lunedì 20 giugno 2016

ASSICURAZIONE E' CULTURA


Christo, il lago e i rischi.
Il 18 giugno sul lago di Iseo si è inaugurata un’opera d’arte, una installazione temporanea di un artista americano (anzi lui e la moglie Jeanne-Claude) divenuto celebre per una serie di interventi simili fin dalla fine degli anni ’60.
L’installazione sarà una passerella di 3 km sull’acqua che collega Sulzano con Monte Isola e l’isola di San Paolo percorsa da migliaia di persone.
La passerella può accogliere fino a 17.000 persone contemporaneamente.
Il costo dell’opera si aggira sui 15 milioni di euro e il costo sarà interamente coperto dall’artista che conta di recuperare le spese con la vendita dei disegni e delle opere. I visitatori non pagheranno alcun biglietto.
Questo modello di business è già stato ampiamente testato e pertanto non è un rischio per l’artista. Tutto il resto si.
Dal punto di vista assicurativo quindi la business interruption dell’evento è estremamente ridotta, anzi, paradossalmente, con condizioni climatiche avverse l’accesso al pubblico sarà chiuso e pertanto i rischi potrebbero addirittura essere minori.
Se si vanno a leggere le precauzioni e i sistemi di sicurezza adottati, si capisce che dietro esiste una perfetta macchina della gestione del rischio.
E questo non stupisce visto che la cultura assicurativa del paese di provenienza dell’artista.
Sulla passerella si cammina sono in centro: a 4 metri dal bordo.
La passerella è accessibile 24h con illuminazione notturna.
Ci saranno barche di appoggio ogni 15/20 metri.
120 guardiani che si alterneranno su tre turni.
Non si potrà accedere con biciclette, skateboard, pattini o simili.
Area navigabile interdetta nelle vicinanze (e i guardiani H24 avranno il loro da fare).
Gli aspetti assicurativi non sono pubblici ma scommetto che la copertura del rischio sarà di
una compagnia straniera (sarei felice di essere smentito).
Qui, quello che stupisce, è il perfetto connubio tra l’emozione che l’opera deve generare nel visitatore, la gestione della sicurezza, la gestione finanziaria e, vorrei aggiungere, gli aspetti assicurativi.
Visto l’attenzione e il rigore dichiarati, mi aspetterei una copertura dei danni all’opera, ai visitatori e ai beni paesaggistici a costi assolutamente sostenibili.
Dietro ad una opera così “eccezionale” (non inteso come giudizio personale ma come rarità) credo che in Italia non si sia mai potuto realizzare proprio per la scarsa cultura assicurativa.
Assicurare in Italia vuol dire pagare una polizza. All’estero assicurare vuol dire gestire i rischi.
Gli assicuratori entrano a far parte del gruppo di progetto che realizza l’opera, offrono suggerimenti e indicazioni anche in forma creativa (chi dice che gli assicuratori non possono essere creativi?).
Questo deve fare il vero assicuratore.
Il vero assicuratore non vende polizze auto: quello lo fa il sito web basandosi su tariffe create da un sistema informatico che si basa su dati storici.
Il vero assicuratore applica metodo, esperienza, informazioni e tantissimo “buon senso” assumendosi il rischio.
Il rischio nel vendere polizze auto non esiste (esiste il rischio finanziario di non generare abbastanza utile).
Il rischio nell’assicurare l’opera di Christo è ben presente ma con un approccio di risk management lo si può gestire.
Nell’immaginario collettivo l’assicuratore in Italia non esiste, anche se esistono esperti professionisti che svolgono questo affascinante mestiere, e la cultura assicurativa continua però a risentirne.
Un vero assicuratore consiglia come ridurre il costo della polizza, e il cliente evoluto accetta i consigli anche a costo di assumere guardiani, aggiungere barche, limitare il passaggio, evitare le ruote sui teli, il tutto però nel rispetto di un modello di business che deve stare in piedi: l’artista riuscirà a rientrare nei costi? ….magari si è assicurato.
Nicola CATTABENI Presidente UGARI

mercoledì 6 aprile 2016

AGENZIE SOSTITUITE DA CALL CENTER IN ALBANIA?


LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE È ALLE PORTE E PASSERÀ PER MILANO

Manca meno di un lustro alla prossima rivoluzione industriale. La prima a metà del XVIII secolo riguardava lo sviluppo tessile, metallurgico, del carbon fossile e l’energia a vapore. La seconda a fine XIX secolo con petrolio, elettricità e motore a scoppio portò poi alla fabbrica fordista e alla catena di montaggio. Negli anni ’70 del secolo scorso vi fu la rivoluzione informatica (fonte Wikipedia). Per il 2020, secondo i lavori del Worl Economic Forum di Davos, sarà la volta dell’Information Technology.

Sarà una svolta epocale, gran parte delle occupazioni, così come sono organizzate oggi scompariranno o si modificheranno completamente, ci saranno risparmi economici legati alla chiusura degli uffici tradizionali, in alcune imprese già si fanno contratti pilota di telelavoro. Ad esempio, Barilla ha introdotto per i propri dipendenti la possibilità di lavorare in modo flessibile, ovunque e in qualunque momento, grazie a nuovi strumenti di comunicazione digitali e inedite metodologie. Un successo per l’azienda e per le persone coinvolte, circa 1600, pari al 74% dei dipendenti totali e in maggioranza donne.

Secondo la relazione del WEF si lavorerà da casa o in centri di aggregazione autonomi, senza orario prestabilito, con ampia flessibilità. Tutto bello, forse. Le innovazioni tecnologiche stanno già rivoluzionando gli equilibri dell’economia. Persone che diventano “autisti” utilizzando piattaforme come Uber senza passare per aziende che selezionano e formano il personale, senza poter usufruire di servizi come assicurazione medica e di disoccupazione – fenomeno particolarmente diffuso negli Stati Uniti. Senza contare l’aspetto fiscale che rende difficile la tassazione nei paesi nei quali opera.

Questione che riguarda tutte le aziende globali che vendono beni o servizi attraverso il web. Un numero sempre più grande di esseri umani possono essere facilmente sostituiti da una macchina nel proprio posto di lavoro. Google è alla ricerca di un partner nell’industria automobilistica per costruire la sua prima auto senza conducente, mentre Toyota presenterà il suo modello iper-intelligente entro il 2020.

Milano sarà parte di questa rivoluzione, però se non regolata avremo uffici vuoti, anche su strada, ad esempio le agenzie di assicurazione, sostituite da call center delocalizzati in Albania, come già succede. Molti locali uso ufficio avranno un crollo del loro valore, in una città come Milano dove è diffusa anche la piccola proprietà immobiliare non sarà un problema da poco, si cercherà di facilitare il cambio d’uso o bisognerà ricorrere alla corruzione?

I negozi sfitti sono già un problema adesso, non si può pensare di sostituirli tutti con street food, non sempre piacevoli da avere sotto casa per orari e odori, oppure con centri massaggi. Le persone avranno più tempo per il tempo libero, la famiglia, ma come si potranno trasformare alcuni spazi in luoghi di associazione, con i regolamenti AST (fu ASL) che non permettono neanche di aprire un asilo dove serve.

Ci sarà più tempo anche per scambiare oggetti, è una delle suggestioni approfondite a Davos, ma come si regolamenteranno i mercatini tra privati senza che li gestisca il racket, come si eviterà che, come succede adesso a prestigiose borse scambio, dei negozianti si mascherino da collezionisti, magari attraverso un familiare prestanome, per non pagare le tasse?

Una nota positiva: dovrebbe diminuire il traffico veicolare. Problema che nessuna amministrazione è riuscita a risolvere. Nel 2020, data della ”rivoluzione” programmata sarà ancora in carica il sindaco eletto quest’anno. Sarà interessante sapere come vuole affrontarla.

Massimo Cingolani
6 aprile 2016

martedì 29 marzo 2016

TRE AMBITI DI UTILITA'


   ASSICURAZIONI INNOVATIVE PER IL PAESE



L’Assicuratore è attore di una solidarietà speciale: su misura, responsabile, che libera risorse.
La sua valutazione può dire del potenziale d’impresa (e del merito di credito), e la sua quotazione dice dello specifico livello di rischio. E, se non assicura? È meglio lasciar perdere: siamo di fronte ad azzardi.
È un investitore istituzionale che guarda lontano. Vuole preparare il terreno, le pre-condizioni per il nostro crescente rischiare (creare, innovare). Merita un forte ruolo e – quando mette in campo la Prevenzione – una fiscalità di vantaggio. Le priorità: Catastrofi naturali (per invertire il trend del degrado), Imprese (per vedere e sostenere quelle che meritano ed esportano) e Salute (per integrare e finanziare il sistema sanitario, e ridurre alla metà, e insieme Gestire con umanità, il rischio più duro: quello di non autosufficienza in età avanzata).

Il Governo può creare un tavolo di discussione, dare un indirizzo, chiedere un impegno di ruolo.

Obiettivo di questa nota è la collaborazione tra pubblico e privato in ambito di Sicurezza e Libertà personali. Per una relazione forte, uno scambio di ragioni, per obiettivi condivisi.
L’Assicuratore si orienta, oltre che ad assumere rischi misurati, anche a gestirli (favorire la Prevenzione dei danni). Perché i rischi crescono, in parallelo con le possibilità, a causa degli sviluppi della conoscenza e delle applicazioni tecniche, e per effetto delle concentrazioni di valori e dei nuovi spazi di libertà, creatività e decisioni (personali e organizzati).

In particolare, le libertà sono detonatore del rischio che, per certi aspetti e in diverse occasioni, si presenta come pericolo, ovvero è opaco e fuori controllo. La distinzione l'ha fatta Niklas Luhmann: rischio è processo consapevole e trasparente, probabilità, misura; pericolo è decisione subita o priva di misura. E pericolo è prossimo ad azzardo (tracotanza).
Ora, l'Assicuratore può assumere rischi (probabilità), non pericoli. Di fronte ai pericoli cerca di capire per ridurli a rischi. E non assicura azzardi. Ha rifiutato di assicurare progetti di perforazioni oceaniche e del Polo nord (in cerca di petrolio), e i progetti sono stati accantonati.
Mira 1° alla misura per poter assicurare, e 2° alla Prevenzione (ridurre la probabilità di danno) per pagare meno sinistri (aumentare il margine di guadagno).
È un attore di mercato che ha interesse a invertire il trend del degrado e a far crescere la sicurezza come safety (capacità di correre i rischi). Ed è investitore istituzionale disponibile anche a questo scopo, oltre che a garanzia degli assicurati. In Europa ha asset per circa 7.000 miliardi.
Realizza una forma di solidarietà personalizzata, pagata e responsabilizzante. La sua valutazione può dire del potenziale d’impresa (e del merito di credito) e la sua quotazione (il premio) è una sorta di misura sociale del rischio; un indicatore della probabilità di danni a beni e persone insita nei progetti e nelle decisioni. Esprime le attese e la fiducia condivise. Dovrebbe accompagnare tutti i progetti d’impresa economica e sociale.

Peraltro la solidarietà attiva, responsabile, è l’obiettivo (da cui nessuno può chiamarsi fuori) dell'intreccio normativo che, su indirizzo europeo, regola il rischiare. In particolare con:

- Il D.lgs. 231/01 (responsabilità nominalmente amministrativa, di fatto penale).

- Il D.lgs. 81/08 (sicurezza e salute nei luoghi di lavoro): obbliga a redigere un Documento di Valutazione (e Gestione) dei Rischi, pur con una logica che separa lavoro e impresa;

- La legge 68/15 (delitti contro l'ambiente).

Il contesto impegna tutti coloro che corrono rischi, o se ne occupano, a comportamenti attivi, virtuosi, relazionali. Pena l'assunzione di responsabilità. Valorizza e stressa – è evidente – il mestiere di assicuratore. Lo chiama a un grande sviluppo e a innovare l'offerta verso la Gestione dei rischi. L’ottica di Gestione (ben oltre la pura Assunzione del rischio) implica la Prevenzione. È un indirizzo che merita una sottolineatura politica e una fiscalità di vantaggio.
In quali particolari settori le Assicurazioni possono avere uno sviluppo utile? Tre ambiti:

1. CATASTROFI NATURALI. Terremoti, eruzioni vulcaniche, trombe d’aria, uragani, inondazioni, allagamenti, inquinamenti gravi: il Paese ha avuto 250 miliardi di euro di danni dal 1945. Può cambiare il modo di fare solidarietà dopo le catastrofi. Dalla ripartizione di risorse fiscali è giusto passare a una solidarietà attiva, responsabile, partecipata, pagata su misura di rischio, e capace di imporre il risanamento, il rispetto ambientale, un certo equilibrio.
Il tempo è maturo per un indirizzo nazionale che apra a progetti regionali e a una tassa più bassa su queste polizze. Potremmo anticipare gli eventi e fare qualche test con tre obiettivi:

1. la definizione di forme assicurative obbligatorie minime, anche come estensione di polizze in essere, con poche e semplici classi di rischio, e precisi criteri e percorsi / obiettivi di sicurezza;

2. la costituzione di un Fondo pubblico - privato che sostenga progetti di ricerca, informazione, segnalazione e risanamento, Prevenzione dei danni e Protezione di beni e persone. La Prevenzione riduce i costi del 40 - 50%. Così, tanto i cittadini quanto le Istituzioni e gli Assicuratori, hanno interesse ad attivare questo sistema. Un circolo virtuoso subito conveniente;

3. la definizione di procedure di Perizia dei danni. A L'Aquila hanno ridotto le richieste del 20%.
2. IMPRESE. È tema non eludibile. Da qui passerà una nuova immagine e legittimazione dei servizi assicurativi. La buona copertura d’impresa è oggi il risultato di una accurata Gestione dei rischi che può giungere a dare una Garanzia di fornitura (obbligazione di fare), a seguito di una attenta Valutazione di impianti, prodotti, progetti. Può evidenziare il potenziale aziendale e quindi il “merito di credito”. È aspetto decisivo perché le PMI (più del 50% del Pil e delle esportazioni) possano crescere. Diventa centrale la collaborazione tra assicurazioni e banche (rischi e finanziamenti). Per una crescita sana e selettiva: non sprecare risorse; aiutare chi può farcela.

Con la Gestione del rischio le compagnie stanno più vicino alle imprese e possono, ad esempio:

· contribuire alla stesura del Documento di valutazione dei rischi previsto dal D.lgs. 81/08;

· generalizzare le polizze All risks e superare l'illogico doppio elenco dei rischi – quelli compresi e quelli esclusi – delle polizze a rischi nominati (dove l’imprevisto e la lite sono quasi la regola);

· aprirsi alla Gestione e copertura dei rischi di Rete che rendono potenti le nostre PMI;

· sostenere meglio chi esporta con garanzie finanziarie (PMI) per i rischi d’insolvenza e “politici” sul breve termine. Le polizze Credito e Trasporti poi possono darsi un sistema di garanzie e controlli in porti, dogane e mercati (come fanno i Lloyd’s) che anticipi le contestazioni.

L'Assicurazione è dunque parte dei servizi alle attività (un punto debole del Paese) che formano l’imprescindibile sistema intelligente che accompagna nel mondo e rende competitive le imprese.
3. SALUTE. Altro tema vitale. Qui l’Assicuratore è nato per integrare il pubblico (lo diceva già Alfonso Desiata). Può mixare le tutele della Salute (consentire al cittadino di scegliere, in clinica o ospedale) e del Reddito: dalla capacità lavorativa alla autosufficienza in età avanzata (l’alto, tremendo rischio dei 60 - 70enni di oggi). Anche qui vince la logica di Gestione attiva dei rischi con tre elementi in bella evidenza: la Prevenzione come valore di base, lo scambio di informazioni come via maestra e la lunga durata delle polizze come garanzia di serietà e continuità.

Poniamo in evidenza due temi in particolare (che meritano una fiscalità di vantaggio):

· Le polizze Salute integrative del Servizio pubblico, che possono costare la metà delle attuali sostitutive, consentire molte scelte del cittadino, a partire dai tribolati tempi di ricovero, prevedere opportuni percorsi di Prevenzione (in specie per i giovanissimi) e aprire un mercato di massa. Queste polizze possono essere una sicura fonte di finanziamento, se il sistema sanitario (pubblico e privato) decide di lasciarsi valutare nel merito e non quasi solo nel comfort. Oggi l’offerta (di puri rimedi) conduce il gioco da monopolista chiuso e opaco. Assai poco relazionale. Anche nelle molte zone in cui è eccellente.

· Il rischio di “non autosufficienza” può essere ridotto del 50% con percorsi di Prevenzione e di Recupero. È un dato enorme che va valorizzato. Come? Favorendo il lancio della specifica polizza Cure di lunga durata (Ltc – Long term care) in ottica e come parte di una più ampia Gestione dello specifico rischio. Gestione che comprende – oltre alla periodica Valutazione e a percorsi di Prevenzione – anche forme innovative di Trattamento del danno, cioè della dipendenza: innanzitutto prevedendo terapie di Recupero (efficaci – lo ripetiamo – al 50%) e poi con innovative prestazioni di servizio. Ad esempio con Case di Autonomia e Relazione – CAR – che anticipano alla radice il problema, riducendo drasticamente un rischio che cresce di pari passo con la solitudine e la depressione.
Francesco BIZZOTTO




mercoledì 9 marzo 2016

ASSCURAZIONI: LA PREVENZIONE E' IN CAMPO

SOLVENCY II SIGNIFICA ANTICIPARE GLI EVENTI

Al Cineas del Politecnico di Milano Pierluigi Stefanini schiera il Gruppo Unipol e l’Assicuratore a favore della Gestione del rischio, dell’innovazione che anticipa gli eventi avversi. In economia, è la rivoluzione.

Il 2 marzo scorso si è tenuto, nell'Aula Magna del Politecnico di Milano, un incontro / dibattito organizzato dal presidente del Cineas Adolfo Bertani, con la partecipazione di Pierluigi Stefanini (presidente del Gruppo Unipol e vice-presidente di UnipolSai), Giorgio Basile (vice presidente Cineas – area imprese), Matteo Coppola(Boston Consulting) e un folto gruppo di risk manager e dirigenti di primo piano di molte compagnie e broker: tra cui Bertelle di AIG, Cele di Marsh, Casati di Zurich.

Obiettivo dell’incontro: favorire il dialogo tra Banche, Assicurazioni e Industrie sul terreno della Gestione dei rischi, per Prevenire i danni e contribuire alla definizione del Merito di credito bancario. Per una cultura del Rischio all'altezza del Paese.

Bertani vi ha molto insistito, appassionato come sempre fino alla battuta (... Io che sono "democratico", nonostante il nome).

Insomma, l'Europa (Solvency II) sta producendo sul mercato assicurativo i suoi effetti. Bellissimi.

E infatti nello stesso giorno la stampa di settore (Insurance Trade.it) riportava una significativa dichiarazione del presidente dell’Ivass, Salvatore Rossi, secondo cui occorre stimolare un profondo cambiamento culturale nel settore assicurativo. In particolare:“Il passaggio dall’approccio statico di Solvency I, basato su dati storici, a uno prospettico come quello di Solvency II è rivoluzionario”.

Sembra proprio che con la storia (le statistiche, le tariffe) non si vada lontani. Non si possano misurare i rischi del nostro tempo. Serve un approccio attento e vicino al soggetto del rischio; stare in buona relazione con lui, scambiare molte informazioni e contribuire al suo impegno per gestirlo. Solo così lo si può rendere misurato e quindi lo si può assicurare. Questa misura, peraltro, è ciò che serve al Paese. Il che non significa non studiare gli eventi, la storia.

Rossi si riferisce all'approccio di Bilancio e di sicurezza (capitalizzazione) delle compagnie. E non solo. È ovvio che se assumi una logica prospettica (e non statica) nel Bilancio, sei obbligato a osservare con la stessa logica i Rischi che sono alla base del tuo Bilancio. Altrimenti, che Bilancio fai?

Il dibattito è stato interessante. Centrato sulla necessità del Risk Management nelle imprese. Una funzione specialistica ben strutturata (Basile), seppur integrata con le attività produttive, con il business (Coppola), per non essere sempre in ritardo (Cele).

Una funzione strategica cui fa da sponda l’invito di Stefanini agli Assicuratori a tornare ai fondamentali del mestiere, a riscoprire lo specifico valore mutualistico e a riflettere sulle priorità: il cambiamento climatico e i rischi di Catastrofi naturali, propone.

Allora, Gestire i rischi significa anticipare gli eventi; creare spazio, governare e rendere possibile lo sviluppo sostenibile. Chi altro può avere questo ruolo positivo?

In questo senso la ricerca degli Assicuratori ha un sicuro ruolo sociale (Bertelle) che va riconosciuto. E il ritardo più grande? Il cambiamento climatico, ribadisce Casati.

Bertani ha insistito sulla esigenza di aperture al RM, coerenti e tra loro legate, da parte di Assicurazioni e Banche (queste, sono più in ritardo): per valutare, attraverso la lente dei rischi, l'impresa, la sua struttura (punti di forza e aree di crescita), il suo potenziale (al presente e in prospettiva); il Merito di credito.

E Stefanini ha sostenuto necessaria la collaborazione tra pubblico e privato sulla strada maestra della Prevenzione, della Gestione dei rischi. Per riscoprire un approccio e una cultura etica nel fare business. Un respiro, quello di Stefanini, concreto e politico a tutto tondo.

Le conclusioni. Bertani evidenzia che la domanda di RM formati è alta (4 - 5.000 per i prossimi anni). In molti ospedali il RM c'è solo sulla carta. In troppe facoltà l'insegnamento è assente (Medicina, ad esempio). Lamenta infine che mancano finanziamenti (Borse di studio) per consentire ai Giovani di frequentare i Master di RM. Occorre fare sistema con le pubbliche Istituzioni, ribadisce, per far crescere la cultura del rischio.

E Stefanini invita a chiedersi cosa possiamo fare insieme per il Paese. Sottolinea

il nostro ruolo di integrazione della Sanità pubblica (possiamo valorizzare i 30 miliardi annui spesi da privati cittadini) e l'esperienza in corso d'opera di UnipolSai con Cineas a Torino, per aiutare le PMI a prevenire le Catastrofi naturali.

E ricorda che il Governo Renzi ha stanziato 2,5 miliardi per la ricerca avanzata. Parliamone apertamente, dice. Le nostre idee (Gestire i rischi, anticipare gli eventi avversi con la Prevenzione, contribuire a dire del Merito di credito, governare, rendere misurato e sostenibile lo sviluppo economico) meritano di essere prese in considerazione.

Francesco Bizzotto 7 marzo 2016
 “Le modalità di calcolo del rischio, come sono state sinora definite dalla scienza e dalle istituzioni legali, collassano.” Ulrich Beck, La società del rischio, Carocci ‘00, p. 29

“Io credo […] alla forza inventiva dell’uomo e alla sua scaltrezza vitale, alla sua capacità di vedere, progettare, dominarsi, fare e seguire leggi. Egli inventerà anche degli strumenti contro ciò che proviene da lui medesimo.” Hans Jonas, Sull’orlo dell’abisso, G. Einaudi, ’00, p. 44

mercoledì 2 marzo 2016

OMICIDIO STRADALE


Finalmente la legge diventa realtà

“L’omicidio stradale finalmente diventa legge. Per troppi anni si è stati passivi di fronte alle stragi che si sono consumate, con tante vite spezzate, anche con mamme, bambini e giovani. Senza dimenticare le lesioni gravi e gravissime che hanno menomato e distrutto per sempre l’integrità fisica di migliaia di persone”. Lo dichiara il sen. Giuseppe Lumia, capogruppo Pd in commissione Giustizia intervenendo in aula in dichiarazione di voto sul voto di fiducia sul provvedimento. “Ben 5 passaggi tra Camera e Senato non lasciavano più spazio alla melina, al tentativo ogni volta di cambiare qualcosa – ha aggiunto – Il voto di fiducia ha rotto questo immobilismo che finalmente dà al nostro Paese uno strumento per colpire con severità i pirati della strada e chi si mette alla guida dell’automobile causando lesioni perché ubriaco, perché sotto effetto di droghe o perché si sono
violate le principali e più delicate norme del codice della strada”.
“Più rigore meno immobilismo – ha concluso Lumia – sono le scelte contenute in questa legge. E’ necessario un approccio integrato. Nessuno lo nasconde, anzi, sono già in fase di avvio gli strumenti della prevenzione, dei controlli, della manutenzione delle nostre strade e della messa in sicurezza delle automobili. Le associazioni delle vittime della strada hanno chiesto con forza che il Parlamento arrivasse a questo obiettivo. Oggi questa legge finalmente diventa realtà”.

lunedì 8 febbraio 2016

I FATTORI CHE INCOMBONO SULL'ECONOMIA MONDIALE


I sette nani dell’economia globale

La crisi non è finita, sette fattori incombono sull’economia mondiale secondo uno studio di Euler Hermes società del gruppo Allianz, sono i sette nani della crescita globale e più precisamente:
Pisolo, il commercio mondiale che aumenterà di poco. La diffusione della tecnologia e la crescita dei salari erodono i vantaggi competitivi dei paesi manifatturieri asiatici e dell’Europa centrale, il riequilibrio cinese, dall’industria ai servizi, riduce le opportunità di vendita per i fornitori di merci primarie e intermedie.

Brontolo, i mercati emergenti. Nel 2016 Brasile, Russia, Nigeria, Turchia e Sudafrica resteranno vulnerabili agli shock economici e alla volatilità del mercato.

Mammolo, i prezzi delle commodity. Il costo del petrolio basso sfavorendo gli esportatori netti rischia di mettere in crisi il modello di quei paesi nei quali finanze pubbliche e strategie valutarie si basano sulla quotazione del barile. Chi comprerà i grattacieli di Milano?

Eolo, i mercati finanziari. I mercati delle commodity in difficoltà aumenteranno la pressione sulle valute degli esportatori di materie prime, con possibili svalutazioni in Brasile, Cina, Russia, Turchia.

Gongolo, i consumi interni. Molti paesi adotteranno misure protezionistiche per stimolare i consumi domestici rispetto alle importazioni.

Dotto, la politica. In alcune importanti economie la politica fiscale sta cambiando in modo favorevole. Anche in Europa l’austerità fiscale dovrebbe finire.

Cucciolo, decisioni e rischi politici. Qui c’è l’imbarazzo della scelta, dal rischio Brexit,  alle sanzioni alla Russia, all’Iran, fino alle elezioni americane.

Non è citata Biancaneve, che non si sa dov’è e chi è, forse è la politica italiana che finalmente si fa sentire in Europa.

di Massimo Cingolani

mercoledì 27 gennaio 2016

CON I DEBOLI ANCHE PER IL REATO DI OMICIDIO STRADALE


SICUREZZA E LEGALITA' SIANO PATRIMONIO
DEL CENTROSINISTRA


Nei giorni scorsi è stato presentato il libro di Cristina Fiorentini: ”Difesa in Rosa – Tecniche di incolumità e sicurezza per le donne”, edito da De Vecchi. L’autrice è stata campionessa di judo femminile, è specializzata nel judo per bambini. Una delle sue iniziative particolarmente interessanti è stato il programma “Cintura Rosa” ideato per il Comune di Milano alcune anni fa. Obiettivo dell’opera, con oltre 350 fotografie, è fare della conoscenza e della pratica delle arti marziali uno strumento di prevenzione e di difesa al femminile.

La specialista fornisce i consigli per evitare e fronteggiare situazioni di pericolo nella vita di tutti i giorni, dall’ambito domestico, quali il pianerottolo, in ascensore, per le scale e nell’androne di casa, durante lo shopping, in auto e in strada o in un parcheggio, fino al tempo libero, nei luoghi pubblici come il parco o in discoteca. Per poi approfondire luoghi particolari come al bancomat, sui mezzi pubblici o in viaggio, la sera tardi.

Chiaramente queste tecniche non sono la soluzione al problema della violenza sulle donne, ma hanno comunque l’obiettivo di creare la presa di coscienza di sé e delle proprie capacità di gestione di situazioni di stress: la migliore autodifesa non è la ricerca dello scontro, ma la consapevolezza dei propri limiti ed evitare i rischi inutili. In un momento in cui una politica malata propone di regalare le pistole ai cittadini, la prospettiva della “Difesa in Rosa”, con la riappropriazione del proprio corpo attraverso “l’arte marziale” è la miglior scelta possibile.

C’è però un piccolo problema: alla presentazione del libro ha partecipato Prosperini, ex esponente del centrodestra, relegato all’oblio per vicende poco politiche, che ha commentato ed enfatizzato, peraltro in maniera non esagerata, il problema della sicurezza, in particolare per quanto riguarda le donne. Ma perché un rappresentante del centrosinistra neanche “si sogna” di intervenire a un evento del genere? Sinceramente è di difficile comprensione.

Probabilmente, per fattori di vecchia cultura, forse per l’aver passato troppo tempo all’opposizione, forse per aver cercato di giustificare e comprendere tutto ciò che era contro le regole sociali, per un politicamente corretto caricaturale, si stenta a capire che adesso il problema della sicurezza colpisce in particolare fasce deboli, come gli anziani, le donne in determinati momenti e luoghi, le periferie.

È la stessa logica che ha portato Sel e alcuni parlamentari del Pd a intervenire contro la proposta di legge per l’introduzione del reato di omicidio stradale, perché le risposte, cioè un aumento della pena a 12 anni, l’arresto immediato per l’omicidio e le lesioni gravissime, il prelievo coattivo di campioni biologici, erano “risposte emotive e demagogiche”, come se la repressione di un reato sia in sé un aspetto negativo. Di fronte alle obiezioni, poi il governo e stato costretto a ricorrere al rimedio di un maxiemendamento che è stato presentato dal ministro per i rapporti con il parlamento Boschi, sul quale ha posto la questione di fiducia.

Ora ci avviciniamo alla campagna elettorale, sarà bene che chi vincerà le primarie, ponga anche questo tema all’ordine del giorno, ma perché sicurezza e legalità, soprattutto per le fasce deboli, devono diventare patrimonio del centrosinistra.

 Massimo Cingolani

mercoledì 18 novembre 2015

TRACCIAMENTI DEL JOBS ACT


CREDITI AL CONSUMO
Il Jobs Act non ha portato un solo posto di lavoro in più, tuonano le varie opposizioni: interne ed esterne. Probabilmente è anche vero, ma il mercato automobilistico in luglio, in particolare a Milano è aumentato del 14,54 % e a far volare questi incrementi è l’aumento di domanda dei privati principalmente giovani, cresciuta del 20%. Ma non solo, sono in aumento anche i consumi di materiale tecnologico come telefonini, computer e piccoli elettrodomestici. Secondo il Centro Studi di Confcommercio un trend di questo tipo potrebbe portare a un aumento del PIL al 2% alla fine del quarto trimestre dell’anno, dando una definitiva accelerazione alla crescita del paese.
Apparentemente questi due elementi del Jobs Act, aumento del mercato auto e dei consumi in generale sembrano non essere collegati, ma non è così. Il Jobs Act indica una riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa e attuata in Italia dal governo Renzi, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 e il 2015. Il termine deriva dall’acronimo “Jumpstart Our Business Startups Act“, riferito a una legge statunitense, promulgata durante la presidenza di Barack Obama nel corso del 2012, a favore delle imprese di piccola entità. In Italia il termine è stato invece usato per definire un insieme di interventi normativi in tema di lavoro a carattere più generale.
Eccoli i primi effetti del Jobs Act. Secondo i dati sui rapporti di lavoro, tratti dal sistema informativo delle comunicazioni obbligatorie, lo scorso marzo ci sono stati circa 21mila contratti di lavoro in più rispetto alle attivazioni registrate nello stesso mese di un anno prima con un saldo positivo di ben 92 mila unità rispetto alle cessazioni. Significativo (+54mila) il balzo compiuto dai rapporti a tempo indeterminato, ora fortemente incentivati, e la cui quota sul totale sale così dal 17,5 al 25,3%. Mentre la quota dei contratti a tempo determinato cala dal 63,7 al 59,4%.
Significativo anche il dato delle trasformazioni della tipologia dei contratti, che segnala un miglioramento della qualità del lavoro: a marzo sono state infatti 40.034 le trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato contro le 22.116 nello stesso periodo del 2014.
La stabilizzazione dei contratti produce un effetto virtuoso: l’accesso al credito, un aspetto a lungo dibattuto, ma che aveva bisogno di una novità del genere per ripartire. Le auto e quasi tutti i beni sono venduti nel più del 70% dei casi attraverso sistemi di finanziamento. Con il consolidamento del contratto di lavoro, anche i giovani hanno potuto accedere alla rateizzazione , senza dover ricorrere alla garanzia di parenti o amici con buste paga a tempo indeterminato.
Secondo i dati forniti dagli operatori del settore l’aumento di mutui e prestiti e del 50% in più rispetto all’anno precedente e la tendenza è ancora in crescita. Infatti un finanziamento è in vigore mediamente 36 mesi, quanto la durata di un contratto a tutele crescenti e anche nel caso non fosse rinnovato, il trattamento di fine rapporto, cioè la liquidazione garantisce la rata finale. Questo dimostra che un mercato del lavoro più stabile e competitivo non può che rilanciare l’economia.
Storicamente la crisi dell’auto è sintomo di crisi generale e stagnazione, basti pensare che una delle prime operazioni della prima presidenza Obama fu quella di rilanciare l’auto, con il sostegno del governo federale all’operazione Fiat/Chrysler e non solo. Inoltre, secondo una previsione del “Salary budget planning study” di Towers Watson nei prossimi mesi i lavoratori del nostro paese beneficeranno di un aumento dei salari fermi al palo negli ultimi anni.
A partire dal 2016, i lavoratori potranno beneficiare di una crescita degli stipendi. La combinazione di un discreto aumento dei salari e un’inflazione vicina a livelli record negativi saranno un fattore determinante per i dipendenti italiani, i quali inizieranno a vedere un reale incremento del loro reddito dopo anni di crescita zero. La ricerca, condotta nel luglio 2015 con 8.000 questionari ricevuti da 110 aziende del settore privato, rivela che lo stipendio medio italiano è cresciuto del 2,5%: questo, unito alla bassa inflazione annuale del 0,4%, porterà a una crescita in termini reali delle paghe che non si registrava da molti anni.
Aumento dei salari e aumento dei consumi potranno generare una crescita generalizzata dell’economia, che non potrà che generare nuova occupazione. Analizzare il Jobs Act in questa prospettiva evidenzia che certe polemiche appaiono solo strumentali e contingenti, soprattutto quando a farle è chi sostiene di essere un riferimento per il mondo del lavoro.

Massimo Cingolani da Arcipelagomilano.org 17 novembre 2015

mercoledì 4 novembre 2015

L’INDICE DI RISCHIO PER LE CITTA’


I LLOYD'S DI LONDRA GUARDANO ALLA POLITICA MILANESE


Quali sono i veri rischi di Milano? Le criticità e le opportunità? Secondo i Lloyd's di Londra che hanno commissionato all'Università di Cambridge “Il City Risk Index”, in Italia sono a rischio 44 miliardi di dollari di PIL. L'analisi evidenzia l'impatto economico dei problemi che minacciano le città. Obiettivo della mappatura dei Lloyd's? Sviluppare un maggior confronto tra assicuratori, governi nazionali e locali, aziende per limitare le incognite del futuro e proteggere le infrastrutture. Il lavoro indica che i pericoli legati alle attività dell'uomo, quali attacchi informatici, terrorismo e fluttuazioni del prezzo del petrolio, costituiscono le minacce più significative rispetto alle tradizionali catastrofi naturali come inondazioni e terremoto.

La paura più importante per il PIL mondiale è il crollo dei mercati finanziari, basti pensare a: crisi greca, rallentamento dell’economia cinese, Volkswagen. Infatti tale criticità rappresenta un quarto dei potenziali danni descritti nello studio. Nel caso Italia il 70% delle perdite deriva da “rischi legati direttamente alle attività dell'uomo, quali il crollo dei mercati, shock petroliferi e cyber attack”.

Il report rileva che Milano insieme a Torino, Roma e Napoli, potrebbero produrre nel corso del prossimo decennio un PIL pari a 499 miliardi di dollari e il 9% sarebbe a rischio a causa dell'insieme delle minacce naturali derivanti dall'attività umana. Secondo il City Risk “la crisi dei mercati costituisce l’esposizione economica più significativa ponendo a rischio 12,02 miliardi di dollari di PIL, seguita dalla crisi del prezzo del greggio 9,68 miliardi di dollari, attività di hacker 6,49 miliardi, pandemia umana 3,87, e inondazioni 3,36.

A Milano, principale centro finanzia-rio italiano, i tre rischi legati al settore finanziario, crollo dei mercati, cri-si petrolifera e attacchi informatici, rappresentano circa tre quarti del PIL in pericolo. La quota del PIL to-tale critico a Milano, a causa di minacce legate all’uomo, è la quarta più alta a livello mondiale e riflette una tendenza comune a molte metropoli sviluppate. Ebbene, di questi potenziali rischi e di opportunità per evitarli, ben difficilmente si parlerà nella prossima campagna elettorale, perché semplicemente non sposta-no un voto.

Forse di quelli evidenziati, quelli che in una piccola quota potrebbero a-vere uno spazio sono le inondazioni in una parte di una zona di Milano, la 9, dove esiste il problema del Seveso, ma le scelte fatte e il buon la-voro del Consiglio di Zona e, non ultimo il sottovalutato lavoro di ana-lisi e proposte fatte dal Network Assicuratori PD, dovrebbero tampona-re eventuali attacchi.

Una pandemia o una crisi igienico sanitaria potrebbero incidere solo se speculatori politici professionisti, magari padani, cercassero un unto-re al quale addossare responsabilità, ma obiettivamente, a parte del possibile inquinamento a seguito dello smaltimento di rifiuti pericolosi in corsi d’acqua, non sembra un problema a breve termine.

Visto che l’obiettivo di tale ricerca è fare in modo che parte di questi rischi siano trasferiti nel settore assi-curativo, non sarebbe male che la politica facesse in modo che tali premi fossero intermediati sulla piazza di Milano. In questa città, tra chi produce occupazione in via di-retta e indiretta c’è anche l’inter-mediazione assicurativa, anche se al mondo politico milanese in maniera bipartisan, non interessa molto, probabilmente perché gli addetti a questo settore non esprimono un voto ben organizzato, a differenza di commercianti, taxisti, ecc.

La campagna elettorale si giocherà, forse, sul bilancio di Expo, ma molto più probabilmente su buche nelle strade, immigrazione e sicurezza reale o percepita, in particolare in certe zone. Un terreno sul quale il centrosinistra sarà sempre in difficoltà, come afferma Renzi “salviamo la vita ai migranti anche se costa voti”. Ogni formazione politica ha dei principi non negoziabili.

Il traffico, è un problema che i milanesi ancora subiscono e sentono ancora come di non semplice soluzione, a parte chi vive in centro. La chiusura del centro e la presenza di spazi commerciali aperti sempre e raggiungibili solo in auto ha trasferito il problema, compreso quello del-la qualità dell’aria nelle zone esterne.

I candidati alle primarie del PD hanno cominciato il loro giro partendo dalle periferie, sapendo che molto probabilmente lì si giocherà un bel pezzo delle sfida. Potrebbero anche cominciare a pensare come indirizzare e dove redistribuire una parte del PIL che si produrrà secondo le stime dei Lloyd's, possibilmente non tutto nell’Area C.

Massimo Cingolani

da Arcipelago Milano.org 29.x.2015

mercoledì 21 ottobre 2015

ELEVAZIONE A 3.000 EURO DEL CONTANTE E ASSICURAZIONI



Sull’aumento del limite di 3.000 euro all’utilizzo del contante riprendiamo quanto già detto nel 2013…… RITENENDO ANCORA VALIDI OSSERVAZIONI E RICHIESTA.
Se si vuole aiutare i consumatori ed incentivare i consumi, si intervenga per ridurre il costo delle transazioni con bancomat e carte di credito.
Ecco il testo integrale:
mercoledì 3 luglio 2013
Pagamento in contanti: se 1000 vi sembrano pochi!
Basta improvvisazioni, diamo certezza a imprese e consumatori. Non si modifichi nuovamente il limite. Non si coinvolga il settore assicurativo.
Facciamo appello al buon senso di Governo e Parlamento perché l’annuncio del sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari di voler per l’ennesima volta modificare il tetto all’impiego di contante nei pagamenti finisca per restare tale.
Sia per il metodo che per il merito. Infatti non solo sarebbe assurdo modificare per la sesta volta in 6 anni la soglia e sempre per valori diversi – dal 2007 ad oggi da 12.500 , 5.000, 12.500, 2500, 1.000 e ora forse 3.000 -, ma anche perché come sanno tutti quelli che vivono in questo Paese, gran parte del “nero” viaggia con transazioni in contanti.
Inoltre le argomentazioni in riferimento al settore assicurativo lasciano a dir poco meravigliati Senza pensare che gli italiani non possono comprare neanche una polizza vita senza usare carte o assegni».  Forse sarà utile ricordare che dal 2006 il Codice delle Assicurazioni  impone l’obbligo per gli intermediari di versare “su conto separato” i pagamenti di polizze, a garanzia degli assicurati e che per questo la "tracciabilità dei mezzi di pagamento" è di estrema importanza. Giova forse riportare le considerazioni fatte allora dall’Isvap in risposta alle obiezioni sull’art.47 del REGOLAMENTO n. 5 del 16 OTTOBRE 2006 CONCERNENTE LA DISCIPLINA DELL’ATTIVITA’ DI INTERMEDIAZIONE: “I limiti all’utilizzo del contante rispondono ad esigenze di maggior tutela del consumatore, in quanto consentono la tracciabilità delle operazioni effettuate; risultano, inoltre, compatibili con lo sviluppo raggiunto da mezzi di pagamento diversi dalla moneta e dalla diffusione dei depositi bancari e postali presso le famiglie italiane. Tale approccio, presente da tempo nel settore finanziario, è stato di recente confermato dalla legge 248/2006, con riguardo alle modalità di estinzione delle obbligazioni pecuniarie verso professionisti”.
E dato che in più di dieci anni il settore non ha messo in discussione la correttezza del Regolamento n.5, né per la presunta difficoltà nell’incassare i premi, né per la crescita della raccolta, che anzi nel vita sta registrando una netta ripresa, chiediamo di lasciare tranquilli assicurati e assicuratori.