mercoledì 21 marzo 2018

Voto del 4 marzo ANALISI EULER HERMES


All’economia serve un governo?

Prima ancora che Moscovici dichiarasse che i mercati e la UE non sono preoccupati del risultato delle elezioni italiane, lo avevano già affermato gli operatori economici.
Infatti nell’ultimo report di Euler Hermes, società del gruppo Allianz, operante nell’assicurazione crediti, si sostiene che “Dopo il voto dello scorso 4 marzo, il Sistema Italia ,si appresta a ripartire dai fondamentali solidi sui quali l’economia nazionale ha ripreso a marciare negli ultimi due anni” e  presenta le principali leve macroeconomiche “che potranno consentire al Paese di liberare tutto il potenziale economico per proseguire sul sentiero virtuoso della crescita a un ritmo più elevato”.
“In un contesto congiunturale europeo positivo, grazie alla ripresa degli scambi e alle condizioni monetarie e finanziarie accomodanti, possiamo prevedere per l’Italia altri due anni di ciclo positivo con una crescita del PIL dell’1,4% nel 2018 e dell’1,2% nel 2019 L’economia sarà sostenuta dai consumi privati che ritorneranno in terreno positivo (+1,0%), dagli investimenti (+4,4%) e dalle esportazioni (+4,4% in termini reali)”.
Nello studio vengono analizzate alcune macro-aree di intervento per accrescere il potenziale del sistema economico nazionale.
Al primo punto c’è l’aumento del potere d’acquisto delle famiglie.
Sebbene i consumi privati siano stati il principale motore della crescita, negli ultimi anni il potere d’acquisto degli italiani si è rivelato inferiore rispetto a quello di latri paesi europei. Si potrebbe procedere con l’adozione di un regime per le imposte sul reddito più graduale rispetto a quello attuale per liberare più risorse. Il livello dei prezzi dell’energia al consumo, per esempio, rimane ancora superiore a quello di Francia e Spagna. Lo stesso vale per il settore dei servizi di pubblica utilità, in cui i prezzi non si sono adeguati rispetto ad altri paesi dell’area euro. Riformare questi settori con una maggior liberalizzazione contribuirebbe a diminuire la rigidità dei prezzi e a garantire un maggiore potere d’acquisto ai privati.
E’ necessario poi sbloccare i finanziamenti e gli investimenti
Le banche italiane si trovano in una posizione decisamente migliore rispetto a un anno fa. Lo stock totale delle sofferenze è diminuito di 104 miliardi di Euro, attestandosi a 274 miliardi. Nonostante questo, evidenziano i curatori dello studio, la maggioranza delle sofferenze continua a essere di natura aziendale, circa il 70%. Una soluzione potrebbe essere migliorare le regole per i prestiti alle imprese, intervento che faciliterebbe la valutazione e la vendita degli stock, consentendo agli Istituti di credito di migliorare l’erogazione del credito.
Le PMI potrebbero giocare un ruolo ancora più decisivo per il rilancio del Paese purchè si adottino provvedimenti concreti di sostegno e misure per rendere la loro vita più semplice. Sarebbe utile ritoccare ancora verso il basso l’aliquota delle imposte da reddito, rendendola più graduale, così come si potrebbero mitigare maggiormente gli oneri sociali a carico del datore di lavoro, migliorando così la competitività delle PMI sui mercati internazionali.
Un tema fondamentale riguarda i tempi di pagamento tra imprese: il tempo medio di incasso è di 85 giorni. Sarebbe interessante ipotizzare un incentivo fiscale o addirittura uno sgravio per le aziende che riescono a ridurre i ritardi di pagamento a un livello accettabile, inoltre, anticipare la fatturazione elettronica obbligatoria al gennaio 2019 rappresenterebbe un importante passo in avanti.
“Grazie al miglioramento del clima economico le imprese italiane sono più affidabili nei pagamenti commerciali, nonostante alcune problematiche non siano ancora state risolte come, ad esempio, il rientro dei debiti della Pubblica Amministrazione. Il trend delle abitudini di pagamento a livello nazionale è in miglioramento da cinque anni a questa parte e il numero delle insolvenze è calato di conseguenza (-12% nel 2017, -10% nel 2018)  “Il fermento che si riscontra nelle start-up è un altro elemento virtuoso della nostra economia, in particolare per quanto riguarda l’innovazione tecnologica (ICT) e negli investimenti esteri. I maggiori rischi all’orizzonte sono al momento ravvisabili nella fine dei programmi di allentamento monetario europei, in particolare per i settori più indebitati “
Il coraggio delle riforme e le iniziative mirate a rendere il “Sistema Italia” più attraente stanno portando alcuni frutti, ma il Paese necessita di una strategia e di un piano per migliorare la propria immagine per quanto riguarda burocrazia, procedimenti giudiziari e settori protetti. I risultati anche nel 2018, saranno ancora una volta da traino per l’intera economia del Paese, con le esportazioni del settore macchinari e attrezzature che aumenteranno di altri 6,9 miliardi di Euro rispetto al 2017, seguite da quelle del settore chimico (+4,6 miliardi) e tessile (+3,4 miliardi).
L’Italia si classifica al ventinovesimo posto (tra 115 paesi) nell’Indice di digitalizzazione. Le performance della logistica e il contesto economico stanno migliorando, ma la qualità della connettività lascia ancora molto a desiderare. L’innovazione, inclusa la qualità della ricerca scientifica e l’aumento delle competenze dei lavoratori, migliorando la formazione, sono asset importanti.
Più internet e più fibra sono state sempre all’ordine del giorno di chi ha governato in questi ultimi 20 anni, ma poco è stato fatto.
Dopo tutto in questi anni sono state senza governo Spagna, Belgio, Olanda , per ultima la Germania, e la crescita di economia e diseguaglianze sono continuate , forse la vera riflessione dovrebbe essere su questi aspetti.
Per cui che ci siano le elezioni tra 6 mesi o tra 5 anni, il paese andrà avanti lo stesso.



Massimo Cingolani


lunedì 19 marzo 2018

DOPO LA SCONFITTA


SINISTRA A TERRA



La Sinistra è a terra. Condizione ideale per ripararsi e rifornirsi. Vedo 4 nodi. (1°) il lavoro, il core business. Il Jobs act senza forti Istituzioni locali per le Politiche attive, crea ingorghi di precarietà. Qui, giocato il primo tempo, pare finita la partita. Così, regolato un po’ di lavoro nero, cresciuta l’occupazione, diminuita di 2/3 la conflittualità, abbiamo fatto la flessibilità: chi non si piega all’impresa, in un modo o nell’altro salta, se ne va, come è giusto se ci sono condizioni di rispetto e reciprocità, di tutela e mobilità. Se il lavoro non mi soddisfa, voglio crescere e non c’è spazio, m’impegno e non m’intendo, uno Stato serio mi aiuta per tempo a formarmi, cambiare, rischiare. Obiettivo: il miglior lavoratore con il miglior imprenditore. È l’ABC di quel che si deve fare. Giocare anche il secondo tempo. Diciamolo: l’impresa di suo, non ama la concorrenza, anche quella del Capitale umano, indispensabile per innovare.

Ma, è fragile la rappresentanza politica (2°), concepita alla vecchia e meritoria maniera: tutelare e proteggere deboli ed esclusi. E attendere che lo siano. Con il profluvio che sappiamo di ragioni e racconti, tutti veri e difensivi, negativi. La loro speranza? Che vada io al potere, a governare. Sappiamo che non è così, e che i lavoratori hanno più bisogno di promozione che di protezione (copyright Marco Bentivogli), più di partecipazione che di distribuzione; e l’impresa più di risorse collaborative che di manodopera tipo merce. Così, alla Sinistra sono mancati (in positivo): l’emancipazione del lavoro (responsabile, utile allo sviluppo delle forze produttive); il conflitto (di merito, costruttivo); la società (dialogica e fondata su reti e autonomie). Ha mitizzato (sterilizzato) l’uguaglianza e pensa ancora che la Democrazia debba sfociare in qualche forma di comunitarismo o Socialismo. Il filosofo Franco Volpi ebbe a dire il contrario: dalle idee socialiste protettive (e quindi centraliste) alla Democrazia radicata, aperta, plurale.

Con Galli Della Loggia penso che, se non è la Politica a impostare il futuro, sgomitiamo, arranchiamo e ci facciamo male. Così, la Sinistra ha più responsabilità dell’impresa e dei sindacati. E gli altri Partiti? C’è un problema. Il sistema dei Partiti (3°) non è in regola e non è all’altezza della Politica che serve. I Partiti decidono e s’immischiano nella PA, senza il “concorrere con metodo democratico” previsto dall’art. 49 della Costituzione: vita interna, obbligo di bilancio, contendibilità vera, responsabilità amministrativa. Finiscono per fare i tram delle carriere. Non ci siamo. Caricano di rischi il Paese e non ne rispondono. È contrario al D.lgs. 231/01. Devono fare il DVR (Documento di valutazione dei rischi). Con un’aggravante: l’organizzazione interna è spesso inconsistente. Finite le narrazioni (prospettive definite a tavolino), dove e come attingono alle competenze per governare?

Infine, rispetto alle scelte di Governo, il problema è di decisioni e progetti, certo non di risorse (4°). I soldi per fare le cose ci sono e un po’ si perdono in rivoli di spreco e (dicunt) corruzione. Non penso a Sicilia e dintorni e nemmeno alle burocrazie ministeriali. Non mi permetto. Con Sabino Cassese, dico che possiamo tagliare i rami bassi della PA. Milano ha uno sproposito di 134 Comuni (uno ogni tre chilometri in linea d’aria!) e dice di non poter realizzare la Città Metropolitana perché non ha risorse. Sala proponga a Fontana un progetto visionario che renda la Lombardia leader in Europa: infrastrutture innovative per il trasporto di merci e persone, il riassetto idrogeologico e la vivibilità ambientale; per gestire e rendere belli e sostenibili i rischi in cui siamo. Così non va. E le risorse? Proponga di aggregare i Municipi, a partire da Milano: da 134 a 20 / 30; per vedere bene i problemi, lavorare in gruppo e trasparenza (senza licenziare), rilanciare l’utilità e il ruolo della PA e risparmiare un miliardo l’anno (Politecnico). Si guardi attorno: a questo miliardo se ne aggiungeranno molti altri. Non vada a Roma con il cappello in mano. Lanci un Crowdfunding (investi su Milano e la Lombardia). Che segnale ai cittadini e ai mercati!

Francesco Bizzotto

giovedì 15 marzo 2018

BELLA INTERVISTA AL PRESIDENTE ANIA


L’assicuratore per la prevenzione


Fiducia nel dialogo e collaborazione tra Pubblico e Privato
“Una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”, per “la ripresa strutturale e sostenibile”



Con la bella intervista del 1° marzo rilasciata ad Antonella Baccaro del Corriere della Sera, che riportiamo di seguito, Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania (dal 2015) e di Poste Italiane (dal 2017), schiera l’Assicuratore con il presidente Mattarella, che ha auspicato con forza che il Paese cambi passo rispetto ai rischi e alle ricorrenti catastrofi, naturali per modo di dire: si doti di una cultura e di strumenti di Prevenzione.

Dice Farina: “L’obiettivo comune è arrivare a una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”. Elementare e difficilissimo. Provate a dirlo al sistema Sanitario, centrato sull’attesa (della malattia) e sul rimedio! Assicuratori sulla via di Damasco? No.

Competenti del rischio con una grande storia, che hanno maturato la lezione del matematico applicato Bruno de Finetti (1906 – 1985): la probabilità (il rischio) è grado di fiducia personale; attiva, dinamica, non statica. E io penso che fare Prevenzione meriti una fiscalità di vantaggio.

È il dato macro. Poi ci sono i temi del rapporto tra Pubblico e Privato e degli investimenti infrastrutturali per stare al mondo, ripartire con l’innovazione, la qualità e il lavoro. Mancano le risorse? L’Assicuratore – investitore istituzionale da 800 miliardi – mette una chip di 15 miliardi. E non è generosità. L’Europa con Solvency II gli chiede di fare “investimenti prospettici” (gestire in grande i rischi). Perché stare in attesa e assicurare, riserva dolori e obbliga a volare basso. Già Ulrich Beck lo aveva detto: “Le modalità di calcolo del rischio (…) collassano.” (La società del rischio, Carocci ‘00, p. 29).

L’offerta è storica, al di là delle concorrenze interne (Poste pensa di vendere anche polizze Danni e RCA). Perché rinuncia alla autoreferenzialità (statistica) e propone la collaborazione tra Pubblico e Privato. I piani si vanno intrecciando: mentre autonomia con responsabilità/imprenditività resta la plateale incompetenza della PA (con eccezioni: non a caso l’IVASS, Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni), visione e sostenibilità stanno andando al cuore dell’attività privata. E una buona Polizza 4.0 ne può essere garante. Per inciso: a monte della PA ci sono i Partiti che devono darsi regole, a termini di Costituzione, e possono organizzarsi per recuperare competenza che – come il rischio – è relazionale: mettere l’orecchio a terra, comprendere e con-vincere (fare sintesi creative, sorprendenti).

Molti gli spunti offerti da Maria Bianca Farina. Mi piace immaginare che, quando parla di infrastrutture immateriali, si riferisca al Lavoro. Cosa potrebbe voler dire Assicurare (investire e garantire) il Lavoro? Forse, contribuire a ridefinirlo e promuoverlo, a non starne mai fuori, costretti o neet o attaccati a un posto che non piace. Promuovere è più di proteggere e distribuire (l’ossessione della sinistra alla Piketty e Cacciari); è liberare, dare ali; fare produttività e giustizia. Allora diventano sostenibili le dovute (nel tempo dei robot) tutele economiche nella difficoltà (nel “sinistro”).

In generale – poiché libertà è rischio e responsabilità, se no è noia e violenza – servono polizze, strumenti di solidarietà impersonale, scelta, su misura e pagata. E per il Lavoro? Serve un’Istituzione ad hoc: potenti Agenzie pubbliche partecipate, dialogiche, orientate ad anticipare i problemi e, appunto, assicurate (qualcuno interessato a non avere “sinistri”; che non guadagni sui disoccupati, detta fuori dai denti). Per contribuire al nuovo, creare ponti: tra le attività di mercato e quelle di servizio alla PA (ad esempio nelle scuole); tra le imprese innovative e le mille terre del sociale, fino alla miniera del Volontariato delle competenze, per professionisti e neoimprese. A Milano e a Monza Brianza c’è già il prototipo, l’Agenzia Formazione Orientamento Lavoro (AFOL).



Insomma, con Hans Jonas:

…“Io credo […] alla forza inventiva dell’uomo e alla sua scaltrezza vitale, alla sua capacità di vedere, progettare, dominarsi, fare e seguire leggi. Egli inventerà anche degli strumenti contro ciò che proviene da lui medesimo.” Sull’orlo dell’abisso, G. Einaudi, ’00, p. 44



Francesco Bizzotto
Qui il link per leggere l'intervista a Bianca Maria Farina "infrastrutture, un fondo di 15 miliardi"

mercoledì 7 marzo 2018

JOB ACT FREE? Resta la pura assistenza


LAVORO CHIAMA EUROPA



Servono Politiche europee di Mobilità e Concorrenza, anticipatrici dei problemi

Bene il Governo. Il Jobs act è un sentiero di Libertà e Partecipazione



Lavoro: il Governo ha operato bene; giova ripeterlo. Il Jobs act è un percorso a due binari: 1° un clima nuovo in azienda (un assumere e licenziare più facili per i nuovi, con minore sicurezza del posto, crollo delle liti e pochi licenziamenti), e 2° maggiori tutele per tutti, fuori, nel territorio, in termini economici, di orientamento, formazione e incontro tra Domanda e Offerta. Il primo binario ha ridotto i diritti in azienda (articolo 18). Il secondo ha istituito l’ANPAL, l’Agenzia nazionale delle Politiche attive, per fare come dice l’Europa: forti azioni di accompagnamento per trovare e cambiare lavoro se l’azienda o il rapporto non va.

È evidente che siamo fermi al primo binario (il clima). Le Politiche attive, perso il referendum, sono rimaste al palo (regionale). Ma, il guaio vero era l’idea di poter fare senza le imprese. Vi ha posto rimedio la riforma delle Camere di commercio (2017) che impegna il sistema a contribuire alle Politiche attive. Così il Governo ha messo il pilastro fondamentale all’edificio, con l’obiettivo di sapere qual è la Domanda di lavoro (e qualcosa si muove), per Orientare e Formare in modo più consapevole, e quindi responsabilizzare un po’ tutti, dalle famiglie ai formatori aziendali e alle Università (giusta l’autonomia, non l’autoreferenzialità).

Impresa titanica. Urge un carico istituzionale europeo. Il problema è di tutti, Francia e Italia per primi. Ognuno per sé, indebolisce l’Europa e offre spazio agli amici di Trump e Putin. Serve un Regolamento dell’Ue che segni un percorso ormai chiaro: lasciare andare l’antagonismo del ‘900 e scommettere sul sistema impresa, sulla nostra capacità di anticipare i problemi e così renderli sostenibili (come è per i rischi). Possiamo garantire a tutti diritti, aiuti e tutele ma non più in azienda (al 95% ha meno di 5 dipendenti), nel territorio. In azienda è indispensabile l’armonia delle relazioni e, semmai, il conflitto di merito.

Per alzare il tasso di contributo alle attività da parte di tutti. Così, l’intrapresa realizza visioni e progetti in libertà, con minori vincoli, e il lavoro vi partecipa se trova spazio e sintonia. Altrimenti cambia. Al centro si pongono le (buone) relazioni di collaborazione, gli apporti attivi, la sostanza, per esaltare il nostro punto di forza: creare, innovare, farci apprezzare (tenere alti i prezzi) e convincere a investire e a non de localizzare. Si possono forse imporre i prezzi e gli investimenti? Come dire: realizzare insieme il sogno schumpeteriano d’impresa e quello marxiano di emancipazione del lavoro. Il contributo passivo (manodopera) e la rigidità che se ne frega della relazione, sono fuori dal mondo e ci condannano tutti (imprese, lavoratori, Europa).

Così, non si capisce l’dea Jobs act free fiorita prima a Roma (Acea) a poi a Napoli, se non in termini di accomodamento alle crisi e agli andazzi. Significa lasciare il lavoro – anche il più umile, che certo merita di essere capito e tutelato – fuori dalla porta (della dignità, del contributo attivo e responsabile). È incapacità di comprendere i problemi delle imprese e delle città. “Qui facciamo sul serio”, ha detto Enrico Panini, assessore di Napoli al Lavoro e pure alle Attività produttive. In una lunga intervista al Corriere del Mezzogiorno (25.02.’18) non dice una parola sulla volontà e possibilità della larga maggioranza dei lavoratori di contribuire a risanare e rilanciare il sistema delle imprese pubbliche e private napoletane. Per l’assessore, fare impresa ed ente pubblico ha come obiettivo posti di lavoro garantiti. Non esiste. Perché non funziona; non si paga; pagano altri. Ce lo vogliamo porre il problema?

Francesco Bizzotto


martedì 27 febbraio 2018

ELEZIONI POLITICHE 2018


una scelta ragionata

NEL 2017 L’ITALIA HA AVUTO UNA CRESCITA ECONOMICA DOPPIA RISPETTO ALLE PREVISIONI. E’ TORNATA LA FIDUCIA DEI MERCATI VERSO IL NOSTRO PAESE, NON SIAMO PIU’ I SORVEGLIATI SPECIALI D’EUROPA.

Noi contiamo sulla capacità di ragionamento, sulla voglia di conoscere e non sulla paura e i rancori che molti alimentano.

Per questo non abbiamo il libro dei sogni (e siamo gli unici), delle promesse impossibili.

Abbiamo un programma delle 100 cose fatte (davvero) e delle 100 cose da fare ancora, che trovate qui: http://ftp.partitodemocratico.it/politiche2018/programma-100x100-A4web-7febOK.pdf

MOLTO RESTA ANCORA DA REALIZZARE PER AGGANCIARE I PAESI EUROPEI PIU’ PERFORMANTI, MA LA STRADA TRACCIATA NEGLI ULTIMI TRE ANNI E’ QUELLA GIUSTA.

tra ripresa e incertezza

IL 4 MARZO NON VANIFICHIAMO I BUONI RISULTATI RAGGIUNTI CON IMPEGNO E SACRIFICIO DI TANTA PARTE DEGLI ITALIANI.

VI CHIEDIAMO UN VOTO AL PD E ALLA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA, UN VOTO UTILE PER NON FAR RICADERE IL PAESE IN QUELLE CONDIZIONI DI INCERTEZZA E DEBOLEZZA SUPERATE CON TANTA FATICA.

Nella scheda ROSA e in quella GIALLA (Camera e Senato) è sufficiente barrare il simbolo del PD.

mercoledì 14 febbraio 2018

IL NETWORK PER IL PROGRAMMA DI GORI


LOMBARDIA PUBBLICO E PRIVATO:
DIALOGO E COLLABORAZIONE

Il Network Assicuratori del Pd auspica il dialogo tra Assicuratori (nella loro duplice veste di investitori istituzionali e di attori di solidarietà responsabile) e Pubbliche Istituzioni milanesi e lombarde. Obiettivo: favorire un percorso di reciproca collaborazione.
La Lombardia (con Milano) ha l’esigenza di ripensare, con sguardo policentrico, le infrastrutture del tessuto urbano. Per essere competitiva, attrarre risorse umane e finanziarie, ridurre i rischi ambientali (congestione del traffico, inquinamento, fenomeni atmosferici abnormi) e trarne vantaggi (energia dalla falda idrica; maggiore mobilità sicura).
Le imprese assicuratrici sono impegnate in un mercato aperto all’Europa, con ampi margini di sviluppo interno e buone chance (tecniche, culturali e patrimoniali) esterne.
Solvency II è la direttiva europea del comparto assicurativo che “mette al centro (…) la qualità e quantità di rischi che ogni impresa si assume con le sue decisioni di impegno verso gli assicurati e di investimento delle disponibilità finanziarie”. “La nuova disciplina prudenziale (…) collega strettamente i requisiti di capitale ai rischi del portafoglio assicurativo”. Mira a “prevenire le crisi”. Così IVASS (l’Istituto italiano di vigilanza) nella sua pubblicazione “Solvency II”, che prosegue: “Maggiori sono i rischi che decidono di coprire con le loro polizze, maggiore è il capitale di cui devono disporre.” Il Consiglio di amministrazione “approva anche le politiche di valutazione e gestione dei rischi nonché i piani di emergenza, di riservazione, di riassicurazione e delle altre tecniche per la mitigazione dei rischi.” La compagnia di assicurazioni è chiamata a darsi un “cruscotto del rischio” che determini, “sulla base delle valutazioni attuali e prospettiche dei rischi, la propensione al rischio dell’impresa in coerenza con l’obiettivo di salvaguardia del patrimonio della stessa”. Ne consegue – stante l’ampia libertà d’investimento prevista – un delicato ruolo di “governance” del Cda: “politiche scritte” per una “struttura organizzativa trasparente” che realizzi una “chiara ripartizione e un’appropriata separazione delle responsabilità e un sistema efficace per garantire la trasmissione delle informazioni”. Solvency II chiama così anche gli Intermediari ad assumere ruolo e responsabilità nuovi.
Solvency II capovolge la storia degli ultimi tre secoli del mestiere di assicuratore e lo riporta alle politiche d’impresa dei suoi primi quattro secoli, quando non aveva lo strumento statistico (Blaise Pascal, 1662) e guardava poco agli eventi del passato per valutare le probabilità di danno. Compiva, appunto, valutazioni prospettiche dei rischi: valutazioni soggettive e attive; pesava l’uomo, il processo, il percorso, anche ponendosi in relazione con le Istituzioni influenti: Venezia favoriva l’armamento delle navi commerciali e proibiva, ad esempio, di navigare di notte tra le isole della Dalmazia.
Il presidente dell’IVASS Salvatore Rossi (Insurance Trade.it, 2 marzo 2016) ha detto: “Il passaggio dall’approccio statico di Solvency I, basato su dati storici, a uno prospettico come quello di Solvency II è rivoluzionario”.

Seguono alcuni esempi di Temi per il dibattito lombardo tra PA e Mercato Assicurativo:
A. INFRASTRUTTURE DEL TERRITORIO. Riprogettare le infrastrutture del sistema policentrico lombardo (una esigenza matura) richiede visione, grandi progetti e ingenti capitali. Riguarda in primo luogo il trasporto di persone e di merci e il conseguente riassetto idrogeologico. Obiettivo: aumentare mobilità, attrattività e competitività, e ridurre i grandi rischi del traffico, dell’ambiente e catastrofali. La partecipazione dell’Assicuratore (investimenti e polizze) sarebbe segnale di affidabilità dei progetti.
B. SALUTE. Riteniamo che la cura della Salute debba avere a base la Personalizzazione delle cure e la Prevenzione di malattie e infortuni. L’Assicuratore può integrare e personalizzare il sistema Sanitario Pubblico (sino alla tutela del rischio di Non Autosufficienza, che per un 70enne è oggi al 40%) ed è economicamente interessato alla prevenzione. Anzi, la prevenzione dei danni è propriamente conseguente all’indirizzo di Solvency II.
C. CASA. Risorsa tipica del lombardo: ne è proprietario l’80% (Francia e Germania sono tra il 40 e il 50%). A Milano l’85% è proprietario di casa e il 40% è ultra 60enne. Le polizze e garanzie per la casa meritano sostegno e sviluppo. Vi sono segnali di difficoltà: si vende la nuda proprietà della casa per risolvere i problemi dell’età avanzata.
D. AZIENDE. È il fronte dei rischi grandi e complessi. È interesse del Paese che anche i servizi assicurativi avanzino sul terreno di Industry 4.0, della interconnessione, delle relazioni di rete, in tempo reale; che abbiano campo e trovino mercato interno e d’esportazione. Possiamo definire queste relazioni prospettiche, cioè capaci di dare ai rischi d’impresa una forma (probabilità) vincente nel mondo e compatibile con l’ambiente.
E. CULTURA DELLA PREVENZIONE. La visione prospettica dei rischi (Solvency II) richiede una crescita culturale della società e il suo orientarsi alla Gestione dei rischi, alla prevenzione, come ha fortemente auspicato il presidente Mattarella. Tra pubbliche Istituzioni e compagnie di assicurazioni – come è stato fatto per la RCA – c’è un comune interesse a sviluppare ricerche, consapevolezza e iniziative su questo terreno.
F. IL FIUME SEVESO COME ESEMPIO E TEST. Tre azioni per gestire e ridurre subito il rischio di danni da esondazione di questo fiume, spina nel fianco del nord Milano. Ipotesi definita con Aipai – Associazione di periti liquidatori Incendio e Rischi Diversi – e gli assessori Franco D'Alfonso e Marco Granelli del Comune di Milano, nel marzo 2015:
1. la segnalazione di percorsi e riferimenti previsti o consigliati dalla Protezione civile;
2. opere di protezione per negozi, cantine e altri ambienti esposti al rischio;
3. una assicurazione privata innovativa e facoltativa dei beni interessati, messa a punto e offerta da un pool di compagnie di assicurazione milanesi.

Un’indagine realizzata nel 2014 dal consorzio Cineas del Politecnico di Milano tra le persone danneggiate da calamità naturali, evidenzia che:
 l’attuale sistema non funziona per il 75% della popolazione a rischio;
 un sistema misto pubblico / privato (Assicurazioni) è ritenuto migliorativo per il 65%;
 il 54% degli intervistati è propenso a stipulare una polizza (72% se a premio deducibile).

“La riduzione del rischio di catastrofi deve diventare parte integrante della politica di
sviluppo dell'Unione. (…) Gli strumenti per la gestione delle catastrofi devono fare maggiormente appello a soluzioni assicurative. (…) Se sono ben pensate e trasparenti, le polizze assicurative possono essere quindi uno strumento di mercato capace di scoraggiare comportamenti avventati e promuovere la consapevolezza dei rischi.”
Kristalina Georgieva, Commissione europea, 18.10.'11.

"Trent'anni fa l'onda di piena del Po scendeva al delta in 5 giorni. Oggi in 5 ore.” 

Armando Gariboldi, naturalista, agrotecnico, giornalista scientifico.





lunedì 5 febbraio 2018

RAPPRESENTANZA E COMPETENZA




 POLITICA TRASPARENTE

La rappresentanza politica? Farne una rete progettuale: lobby trasparenti di interessi e competenze (orizzontali e verticali)



In tutti i campi prevalgono opinioni descrittive che non espongono e non danno risposte. L’obiettivo? Catturare attenzioni, non scontentare, stare davanti, in pole. È cultura del comando, con varie sfumature. Prendo a esempio alcuni calibri da 90 della comunicazione politica. Il sociologo Giuseppe De Rita, creatore del Censis e di suggestive immagini del Paese, alla Tintoretto: ha fotografato il diffuso rancore verso i mediocri influenti. L’ultimo suo scatto (Corriere, 30 gennaio) ci mostra “cittadini vagotonici”, indifferenti, egoisti e incapaci a vivere in comunità. Ci vorrebbe “qualche vena nuova di obiettivi, sentiti come comuni”.

Il politologo Paolo Franchi (Corriere, 1° febbraio) gli risponde che non basta descrivere gli stati d’animo. Serve una Politica che stia due passi avanti e abbia “una narrazione di sé (…) e una visione del presente e del futuro”; che sappia “volare alto”. Ma, i partiti sono ridotti a “casse di risonanza per il loro segretario”. Conclude auspicando che l’antico “tirare a campare” prevalga “sul rancore, che è sempre una gran brutta bestia.”

Invece il sondaggista Ilvo Diamanti (rapporto Demos per Repubblica) rileva una marcata sfiducia negli eletti e nel sistema di rappresentanza, e insieme un impegno a cambiare le cose, con un 40% ottimista, contro il 16% pessimista. Ricorda che “la partecipazione genera fiducia”, e cita Umberto Galimberti che ha parlato di “nichilismo attivo” dei giovani. Disincanto, ricerca e disponibilità, dunque.

Dove metter mano e come? Vedo la Politica al centro (proporre visioni e orientare il Paese e le Istituzioni), e i partiti, che ne sono lo strumento democratico di base, devono ripensare il loro assetto, con riferimento alla Costituzione (regole di trasparenza e decisione) e alla organizzazione. E questo non è un aspetto secondario. Visto il tramonto (che merita rispetto) delle grandi immaginazioni e narrazioni del futuro – ideologie, costruzioni di élite –, perde senso il tono autosufficiente della Politica, che infatti ha prodotto l’attesa dell’uomo forte da parte di due cittadini su tre.

Va ridefinita come rete che parte dai rappresentanti e non finisce lì. Gli eletti (come? con Primarie?) devono rapportarsi agli elettori in modi non occasionali ma strutturati e vincolanti: in orizzontale, sul territorio, e in verticale, nel confronto con i competenti che sanno delle cose e delle compatibilità. Le competenze sono un grande patrimonio di equilibrio. Per far perdere peso a linguaggi e pratiche politichesi e populiste (confusi luoghi comuni e pericolose semplificazioni), può servire prevedere e organizzare, nei partiti o al loro fianco, un dialogo di merito (contenuti) e di interessi. Poi, chi deve decide. E motiva, rende conto. È un rischio – alimentare lobby trasparenti di progetto – con sbocchi gestiti dalla dialettica democratica (di cui sono parte i giornalisti e opinionisti).

Il Lavoro, a esempio. Qui il merito delle cose e i diretti interessati sono stati tagliati fuori da rappresentanti e competenti intermedi (le Associazioni delle parti e i giuslavoristi). Con la Politica e i partiti ad arrancare confusi e spesso strumentali. E il Jobs act? Ha fatto due cose e se n’è vista solo una: ha dilatato la possibilità teorica dell’impresa di licenziare (il nuovo clima ha ridotto il contenzioso) e quella del lavoratore di essere accompagnato a trovare e cambiare lavoro, con l’Agenzia nazionale per le Politiche attive e poi con la riforma delle Camere di commercio che impegna le imprese a contribuirvi. Ora, le Camere di commercio stanno mettendo in evidenza le professionalità che servono alle imprese. Ma le Politiche attive (di competenza regionale) non si vedono. E, pur pressati dall’Europa, non se ne parla.

Dal nichilismo attivo dei giovani e dal rancore dei molti si esce con cose serie. È disincanto sveglio, aggressivo e disponibile che ora si astiene. Il peggio può ancora venire

Francesco Bizzotto

venerdì 26 gennaio 2018

LA TRAGEDIA DI PIOLTELLO


MOBILITÀ & RISCHI. Investire & Gestire



La tragedia ferroviaria di Pioltello sia occasione per una riflessione a tutto tondo, senza speculare. Non siamo terzo mondo; la mobilità è parte della libertà e continuerà a crescere, specie nelle aree urbane. E con essa i Rischi, che sono l’altra faccia dello stesso foglio: la Possibilità. Dunque, investiamo per la mobilità e smettiamo di considerare separatamente le due facce del foglio. Solo così diventa sostenibile.

Non è corretto chiedere spazio per sviluppi scientifici e tecnologici che promettono vantaggi e opportunità, senza girare il foglio e valutare le conseguenze negative implicate. Non dico che non vi debbano essere (principio di precauzione) – perché “tutto ciò che è in potenza è in potenza gli opposti” (Aristotele) – ma che vanno gestite, cioè esplicitate, valutate, mitigate (Prevenzione) e assicurate. La Prevenzione è cuore della Gestione del Rischio (riduce i costi alla metà). E l’Assicurazione è una relazione di mercato che responsabilizza. L’Assicuratore ha interesse economico a che non succeda il danno (il sinistro). Agirà di conseguenza su tutti i soggetti influenti.

Esempio. Nel mercato assicurativo si racconta che anni fa una potente compagnia petrolifera inglese volesse perforare il Polo Nord. Chiese ai Lloyd’s di Londra di assicurare l’operazione, questi rifiutarono la copertura (è un azzardo, non un Rischio, una probabilità, una misura) e non se ne fece niente. Semplice.

Torniamo alla mobilità lombarda. Ha implicazioni e significati ampi. È agevole e corrisponde ai due desideri più grandi del carattere europeo: Libertà e Relazione; la fioritura individuale e il contatto con l’altro, la comprensione, l’inter-essere personale. È basilare. Merita priorità di progetti e investimenti, in ottica di foglio a due facce.

Sicurezza. È il prodotto della buona Gestione del Rischio / Possibilità. È l’obiettivo. Quale sicurezza? Lo ha chiarito Zygmunt Bauman a Milano il 29 marzo 2004 distinguendo tra Certainty, Security e Safety, dove Safety è la sicurezza attiva, raggiunta per sensibilità, capacità e abilità nel correre i Rischi (come Valentino Rossi in moto). E la Security? È quella che si fa riducendo i pericoli, limitando le attività, le occasioni. Altra cosa. La Safety implica un forte coinvolgimento del fattore umano. Esattamente quello che serve alle imprese per creare il nuovo e curare (a distanza, in tempo reale) le relazioni commerciali.

Allora, la tragedia di Pioltello ci deve indurre a un Progetto visionario per la mobilità e a una Gestione avanzata del relativo foglio (Possibilità & Rischi). La mobilità in Lombardia (un quadratino di 120 – 150 km.) merita un grande progetto di rete ferroviaria (quella di trasporto su gomma è già oltre il lecito) e grandi investimenti: una doppia rete – largamente sotto terra, per persone e merci – con il conseguente riassetto idrogeologico, necessario a prevenire i Cigni neri del cambiamento climatico. Un progetto con ricadute di attività e lavoro come 1.000 Expo. E gli investitori istituzionali abbondano. Ad esempio, l’Assicuratore è sollecitato dall’Europa (Solvency II) a fare investimenti infrastrutturali “prospettici” per ridurre il carico di rischio e dunque il capitale di solvibilità. Deve investire qui per fare gli interessi dei suoi azionisti. “Rivoluzionario”, lo ha definito Salvatore Rossi, presidente dell’IVASS. In Lombardia c’è solo un problema: di decisione politica.

Francesco Bizzotto

lunedì 15 gennaio 2018

IL TRAGICO NAUFRAGIO DELLA PETROLIERA NEL MAR DELLA CINA


COMUNICATO STAMPA
PREVENZIONE & ASSICURAZIONE
PER ANTICIPARE I DISASTRI.



L' Italia promuova in Europa  uno standard di Assicurazione obbligatoria della Responsabilità delle navi commerciali nel Mediterraneo.

L’Assicurazione (qualcuno che paghi i danni) è l’unico modo di mercato per essere certi che le navi viaggino in sicurezza.

Nel tempo di Industry 4.0: l’assicuratore può (ed è interessato a) sapere in tempo reale se le condizioni di sicurezza sono rispettate e attive.

A bordo della petroliera iraniana Sanchi (275 metri; un milione di barili) il sistema automatico di rilevazione delle navi pare non fosse operativo.

Come per il Cyber risk, anche con il condensato di petrolio non possiamo scherzare; rimediare a posteriori è sempre più difficile.

Il rischio moderno ha il carattere del cigno nero: obbliga a puntare sulla Gestione, ovvero sulla Prevenzione & Assicurazione dei danni.


 network.assicuratori.pd@gmail.com

mercoledì 10 gennaio 2018

CO-HOUSING: NUOVA IDEA DI CASA E CITTA'




 CARS – Case di Autonomia, Relazioni e Servizi





Oltre la separazione tra architetto e urbanista (Le Corbusier): favorire la vita di relazione e attiva; evitare l’isolamento; ritrovare lo spazio, la compatibilità, la Terra



L’idea del co-housing avanza anche in Italia. In Nord Europa va forte, da noi piano. Case ricche di servizi e utilità, di spazi comuni per attività diverse. Per garantire insieme i due aspetti chiave dell’abitare: autonomia – cifra del cittadino europeo – e relazioni, in sé guaritrici, utili e di mercato (offerta e domanda sono trasparenti, alla pari, e i costi si riducono).

La casa è un bel rischio da gestire: ricca e complessa, può realizzarci al massimo, grazie a una certa impostazione e alla tecnologia; può anche lasciarci in grosse difficoltà e procurare danni spaventosi (a noi e agli altri), per scelte e comportamenti poco riflessivi, e se insiste sull’isolamento. Oltre a portare con sé un crescente sovraccarico – mal sopportato tanto dai fragili anziani quanto dai giovani giramondo – ha conseguenze di stress, ansia e depressione, che favoriscono malattie, infine mentali.

La casa ricca di relazioni e servizi è la base per gestire questi rischi. Prepara il futuro (a esempio con spazi di co-working per il lavoro agile, da casa) e genera safety (la sicurezza attiva, che rende abili, previene i danni e ha costi contenuti, per Zygmunt Bauman). Ed è attorno all’idea di casa che possiamo ripensare l’urbano (le città collegate) e cercare l’equilibrio ambientale tra spazi edificati e liberi (da recuperare), civili e commerciali, verdi e coltivati (da far rinascere). Si può fare alla grande se si supera il tabù dell’altezza, che pure ha i suoi rischi. Milano ne è prova.

La casa centrata sull’attivarsi degli interessati riduce alla metà rischi e costi; consente molte economie di gestione e nel rapporto con i servizi esterni: sono questi a organizzarsi e spostarsi, non il cittadino. Vale anche per la PA e per la Sanità. Il problema è: chi sostiene la nuova idea di casa e città? Vedo cinque attori importanti:

1. La Politica e le Istituzioni, che devono orientare la soluzione dei problemi, attivare gli interessi e ridurre i rischi; anticipare, prefigurare il futuro. Possono anche non mettere risorse. La prima risorsa (e rischio) è infatti il giusto indirizzo nel medio - lungo termine;

2. Le Università, l’associazionismo, le Istituzioni culturali e artistiche: parlare, immaginare;

3. Architetti e Ingegneri, Urbanisti, Costruttori: superino le divisioni, creino, innovino;

4. L’Assicuratore con le sue tutele nei rischi, in particolare di Non – autosufficienza (polizza Long Term Care), e con i suoi investimenti “prospettici”, voluti dall’Europa (Solvency II) e dall’IVASS. È un soggetto di mercato che ha interesse economico alla Prevenzione, a una prospettiva di riduzione di danni e costi. Il suo ruolo è strategico;

5. La finanza innovativa, tra cui le Fondazioni bancarie (il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti è alfiere dell’abitare smart) e il crowdfunding (sistema di micro finanziamento dal basso – crowd = folla – che premia progetti visionari).



La casa è un nodo vitale. Sbagliare ci costerebbe troppo. Serve un’impostazione che attivi gli interessati e unisca i protagonisti (pubblici e privati); che anticipi il futuro. E poi, possiamo oggi lasciare ai figli il compito di gestire le cure necessarie alla nostra 4° età?



N.B. L'Unité d'Habitation (detta anche Cité Radieuse), è un edificio civile realizzato a Marsiglia tra il ‘47 e il ‘52 dall'architetto Le Corbusier (1887 – 1965): la casa va inserita nel contesto in modo armonioso, non separato; «una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana».

Le sue innovazioni più significative:

 Servizi nella casa utili al collettivo: lavanderia, biblioteca, albergo, ristorante, spazi per uffici e attività.

 Il tetto abitabile, noto anche come "tetto giardino". Può diventare un giardino pensile o essere adibito a funzioni complementari e ricreative: ospitare locali ad uso comune come la palestra, una piscina, l’asilo nido, un solarium, un auditorium all'aperto e un percorso ginnico per l'attività sportiva.



 Francesco Bizzotto