venerdì 26 settembre 2014

Assicurazioni avvisate, mezze…

di Nicola CATTABENI
Ci siamo. Il business “croce e delizia” del mercato assicurativo sta evolvendo più veloce di quello che ci saremmo aspettati. Complice la ormai noiosa e banale crisi, l’utilizzo dell’automobile sta subendo una evoluzione che è più rapida in Italia rispetto agli altri paesi.

Servizi come Car2go, Enjoy e Twist sono i pionieri di uno stile di vita che prevede una riduzione degli oggetti posseduti e un aumento degli oggetti condivisi. L’automobile sarà anche uno status symbol che va posseduto, ma non certo se parliamo di una FIAT, una Renault, una Opel o una KIA: queste sono auto “utili” che il consumatore può limitarsi a “consumare” senza possedere. I soldi risparmiati poi potranno essere utilizzati per acquistare un bene di necessità o un capriccio: che sia una auto storica o un viaggio esotico, una borsa di Hermes o una scarpa di Louboutin.

E le assicurazioni? Per ora guardano passivamente la riduzione di un business fondamentale per i bilanci.

Ma c’è una strada che potrebbero incominciare a predisporre utilizzando la forza delle lobby a livello europeo.

Questa strada porrebbe fine a una anomalia concettuale che vede il mercato RCA assicurare la responsabilità senza definire la responsabilità del singolo. Infatti la polizza tradizionalmente copre chiunque sia alla guida di un veicolo identificato (a meno che non sia attivata la guida esclusiva), “assicura la targa” si dice impropriamente.

La copertura di responsabilità invece dovrebbe essere legata alla responsabilità del singolo, la persona dovrebbe essere maggiormente responsabilizzata ed eventuali penalizzazioni dovrebbero essere attribuite al guidatore e non al titolare della polizza.

Per questo motivo si potrebbe introdurre la copertura di responsabilità civile obbligatoria legata alla patente: contestualmente all’ottenimento della licenza di guida, il cittadino deve tutelare se stesso e la società in cui vive, contraendo una copertura di responsabilità civile per la guida dei veicoli.

Immaginate gli effetti positivi che potrebbe avere sul mercato assicurativo e sullo sviluppo del settore:

·        possibilità di ridefinire l’equilibrio del settore con una maggiore mutualità (numero di patenti maggiore del numero di automobili)

·        possibilità di costruire un prodotto maggiormente personalizzato

·        possibilità di sviluppare il settore della RC privata: basta togliere dalle esclusioni “i danni derivanti dalla guida di autoveicoli muniti di copertura obbligatoria….”

·        abolizione degli espedienti introdotti con la legge Bersani per cui “il veicolo lo intesto al padre per permettere al figlio di godere della classe di merito”.

·        Rendere le compagnie indipendenti dalla contrazione del mercato delle automobili dovuto dalla evoluzione dell’utilizzo.

·        Evitare i problemi di attribuzione di responsabilità  assicurativa dovuti all’utilizzo dei veicoli “condivisi”.

 
Senza contare che anche le coperture Incendio e Furto potrebbero essere incluse nelle polizza “fabbricato e contenuto”, la copertura “infortuni del conducente” sarebbe una sola evitando il dilemma “copertura auto o RE” dove solo la provvigione è l’unico vero motivo di scelta.

Sicuramente le case automobilistiche avranno qualche difficoltà in più a proporre le copertura assicurative,  questo sarebbe il canale di vendita maggiormente penalizzato. Ma alle difficoltà di un canale, si affianca un nuovo canale: le scuole guida.

E questo sarebbe un nuovo canale dove le Compagnie assicurative potrebbero investire direttamente sviluppando quella sensibilità di responsabilità sociale tanto in voga negli ultimi anni.

Il mondo evolve e l’evoluzione può essere subìta o gestita: cosa faranno le compagnie assicurative in questa arena darwiniana?

giovedì 5 giugno 2014

TORNIAMO A RAGIONARE


Ora che le elezioni sono passate, con il buon esito che sappiamo, possiamo forse riprendere a ragionare senza essere strattonati a destra e manca da pulsioni demagogiche e populiste.
Il PD di Renzi, il nostro partito, realizzi una sintesi politica, superi la frammentazione registrata negli ultimi mesi. Siamo più che mai convinti che senza una visione riformista nazionale non si riuscirà a realizzare nessun passo avanti, ma anzi si finirà per cadere vittime della palude della burocrazia, con l’effetto opposto di rendere ancor più ingovernabile il settore.

La nuova dirigenza del PD costruisca un modo nuovo di occuparsi delle assicurazioni chiedendo ai competenti di aiutarci a costruire proposte di governo che abbiano come riferimento l’interesse nazionale prevalente, facendo sintesi di interessi spesso contrapposti e capaci di paralizzare ogni iniziativa di cambiamento.

Sappiamo che sta riprendendo l’esame parlamentare e governativo sull’art.8 del ddl stralciato dal governo precedente in materia di RCA.

Dopo anni di dichiarazioni d’intenti resta il dato sconfortante che il premio medio pagato in Italia è pressoché doppio della media europea, come certificato dalle stesse in uno studio commissionato a BCG. Calano i sinistri, aumentano gli utili, ma i premi non si schiodano. E l’etica sociale tanto sbandierata dalle imprese? Ma non solo: così non si liberano spazi per uno sviluppo del settore oltre il rischio della circolazione, la cui incidenza di raccolta premi rimane determinante. Il cui ruolo  nella prevenzione dei rischi è eternamente marginale, quando invece in tutta Europa sta diventando centrale.

Si porti dunque a compimento una riforma avviata dal governo Monti e mai definita, con aggravamento di oneri per imprese e operatori, senza  benefici per il cittadino utente del servizio.

Ci sembra ragionevole partire dal nuovo Disegno di legge dei Sen. Tomaselli e Cuomo, che riformulando alcune parti e arricchendo con nuove proposte il citato art.8, si avvicinano ad un buon punto di mediazione, rendendo finalmente perseguibile l’obiettivo di una riduzione strutturale dei costi della RCA, per avvicinarla al resto d’Europa.

I punti salienti sono:

1)    La revisione del sistema di rimborso fra le imprese dei sinistri con pagamento diretto al cliente, con l’obiettivo di rendere le compensazioni più corrispondenti al reale valore dei risarcimenti e di stimolare le imprese a una maggiore efficienza.

2)    Una serie di iniziative volte a ostacolare la messa in atto di comportamenti truffaldini, facendo salve le cause di forza maggiore non imputabili al danneggiato, fra cui l’obbligo di denuncia del sinistro entro sei mesi dall’accadimento, l’identificazione immediata dei testimoni, la verifica che non vi siano testimoni “seriali”, oltre ad altri accorgimenti atti ad individuare indizi di frode.

3)    La libertà di scelta per i contraenti rendendo facoltative alcune formulazioni in fase di offerta, con adeguati sconti di premio, come l’ispezione preventiva del veicolo, la scatola nera con interoperabilità dello strumento elettronico pagata dalle imprese, il risarcimento in forma specifica, la rinuncia a cedere a terzi il diritto risarcitorio, l’accettazione preventiva di servizi medico sanitari forniti da professionisti indicati dalle compagnie.

Vi sono invece due aspetti critici di questo disegno di legge che riguardano:

4)    la riproposizione della proposta demagogica di applicare la miglior tariffa della compagnia agli assicurati che non abbiano causato sinistri negli ultimi 5 anni, che ovviamente risponde a una richiesta legittima di giustizia da parte degli assicurati, che a parità di comportamenti si vedono penalizzare a seconda della provincia di residenza. E' stato evidenziato da più parti, il sistema tariffario bonus malus attuale fa acqua da tutte le parti, ma per superarlo è necessario un approfondimento tecnico responsabile. Questa proposta di premiare i più bravi, invece, si tradurrebbe in una riformulazione tariffaria che spalmerebbe inevitabilmente l’onere sulla restante platea di assicurati sinistrosi. Piaccia o meno, il sistema assicurativo si regge sul principio della mutualità e da questo non può svincolarsi.

5)    La destinazione finalizzata per legge al fondo vittime della strada e alla prevenzione è sicuramente una importante novità, ma non sembra però credibile che le multe possano arrivare fino al 10% del fatturato annuo dell’impresa. Speriamo si tratti di una svista che si commenterebbe da sé.

Ricordiamo infine che dovrebbero essere ricomprese anche:

6)    Rilancio del ruolo del Preventivatore Ivass e del Contratto Base, superando la previsione dei tre preventivi prevista dai precedenti governi e mai attuata.

7)    Pervenire ad un’equa definizione della tabella delle macro invalidità, valutandone anche l’effetto oltre il settore Rca. Come rilevato la causa dell’infortunio non dovrebbe avere diversi indennizzi.

lunedì 5 maggio 2014

Finalmente una buona notizia: torna attuale l'abolizione della  COVIP

PERCHE' NON TORNARE AL PROGETTO INIZIALE ? Ci chiedavamo alcuni mesi fa (si veda il blog al 17.9.2013) a proposito della nomina imminente dei nuovi consiglieri Covip da parte del governo Letta. E cioè chiedavamo di
affidare anche la vigilanza dei fondi pensione alla Banca d'Italia sul modello Ivass. Così come era previsto dal progetto iniziale di riforma, poi modificato anche per pressioni lobbistiche e sindacali. Si realizzerebbero due obiettivi utili al paese: riduzione di costi e unificazione della tutela del risparmio in qualsiasi forma gestito.
Oggi apprendiamo con soddisfazione che il Governo Renzi sembra deciso a imboccare questa strada. Speriamo che sia la volta buona!

mercoledì 5 febbraio 2014

stralciato dal decreto «Destinazione Italia» l’articolo 8


Quando manca la politica

IL PASTICCIO AMPIAMENTE ANNUNCIATO SULLA RCA.


Come purtroppo avevamo facilmente previsto tanto andò la gatta al lardo che ci lasciò la zampetta: sarà stralciato dal decreto «Destinazione Italia» l’articolo 8.  Per mano di uno scaltro sottosegretario e sotto l’abile regia di un astutissimo ministro, il Mise dopo aver convocato spettacolari  “tavoli di confronto fra le parti” e aver proclamato con roboanti dichiarazioni l’imminente soluzione al problema del caro RCA che attanaglia le famiglie italiane, prende atto di non essere in grado di fare sintesi. Cioè dichiara di non possedere ciò che primariamente si richiede a chi governa: la capacità tutta politica di fare sintesi degli interessi in campo.

Come avevamo suggerito occorreva assumere un punto di vista generale di maggior bene comune possibile, che a nostro avviso stava già tutto nell’impianto delle norme introdotte dal precedente governo cui non hanno fatto seguito gran parte dei necessari adempimenti attuativi, scatola nera, norme antitruffa, preventivatore Ivass su testo standard, tabella per le macro invalidità (nel merito rimandiamo ai nostri numerosi interventi dei mesi scorsi).

Cari parlamentari e cari governanti smettetela di essere ricettacolo passivo di ogni pretesa particolaristica (assicurazioni, avvocati, carrozzieri, medici, sindacati e associazioni varie) e fate ciò per cui vi abbiamo eletto: ascoltare tutti certo, ma per trovare la sintesi nell’interesse comune.

Signor ministro ci sorprenda almeno una volta oppure faccia la scelta più saggia, lasci il posto a chi sa e vuole far politica.

Milano, 5 febbraio 2014  
Maurizio Caprino su il Sole 24ore 6 febbraio 2014 - 8:55

Il pacchetto Rc auto era del Pd. E anche il Pd lo ha affondato alla Camera. Che ne dice Renzi?
Non si può certo dire che il Partito Democratico non sia democratico. Sul pacchetto Rc auto del decreto Destinazione Italia ci ha messo la faccia, col ministro Flavio Zanonato e addirittura col premier Enrico Letta, che lo hanno fortemente voluto così com'è entrato in vigore, sottraendolo al sottosegretario di centrodestra, Simona Vicari. Poi i deputati Pd si sono esercitati nel tiro al piccione, con tanti emendamenti, soprattutto contro le novità più sgradite ai carrozzieri, anche in omaggio al fatto che il partito ha un'organizzazione di categoria degli artigiani molto vicina, la Cna. Ora che il tiro al piccione ha affossato il pacchetto Rc auto (sul Sole 24 Ore di oggi, a pagina 8, trovate anche un commento generale che ho scritto in seguito alla notizia), alzano la voce anche quelli del Network assicuratori Pd, che gridano al pasticcio e accusano soprattutto Zanonato.
Non basta. Sullo sfondo, resta l'accusa ricorrente tra gli addetti ai lavori e i parlamentari delle altre forze politiche: il Pd sarebbe troppo vicino agli interessi dei poteri forti, perché troppo vicino alla Unipol. Una compagnia che non solo è diventata un potere fortissimo (ha incorporato la Fonsai dei chiacchieratissimi e inquisitissimi Ligresti, a loro volta vicini al ministro in carica Anna Maria Cancellieri), ma si è anche distinta nello spingere verso il risarcimento in forma specifica (cioè la riparazione presso carrozzerie convenzionate con la compagnia stessa), poi ampiamente favorito dal pacchetto ora affondato.
Non ha certo contribuito a spegnere le voci il fatto che lo scorso settembre un deputato molto vicino al neo-segretario Matteo Renzi, Yoram Gutgeld, abbia cercato di dare una poderosa accelerata al taglio dei risarcimenti per il danno biologico grave (le famigerate lesioni macropermanenti). Lo stesso Gutgeld, da relatore del provvedimento, ha tirato fuori il tema - sia pure di striscio - in uno degli emendamenti al pacchetto in sede di conversione il legge del Dl Destinazione Italia.
Hanno ragione quelli del Network assicuratori Pd: il partito è stato incapace di fare sintesi tra i vari interessi contrapposti. Considerata l'importanza della materia (i grandi commentatori politici non riescono ad accorgersene, ma se il pacchetto Rc auto è stato stralciato per non compromettere la conversione in legge dell'intero Dl Destinazione Italia qualcosa vorrà pur dire, anche perché di rc auto campano in moltissimi, in Italia), sarebbe bene che la cosa venisse presa in mano direttamente dal segretario, il decisionista Matteo Renzi. Magari in un attimo di pausa tra la sua corsa a Palazzo Chigi, la riforma della legge elettorale e qualche inaugurazione nella sua Firenze, dove continua a fare il sindaco.

lunedì 9 dicembre 2013

La grande responsabilità che tocca a Renzi e a tutti noi

Più che una vittoria, un trionfo. Se si somma poi al risultato, non banale, di Civati e, non nascondiamolo, alla delusione che le primarie hanno consegnato a Cuperlo, quella di Renzi è in assoluto la vittoria più importante e “politicamente” pesante che sia mai stata assegnata ad un leader del centrosinistra in Italia. Si somma la capacità di mobilitazione – i quasi 3 milioni di cittadine/i che si sono recati alle urne fanno arrossire le poche migliaia che hanno eletto Salvini e i non meglio precisati numeri che hanno incoronano altri leader – al risultato che segna la forte richiesta di CAMBIAMENTO.
Renzi ha ora una responsabilità enorme. Il suo successo può cambiare la storia del nostro Paese, il suo fallimento segnare la fine del PD come forza riformatrice della politica italiana. Dovrà riuscire nell’intento di caricare Letta di quella forza necessaria per imporre alcuni temi cari al centrosinistra fino ad ora impediti da FI e dalla sua corte di cortigiani e ballerine. Dovrà farlo con l’autorevolezza e la pazienza del Segretario del più grande Partito Italiano, che non soffre di gelosie, ma ha principalmente a cuore l’interesse della Nazione e dei cittadini. Dovrà farlo riuscendo a permettere al Governo di completare quel lavoro di “necessità” per il quale è nato, ma anche costruendo senza indugio l’alternativa futura che fra non molto dovremo presentare. Dovrà farlo riuscendo a trasmettere l’entusiasmo di questi giorni al prossimo appuntamento elettorale sia delle amministrative, sia, questo si davvero complicato, delle Europee. Proposte concrete, chiare e attuate è la strada obbligata che si trova di fronte. Aiutiamolo a farlo, rimessando le piccole certezze, i privilegi, le vecchie incrostazioni, che si nascondo dietro a molti suoi sostenitori, anche della prima ora. Se il passo deve cambiare, cambi per tutti, per davvero. E il primo segnale deve essere nel Partito e nelle Istituzioni. Basta elezioni con il “porcellum” nel PD, lo critichiamo e poi lo applichiamo! Quanti degli eletti nell’assemblea nazionale lo sarebbero con le preferenze? Basta con sedi centrali e funzionari costosi e del tutto inutili. Servono molto meno risorse, semplicemente vanno distribuite in periferia.
Il secondo riguarda le istituzioni. Sulle provincie ci si pronunci in modo chiaro e definitivo, senza rincorrere le velleità dei tanti aspiranti presidenti che molte volte in maniera grottescamente solitaria ne vaneggiano l’assoluta importanza. Sul Senato buona l’idea di una sua radicale trasformazione. E sui parlamentari, davvero interessante la palese NON rappresentatività manifestata da alcuni di loro in queste primarie, basta con i calati dall’alto e con gli impreparati, vecchi, nuovi, seminuovi o rigenerati che siano, competenza e consenso devono essere le loro caratteristiche!
Quante cose deve fare il nostro Renzi. Ha la freschezza e l’energia per porle e portarle avanti. Ha bisogno della forza di un intero partito che lo sostenga con convinzione per concretizzarle. Ricordando che in gioco non vi è la futura fortuna di una persona, ma l’attuazione di una speranza, di un’ambizione che in tanti inseguiamo da tempo.
Buon lavoro Segretario, per quel che riterrai opportuno, ci siamo!


Gian Antonio GIRELLI

martedì 29 ottobre 2013

Quando le regole cambiano, i costi aumentano.

RCA, IL PARLAMENTO LASCI PERDERE. NON FACCIA COME PENELOPE Oppure faccia una volta per tutte il suo vero lavoro dando linee guida chiare, coerenti con le norme europee e armonizzate con l’evoluzione in corso del sistema, dia maggior ruolo all’Ivass che ha dimostrato di avere tutte le sensibilità e competenze necessarie. Le compagnie assicurative si sono appena adeguate alle norme che impongono loro l’assorbimento dei costi della scatola nera, quando il Governo ora dice “vabbè, abbiamo scherzato”. O almeno questo sembra il senso delle dichiarazioni del sottosegretario Vicari al Corriere Economia del 28 ottobre. Eh, no! Con queste cose non si scherza. In un periodo di crisi, il continuo cambio delle regole non fa altro che aumentare i costi per l’adeguamento di processi, strumenti e organizzazione. Le decisioni erano già state prese dal governo precedente sostenuto dagli stessi partiti, ma non erano ancora operative: a questo governo si chiede solamente di completare queste regole, e non è poco! Si incominci a fare invece di disfare come una tela di Penelope e, da come saranno rese operative le regole, vedremo se ci saranno i risultati. Quanto fatto dal Governo Monti andava benissimo ma mancavano le regole, i famigerati decreti attuativi senza cui nessuna riforma produce effetti, che portassero a questi risultati: massima diffusione di una scatola nera in grado di contrastare le frodi (quindi dotata di GPS, connessione GPRS e accelerometro) e possibilità per il consumatore di confrontare le offerte definendo l’oggetto da confrontare (la polizza base) e lo strumento (preventivatore ISVAP). Invece si ricomincia tutto da capo in una trattativa che perde di vista l’unico attore che continua a rimetterci: il consumatore. Costo della scatola nera: è una banalissima legge di mercato che dice “il costo della tecnologia diminuisce con la sua diffusione”. L’unica vera alternativa potrebbe essere l’obbligo di installazione da parte delle case automobilistiche anche in ottica di direttiva europea sull’e-call. Intervento di indennizzo diretto: inutile in quanto si spingono le compagnie a utilizzare solo la leva del prezzo come vantaggio competitivo e non il concetto di servizio. L’impatto sul costo della RC sarebbe comunque irrisorio. Tre preventivi: troppe parole sono già state spese. E’ un intervento inutile se non addirittura dannoso per un cliente, cui si può fornire una informativa oggettiva e una visione completa dell’offerta assicurativa con la confrontabilità sul Tuopreventivatore Ivass. Si pensi invece a semplificare e sburocratizzare gli adempimenti contrattuali favorendo il ricorso alle nuove tecnologie ed eliminando lo spreco di carta! Confermiamo infine che la tabella sulle grandi invalidità è da fare perché è giusta, anche se ci rendiamo conto che per un parlamento zeppo di avvocati “una prova di forza” contro questa lobby non è facile.

mercoledì 23 ottobre 2013

RCA e Mediazione. Bene l'IVASS

Testare la Fiscalità di vantaggio, per Governare con più libertà e meno norme. La RCA è un servizio complesso. Ogni sinistro è un mondo a sé e la sua liquidazione è un pezzo unico, come nel jazz. E' ovvio che sia tra quelli che più pesano sull'apparato di Giustizia (300.000 cause pendenti). Tra il 21 marzo 2011 e il 31 dicembre 2012 è la materia su cui più è stata attivata la Conciliazione, pur in forma solo volontaria (il 20,5% di tutte le mediazioni effettuate). Lo dice Il Sole 24 Ore del 21 cm. Noi assicuratori dovremmo fare, di questa complessità e delicatezza, un'opportunità di crescita e sviluppo. C'è l'occasione. Nel maggio scorso l'IVASS ha scritto alle compagnie: in caso di disaccordo nella liquidazione dei sinistri - è l'invito -, favorite la Mediazione volontaria, ovvero la Conciliazione paritetica (in base alla nuova intesa tra Ania e Consumatori); e confermateci entro 60 giorni di aver preso iniziative di informazione all'utenza in occasione di liquidazioni, tramite internet e le reti agenziali e di liquidazione. Precisa e puntuale l'IVASS, come sempre. Siamo certi che le compagnie stanno lavorando. Gli strumenti ci sono. E la Mediazione o Conciliazione è meglio che sia di mercato, volontaria. Riteniamo che potremmo - appunto - non limitarci al rispetto formale delle indicazioni IVASS, ma farne occasione di servizio: mirare a sorprendere e soddisfare l'utente. E' ormai chiaro: la polizza in sé (garanzie e premio) non basta a convincere, e tra un po' andrà in automatico; il sinistro è un momento commerciale chiave; bisogna lavorarci sopra, con l'obiettivo di anticipare la domanda, differenziare l'offerta e farci apprezzare (far salire in modo naturale il premio). Oggi è così: la famiglia in difficoltà per la crisi deve poter trovare polizze a premi contenuti (200 /300 euro). Chi può spendere e ha esigenze sofisticate, deve trovare servizi innovativi, di alta qualità e di premio corrispondente. Sull'IVASS. Esprimiamo il nostro plauso per la puntualità e precisione delle sue iniziative. Che dire in termini critico / costruttivi? C'è da portare a termine una serie di cambiamenti messi in campo. E c'è da trovare una modalità di rapporto con l'offerta (le compagnie) che tenda meno alla muscolarità (alle norme) e più alla libertà. Come fare perché compagnie, agenti / broker e consulenti accolgano gli orientamenti dell'Istituto di vigilanza (del Governo)? Riteniamo si debba provare a mettere in campo l'arma numero uno del governo democratico: la fiscalità di vantaggio, concessa a precise scelte d'offerta. Tre esempi: la Scatola nera in auto, che consente molti servizi d'emergenza e funzionalità, e tronca alla radice ogni sospetto; il perito che interviene sul luogo dell'incidente, accerta la dinamica dell'incidente e, al 90%, lo chiude; il mediatore terzo - contrattualizzato - che agevola la liquidazione del restante 10% dei danni. Francesco BIZZOTTO

giovedì 17 ottobre 2013

IL NETWORK ASSICURATORI AL CONGRESSO PD

MENO CORRENTI, PIU' COMPETENTI. Il fenomeno politico nuovo è l'interesse di molti non iscritti al Pd per la sua prospettiva. Ne siamo testimoni quotidiani. Nonostante la poca credibilità del sistema dei partiti,il desiderio e la disponibilità a partecipare alla vita politica è oggi doppio rispetto ai mitici anni di fine '900 (llvo Diamanti). Una disponibilità - noi sottolineiamo - matura, competente, concreta, che non ha tempo da perdere e cerca confronti non episodici, non opportunisti. Che ha spirito critico, entusiasmo e passione per le idee e i progetti. E' una partecipazione che vale in sé (anche in termini di auto-finanziamento, perché fare politica così non costa niente) e che contrasta con una lunga prassi di politiche centraliste, fatte “annusando l'aria”, smozzicando pareri, scorrendo giornali e ascoltando lobby e amici. Soprattutto amici. Con un finanziamento pubblico e generoso. Prassi questa dei partiti chiusi, rituali, comandati, autoreferenziali e non contendibili, diretti tropo spesso da cooptati senza progettualità autonoma. La loro capacità di rappresentanza, che pure ha meriti storici, non regge e si sfilaccia da decenni. Oggi è pretesa insostenibile, per il differenziarsi e complicarsi della società, tutt'altro che omogenea. Basta pensare alla struttura sociale, al prevalere dei ceti sulle classi, al multi culturismo, a internet. Anche il Pd è malato: spesso non è in grado di suscitare passioni, ha un vago progetto di società e a volte appare o tecnocratico o prigioniero di impostazioni ideologiche. Nel Congresso del Pd è prioritario: 1° Discutere di rapporto con la società e di organizzazione, per aprirci all'ascolto e al contributo di molti. Dare spazio e potere alle competenze organizzate. Chi teme il confronto con chi lavora, fa impresa o professione, o è attivo per passione, si faccia da parte. Si ritiri. Vada a casa. Vogliamo un Pd che, certo, assuma responsabilità e subito chieda: "Cosa ne pensi?" "Ti piace?" 2° Dare al partito una forte, autorevole e autonoma struttura regionale, che possa rilanciare l'organizzazione e l'iniziativa politica, tanto orizzontale (i Circoli di città) quanto verticale (le competenze tematiche, le passioni). E' la trama di una rete che sappia stare vicino, governare e cambiare la società reale. A partire da noi. Un partito regionale forte di competenze e progetti; “un partito che fai tu”. Così il Pd potrà essere quel che deve: la casa di tutto il Centrosinistra, di tutti i progressisti. Chiediamo un luogo permanente d’incontro fra e con i portatori di progetti innovativi, per dare ai dirigenti politici gli elementi di conoscenza utili ad assumere decisioni. Vogliamo costruire una rete di competenti nei vari settori dell’attività economica e sociale. E chiediamo che a questa rete sia garantita la possibilità di confronto con i rappresentanti nelle Istituzioni. È necessario realizzare iniziative che diano ai cittadini (soprattutto ai giovani) la possibilità di impegnarsi in prima persona, di sentirsi utili e coinvolti. L'uso intelligente delle nuove tecnologie e dei social network deve divenire normale. Un modello importante per l'attività politica regionale del Partito Democratico dovrebbe essere quello dei circoli tematici, da affiancare ai tradizionali circoli territoriali. Serve una organizzazione di base in cui possono partecipare, con pari dignità, iscritti ed elettori del Partito Democratico, per favorire la ideazione e circolazione di progetti. Va ritrovato lo spirito civico della libera scelta di organizzarsi e dare indicazioni e contributi agli organi decisionali. Vogliamo che non resti inascoltato il contributo di tanti democratici che hanno visto nel PD l'organizzazione riformista moderna, capace di saldare idealità e concretezza. Un partito che, così, può essere finanziato dai cittadini e non dallo Stato. Non vogliamo un Pd nazionale frammentato, debole, spaccato, ma un Pd di coraggio, con un leader che guardi avanti, molli “l'ammoina” (il confuso affaccendarsi) di oggi, faccia sintesi, squadra e consenso (perché vincere è fondamentale), circondato e aiutato da un gruppo compatto di segretari regionali veri. Così si eliminano le correnti. (Francesco Bizzotto, Nicola Cattabeni, Massimo Cingolani, Emiliano Ortelli, Gianfranco Pascazio, Francesco Procopio, Giuseppe Russo, Radames Viola)

martedì 17 settembre 2013

La nomina dei consiglieri COVIP

PERCHE' NON TORNARE AL PROGETTO INIZIALE ? L’istituto per la vigilanza sui fondi pensione (Covip), che ha il compito di garantire ed assicurare la trasparenza e la correttezza nella gestione e nell'amministrazione dei fondi pensione è senza consiglio da oltre otto mesi né si ha notizia di nomina imminente dei due consiglieri (su tre) necessari a ricostituire il comitato esecutivo. A questo punto non converrebbe affidare anche la vigilanza dei fondi pensione alla Banca d'Italia sul modello Ivass? Così era previsto dal progetto iniziale di riforma, poi modificato anche per pressioni lobbistiche e sindacali. Si realizzerebbero due obiettivi utili al paese: riduzione di costi e unificazione della tutela del risparmio in qualsiasi forma gestito.

mercoledì 4 settembre 2013

Il taglio delle detrazioni sulle polizze vita

Un pessimo segnale di iniquità
Sono totalmente condivisibili le giuste reazioni di indignazione verso un provvedimento che penalizza i comportamenti virtuosi dei cittadini previdenti; provvedimento ancor più odioso se coniugato allo scopo per cui si tagliano le detrazioni sulle polizze vita e infortuni, cioè eliminare la prima rata Imu anche a chi potrebbe pagarla senza difficoltà, e alla scelta concomitante di tagliare altre spese importanti... oltre a ridurre la multa ai gestori di giochi d’azzardo! Ci auguriamo che si tratti di un infortunio dovuto alla tensione e alle pressioni politiche del momento, cui si possa porre rimedio nel prossimo documento programmatico di governo per il 2014, perché se si continuasse a usare ancora così maldestramente il “cacciavite” si causerebbero solo danni per la collettività.