presidente Mattarella. Tra pubbliche Istituzioni e compagnie di assicurazioni – come è stato fatto per la RCA – c’è un comune interesse a sviluppare ricerche, consapevolezza e iniziative su questo terreno.
F. IL FIUME SEVESO COME ESEMPIO E TEST. Tre azioni per gestire e ridurre subito il rischio di danni da esondazione di questo fiume, spina nel fianco del nord Milano. Ipotesi definita con Aipai – Associazione di periti liquidatori Incendio e Rischi Diversi – e gli assessori Franco D'Alfonso e Marco Granelli del Comune di Milano, nel marzo 2015:
1. la segnalazione di percorsi e riferimenti previsti o consigliati dalla Protezione civile;
2. opere di protezione per negozi, cantine e altri ambienti esposti al rischio;
3. una assicurazione privata innovativa e facoltativa dei beni interessati, messa a punto e offerta da un pool di compagnie di assicurazione milanesi.

Un’indagine realizzata nel 2014 dal consorzio Cineas del Politecnico di Milano tra le persone danneggiate da calamità naturali, evidenzia che:
 l’attuale sistema non funziona per il 75% della popolazione a rischio;
 un sistema misto pubblico / privato (Assicurazioni) è ritenuto migliorativo per il 65%;
 il 54% degli intervistati è propenso a stipulare una polizza (72% se a premio deducibile).

“La riduzione del rischio di catastrofi deve diventare parte integrante della politica di
sviluppo dell'Unione. (…) Gli strumenti per la gestione delle catastrofi devono fare maggiormente appello a soluzioni assicurative. (…) Se sono ben pensate e trasparenti, le polizze assicurative possono essere quindi uno strumento di mercato capace di scoraggiare comportamenti avventati e promuovere la consapevolezza dei rischi.”
Kristalina Georgieva, Commissione europea, 18.10.'11.

"Trent'anni fa l'onda di piena del Po scendeva al delta in 5 giorni. Oggi in 5 ore.” 

Armando Gariboldi, naturalista, agrotecnico, giornalista scientifico.