mercoledì 28 giugno 2017

LAVORO EUROPEO

Politiche per il lavoro, in Italia si è giocato il primo tempo (il licenziamento è più facile). Le politiche attive sono il secondo tempo.         


Marianne Thyssen (belga, 61 anni), commissaria europea per l’occupazione
ha detto: le riforme del lavoro in Italia vanno “nella giusta direzione, ma sono ancora incomplete e carenti dal punto di vista dell’attuazione, per esempio nel campo delle politiche attive per il lavoro”. In Italia si è giocato il primo tempo (il licenziamento è più facile). Le politiche attive sono il secondo tempo: accompagnano giovani e donne a trovare un posto e a cambiarlo, se è precario o a rischio; se non c’è sintonia, rispetto, reciprocità. C’è dell’altro, ma questo è il minimo sindacale. Altrimenti siamo sull’uscio della Costituzione. Previste dal Jobs act con l’ANPAL, Agenzia nazionale per le politiche attive (Dlgs 150/15), sono in mano alle regioni. Vi abbiamo investito meno di tutti (1/10 della Germania). Con la crisi, noi abbiamo ridotto, gli altri (anche la Spagna) hanno aumentato le risorse. L’approccio è frammentato e di attesa. I Centri per l’impiego sono screditati, appesantiti, isolati. E chi, come Milano, si avventura oltre (vedi l’AFOL Metropolitana), viene ignorato da tutte le parti.
È così che si perdono le elezioni (anche quelle politiche): per debolezze locali su grandi temi. Perché è chiaro che le politiche attive del lavoro sono un’assoluta priorità, si fanno su misura del territorio e offrono un’immagine plastica di chi governa e dei partiti (dei loro progetti). Se il Centrosinistra non vince in Lombardia (e se oggi perde Sesto S. Giovanni) è perché ha sbagliato tutto sul lavoro. Ora, non si faccia altro male. Riprenda a ragionare su come e perché il lavoro cambia. E cosa serve. Lo deve alla sua storia.
Jeremy Corbyn conquista e libera il sentiment dei giovani britannici quando chiede una politica per i molti, non per pochi, e li invita a essere leoni. Ad avere coraggio. Forse non servono progetti centrali (nazionali, regionali) definiti, ma orientamenti, visioni, e capacità di accendere fuochi, di attivare i più (i giovani, le donne, i competenti). Serve un Centrosinistra così, localmente organizzato, forte, e ben diretto. E coordinato a livello nazionale ed europeo. Per i più, per far esprimere potenziali, per accendere fuochi (come i commercianti del Medioevo e poi i borghesi delle nostre belle città). E il Centrodestra? Conserva valori. Un ruolo importante. Solo la relazione e il conflitto (di merito, per favore; quello personale è un’inciviltà, una vergogna) tra schieramenti, tra parti, fa compiere percorsi utili, positivi. E i 5Stelle? Ben venga il terzo o quarto incomodo: complica e favorisce crisi e cambiamenti. Ora, le diverse anime del Centrosinistra discutono di questo? Non mi pare. La butto lì: è di Centrosinistra essere per il libero mercato di rete (di relazioni) e per l’analogo concorrere (correre insieme a parità di chance, per obiettivi condivisi e con contributi e risultati personali diversi, molto diversi)? È di Centrosinistra la disuguaglianza di risultati (che non lascia alcuno in difficoltà) e la parità di chance (un mix di possibilità, occasioni, impegno, rischi da correre, diceva Dahrendorf)? Mi par di vedere la faccia di Bersani che ghigna: dillo a Renzi. Diciamolo: chi non è per il libero mercato e la concorrenza (governati dall’interesse generale), non è per la democrazia. E la bella Sinistra milanese, che ha fatto vincere Sala a Milano, gira gira non lo è. Parliamone.
Torno al lavoro. Guardiamo all’Europa e non siamo supponenti. Lì c’è quel che serve, a partire dalle risorse per fare le Agenzie del lavoro (con progetti regionali seri). L’AFOL di Milano può essere un test utile al Paese. Valorizziamola. Quali sono i nodi. Mi diceva il sindaco di Sesto Giorgio Oldrini nel 2008: oggi senza le aziende non aiuti i lavoratori. Partiamo da qui. Renzi ha messo in campo una riforma delle Camere di commercio (Dlgs 219/16) che offre alle imprese la chance di prender parte alle politiche attive.Una grande occasione. Per dimostrare a Bersani che si sbaglia: il problema non è Renzi.
Francesco Bizzotto

venerdì 9 giugno 2017

IMPRESA


 LA SALVA IL LAVORO

La creatività diffusa porta al Rischio, oltre la sfida quantitativa (volumi, costi). Lasciamo nell’impresa solo conflitti di merito (dialogici, produttivi). Portiamo fuori, sul territorio, quelli di relazione. Liberi tutti.

"Finalmente possiamo di nuovo scioglier le vele alle nostre navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell'uomo della conoscenza é permesso". Così Nietzsche in La gaia scienza (1882). Citato da Remo Bodei in Limite, Il Mulino, ‘16, p. 50.
Il rischiare senza limite è radice dei nostri guai. Per gli antichi Greci è hybris, la tracotanza che va oltre la Giusta misura. Abbiamo scordato che a Delfi c’erano due inviti: “Conosci te stesso” e “Niente di troppo”. Dove sta l’errore? Nell’idea tutt’ora confusa di Rischio. Mentre pericolo é un danno potenziale su cui non sono informato e non decido (N. Luhmann), l’azzardo è un eccesso consapevole: non accetta limiti. E il Rischio? È un simbolo. Dice della probabilità di esito della Possibilità misurata e sostenibile, negativa (Danni, perdite) e positiva (Opportunità, vantaggi). Perché “ciò che è in potenza, è in potenza gli opposti” (Aristotele, citato da Severino, Corriere, 1.12.’04). Così, se l’agire non è misurato, non è un Rischio. Può dar luogo a Opportunità, ma i Danni, alla lunga, se le bruceranno. Cosa rimarrà? “Potere, denaro e brama”, direbbe Thich Nhat Hanh.

Pericoli e azzardi sono legati alla crescita quantitativa (classica, del PIL). Ci porterà al collasso. Rischio è invece riferibile alla crescita di qualità, armoniosa, innovativa, liberante: schumpeteriana. Giusta per l'Italia che esporta bontà e bellezza, e si fa apprezzare. Parlare oggi di crescita (e occupazione) è un grossolano errore che contrasta con le leggi: la 231/01 Responsabilità amministrativa (obbliga a gestire i Rischi, ad anticiparne gli esiti), la 68/15 Delitto ambientale e il Regolamento UE 679 sul Cyber risk, in vigore dal 25.05.’18 (non ammette furberie: la Colpa grave è Dolo e quindi non è assicurabile).

Dobbiamo favorire la crescita di qualità, che si cura delle relazioni e rende misurati i Rischi. Serve un cambio di paradigma nei rapporti economici, che anticipi i problemi e ci disponga a concorrere con un "lavoro libero, creativo, partecipativo, solidale" (papa Francesco). Vale a dire: cosa può rafforzarci dove siamo forti, fare più inclusione, giustizia e produttività?

Proposta: facciamo dell’impresa il luogo dell’armonia relazionale e del conflitto di merito; togliamole il problema della sicurezza e dignità del lavoro. Portiamo questo all’esterno, sul territorio, con un’Istituzione ad hoc partecipata e autorevole. L’impresa sia luogo di belle relazioni e dialogo (dia = divisione e lotta; logos = idee, ragioni, intuizioni, spirito che si libra), cioè di conflitto costruttivo, amichevole. Luogo di produzione di Rischi.

E se il conflitto tocca la relazione personale e vengono a mancare armonia e rispetto? I destini si dividono, le collaborazioni finiscono. Se ne parla nell’Istituzione e si cambia. Così, la concorrenza salirà di livello, l’imprenditore sarà libero di scegliere i collaboratori, e questi l’imprenditore. L’occupazione crescerà del 20%, le start up prenderanno il vento e le imprese fuori mercato potranno chiudere con dignità. Basta imposizioni, sprechi, rigidità e violenza nei rapporti di lavoro!
Francesco Bizzotto su Civicamente Newsletter  N.1 di Municipalità Metropolitane 2017

martedì 30 maggio 2017

DAL FESTIVAL DELL'ECONOMIA DI TRENTO


 “SALUTE DISUGUALE”


Il Festival dell'economia di Trento (1° - 4 giugno), diretto da Tito Boeri, parla di "Salute disuguale". Queste le tesi (dal sito):

1. La disuguaglianza dipende più che dal reddito da “fattori culturali, ambientali, sociali, legati al lavoro”; a volte da un “azzardo morale”, perché “la copertura sanitaria può avere effetti perversi riducendo gli incentivi (…) a condurre una vita sana”;

2. L'invecchiamento della popolazione (over 85: da 2 a 6 milioni nel ‘60) porta con sé l'aumento della dipendenza (6 volte di più se non lavori). La spesa è cresciuta dell’80%. Il sistema famiglia & badanti non reggerà al frammentarsi dei nuclei.

3. “Le donne sono più longeve, ma soffrono con maggiore probabilità di malattie che causano dolore e invalidità”;

4. Il sistema avrà bisogno di nuove risorse. “Alle famiglie più abbienti si chiederà di dare un maggior contributo o pagarsi le spese più costose”;

5. "Bisogna investire molto di più sulla prevenzione".



La prevenzione! Osservo che l'industria del rimedio (ospedali, cliniche e case farmaceutiche) è qui un monopolista, e guadagna sulla malattia. Aggiungo che il sistema Salute è tempo si curi anche dello stato d’animo (1° prevenzione). I Ricoveri per anziani sono spesso lager dove si cura il corpo e troppo poco il morale, il bisogno di relazione. E negli ospedali la funzione di Risk management (ora prevista dalla riforma Gelli) c’è spesso solo sulla carta.

Sì, la Salute è disuguale anche per ragioni culturali, di stili di vita. Così, l'uguaglianza la fa la responsabilità. Tutti hanno il diritto e il dovere di chiedersi: Come voglio curarmi? Il premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier: occorre prevenire e personalizzare. E l’una cosa non esiste senza l’altra. Le risorse aggiuntive al sistema siano frutto di un cambiamento positivo, non sacrificale. Per tutti. Una possibilità di prevenire, personalizzare e integrare generalizzata. Chi può farla? Come?

L’assicuratore può essere il cavaliere bianco del caso. Nato per tutelare a misura di rischio (le Mutue non potevano), crea una solidarietà impersonale eppure scelta, solida (un contratto anche a vita intera) e su misura. Spesso prevede percorsi di prevenzione. È l’unico modo per ridurre a probabilità le incertezze individuali che a volte sono pericoli (possibilità di danno senza decisione) o azzardi (eccessi consapevoli; follie).

Come in Germania, può assumere un ruolo di garante privato – pubblico, mediare e assicurare cure personalizzate e denaro fresco alle eccellenze. La probabilità di dipendenza in età avanzata è del 40% per un 65enne, e penso si stia alzando. Può essere dimezzata con la prevenzione. E anche la dipendenza può essere recuperata al 50%. Si può operare bene. La via l’ha indicata Montagnier.

L’assicuratore poi è investitore istituzionale interessato a rendere misurati i rischi di prospettiva infrastrutturali e sociali). È una puntuale indicazione europea – Solvency II – e dell’IVASS. Certo, bisogna conoscerlo e parlargli. Spero che ci sia tra il centinaio di relatori invitati da Tito Boeri.

Francesco BIZZOTTO

mercoledì 17 maggio 2017

DDL CONCORRENZA SERVE DARE PIU’ RUOLO ALL’IVASS


PER NON PERDERE LA FIDUCIA
A fronte di normative illeggibili e di complessità bizantina prendersela con la burocrazia è inevitabile, ma segnala anche il sintomo preoccupante della scadente capacità legislativa del Parlamento

Del DDL Concorrenza abbiamo visto il lato in fiore: la Scatola nera nell'auto offre alle compagnie di Assicurazione l'occasione di innovare e andare incontro alla domanda degli utenti (più Servizio e assistenza; più informazione reciproca e Prevenzione dei danni). Valgono (la Scatola nera, l'Informazione e la Prevenzione), per la polizza RC Auto e per tutte le polizze. Nella RC Auto possono essere decisive per ridurre in modo drastico due fenomeni non più tollerabili: le frodi sui sinistri e le auto non assicurate (un milione, il 20%).

Certo che, a leggere l'articolato del DDL, si rischia al 90% di perdere la fiducia nel legislatore. La complessità formale e di lettura è insuperabile. Così non va. Capiamo l'esigenza di correttezza, ma il legislatore e la burocrazia stanno, in questo modo, velocemente segando il ramo su cui sono seduti. Non li seguiamo. Anche perché le incerte e confuse disposizioni che escono, devono poi trovare rimedio - ci viene detto - in iniziative amministrative sul campo artefatte, solo formali, inutili, logoranti il rapporto con l'utenza e costose.

Prendersela con la burocrazia è inevitabile. I competenti hanno responsabilità, e dovrebbero trovare strade alternative che rendano semplice, leggibile e praticabile la loro produzione. Dire noi a loro, sarebbe una sciocchezza. Ognuno sa di casa sua, ed è lui che può e deve innovare. Noi diciamo che non siamo per niente soddisfatti di questa burocrazia.

E c'è una responsabilità anche del Parlamento, che dovrebbe non pretendere di mettere le brache alla realtà (normare nel dettaglio) ma piuttosto orientare il comparto ascoltando bene le voci del reale, degli operatori, cogliendo tra queste le buone prassi (non inventarle, non fare ideologia) e premiandole con la visibilità e il sostegno. E anche con una fiscalità di vantaggio. Conquistando così (rischiando in concreto) il consenso dei cittadini.

Certo, forse servirebbe un DDL Concorrenza dedicato a ciascuno dei grandi comparti, dopo aver ascoltato e compreso le realtà e scelto un certo orientamento. Operazioni omnibus sono difficili. E qualche volta gli operatori hanno la sensazione che l'azione del Parlamento evidenzi una volontà vagamente punitiva del comparto assicurativo

Del comparto assicurativo, che svolge un ruolo economico e sociale sottostimato, diciamo che può raddoppiare il proprio mercato se innova, se va incontro alla domanda e passa dal prodotto (la polizza) al servizio di Gestione dei rischi (Valutazione, Prevenzione, Assicurazione). Questa è domanda di sicurezza attiva - cioè di libertà -, indispensabile se vogliamo reggere il peso attuale dei rischi (e quello aggiuntivo che sta dentro ogni nuova possibilità). Peraltro il comparto deve orientarsi alla Gestione dei rischi per poterli misurare e quindi assicurare. Infatti, la statistica (il passato) dice ormai poco del futuro.

Inseguire la crescita, esplorare le possibilità, senza una moderna attrezzatura di Gestione della Possibilità / Rischio sarebbe irresponsabile. Anche a termini delle norme in essere (ad esempio la 231/01). 
Proponiamo al Parlamento di stimolare la concorrenza assicurativa su questo terreno, che fa immediatamente qualità delle relazioni e informazioni reciproche. Prevenire costa la metà rispetto a risarcire, curare, indennizzare. E anche le frodi si riducono al minimo. Chi si orienta alla Gestione dei rischi (in sostanza: chi fa Informazione e Prevenzione) merita la riduzione delle tasse dal 22,25% al 10%.

L'IVASS ha ben operato su molte delicate questioni. Potrebbe assumere il ruolo di implementazione del merito di vantaggio fiscale che proponiamo. Anche valorizzando le molte soluzioni tecniche disponibili. Ad esempio i dispositivi che non consentono di mettere in moto l'auto se il tasso alcoolico del guidatore è superiore al consentito. Oppure il dispositivo che ci avverte se siamo vicini al colpo di sonno. Ormai la tecnica della sicurezza consente di ridurre il rischio di incidente in modo significativo. Favoriamola.

NETWORK ASSICURATORI LOMBARDIA


mercoledì 3 maggio 2017

SCATOALA NERA E DDL CONCORRENZA


LA POLIZZA RC AUTO 4.0

Merita un vantaggio fiscale e chiama a innovare le relazioni.



Il Parlamento sta approvando il DDL Concorrenza che prevede un rilancio della Scatola nera sull'auto, come "mezzo per prevenire le truffe negli incidenti e ridurre le tariffe della RCA". Così la stampa. Vedremo se sarà obbligatoria. Ci sono modi diversi per incentivarla. Siamo molto d'accordo con questo provvedimento.

Sottolineo l'importanza di imparare nel processo: monitorare l'impatto della Scatola nera sull'automobilista e sugli eventi, per regolare al meglio la materia, usare a pieno le informazioni raccolte come prove di dinamica e innovare un servizio che può moltiplicare la sua utilità, il suo valore. E può essere molto apprezzato.

Intanto la fiducia nel ruolo dell'Assicuratore è aumentata del 19%, secondo una ricerca di Eumetra Monterosa del luglio scorso. Si fida il 38% dei cittadini (delle banche, purtroppo, il 18%).

Guardiamo avanti. La Scatola nera dell'auto può favorire l'affermarsi di una Polizza 4.0 che consenta la interconnessione, ovvero l'informazione reciproca e l'assistenza in tempo reale, per i casi di incidente e per altre emergenze (meteorologiche, di traffico, di limitazione, di salute, di aggressione, di impegni e scadenze tecniche). Per la massima sicurezza e libertà di spostamento.

L'occasione è bella per scatenare la ricerca, rilanciare la concorrenza e sviluppare l'area "Famiglia", che è quella, nel confronto europeo, a più alto potenziale di crescita, mentre percepisce meno delle imprese l'utilità del servizio assicurativo. Alcune compagnie vi hanno già investito. Forse sono pronte a sorprendere il mercato.

La Scatola nera, dunque, come dispositivo con cui la sicurezza in auto può fare un salto di qualità a beneficio della famiglia: può mettere a sistema molte informazioni per realizzare una gestione positiva e personalizzata dello specifico rischio (valuta le situazioni, informa, risponde alle domande, agevola gli spostamenti, migliora gli stili di guida, personalizza la tariffa, previene ingorghi e incidenti, ricorda scadenze e impegni, protegge conducente, passeggeri e terzi interessati, e li indennizza o risarcisce, se succede, se è il caso). Una gestione a cui non sarà difficile accedere, in anticipo, anche dal telefono.

La Scatola nera taglia alla radice la possibilità di imbastire falsi incidenti e truffare le compagnie e tutti noi. Richiede però un particolare impegno degli operatori e una attivazione in tempo reale delle forze dell'ordine. Come sempre, capacità di innovazione e fantasia nelle soluzioni devono saper anticipare quelle del malaffare. Che, è facile immaginare, inventerà per la Scatola nera il corrispettivo delle cinture disegnate sulla maglietta...



E le tariffe? E' prevedibile una loro diminuzione verso standard europei, a cui peraltro ci stiamo avvicinando grazie alla riduzione degli incidenti.

Ora, la concorrenza, l'innovazione e la riduzione delle tariffe possono essere accelerate dalle scelte del Governo, supportato dall'IVASS, che fin qui ha fornito bellissime prove.

L'IVASS può valutare quando il mercato e le singole offerte (le polizze 4.0) raggiungono una struttura e un valore tali - in termini di informazione, prevenzione dei danni, assistenza in tempo reale, protezione di terzi - da meritare una fiscalità di vantaggio. Differenziare le tasse è un bel modo per premiare l'innovazione e i coraggiosi che la mettono in campo e che la scelgono. Così, la Politica parla chiaro e si schiera. E si lascia misurare. Così, il consenso affianca la concretezza e batte il populismo e la chiacchiera tre a zero.

Comunque, la tariffa, il premio, deve stare in buon equilibrio con il servizio offerto. Operatori e utenti lo devono sentire in equilibrio. Questo è il punto. Ne devono essere soddisfatti: il premio vale il servizio, devono poter dire. Il comparto potrebbe, allora, mettere in campo iniziative per valutare il grado di soddisfazione di operatori e automobilisti. Anche questa è innovazione. Riguarda le relazioni, che sempre più sono il cuore pulsante delle nostre attività. Sono le relazioni che ci formano, sostengono, risolvono i problemi e danno gioia. Ci fanno sorridere. Poniamole al centro: renderanno, come per incanto, etici e sostenibili i sottili rischi del nostro tempo. Per inciso: credo proprio non ci sia altro modo per misurarli.



di Francesco Bizzotto



mercoledì 26 aprile 2017

NOI E IL CONGRESSO PD

Con MATTEO RENZI

Milano, aprile 2017 

Il Network Assicuratori prende posizione a favore della mozione di Matteo Renzi al Congresso del Pd, chiamato a compiere scelte di responsabilità per il Governo del Paese. Scelte che orientino in modo stabile e giusto verso l’interesse generale le libere decisioni dei grandi comparti come delle persone. Scelte che formino un ponte verso il futuro, per costruire partnership, un sistema di forze pubbliche e private – ha auspicato Bianca Maria Farina, presidente dell’ANIA – per obiettivi condivisi, nel rispetto di differenti ruoli, visioni e valori. 
 
Il mercato assicurativo è una componente del mondo finanziario, caratterizzata da un duplice ruolo: 
industriale (mediare i grandi rischi) e d’investitore di lungo periodo (800 miliardi) per la stabilità della sua stessa impresa. I due ruoli si fondono nell’obiettivo della sostenibilità dei rischi assunti, ha detto Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass (l’Istituto di vigilanza), interpretando così l’indirizzo della normativa europea Solvency II. Infatti, a differenza della solidarietà mutualistica, quella assicurativa è una promessa (polizza), un impegno contrattuale, che consente all’assicurato di innovare e andare oltre i limiti delle comunità di appartenenza; di dire no, di osare ed essere libero. È così dal XIV secolo, quando l’assicuratore affianca i commercianti e consente loro di esplorare l’Oceano, trafficare con l’Islam e fare grandi le città europee. 
 
Ora, le attività dell’uomo, le sue capacità critiche, creative, innovative, comportano rischi crescenti, che sono l’altra faccia delle possibilità aperte dalla scienza. Al punto che oggi è la stessa definizione di rischio (la misurabilità o probabilità) a essere un problema. La statistica (gli eventi del passato) dice poco del futuro. 
 
Come possiamo rendere misurabile il rischio, il Tao materiale – fatto di vantaggi & di danni, di bene & di male –, affinché le probabilità di danni non superino quelle di vantaggi, di opportunità? 
È forse il massimo problema del fare Politica, del Governare e dell’agire, che richiama all’equilibrio, alla saggezza, alla Giusta Misura degli antichi. Un problema che è al cuore dell’attività dell’Assicuratore. Infatti se un rischio non è misurabile (se è un’incertezza, un pericolo), non è assicurabile. 
 
La nostra risposta è: con la Prevenzione dei danni. Ascoltato il mercato (la dialettica utenti – sistema delle imprese), riteniamo utile e necessario che le parti si orientino alla Prevenzione, valorizzando le relazioni e ampliando i percorsi condivisi, già presenti, di Gestione del rischio. La Prevenzione premia le buone relazioni, riduce a Giusta Misura il rischio e anticipa la polizza (l’impegno - promessa che libera l’Assicurato). Con la Prevenzione il nuovo Servizio è più giusto ed efficace, costa meno, soddisfa la domanda latente e crea un mercato più grande. Il nostro, nei Rami Danni (36 miliardi), ha un potenziale di crescita del 50%. Allargare il servizio alla Prevenzione è un indirizzo che merita una speciale fiscalità di vantaggio. 
 
E quali scelte di sistema pubblico – privato possono praticare e favorire la Prevenzione dei danni? Pensiamo sia corretto l’indirizzo dell’Ivass (del Governo), che invita le compagnie a mettere in sicurezza le imprese e i loro bilanci prevenendo i trend, mettendo così in sicurezza i rischi che hanno o avranno in casa. 
 
Centrali sono allora gli investimenti infrastrutturali di pubblico interesse, rispetto ai quali i leader di mercato hanno apertamente mostrato disponibilità. Pensiamo al progetto Casa Italia, lanciato da Renzi dopo il recente terremoto, in cui hanno parte Renzo Piano, il Politecnico di Milano e il suo Cineas (che si occupa, appunto, di Gestione dei rischi). Pensiamo alla Lombardia e al rischio del suo assetto idro - geologico e dei trasporti (privati, pubblici e aeroportuali), che può portare danni ingentissimi & vantaggi significativi, dalla sicurezza e velocizzazione dei processi economico - sociali alla produzione di energia. 
 Investire in grandi infrastrutture materiali e sociali è dunque scelta necessaria e lungimirante. Per il Paese, che deve creare le condizioni per la crescita di qualità. E anche per l’Assicuratore, che può così predisporsi a fare il suo bel mestiere nel tempo del rischio non misurabile con i soli criteri matematici. Tali infrastrutture costituiscono le pre-condizioni della misurabilità dei rischi e della profittabilità delle polizze assicurative. Egli creerà valore per il Paese e le condizioni per un riconoscimento e ampliamento del suo ruolo istituzionale e del suo mercato. E, non ultimo, per un alleggerimento delle tensioni interne al sistema, offrendo chance ai lavoratori dipendenti, agli agenti, ai broker, ai periti. E aprendo le porte ai giovani. 
 
Network Assicuratori – Pd 

venerdì 24 marzo 2017

RC MEDICA


APPROVATA LA LEGGE SULLA RESPONSABILITA’ PROFESSIONALE E LA SICUREZZA DELLE CURE

14 marzo 2017
Ora si attende solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Si tratta di una svolta storica per la sanità italiana. Con questo provvedimento, atteso da oltre un decennio dagli operatori della sanità, riusciremo a dare risposta principalmente a due problematiche: la mole del contenzioso medico legale, che ha causato un aumento sostanziale del costo delle assicurazioni per professionisti e strutture sanitarie, e il fenomeno della medicina difensiva che ha prodotto un uso inappropriato delle risorse destinate alla sanità pubblica. Il tutto nell’ottica della ricerca di un nuovo equilibrio nel rapporto medico-paziente che permetta, da una parte ai professionisti di svolgere il loro lavoro con maggiore serenità, grazie alle nuove norme in tema di responsabilità penale e civile, e dall’altra garantendo ai pazienti maggiore trasparenza e la possibilità di essere risarciti in tempi brevi e certi per gli eventuali danni subiti.
FEDERICO GELLI  parlamentare PD relatore di maggioranza della legge

mercoledì 22 marzo 2017

LEGGE SULL'OMICIDIO STRADALE


Stefania Covello: “Ad un anno dall’approvazione vittime in calo, orgogliosi delle buone riforme”

 “Ci sono provvedimenti la cui portata è di una rilevanza sociale straordinaria ma paradossalmente rischiano di passare in maniera inosservata. Apprendiamo che ad un anno di distanza dalla approvazione sull’omicidio stradale vi è stato un calo delle vittime pari al 6.7%. È stata una riforma fortemente voluta dal Pd e da Matteo Renzi e che rivendichiamo con orgoglio. Quelle misure hanno salvato vite umane e questo è il venire della buona politica che non si attarda in polemiche e si occupa delle cose serie. Ora dobbiamo lavorare ancora di più sull’educazione stradale per ridurre ulteriormente il numero delle vittime. Orgogliosi delle buone riforme.” Lo ha dichiarato Stefania Covello, parlamentare del Pd.

mercoledì 18 gennaio 2017

PENSARE A UN WELFARE DI CITTADINANZA


Libero lavoro in libera impresa

Renzi ha forse perso il Referendum sui giovani e sul lavoro. E ora si teme che le regioni trattino il tema come sempre: poco niente di Politiche attive, le passive a gogò e buona notte. Ho letto che sul lavoro 17 regioni su 20 sono al palo. Spero non 17. Certo, dove più c’è bisogno, più le istituzioni sono deboli. Come ripartire?
Servono dati veri, regionali, un chiaro e forte indirizzo politico (meglio se europeo) e una aperta attribuzione di responsabilità alle regioni: predispongano progetti localmente condivisi; le altre regioni li sosterranno; l’Europa è pronta a finanziarli. Si può fare a meno di centralizzare. I dati diranno che il Sud è una riserva aurea di lavoro e che in Lombardia la disoccupazione è sotto il 7%. Possiamo scendere al 5%. Milano è sugli scudi e ha già una bella Agenzia Metropolitana (AFOL). Facciamo qui un test per il Paese che aiuti il Sud.
L’indirizzo. Gentiloni ha detto che le priorità sono i giovani, il lavoro e il sud. L’Agenzia nazionale del lavoro ANPAL, cardine del Jobs act, ha un ruolo forte e può dare il là. Già l’attuazione del D.lgs. 150/15 (non riducibile all’assegno di ricollocazione che sostituisce la mobilità) direbbe tutto sulle Politiche attive. Specie se aggiunta alla riforma delle Camere di commercio, con cui Renzi ha chiamato le imprese a contribuire al loro decollo.
Non è un caso se la Germania fa 12 volte più di noi sulle Politiche attive, con 100.000 addetti focalizzati sui risultati, contro i nostri 8.000 focalizzati su dati amministrativi. Non prendiamo in giro i giovani. Le Politiche attive sono l’unico rimedio alla precarietà e al lavoro grigio (voucher) e nero. O qualcuno pensa che si possa proibire per legge (o per la sola via conflittuale) il lavoro precario, la disuguaglianza, l’ingiustizia?
C’è un bel modo per aumentare la competitività delle nostre imprese e insieme difendere a dovere il lavoro (dipendente e autonomo che sia): liberare le relazioni, favorire dimissioni e licenziamenti facili, la mobilità e la flessibilità, il cambiamento. Solo se diverranno libere e armoniose, queste relazioni esprimeranno il grandissimo potenziale di cura, creatività e innovazione che hanno. E solo queste relazioni servono alla nostra crescita. Che non può che essere qualitativa (e in netta riduzione di quantità, ingombro, inquinamento).
Il problema del costo del lavoro si risolve (in positivo) affrontando quello del ruolo del lavoro (assunzione di responsabilità). Il lavoro deve fare un passo avanti e l’imprenditore deve accettare che divenga un fattore concorrenziale aggiuntivo, di mercato.
Alla licenziabilità facile siamo molto vicini, dopo che la Cassazione ha dichiarato “legittimo licenziare per fare profitti” (Corriere della sera, 30.12 scorso, p. 25). Ma non si licenzia per aumentare il profitto. Si licenzia perché la relazione non gira, non c’è sintonia.
Le dimissioni facili restano un problema che può essere superato con Politiche attive di mobilità, formazione e collocazione (al Nord fino al fisiologico 3%; a Milano anche meno, dato che il Nord Milano era al 3% nel 2008). Politiche attive smart, cioè anticipatrici di crisi produttive, organizzative o relazionali. E per essere smart – ricordo che anticipare crisi e danni costa la metà – devono essere figlie di accordi locali.
Qual è il punto? I punti sono due.
1° la libertà o mobilità del lavoro non si fa da sola. Un giornalista credibile come Dario Di Vico ha detto sul Corriere del 29.12 scorso: la disuguaglianza abita gli under 35; il mercato e le imprese chiedono una quota di flessibilità / licenziabilità che non possiamo negare; i lavoratori (i giovani, dipendenti o autonomi) devono farsi imprenditori di se stessi, e vanno “accompagnati” con Politiche attive. Dico a Di Vico: sì; servono forti Istituzioni ad hoc. Quella nazionale – ANPAL – c’è ma è ferma, colpita duro dal Referendum; quella milanese – AFOL – è pronta ma isolata; politicamente debole. Cosa dice Milano?
2° la concorrenza pure non si fa da sola. Di loro, le imprese tendono al monopolio. Solo la politica, l’interesse generale, può fare l’interesse vero delle imprese: favorire le migliori e accompagnare alla chiusura le peggiori, condannate per non essere state scelte dai
consumatori e – novità di questo millennio – dai collaboratori. L’imprenditore fa un salto di qualità: diventa leader riconosciuto di un gruppo. Oppure chiude. Così si presenta oggi la “distruzione creatrice”. Quasi non esiste più il capo solitario. La piramide (sopra il comando e sotto l’esecuzione, la manodopera) funziona sempre meno. Occorre andare verso la Rete, fare Gruppo. Oltre il vecchio liberalismo, direbbe Niklas Luhmann.
Ho detto: accompagnare alla chiusura le imprese che non vengono scelte dai consumatori e/o dai lavoratori. Sì, perché nessuno deve essere lasciato solo, in difficoltà. Men che meno un imprenditore, un “lavoratore che rischia” (Valter Veltroni). Così è chiara l’urgenza di ripensare al welfare in termini universalistici. Siamo ultimi in Europa.
Con le risorse che abbiamo possiamo pensare a un welfare (altro che un reddito) di cittadinanza. Per liberare dal vincolo della necessità il lavoro e il fare impresa. Entrambi. E farne quel che sono: un’arte, desiderata, scelta, vissuta con passione. Direi: un bel rischio.
Il futuro del fare impresa esalta dunque la concorrenza (correre insieme – misurarsi – per obiettivi condivisi), la libertà reciproca e il lavoro di gruppo. E le relative Istituzioni attivatrici.
E le risorse per farlo, per sostenere tutti e non lasciare nessuno in difficoltà?
Sabino Cassese dice bene sul Corriere del 4 cm: il referendum ha affossato il sogno di riformare la PA partendo dall’alto. Conviene “dedicarsi ai rami bassi”. A Milano può significare incentivare l’aggregazione tra Municipi (134, uno ogni tre chilometri in linea d’aria) e tra servizi. Per risparmiare? Sì. Almeno un miliardo l’anno, rilanciando il ruolo della PA. E soprattutto per tre ragioni politiche positive e ineludibili: vedere meglio i problemi (penso al trasporto pubblico), iniziare a lavorare in gruppo, fare rete, e mandare urbi et orbi il messaggio che Milano fa sul serio, spende bene i suoi soldi. Ne verrebbero credibilità e disponibilità d’investimento sorprendenti. E allora: sveglia Milano!
“Poiché la società civile, lasciata a se stessa, ingenera rapporti di potere radicalmente disuguali, che solo il potere dello stato può sfidare (…) lo stato non può mai essere, come appare nella teoria liberale, una mera struttura per la società civile. E’ altresì strumento di lotta, usato per dare una forma particolare alla vita comune.” (Michael Walzer, Il filo della politica, ed. Diabasis, ’02, p. 91)
“Dobbiamo liberare il mercato dal vizio congenito di sopprimere le proprie condizioni di buon funzionamento”. Massimo Cacciari (2006).
Francesco BIZZOTTO

mercoledì 11 gennaio 2017

SETTIMO RAPPORTO GLOBALE ALLIANZ


La classe media in occidente è alla canna del gas

E’ stato da poco presentato il settimo rapporto globale sulla ricchezza dei privati commissionato da Allianz.I’ ”Allianz global Wealth Report” analizza l’indebitamento delle famiglie, in più di 50 paesi nel mondo. I risultati mostrano che gli anni buoni sono solo un ricordo, infatti le attività finanziarie sono aumentate nel 2015 del 4,9%, appena al di sopra del tasso di crescita dell’attività economica. L’analisi della distribuzione della ricchezza mostra un quadro complesso. Il successo dei mercati emergenti ha fatto sì che sempre più persone partecipassero alla prosperità economica e ha creato una nuova classe media globale, i livelli di povertà sono scesi in particolare in quei paesi. La maggioranza dei cinque miliardi di persone che vivono nelle nazioni incluse nell’analisi appartengono ancora alla classe della bassa ricchezza, ma nonostante questo la classe della ricchezza media globale è cresciuta: il numero di persone è più che raddoppiato ad oltre un miliardo. Secondo gli analisti “l’emergere di una classe media veramente globale è uno degli sviluppi importanti per l’economia mondiale, Fino ad oggi, questo processo e stato guidato dalla Cina, ma è probabile che un domani anche l’India possa sviluppare questo potenziale” .Ma non sempre quello che luccica è oro, infatti la classe media italiana, come nei principali paesi industrializzati, si sta restringendo, questo comporta una minore capacità di risparmio e di acquistare beni di largo consumo , anche di tipo assicurativo e non solo. Una continua crisi della classe media avrà ripercussioni anche sui risultati di tutte quelle aziende, dalle assicurazioni, alla grande distribuzione, fino a tutte quelle che producono beni durevoli, che avranno sempre meno clienti retail, in questa parte di mondo. Se le aziende possono rincorrere i consumatori anche dall’altra parte del pianeta, per la classe media italiana non è così facile spostarsi. Lo stesso problema lo avranno quei partiti che volevano rappresentarne le aspirazioni. In una prospettiva poi dell’industria 4.0, sono previsti nei prossimi anni saldi negativi in termini di milioni di posti di lavoro. I ricercatori che si occupano della stampante 3D, che dovrebbe rivoluzionare la produzione, lavorano anche sul “reddito di cittadinanza”. Il fatto che lo elaborino degli ingegneri e non degli economisti è significativo. Forse non è il caso di lasciare uno studio così interessante alla propaganda del M5S.

Massimo CINGOLANI